Archivio delle categorie Consulenza e strategia politica

Consulente politico.

Il consulente politico è una figura professionale che supporta le attività di un politico o di un partito. Che sia in fase di candidatura o già eletto, il consulente politico ha un ruolo chiave nello scenario elettorale moderno.

Nello specifico e in parziale ordine, il consulente politico, anche noto come spin doctor, si occupa di:

  1. Analisi di scenario, contesto, elettorato e caratteristiche di riferimento dell’ambito politico.
  2. Strategia e pianificazione delle attività volte al consenso.
  3. Posizionamento del candidato o del partito.
  4. Affiancamento per la creazione del programma.
  5. Ideazione, attuazione e coordinamento della campagna elettorale.
  6. Gestione, coordinamento e supervisione degli strumenti.
  7. Gestione agenda ed eventi.
  8. Coordinamento dello staff e delle risorse che collaborano con candidato o partito.
  9. Report dati e monitoraggio attività.
  10. Media planning e gestione contatti.

Non poco vero? Inoltre il consulente politico, in coerenza e continuità con il profilo politico in questione, studia e si sofferma sui dettagli della comunicazione efficace. Dettagli che vanno dal vestiario, alle parole chiave, fino ad arrivare alla gestualità e allo storytelling.

Un buon consulente politico conosce alcune dinamiche della competizione elettorale e della comunicazione per il consenso, che sono specifiche, incisive e decisive nelle tornate elettorali. Una buona conoscenza delle normative e delle regole del gioco (leggasi legge elettorale), un’accurata analisi dei contesti ed un’attitudine a lavorare su più fronti, completano la figura ideale per avere il giusto supporto prima, durante e dopo una campagna elettorale.

Non va trascurato poi il profilo digitale. Web e social media management rappresentano ad oggi una priorità. Il consulente politico deve possedere notevoli nozioni e capacità di sviluppare strategie di presenza, volte al consenso nell’ambito digitale; oggi più decisivo che mai nel mercato più difficile di tutti: quello elettorale.

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Elezioni in Sicilia, chi ha vinto e chi ha perso.

Le elezioni in Sicilia sono un test nazionale. Anzi no. Forse.

Sono le elezioni in Sicilia e come tutte le elezioni hanno un peso specifico, quello della dimensioni in cui e per cui si vota. Tuttavia offre delle indicazioni nazionali. E’ il tempo dei risultati.

Se alla vittoria urlano tutti, resta un dato inconfutabile, quello degli sconfitti. Senza ombra di dubbio ad aver preso una grave bastonata è il Partito Democratico che è già in tumulto. A Ostia il quadro è ben definito: vince l’astensione, con un dimezzamento dei votanti, al ballottaggio invece andrà il Movimento 5 Stelle con Giuliana Di Pillo (30,5%) contro il centrodestra con Monica Picca (26,6%). Anche qui il PD con Athos De Luca, rimane ai margini con un 13,60%.

Alle elezioni in Sicilia invece oltre ad un lieve aumento dell’astensione ed una bocciatura senza appello al mandato di Crocetta e alla coalizione di centro sinistra, ci sono due dati rilevanti.

  1. Il centrodestra pur di vincere sa chi candidare e come candidarli. Che siano impresentabili, che provengano da gruppi nettamente diversi, uniti da alleanze improbabili, alle elezioni in Sicilia è confermato il solito pragmatismo. Singolarmente nessun partito della coalizione si può dire soddisfatto, anzi. Forza Italia, che affonda le sue radici in Sicilia e che qui ha sempre avuto ottimi riscontri è ben distante dall’essere un partito dei grandi numeri.
  2. Il Movimento 5 Stelle ha il vento in poppa. Nonostante le dinamiche locali e l’intransigenza su alleanze e accordi, i 5 Stelle piazzano un colpo storico, affermandosi come primo partito. Ciò che può apparire come contraddittorio e paradossale, si rivela vincente. Le coalizioni, ovvero più partiti messi insieme, non riescono a fare i numeri di cui è capace il Movimento.

