Category Archive Consulenza e strategia politica

DiAlberto Siculella

Amministrative 2017, chi ha vinto e chi ha perso.

Amministrative 2017, dicono di aver vinto, ma hanno perso tutti.

Si è concluso il secondo turno, quello dei ballottaggi. A colpi di slide, infografiche, grafiche, post e tweet i partiti e i candidati puntano ad auto proclamarsi vincitori. Ma come è andata realmente?

Le amministrative 2017 hanno visto il KO del Partito Democratico, evidenziato le difficoltà del M5S in ambito locale, rivitalizzato il centro destra che pur di vincere è da sempre abituato a mandar giù qualunque tipo di alleanza.

Diciamoci la verità, le amministrative le vinci con voto di scambio, parentele e grandi mischioni. Ecco perché oggi non ha vinto nessuno, hanno perso tutti.

Hanno perso tutti i partiti perché non hanno più la faccia di correre con il loro simbolo e si mascherano dietro ad una galassia di liste e movimenti civici. Hanno perso le segreterie perché hanno proposto e candidato dall’alto nomi che, come foglie di fico, avevano l’obbiettivo unico di coprire il peccato.

Hanno perso i cittadini. Senza più speranza di essere rappresentati, hanno perso perché passivi, non partecipativi.

Hanno perso i candidati, perché sono stati scelti da pochi elettori, rappresentano mediamente 1/4 dei rispettivi elettorati. Hanno perso perché pur di vincere si sono venduti l’anima al diavolo: apparentamenti, alleanze e grandi trame che si scioglieranno non appena uno dei contraenti, in questi ridicoli patti, fiuterà l’occasione di mettere il bastone tra le ruote e si tornerà al voto.

Abbiamo perso tutti perché non si è visto un programma serio, definito e con l’indicazione del come e con quali risorse attuarlo. Abbiamo perso perché nel rumore della politica nazionale, e con i mass media che smuovono sempre i soliti argomenti, ci siamo dimenticati che la politica locale si compone di reti, amicizie, rapporti, raccomandazioni, curriculum e promesse di lavoro. Abbiamo perso tutti perché oggi non siamo solo più poveri di 10 anni fa, ma siamo più miserabili e ci vendiamo a tutti, a tutto, per poco o a volte per nulla. Abbiamo perso perché chi vince sale sul podio e trionfa come avesse vinto una competizione sportiva, e non ha bene in mente che le elezioni sono solo il primo passo. Bandiere, spumanti, cori; eppure dovrebbero essere tristi. Ereditano amministrazioni al collasso, comuni dissestati, mafie locali, licenze, appalti, gare da controllare. Una politica sana trionferebbe e si proclamerebbe vincitrice con i fatti, alla fine. Ma loro gioiscono, oggi è il loro giorno, evidentemente più che il risultato finale danno retta a quello iniziale: una poltrona, la notorietà o poco più. Credono di aver vinto, invece hanno perso tutti. Anche tu.

ti è piaciuto? condividilo su
DiAlberto Siculella

Cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum Costituzionale.

Cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum Costituzionale.

Riassumere le ragioni di questa epocale vittoria di un fronte referendario è difficile, provo ad elencare cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum Costituzionale e perché con questo margine impressionante.

La premessa è una: se hai letto l’esito di questa consultazione e hai risposto ” solita Italia, non cambierà mai nulla ” o ” siamo un popolo di decerebrati ” ti prego di chiudere questo articolo.

Ecco i cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum.

