Archivio degli autori Alberto Siculella

Touristification : quando da opportunità il turismo diventa una minaccia.

Con il termine touristification si intende un processo di turistificazione, ovvero una dinamica che porta una destinazione, a trasformarsi in oggetto di consumo turistico. 

La turistificazione si applica in maniera performante solo sulle attività economiche, che di riflesso scaricano il danno sociale e le ricadute in termini negativi sulla comunità. Quando parliamo di touristification intendiamo prendere in esame la gestione incentrata sulla vendita del turismo inteso come mercato di prodotto e non di servizio, ovvero ad un’ottica speculativa che avvantaggia gli affari dei privati, con scarse incidenze positive sul territorio per occupazione e investimenti.

Gli elementi che evidenziano una dinamica di touristification sono i seguenti:

  • Trasformazione urbana dei centri storici. I residenti abbandonano il loro immobile, convertendolo in struttura ricettiva extra alberghiera. Proliferano attività ristorative e para ristorative, ambulanti e vari operatori di strada occupano sempre maggiore superficie pubblica.
  • Artigianato locale sempre più scarso, in favore di grandi bazar di chincaglierie riprodotte in Cina o altre manifatture mondiali. L’artigianato tipico, la produzione locale, diventa particolarmente inflazionata, ed i prezzi marcano l’identità di un prodotto di élite piuttosto che popolare, autoctono e autentico.
  • Si sposta il servizio dal residente al turista, con delle gravi lacune, per esempio sul trasporto pubblico locale in termini di capillarità, favorendo le tratte ad uso e consumo delle masse di turisti.  
  • La dipendenza dell’economia alle dinamiche turistiche, che comporta precarietà, stagionalità e spesso lavoro in nero.
  • Massificazione di luoghi la cui quotidianità viene stravolta dalla rapidità delle dinamiche di consumo estemporaneo.
  • Sovraccarico di strutture e infrastrutture fisiche e digitali. Una città di 50mila abitanti, può arrivare ad ospitare nello stesso giorno più di 200mila persone. Ciò generà un impatto negativo sui servizi tarati per un’utenza ben differente. Basti pensare alle celle internet e telefonia mobile. Tra questi disservizi si possono annoverare anche quelli di pubblica utilità. 

La touristification perciò trasforma l’opportunità di un settore in un speculazione di un mercato, rendendo oggetto di consumo la destinazione, privando la collettività delle ricadute che deriverebbero da una gestione integrata alla comunità locale. L’esempio più forte è Venezia, oggi, al tempo del Covid, una città vuota, apparentemente senza anima, in cui i residenti sono scomparsi ma le case, diventate strutture ricettive, sono sfitte, Hotel, B&B sono ovunque, ma vuoti. I bazar, le gondole, i ristoranti. Un’economia che si era trasformata in soggetto speculativo, con numeri da capogiro, e che oggi paga dazio, più di tutte le altre realtà turistiche che vanno messe in guardia dalla touristification. 

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Esperto di marketing a Lecce.

Ti è mai capitato di cercare un esperto di marketing a Lecce? Allora potresti essere incappato in uno dei tanti improvvisati del mestiere che tentano di passare da esperto di marketing a Lecce, e ora ti spiego il perché.

Come tutti i mestieri, per dirti esperto, devi aver coltivato un talento che hai sin dalla nascita, averlo messo in pratica, aver acquisito titoli, formazione, anni di esperienza e riconoscimenti. Da quando ho deciso di spostare la mia attività da Roma a Lecce, mi sono accorto che, sebbene il mio raggio d’azione sia in tutta Italia, qui a Lecce ho notevole facilità ad essere contattato. Ma nel 70% dei casi, purtroppo ricevo richieste di vero e proprio aiuto, da parte di attività che sono incappate in sedicenti agenzie di marketing e comunicazione, o di finti esperti di marketing, che hanno spolpato il cliente, lasciandogli in mano, al più, un sitarello che neanche il cugino che ha studiato sui tutorial di YouTube.

Il marketing è ben altra cosa, e sebbene qualche illustre non collega, uno dei tanti pagliacci, sostenga che per essere esperto di marketing basti l’esperienza, sia chiaro, col talento ci nasci; con l’esperienza il migliore ci diventi. Ma senza il primo, lascia perdere le ambizioni. O lo sei, o non lo fai.