Ma le regole del gioco si sa, sono fondamentali, e che piaccia o no sono quelle che determinano vincitori e vinti. Se hai fatto più possesso palla, hai tirato più volte nello specchio della porta ma non hai segnato, hai fatto una gran bella partita, ma la partita è persa.

Eppure sembra che, nonostante la mancata elezione di Cancelleri, il Movimento 5 Stele ha vinto per due motivi fondamentali:

1- E’ la prima forza politica in Sicilia e al momento anche in Italia.

2- La Sicilia è una grossa gatta da pelare. Come per Roma, la regione sicula avrebbe potuto rappresentare un boomerang in vista delle prossime elezioni politiche.

Mai un secondo posto si rivelò tanto utile in politica.

 

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Legge elettorale e nuovi scenari, ecco come vincere le elezioni.

In molti sostengono che ci siano cose ben più importanti della legge elettorale. Eppure si tratta delle regole del gioco, di tutto ciò che riguarda il funzionamento della cosa pubblica. Del come, quando, perché, dove e chi dovrà rappresentare i cittadini nelle relative istituzioni.

Ed è proprio per questo motivo che la legge elettorale è l’argomento più temuto e sensibile. All’interno dei palazzi ben più che nelle strade (dove per ignoranza, pigrizia o semplice incomprensibilità sfugge l’importanza), il tema è spinoso ed obbliga i partiti a riposizionamenti e accordi.

Di fatto la legge elettorale rappresenta i criteri e le regole con cui ci si può candidare e vincere le elezioni. Come per i bandi pubblici e le gare d’appalto, criteri e regole sono fondamentali per scongiurare che si creino le solite ditte mangiatutto e che non sia tutto stabilito a tavolino. L’intero attuale scenario politico italiano si regge su una peculiarità: il Movimento 5 Stelle non si allea con altri simboli, partiti, movimenti. Il che rende di semplice lettura l’attuale proposta di legge come la direzione di tutte quelle che verranno: vince chi ha listoni, alleanze e gradi cordate.

Ecco perché, dopo un periodo di unificazione dei partiti, e degli unici brand come PDL e PD, si ritorna alla frammentazione dell’offerta. Da un panorama fortemente bipolare ad uno tripolare, vediamo il perché. Il PD si scompone in Possibile, Sinistra Italiana e MDP. Forza Italia lancia la sua estensione di brand dalle parti della Brambilla, con il nuovo Movimento Animalista. Quest’ultimo rappresenta il perfetto utilizzo del concetto di riposizionamento sul mercato. Con una crescita così ampia delle sensibilità animaliste, appare geniale il lancio di questo prodotto sul mercato. E’ evidente che la casa madre sia Forza Italia ed il nuovo Movimento aumenterà il consenso indiretto al partito di Berlusconi di almeno 4-5 punti percentuale. Marciare divisi e colpire uniti è una strategia molto valida in determinati contesti, dove, vuoi per delle difficoltà interne, vuoi per erodere e presidiare fasce di consenso altrui, i partiti lanciano dei nuovi prodotti, fortemente integrati con la casa madre. Non bevi Coca-Cola perché è troppo zuccherata? Ecco Coca-Cola zero. E’ poco green? Ecco Coca-Cola life. Se proprio non ti piace allora sappi che Coca-Cola sui banconi del supermercato è anche acqua, succhi di frutta e birra.

Ciò avviene anche per i partiti.

Se non voti PD perché c’è Renzi, eccoti Sinistra Italiana. Se non lo voti perché troppo poco vicino al mondo del lavoro eccoti MDP. E così accade a destra. Se troppo destra eccoti un po di centro, se troppo al centro eccoti un po di destra. Se poco vicino ai pensionati eccoti il partito, se poco animalista eccoti il movimento.

A proposito di Movimento, come la mettiamo con i pentastellati? Se rimanere inflessibili sulle proprie politiche interne ha rappresentato fino ad oggi il vero punto di forza, appare evidente che l’acquisizione di ulteriore consenso sarà dovuto dalla capacità di invadere altre aree. Per farlo esistono solo tre alternative: allearsi, estendere la propria linea, o entrare in nuove aree di consenso. La prima appare impraticabile e molto probabilmente risulterebbe un boomerang. La seconda è la più attendibile, permettendo la nascita di sub-movimenti (come liste civiche) con animi specifici : animalisti, vegani, sportivi, pensionati, tanto per dirne alcuni. La terza è quella che sembra essere percorsa, ma il rischio è quella che da Movimento 5 Stelle si passi al Movimento 4 stagioni.