  1. ONDATA ANTI GOVERNATIVA. Chiamatelo establishment, casta, potere, chiamatelo come volete; è sotto attacco. Le politiche nazionali e internazionali sono desuete, obsolete, statiche davanti ad un mondo che dalla globalizzazione in poi ha cambiato tutto. La cosiddetta economia verticale, cioè la distribuzione non orizzontale delle ricchezze, i fenomeni delle migrazioni (strumentalizzate) spesso intrecciate a storie di terrorismo, paura e malaffare, la vittoria del capitalismo finanziario e tante altre motivazioni, hanno esasperato l’elettorato. La politica legge le votazioni come ” vittoria dei populismi “, i cittadini leggono la politica come ” la causa dei populismi “.
  2. MATTEO RENZI. E’ stato un continuo susseguirsi di menzogne, abusi, arroganze e forzature. Da “Enrico stai sereno” all’utilizzo retorico dei bambini malati di diabete prima, di cancro poi, per promuovere il SI. Il suo fingersi leader, sicuro, dinamico, preparato, lo ha reso borioso e tracotante agli occhi di una stragrande parte degli italiani. I social, la disintermediazione della comunicazione, l’assenza sempre più cronica di giornalisti e contraddittorio, hanno contribuito ad etichettarlo come “bulletto”.
  3. IL GOVERNO RENZI. Chiunque sia appassionato di politica (e magari ne capisce qualcosa al di la e al di sopra del tifo ultras) può tracciare un bilancio più negativo che positivo. Questo Governo ha agito spesso portando a casa dei buoni ed utili risultati per il Paese. Ma se il fine giustifica i mezzi , in politica spesso i mezzi non giustificano il fine. Una marea di risorse pubbliche sprecate nel Jobs Act che è solo un doping del mercato del lavoro. Contributi temporanei, vaucher e poco più hanno si creato alcune migliaia di posti di lavoro, ma svuotati di diritti e con salari che hanno contribuito all’aumento della povertà assoluta e di quella relativa. Pressione fiscale rimasta invariata, assenza di azioni strutturali in favore di bonus a pioggia. Si la crescita c’è stata ma tra le più basse dell’eurozona, in compenso il debito pubblico ha toccato il record storico. E poi il delirio di riforme incostituzionali, decreti salva banche, rispolvero di azioni mussoliniane come il “canguro”, record di decreti legge. L’azione di questo governo passa da insufficiente a pessima se letto nel contesto di crescita globale. Il rapporto Euro-Dollaro favorevole, interessi bassissimi, spread ai minimi come il prezzo del petrolio, manovre non convenzionali di Draghi e zona euro costantemente in crescita media dell’ 1,4% . Erano tutti fattori assolutamente positivi. Non sono stati colti: occasione sprecata.
  4. RISCHIA TUTTO. Accecato dalla sua stessa arroganza l’ex Premier non ha tenuto conto degli errori fatti da Cameron e dalla Clinton. Ha giocato sul limite del fuori gioco, personalizzando prima, spersonalizzando poi, per ritornare indietro alla fine. Questi sono i risultati.
  5. LA RIFORMA BOSCHI. Nata dal Patto del Nazareno e proseguita con il consenso di Verdini e di gran parte del mondo della finanza e del rating, questa Riforma era oggettivamente scritta male. Si rintracciavano degli spunti validi per un cambiamento ma sotto ognuno di questi si leggeva una linea guida: la diminuzione dello spazio di partecipazione popolare. In sintesi questa Riforma è stata bocciata per:

a) Senato non elettivo ma nominato, che dir si voglia, non esisteva alcuna scheda prevista per le elezioni dei senatori dai consigli regionali, non si sapeva quale sindaco (uno per regione) sarebbe andato alla Camera Alta.

b) Aumento delle firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare.

c) Il Senato nasce come organo di controllo sulla Camera dei Deputati. Cambiare il bicameralismo era cosa buona e giusta ma, l’azione di fiducia sul Governo revocata secondo questa riforma era un’azione che elimina il motivo per cui questa camera nasce.

d) In un mondo che pensa alle piccole autonomie a micro federalismi per accelerare i tempi di azione, accentrare i poteri al Governo centrale a discapito delle autonomie regionali è anacronistico.

e) Il problema non è tanto il numero dei politici ne del loro stipendio ma la qualità e la quantità del loro lavoro, quello si, sarebbe un vero cambiamento.

ti è piaciuto? condividilo su
DiAlberto Siculella

Dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale prima di andare a votare.

Dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale e che ti potranno aiutare ad orientarti meglio nella scelta.

A sentire politici, costituzionalisti e giornalisti, più che un referendum stiamo andando verso un sentitissimo derby tra due squadre e due tifoserie che si odiano. Proviamo a fare chiarezza, entrando nel merito della riforma in maniera (spero) più imparziale possibile.

Ecco le dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale.