Ecco perché quando scegliete un esperto di marketing a Lecce, prima che lui si informi della vostra attività, informatevi della sua, leggete il CV, l’esperienze, chiedete il portfolio clienti, e magari contattate i suoi clienti per avere un feedback. 

Io, a differenza di certi ciarlatani, a cui ho insegnato – tra le tante – la gestione SEO con la quale oggi cercano di battermi (poveri figli) – ho una pagina dedicata alla chiarezza e alla trasparenza delle mie competenze e del mio profilo, che potete consultare qui.

Io, a differenza di tanti pagliacci, i clienti li converto in partner d’impresa, non in vacche da mungere. Io a differenza di certi profili, ho coltivato un talento e oggi non sono un architetto, ingegnere, designer, fotografo o venditore di ascensori, come molti dei miei non colleghi che si spacciano per “esperto di marketing a Lecce”. Il digitale ha dato modo a tanti professionisti, frustrati e disoccupati, di ripiegare su un settore, in cui limitarsi a dire comunicazione, sarebbe più dignitoso che auto celebrarsi come “esperto di marketing”.

Io sono Dottore in Marketing e Comunicazione d’impresa, con specializzazione in Turismo, PMI e politica, e vanto il 97% dei feedback positivi, con il 78% delle attività che riscontrano un significativo miglioramento delle proprie performance grazie al nostro intervento. 

Si nasce marketer, ci si afferma come esperti, si lotta per essere i migliori.

In prima persona, perché ci metto la faccia, mentre gli altri se la giocano.

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    Turismo 2021, da dove ripartire.

    Il comparto in assoluto più colpito dalla crisi pandemica è quello del turismo, la cui anima si fonda sullo spostamento e sul pernottamento in altro luogo; quanto di base vietato ovunque. Un crollo che nei numeri non potrà che tornare ad un punto di equilibrio dopo anni di “normalità”. 

    Il turismo vale circa il 15% del PIL italiano, ma considerando l’indotto indiretto si potrebbe stimare intorno al 20%. 

    La crisi di Governo sta rendendo ancora più lento il già debole sostegno al comparto che al momento gode di questi aiuti:

    • esenzione prima rata 2021 
    • estensione credito d’imposta al 60% del canone di locazione per agenzie viaggio e tour operator
    • fondo da 1,5 milioni all’anno per un triennio per sostenere la scelta della vacanza in Italia agli italiani residenti all’estero e registrati all’AIRE garantendo l’ingresso gratuito della rete dei musei delle aree e dei parchi archeologici di pertinenza pubblica.
    • un Fondo, con una dotazione di 4 milioni di euro per l’anno 2021, per la tutela e valorizzazione delle aree di interesse archeologico e speleologico.
    • si estende il contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici di rilevante interesse turistico.
    • un Fondo sperimentale per la formazione turistica esperenziale con una dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, per migliorare le capacità professionali degli operatori del settore e aumentare l’attenzione, da parte degli stessi, alla sostenibilità ambientale.
    • Un Fondo perduto alle imprese, ancora in alto mare, conseguenza diretta della crisi di Governo.

    La crisi colpisce soprattutto le mete internazionali, che vedono in Venezia, Roma, Firenze, Milano, Verona, Napoli le principali attrattive italiane che sole attraggono oltre il 60% del turismo internazionale nel nostro Paese. 

    Le restanti mete, ammiccano ad un turismo interno. Ecco le parole chiave del turismo del 2021:

    • turismo di prossimità, ovvero viaggi brevi a pochi chilometri. 
    • turismo di precisione,  un turismo nel quale nulla è lasciato al caso e i servizi diventano la prima garanzia per il turista: 
    1. Date flessibili e garanzie di cancellazione per rimborso crescente (più lontana è la data maggiore è il rimborso)
    2. Servizi su prenotazione per aumentare riservatezza e sicurezza ( aree attrezzate, stabilimenti balneari e termali, aree riservate per il food, lo sport, servizi in camera e tanto altro.)
    3. Promuovere il lungo periodo di soggiorno integrando più aree interessate, servizi da erogare, mettendo a sistema gli operatori dal ristoratore al commerciante passando per le agenzie che offrono escursioni, visite guidate e intrattenimento culturale.