Per piacere a tutti o a più persone, non c’è altra soluzione.

 

 

Copertina da Investireoggi,it
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Partiti e posizionamento politico, spostamenti alla ricerca del consenso.

Posizionamento politico in vista delle elezioni. Ecco come i partiti provano a ricollocarsi alla ricerca del consenso.

Che si chiamino movimenti o partiti, che sia un singolo candidato o una lista, competizione nazionale o amministrativa, non esiste alcun soggetto politico che non abbia a mente un posizionamento sul mercato elettorale.

Cosa è un posizionamento politico? Il posizionamento politico è una mappa tematica, su cui posizionarsi in base alla mission e alla vision politica. Spesso nel corso del tempo occorre però riposizionarsi sul mercato elettorale. I temi infatti sono mutevoli, e se ieri l’agenda setting si basava su Berlusconi e conflitti d’interessi, oggi si parla di banche e immigrazione. Approfondiamo l’attuale scenario.

Solitamente il posizionamento nasce spontaneamente nel partito, nei suoi atti costitutivi e nelle sue intenzioni. La prima linea di demarcazione avviene tra posizionamento di maggioranza e di opposizione. Spesso le opposizioni si collocano in spazi non coperti dalle maggioranze ed utilizzano strumenti, temi e retorica che sfugge alle forze governative. Problemi irrisolti, difficilmente risolvibili, punti deboli e fianchi scoperti.

Le maggioranze si collocano invece su temi istituzionali. Il funzionamento della macchina amministrativa, numeri sulla disoccupazione, scuole e le tanto sbandierate “riforme istituzionali”.

Come dicevamo lo scenario è sempre in mutamento. In Italia il partito di maggioranza non ha saputo mantenere il posizionamento iniziale e quotidianamente rincorre le opposizioni che, a detta dei vertici del Partito Democratico, cavalcano temi “di pancia” che porterebbero ad un consenso più rapido. In realtà così non è, altrimenti Lega Nord, fortemente posizionata su immigrazione e sicurezza, dovrebbe schizzare al 38% dei consensi. Il Movimento 5 Stelle ha nel suo DNA il tema della legalità, da cui deriva il principale urlo di battaglia “onestà”. Un posizionamento unico e di fatto lasciato scoperto dalle altre forze. Ma nel Paese del così fan tutti, ai turni amministrativi può apparire insufficiente. Un macro-tema, etico, poco pratico, che si scontra con dinamiche quotidiane a cui gran parte degli italiani purtroppo partecipano. La Lega Nord nasce sul tema dell’immigrazione, prima quella meridionale, che nel breve si trasforma in secessione, poi quella internazionale. Prima “Roma ladrona la Lega non perdona” e poi “abbiamo un sogno nel cuore bruciare il tricolore“. Sull’immigrazione ha deciso di restare, oggi quella internazionale. La secessione diventa quella dall’Europa. Forza Italia con un profilo più aziendalista si posizionò sul tema della legalità, sulle ceneri di “mani pulite”. Nel brevissimo, un partito costituito da condannati come Dell’Utri e Berlusconi, si dovette spostare sul quadrante economico. “Un milione di posti di lavoro in più”.

Quali sono gli spostamenti attuali? Vediamo insieme il tentativo di ri- posizionamento politico sul mercato elettorale italiano.