  1.  Per mezzo secolo gli occupati, la borsa, le strade, le scuole, non sono crollate per il bicameralismo perfetto: se vince il “NO” continuerà a non accadere nulla di tutto ciò.dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale
  2. Se vince il “SI” non diventeremo ne più ricchi ne più belli, ne più felici. Verrà modificata la seconda parte della Costituzione per le parti riguardanti:
    • Funzionamento delle camere e Iter legislativo
    • Funzioni e composizione del Senato
    • Elezione del Presidente della Repubblica e fiducia al Governo
    • Leggi di iniziativa popolare e referendum
    • Abolizione CNEL
    • Rapporto Stato ed enti locali minori
    • Elezione giudici corte Costituzionale
  3. Di per se non c’è alcun rischio di deriva autoritaria con la Riforma Costituzionale, questo rischio appare chiaro ed evidente nel combinato con l’attuale legge elettorale (Italicum).
  4. Il risparmio per le casse dello Stato, grazie a questa riforma, si sarebbe dovuto (secondo le voci del Governo) aggirare intorno ai 500 milioni di euro. Il più autorevole organismo di controllo, la ragioneria di Stato, ha valutato il risparmio presunto intorno ai 57 milioni di euro. Solo il CNEL (consiglio nazionale economia lavoro ) il cui bilancio si attesta sui 30 milioni di euro, con i suoi 65 membri e i suoi 70 impiegati, rappresenta più di metà del risparmio – grazie alla sua soppressione – su cui tutti sembrano essere d’accordo (perché nessuno ci ha pensato prima ?)dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale
  5. La Riforma Costituzionale prevede un restringimento quantitativo degli accessi al campo partecipativo mediante queste direttive:
    • Per proporre disegni di legge di iniziativa popolare serviranno il triplo delle firme attuali, non più 50 mila ma 150 mila.
    • i referendum abrogativi avranno due possibilità di realizzazione: 500 mila firme con un quorum del 51% degli elettori, oppure 800 mila firme con un quorum del 51% dei votanti alle ultime elezioni politiche
    • Se si raggiungessero le quote sopra indicate, non sarà necessario il raggiungimento di un quorum ma basterà la metà più uno dei votanti.
  6. Il Senato quindi non verrà certamente abolito, resteranno in piedi i costi delle commissioni, del palazzo, dei rimborsi e dei nuovi 100 senatori e dei loro staff e sarà così composto:
    • 74 nominati dai consiglieri regionali
    • 21 nominati tra i sindaci ( 1 per Regione )
    • 5 nominati direttamente dal Capo dello Stato, rinominati “senatori per meriti speciali” simil ex senatori a vita.
    • nominati significa scelti dagli stessi politici e non più direttamente dai cittadini, i criteri con i quali saranno nominati non sono riportati in Costituzione, e sarà compito dei singoli consigli regionali indicare le modalità di nomina.
  7. In che senso si modifica il rapporto tra Stato ed enti locali ? Dovrebbe sparire la parola provincia dalla Costituzione, ma allo stato attuale permangono le strutture, anche esse non elette ma nominate, ma in tal senso vi è poca chiarezza. Le Regioni non avranno più legislazione su materie come: ordinamento delle professioni e comunicazione. Protezione civile, produzione e distribuzione energia, infrastrutture strategiche, disposizioni su attività culturali e turismo.  Lo Stato diventa sempre più accentratore. In soldoni sarà sempre meno possibile per le Regioni opporsi ad opere come TAV, TAP, MOSE, Ponte sullo Stretto e via dicendo. Per lo scioglimento dei consigli regionali sarà il parere del Senato a decretarne l’attuazione, cioè gli stessi consiglieri.
  8. Con questa riforma, il Senato, detto “camera alta” per l’originaria azione di controllo sull’operato della camera dei deputati, non potrà più esprimere la fiducia o sfiduciare il Governo. Tale azione resta in capo solo ed esclusivamente alla camera dei deputati, la quale, con l’Italicum, essendo composta da una maggioranza gonfiata dal premio, sarà in mano ad un solo partito.
  9. Il Presidente della Repubblica deve essere e rappresentare un ruolo sopra le parti, una garanzia, un uomo dello e per lo Stato. Dal quarto scrutinio, per l’elezione del Presidente, non sarà più necessaria la maggioranza assoluta ma i 3/5 dell’assemblea
  10. La riforma, nel suo titolo, esprime l’intenzione di superare il bicameralismo paritario in favore non di un monocameralismo ma di un altro bicameralismo ancora da comprendere al meglio. Infatti :
    • Il Senato non viene abolito e restano in piedi i costi di gestione. Pagheremo i nuovi Senatori, con diarie, rimborsi ed eventuali indennità. Pagheremo anche i gruppi parlamentari e le commissioni, la gestione degli immobili e i servizi ed il personale con relative indennità.
    • Il Senato si svuota parzialmente di poteri in favore della Camera dei Deputati.
    • L’iter legislativo si velocizza solo in alcuni casi. Infatti basterà che 1/3 dei senatori faccia richiesta entro 10 giorni dall’approvazione di un disegno di legge della Camera e potrà discuterla e proporne modifiche. Praticamente identico allo stato attuale. La camera potrà respingere le richieste di modifiche da parte del Senato solo con maggioranza assoluta.
    • Il Senato avrà identiche funzioni su ben 16 categorie di disegni di legge che riguardano per esempio: La revisione della Costituzione, referendum popolari, trattati UE.
    • Per abbattere i tempi la nostra Costituzione già prevede strumenti come i Decreti e l’eliminazione in toto di emendamenti ostruttivi e oppositivi (spesso contestati) ed in realtà il tempo medio delle Leggi in Italia è nella media Europea, anzi, a volte deteniamo dei record: basti guardare Riforma Fornero e Lodo Alfano.