    La parola d’ordine resta digitalizzare. Ad oggi, solo il 43% degli operatori della ricettività è online con una propria presenza strutturata, preferendo portali orizzontali (Booking, Air B&B ecc.). Le commissioni, piuttosto che una scarsa identificazione della propria capacità attrattiva, ceduta alle strategie del pricing dinamico, fanno si che il turismo dominante sia mordi e fuggi, low cost, last minute e in alta stagione. 

    Una presenza strutturata permette un vantaggio competitivo nella bassa stagione, l’ottimizzazione di tariffe sul lungo periodo e l’aumento del pernotto medio, crollato nella domanda interna da 3,2 notti a 2,1.

    Sviluppare la propria presenza online significa aggiornare continuamente i social (il 71% degli utenti cerca info, foto e dettagli sulle pagine social prima di scegliere la meta), entrare in relazione con operatori della propria area geografica, disporre di un sito totalmente responsive, ovvero di facile lettura su ogni dispositivo (il 59% delle prenotazioni avviene da smartphone) e con area booking riservata nel quale gestire la propria strategia di prezzo in maniera complementare e rafforzativa rispetto alle tariffe degli intermediari.

    Buon lavoro e buona fortuna a tutti gli operatori del settore.

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    Scenari politici 2021, ecco perché non conviene a nessuno andare al voto, ma è l’unica soluzione.

    Solo 1 anno fa, e durante parte della pandemia, a Matteo Salvini sarebbe fortemente convenuto andare ad elezioni. La Lega infatti ad inizio 2020 aveva nei sondaggi un consenso vicino al 30%. In piena pandemia la linea comunicativa del carroccio è stata più volte incoerente, mentre nelle regioni a guida Lega imperversava il virus. La polemica perpetua si è scontrata con un consenso crescente del Governo Conte, soprattutto del Primo Ministro, arrivato a quote di consenso personale oltre il 60%

    Questo ha ridotto il potenziale consenso del partito con la spilletta di Alberto da Giussano di ben 9-11% , portandolo allo stato attuale ad un 21,9% di consensi. Esattamente opposta, la linea di Fratelli d’Italia, ritenuta più coerente, che ha permesso un travaso di consenso dalla Lega al partito di Meloni. Fratelli d’Italia però, una volta raggiunto il 17%, sembra non andare oltre, mostrando una grave difficoltà a sfondare verso il centro-destra di Berlusconi il cui consenso ormai non supera più il 10%.

    In un’ottica di coalizione perciò la Lega sfonderà l’asse verso il centro, convergendo sull’europeismo da fast food, tenendo in bilico il banco del Governo, per erodere, insieme a Forza Italia, il 4-5% di consenso utile per le future elezioni politiche, unico obiettivo di un Governo di transizione. Mentre Giorgia Meloni acquisirà il 2-3% dei consensi dal Movimento 5 Stelle, nello specifico i delusi di un approccio morbido nei confronti di un possibile Governo Draghi. 

    Il Partito Democratico, come la Lega nel Conte I, ha beneficiato dell’alleanza con il Movimento, fagocitando il consenso derivante dall’azione di Governo. In un solo anno infatti il partito di Zingaretti, stando ai sondaggi, è passato dal 14 al 20% dei consensi. Italia Viva invece in un solo anno passa dal 5,7% al 2,6 % dimezzando il consenso. Frutto di una scelta considerata folle anche da parte dei parlamentari del gruppo di Renzi, di staccare la spina al Conte II.

    Il Movimento 5 Stelle, dopo un crollo verticale, sembra aver polarizzato il suo elettorato, che rimane fedelmente al 14% nei sondaggi.  Una linea possibilista sul Governo Draghi creerebbe un rinsaldamento dell’asse dell’area “progressista” di cui Conte ne è la massima espressione (11-12%) e avvierebbe però una piccola, ma ulteriore, emorragia, del 2-3%, proprio verso il partito di Giorgia Meloni.

    E il partito di Conte? Una suggestione giornalistica o altro?  In tutti i casi non andrebbe oltre al 10% e sarebbero voti per 3/5 derivanti da elettorato PD-5S.

    Ecco perché a nessuno oggi conviene andare al voto.