  1. PD. Come nello stile dell’ultimo quinquennio il Partito Democratico prova a tenere un piede in due scarpe, restando sui temi di una forza di maggioranza, ma rincorrendo Lega Nord su immigrazione e “secessione”.
  2. Forza Italia. I temi dell’animalismo per posizionarsi sul sociale, una spolverata di immigrazione e sicurezza ed il partito di Berlusconi ritorna a sperare.
  3. Movimento 5 Stelle. Ha le spalle coperte e come nel gioco della “dama” può avanzare sapendo che sulla legalità nessuno può spostare la propria pedina. Così decide di fare un passo verso l’immigrazione, tema fino a qualche tempo fa che appariva spinoso e intrattabile. Il tentativo però più coraggioso è quello di spostarsi nel quadrante governativo, appropriandosi di temi di economia e società.
  4. Lega Nord. Il posizionamento sull’immigrazione pagava poco ieri, continua a pagare poco oggi. Il profilo secessionista, euro scettico, non paga. Il consenso nazionale resta sotto il 16%, la condanna alla famiglia Bossi non aiuterà, e le amministrative hanno premiato il carroccio semplicemente perché alleato qui e lì a tutti, anche a moderati.

Ecco quindi cosa è e come cambia il posizionamento politico in Italia. L’errore comune? Quello di rincorrere un poco profittevole argomento di immigrazione/sicurezza. Fidatevi cari politici, l’immigrazione è come un incendio, si alimenta solo quando soffia il vento.

 

 

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Amministrative 2017, chi ha vinto e chi ha perso.

Amministrative 2017, dicono di aver vinto, ma hanno perso tutti.

Si è concluso il secondo turno, quello dei ballottaggi. A colpi di slide, infografiche, grafiche, post e tweet i partiti e i candidati puntano ad auto proclamarsi vincitori. Ma come è andata realmente?

Le amministrative 2017 hanno visto il KO del Partito Democratico, evidenziato le difficoltà del M5S in ambito locale, rivitalizzato il centro destra che pur di vincere è da sempre abituato a mandar giù qualunque tipo di alleanza.

Diciamoci la verità, le amministrative le vinci con voto di scambio, parentele e grandi mischioni. Ecco perché oggi non ha vinto nessuno, hanno perso tutti.

Hanno perso tutti i partiti perché non hanno più la faccia di correre con il loro simbolo e si mascherano dietro ad una galassia di liste e movimenti civici. Hanno perso le segreterie perché hanno proposto e candidato dall’alto nomi che, come foglie di fico, avevano l’obbiettivo unico di coprire il peccato.

Hanno perso i cittadini. Senza più speranza di essere rappresentati, hanno perso perché passivi, non partecipativi.

Hanno perso i candidati, perché sono stati scelti da pochi elettori, rappresentano mediamente 1/4 dei rispettivi elettorati. Hanno perso perché pur di vincere si sono venduti l’anima al diavolo: apparentamenti, alleanze e grandi trame che si scioglieranno non appena uno dei contraenti, in questi ridicoli patti, fiuterà l’occasione di mettere il bastone tra le ruote e si tornerà al voto.

Abbiamo perso tutti perché non si è visto un programma serio, definito e con l’indicazione del come e con quali risorse attuarlo. Abbiamo perso perché nel rumore della politica nazionale, e con i mass media che smuovono sempre i soliti argomenti, ci siamo dimenticati che la politica locale si compone di reti, amicizie, rapporti, raccomandazioni, curriculum e promesse di lavoro. Abbiamo perso tutti perché oggi non siamo solo più poveri di 10 anni fa, ma siamo più miserabili e ci vendiamo a tutti, a tutto, per poco o a volte per nulla. Abbiamo perso perché chi vince sale sul podio e trionfa come avesse vinto una competizione sportiva, e non ha bene in mente che le elezioni sono solo il primo passo. Bandiere, spumanti, cori; eppure dovrebbero essere tristi. Ereditano amministrazioni al collasso, comuni dissestati, mafie locali, licenze, appalti, gare da controllare. Una politica sana trionferebbe e si proclamerebbe vincitrice con i fatti, alla fine. Ma loro gioiscono, oggi è il loro giorno, evidentemente più che il risultato finale danno retta a quello iniziale: una poltrona, la notorietà o poco più. Credono di aver vinto, invece hanno perso tutti. Anche tu.

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Cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum Costituzionale.

Cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum Costituzionale. Riassumere le ragioni di questa epocale vittoria di un fronte referendario è difficile, provo ad elencare cinque motivi per cui ha vinto il NO al Referendum Costituzionale e perché con questo margine impressionante. La premessa è una: se hai letto l’esito di questa consultazione […]

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