Ovviamente ho un’idea ben chiara su cosa andare a votare il 4 dicembre. Ho pensato fosse opportuno, al di la della mia professione di consulente politico, provare a tracciare una linea costituita da dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale prima di esprimere la tua scelta. Se credi possa essere utile condividi questo articolo e se sei in disaccordo approfondiamo in area commenti. La democrazia, qualunque sia l’esito del referendum, passa sempre dalla nostra partecipazione.

ti è piaciuto? condividilo su
DiAlberto Siculella

Dieci motivi per cui Trump ha vinto.

Dieci motivi per cui Trump ha vinto e nessuno se ne dovrebbe lamentare.

L’argomento della settimana non può che essere la vittoria di Trump: proviamo a scoprire i dieci motivi per cui Trump ha vinto nonostante avesse tutti contro, anche quelli del suo partito.

  1. In America gli elettori sono circa 220 milioni. Solo il 57% è andato a votare. Sapete chi non è andato a votare ? La fascia di età tra i 22 e i 30 anni (ben il 59%) cioè gli stessi che oggi scendono in piazza contro Trump.
  2. La globalizzazione, un tempo contestata dalla sinistra e dagli anarchici, oggi dalle destre, (c’è qualcosa che non torna) ha creato nuove dimensioni economiche. Le caratteristiche sociali e culturali sono cambiate e nessuno in politica sembra essersene accorto. L’iper-connettività e le tecnologie hanno dato luogo a nuove forme di partecipazione dal basso. Questo è positivo ma non sempre opportuno e bisognerebbe essere più attenti a queste dinamiche per non esserne travolti.
  3. Il caso Brexit dovrebbe fare scuola, ma come sostenuto nel punto 2 nessun politico sembra essersene reso conto. Il tanto discusso establishment, composto da uomini e donne di potere che mantengono gli equilibri tra il popolo e i centri di potere, è sotto attacco. Cambiare davvero è l’unica via d’uscita.
  4. Il popolo vota il suo Presidente, il Presidente non vota il suo popolo. Chi vede in Trump la causa di tutti i mali è lo stesso che lo ha spinto a vincere. Trump, come qualsiasi decisione uscita dalle urne in maniera democratica, è la conseguenza, non la causa.
  5. I telegiornali, giornali, radio, opinion leader, artisti, intellettuali, hanno attaccato Trump. Lo hanno reso un soggetto debole, un soggetto “solo contro tutti” per questo da aiutare. Se sei disperato, disoccupato, incolto, impigrito, e vedi che tra due persone una è supportata da star, popstar, milionari, attori, e l’altro è supportato da paperino, pluto e pippo, da che parte ti schieri?dieci motivi per cui trump ha vinto
  6. Obama primo Presidente nero sarà succeduto da un bianco che raccoglie voti dei razzisti. Eppure sembra non esserci una relazione logica. Con Obama al potere c’è stata l’escalation del razzismo in USA. Ogni giorno sono state diffuse notizie di maltrattamenti della polizia nei confronti dei neri. In America, tranne per una percentuale di invasati da manicomio, il colore della pelle non si associa ad uno status sociale-economico (mentalità salviniana tanto per capirsi). Che Obama fosse nero negli USA ha solo rappresentato una prima assoluta, nulla più.