    • Lega da sola non si avvicina neanche alla metà del 50%, ed in coalizione con Fratelli d’Italia si fermerebbe al 36-39% , meno delle maggioranze create nel Conte I e Conte II. L’elettorato della Lega appare molto soddisfatta di una possibile nomina di Draghi.
    • Il centro-destra unito arriverebbe a 46-52%, ma la sintesi è difficile da trovare. Draghi sarebbe l’uomo giusto, ma come giustificare un uomo dell’Europa ad una coalizione, a parole, a trazione euro-scettica? E come giustificare la nomina di un Presidente del Consiglio non espressione diretta dei partiti, fuori dalle competizioni elettorali, dopo aver tacciato Conte di essere illegittimo? (totalmente errato ritenerlo tale, nella forma e nella sostanza della Costituzione). Ecco perché la Lega e Forza Italia dovranno palesare “senso di responsabilità” e picconare dall’interno i ministeri più deboli.
    • Il centro-sinistra unito, con appoggio del Movimento 5 Stelle, con Conte alla guida, potrebbe attestarsi al 48-54%, superando la coalizione di centro-destra, ma resta l’incognita Renzi.
    • Al netto della data da fissare, proclamazione e insediamento, un nuovo Governo non può nascere dalle urne se non con un minimo 6-8 mesi, tempi biblici in tempi di guerra.

    Il taglio dei parlamentari poi è uno spettro per tanti, che sono certi di non essere rieletti. Ecco perché al momento nessuno ha il vento in poppa, ed una soluzione parlamentare resta la più attendibile, in attesa di una sana legge elettorale, per non ritrovarci ad andare alle urne con il rischio di esprimere un Parlamento ancora più fragile di quello attuale.

    Tutto fa pensare ad un Governo formato con un Premier il cui nome riunirà intorno all’attuale maggioranza, un ampliamento alle forze europeiste, ovvero Forza Italia, Azione, + Europa, in primis. Potrebbero rimanere esclusi Fratelli d’Italia , alcuni partiti di sinistra e parte del Movimento 5 Stelle. 

    In questo Draghi è l’uomo giusto per le consorterie, le lobby, le SpA, molto meno per i cittadini, che già nel meeting di Rimini (comunione e liberazione) lo hanno sentito preannunciare il suo arrivo, con dottrine economiche in salsa montiana.  Draghi è l’uomo giusto per ridare slancio al neoliberismo che ha falcidiato l’economia del nostro Paese, a vantaggio di massimi sistemi ed economie di scala, globaliste e affariste.

    L’uomo giusto per scardinare il Movimento, il cui elettorato è quello meno sensibile al fascino del potente Mario. E’ qui che si gioca tutto; il Movimento è dotato di anticorpi per resistere al terzo sequestro politico? Le condizioni le dovrà dettare il Movimento, e dovranno essere piuttosto ambiziose.

     

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    Infodemia, cosa è, come non restarne schiacciati.

    Infodemia è un neologismo con il quale si intende descrivere la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, rispetto alla capacità di selezionarle e comprenderle. L’infodemia è esplosa con l’aumento del nanopublishing , in contrapposizione al mainstream, ovvero la nascita di una galassia di micro operatori dell’informazione in contrasto a pochi mega editori.

    Questi micro operatori, fino a qualche anno fa, erano testate indipendenti, poi Pagine Social, poi Gruppi WhatsApp, Telegram, poi Influencer Instagram. Oggi assistiamo ad un continuo proliferare di micro editori che sono diventati capaci di acquisire consenso, visibilità, viralità grazie a contenuti sensazionalistici prima, tendenziosi poi,  Fake News più di recente.

    Facebook, nel suo report annuale, dichiara che ogni minuto vengono postati oltre 4 milioni di contenuti, ed in un solo anno sono stati rimossi circa 780 milioni di account falsi. La mancanza di regolamentazioni uniche a livello europeo ha permesso lo svilupparsi di linee editoriali totalmente basate su fake news, per attrarre click, utenti, e perciò tramite concessionarie pubblicitarie, remunerare a fuor di euro le proprie testate. 

    Spesso dietro questi account si nascondono organizzazioni politiche, che in un giro vorticoso, prendono denaro da fondazioni sparse in tutto il mondo, per fare della contro-informazione un’informazione contro. Si stima che in Italia esistano oltre 50 testate scientemente realizzate per inondare il web di meme e fake news. Ogni giorno in Italia vengono propagate e condivise, solo su Facebook, circa 2 milioni di post, 13 milioni di storie. Oltre il 30% dei post nascono da pagine non ufficiali, non verificate o non risalenti a fonti dichiarate, attendibili ed iscritte ad alcun ordine professionale. 

    L’infodemia perciò è quell’eccesso di comunicazione che senza conoscere codici deontologici, professionali e linguaggi appropriati, si confonde ed imbastardisce la vera comunicazione, rendendo incomprensibile la realtà, facendo sì che questa diventi un percorso di costruzione di senso, che ogni utente deve realizzare, alla ricerca di un equilibrio cognitivo.

    Una ricerca che rende paranoici, ansiosi e depressi. Una ricerca ossessiva, che sviluppa un effetto Slot Machine, con il quale scorriamo il dito per aggiornare la bacheca nella speranza di novità. Una ricerca che ci mette nell’incosciente condizione di accedere per 9 volte all’ora ad almeno un social, tra Facebook, Instagram e YouTube. 

    Un senso di fastidio, legato alla necessità di formulare un senso di fiducia o sfiducia, rispetto ad una notizia appresa, e di cui ci colpirà nell’80% dei casi la sensazionalità del titolo, la brevità del testo, l’emotività espressa dalla foto, o i tempi incalzanti del video. 

    Stando ai principali report prodotti da HootSuite, WeAreSocial e Google Trend, in Italia si spendono 2 ore e 5 minuti in media sui social. Il 98% degli utenti accede ad almeno un social tutti i giorni, il 53% usa Facebook come fonte di informazione, Instagram è preferito per seguire influencer, vip e condividere aspetti privati, non informativi.

    Come fare perciò a non alimentare l’infodemia? 

    Riconoscere le fake news è il primo passo, di modo da isolare le fonti. Per farlo basta attenersi a queste 3 regole:

    • Leggere bene la fonte, la data di pubblicazione, ed il testo. Gli errori grammaticali non competono a professionisti seri e verificati.
    • Titoli sensazionalistici. Sono fatti con l’obiettivo di acchiappare like e generare condivisione. Prima di condividere leggi l’intero testo.
    • Ricerca su Google. Ci sono alcuni siti che analizzano le fake news, in tutti i casi, se nessun’altra testata rilancia la notizia in questione, ha poca probabilità di essere vera.

    Per approfondire sulle Fake News ti consiglio questo mio articolo.

    Ecco un sito che analizza tutte le Fake

    Tutti noi, nel momento in cui generiamo contenuti, stiamo contribuendo ad aumentare il tasso di infodemia. Eliminando le fake, lo facciamo in modo responsabile, in consapevolezza, sicurezza e coscienza.

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    Economia post covid: idee per il rilancio.

    ECONOMIA POST COVID ECCO ALCUNE IDEE PER RIPARTIRE VERSO UNA NUOVA ERA. La crisi economica e sociale determinata dalla pandemia non ha eguali per modalità ed impatto. Il profilo psicologico, finanziario, umano e culturale di ogni individuo è stato messo a dura prova. Come ogni crisi, anche questa, ha inciso maggiormente sulle fasce deboli della popolazione. Per deboli si intenda quelle fasce di popolazione svantaggiate per reddito, occupazione, posizione sociale o livello culturale, ma anche per legalità. Perché, oggi più che mai, scopriamo che vivere nell’illegalità, fuori dagli schemi di uno Stato,  significa essere esclusi, emarginati, senza diritti. 

    Basti pensare a 3 milioni di lavoratori in nero, che erodono lo stato sociale, senza contribuirvi, e al contempo, se non dotati di forme di risparmi e di investimenti, sono privi di welfare, di assistenza. Basti pensare alle imprese che per eludere o evadere il fisco non rientrano nelle categorie del proprio codice ATECO, a titolo esemplificativo le palestre aperte come Associazioni No Profit.

    La società, perciò la sua economia post covid merita di guardare lontano, di distaccarsi coraggiosamente e definitivamente dal neoliberismo. L’economia neoliberista ha sostanzialmente ritenuto che l’abbassamento delle tasse per ricchi e super ricchi portasse un aumento di investimenti. Al contrario si sono avallate delle dinamiche di accentramento di risorse. Le pratiche di liberalizzazione di “deregulation” hanno visto il mercato avvantaggiarsi di un potere sempre più autonomo, scevro da regolamentazioni, licenze e limiti imposti dal Legislatore. Un aumento delle aliquote minime, in favore di una diminuzione delle massime, ha portato ad una compressione della classe media, in favore di un aumento risicato, di pochi ricchi, ed uno, spropositato di nuovi poveri. 