  7. “Trump ha parlato alla pancia degli elettori” si dirà. Ma se è vero come è vero che Obama è stato un grande Presidente, la pancia non dovrebbe essere sazia? No, perché in realtà Obama è stato un signor Presidente solo nella comunicazione. La riforma Obamacare ha allargato le tutele sanitarie ma alzato i costi della sanità (già insostenibili per molti). Da non dimenticare che la disoccupazione negli USA è sotto al 5% grazie ad Obama, e questo è un miglioramento quantitativo. L’aspetto qualitativo invece vede: aumento della povertà, perdita del potere d’acquisto e progressivo abbattimento dei diritti dei lavoratori. Nei numeri si legge più occupazione, nei fatti si legge peggiore occupazione. Questo deriva dal Jobs Act di Obama, già… vi ricorda qualcosa ? Più posti di lavoro per poche ore e per pochi spicci, vengono chiamati MCjob, gonfiano i numeri, svuotano le tasche.
  8. I sondaggisti si devono arrendere ad una realtà: la desiderabilità sociale. L’intervistato è mosso dal rispondere in base a ciò che lo mette meno in imbarazzo rispetto all’opinione pubblica prevalente. Come per Berlusconi, per Trump i cittadini intervistati non hanno avuto piacere a mettersi in una posizione recepita come imbarazzante; sfuggendo, eludendo e non rispondendo realmente alla loro intenzione di voto. Da qui il famoso “io non l’ho votato” che nel segreto delle urne si trasforma.
  9. Dopo le famiglie Kennedy, Bush e la possibile staffetta Obama con Michelle 2020, gli americani non vedevano l’ora di interrompere le tradizioni familiari con un nome slegato da questa concezione assurda che la più grande potenza mondiale non dovrebbe neanche contemplare.
  10. Contro Trump c’era la Clinton.
ti è piaciuto? condividilo su
DiAlberto Siculella

Blog, storytelling e web writing in politica.

blog storytelling e web writing in politica

Blog, storytelling e web writing ormai sono parole d’ordine per chi si occupa della propria presenza online. Un tempo lo slogan rappresentava la forma di sintesi di una comunicazione che mirava a colpire l’utente e la sua attenzione.

Col passare del tempo, il sovraffollamento dei mercati, il cambiamento paradigmatico della comunicazione e varie evoluzioni tecnologico-culturali quanto sociali ed economiche, hanno costretto i buoni comunicatori a trovare maggiore analisi a discapito di una sintesi che sarà costretta ad impieghi di tipo mnemonico. Ciò che prima era uno slogan, diventa adesso un pay-off, utile per il richiamo alla memoria di un ben più complesso racconto. La comunicazione dunque si sposta su un nuovo asse, quello dello storytelling. Con tale termine si indica un discorso narrativo che usa i principi della retorica validi per promuovere valori e idee, incentrandosi sulle dinamiche di influenzamento sociale.

Lo sviluppo di questa metodologia va dal campo pedagogico al campo educativo, finendo in una ottica di comunicazione per il consenso. Gli strumenti che sin qui sono stati illustrati prevedono delle tecniche specifiche di storytelling, quindi delle strategie di racconto e narrazione che devono essere adattate ed estese a tutte le dimensioni del racconto e dunque tradotte nella scrittura più consona: il web writing.blog storytelling e web writing in politica

Storytelling secondo Michele Iorio.

Il web writing come sostenuto da Alessandro Lovari rappresenta un insieme di tecniche, stili e modalità che meglio si possono adattare alle diverse piattaforme social su cui si redige un contenuto. Storytelling e web writing possono essere accostati ma non confusi; il primo rappresenta la strategia di racconto del sapere, saper fare e saper essere, sfruttando archetipi, emozioni, linguaggi precisi e mirati. Il secondo rappresenta la forma con cui si riportano i contenuti in base allo strumento che si è scelto.

Come sostiene Daniele Chieffi, il web writing consente di dare la forma più adeguata alla nostra comunicazione nel web, ponendo l’accento su alcune differenze sostanziali tra la comunicazione cartacea, tradizionale e quella on-line.

La lettura su display rispetto alla lettura su carta comporterebbe un affaticamento della vista che secondo Jakob Nielsen può essere fino al 25% superiore.

Altre peculiari e sostanziali differenze rispetto ai supporti tradizionali, obbligano ad alcune considerazioni e accortezze per chi edita sui social. Guido Di Fraia ricorda l’importanza del coordinare testo e grafica in quanto il font, l’accuratezza grafica, la semplicità e l’intuitività rappresentano un elemento di apprezzamento da parte del lettore. Stefano Epifani da importanza tanto alla cura del contenuto editoriale, utilizzando link, organizzando il contenuto per aree, rispondendo alle “5 W”, quanto alla parte più visiva che sancisce la gradevolezza della pagina riassunti nella logica “look & feel”. La semantica, tanto quanto il lessico, cambiano di supporto in supporto, variando dai 140 caratteri iper-sintetici di Twitter alle logiche più conversazionali di Facebook.

ti è piaciuto? condividilo su
DiAlberto Siculella

Ballottaggi amministrative 2016 in 10 punti.

Ballottaggi amministrative 2016 chi ha vinto e chi ha perso.

Ballottaggi amministrative 2016, ecco la situazione spiegata in 10 punti.

  1. Alle amministrative 2016 c’erano più candidati che elettori.
  2. La macrotendenza è quella di marciare separati per colpire uniti, ma l’apparente “indipendenza” è stata agevolmente smascherata da un elettorato che sul territorio è più attento di quanto non lo sia per politiche ed europee.
  3. Matteo Renzi dovrebbe dimettersi da segretario. E’ impensabile che un Premier possa avere l’agenda impegnata dal suo partito quando deve pensare ad un intero Paese.
  4. Matteo Salvini è un fenomeno di poco conto. Gli unici due temi affrontati sono: pensioni-Fornero e immigrazione. I due temi fanno breccia nel 16% dell’elettorato. Con questi numeri finisci che perdi anche la capitale leghista, Varese.
  5. Le liste civiche hanno rappresentato il 70% delle candidature, segno che i partiti non hanno credibilità sul territorio.
  6. Gli italiani votano per partito preso. Se sei di tradizione centrodestra voterai Movimento 5 Stelle per andare contro il centrosinistra e viceversa. Mai come questa volta tra i due litiganti…
  7. Il M5S al primo turno è riuscito ad andare in 20 città al ballottaggio. Di questi 20 scontri ne ha vinti 19, è la riprova del punto 6.
  8. Sala può essere davvero l’uomo giusto per rilanciare l’offerta di centrodestra, ops, volevo dire Parisi.
  9. Roma per il M5S rischia di essere la disfatta di Canne, nella situazione in cui versa la Capitale è impossibile non bruciarsi, e lo sa bene Renzi che ha messo un grillino sbiadito sulla graticola, buttando via Marino, passando la patata bollente al M5S. Consiglio: i fuochi d’artificio sparateli all’inizio, non alla fine.
  10. Fassino porta sfiga.

ballottaggi amministrative 2016

Chi ha vinto e chi ha perso è più facile dirlo dopo il turno di ballottaggi amministrative 2016. Al primo turno il voto molto frazionato si è distribuito tra centrosinistra (con le sue liste civiche) e  centrodestra (idem). Il M5S ha avuto il coraggio di non partecipare in tutte le Città, bocciando liste poco chiare (per usare un eufemismo) ma al primo turno le 5 stelle poco hanno brillato. Lo hanno fatto eccome al ballottaggio dove hanno stravinto, e non come si pensa erroneamente conquistando Roma. Politicamente il colpo più pesante è Torino, chiedere a Renzi per conferma. Al di la dello schieramento, in bocca al lupo a tutti gli eletti, ed una raccomandazione: gioite meno, non avete vinto un premio, vi siete accollati una responsabilità enorme, c’è poco da stare allegri con la situazione in cui versano le nostre Città.

ti è piaciuto? condividilo su