    In Italia il patrimonio di un dirigente è circa 5,6 volte quello di un impiegato. Una disparità presente su più comparazioni, che ha effetti devastanti in rapporto a salute pubblica, mentale e legalità. Tanto più forte è la disparità reddituale, tanto più forte sarà l’incidenza di negatività nei settori della salute e della legalità.

    Data la premessa, la società che dovremo saper costruire, dovrà gradualmente interrompere il dominio di questa dottrina, in virtù di un “nuovo umanesimo” anche in campo economico.

    Ecco 10 proposte per una nuova economia post covid.

    1. RIFORMA DELLE PIP. Il Piano per gli Insediamenti Produttivi in Italia è uno strumento urbanistico introdotto dalla Legge 22 ottobre 1971, n. 865 al fine di agevolare la realizzazione di aree specializzate ad accogliere insediamenti produttivi. Con lo sviluppo di nuovi mercati ed economie, questi insediamenti sono spesso diventati delle aree depresse, abbandonate. Il modello Silicon Valley ci insegna che agglomerare e infrastrutturare un’area vuol dire realizzare connessioni ultra potenti, hub logistici, snodi commerciali, uffici e dipartimenti, e contribuire perciò a portare fuori dai centri delle città traffico e mobilità. Vuol dire sviluppare nuove sinergie tra privati. Vuol dire dare vita a nuove realtà, a facilitare lo sviluppo di start up, riformare e recuperare capannoni dismessi, industrie abbandonate, efficientare un comparto su un’economia di scala e non più su poche imprese filantrope. 
    2. CROWDFUNDING DI STATO. Istituire un portale per il crowdfunding per finanziare progetti utili alla collettività. Una nuova forma di investimento, non più esclusivamente finanziario. Il crowdfunding di Stato può seguire due mission: a) micro opere – interventi con budget ridotti, su base locale, per piccole operazioni, interventi di necessità, urgenze e finalità sociali e culturali. b) macro opere – interventi per profili di grandi redditi, coinvolti nelle grandi opere, infrastrutture e necessità strategiche dello Stato, in cui il cittadino investe il proprio patrimonio, direttamente, partecipando ad un azionariato sociale.
    3. RIFORMA FISCALE. Diminuzione delle aliquote minime, aumento delle massime. Si torni ad un’equa distribuzione delle risorse, tramite la tariffazione delle aliquote. Introduzione della FLAT TAX al 5% (sotto i 10.000 euro – per dare l’occasione agli oltre 3milioni di lavoratori in nero, di emergere e rientrare nel welfare state), FLAT TAX 15% (già esistente – fino a 50.000) e FLAT TAX 30% (fino a 100.000 euro), aumento dell’aliquota massima dal 43 al 50% per redditi superiori a 100.000 euro. Inserimento tassa di investimento solidale, pari al 3% su patrimoni superiori a 900mila euro. Aumento tassazione delle buonuscite dei top manager. Romiti, Profumo, Geronzi, Cordero di Montezemolo, Colaninno, e tanti altri, hanno ottenuto buonuscite mediamente di 30 milioni di euro, tassati al 34-38%. Un aumento di tale tassazione tra il 60-64% sarebbe una scelta selettiva e incisiva. 
    4. ALIQUOTA UNICA PER COMMERCIO ELETTRONICO IN UE. Attivare un percorso di riforma europea sulla tassazione delle transazioni digitali in territorio UE. Tale aliquota, al netto dell’IVA imposta da ogni Paese, permetterebbe di scoraggiare operazioni di dumping fiscale, ed omologare l’unica cosa che può restare uguale per tutti perché prescinde dai contesti in cui si applica: il web. L’economia post covid non può non affrontare unitariamente alcune problematiche del mercato globale.
    5. PORTALE ITALIANO DELL’E-COMMERCE. In accordo con Poste Italiane, agevolando perciò la preesistente infrastruttura di logistica, realizzare il sito Nazionale dell’e-commerce, dove realizzare un’estensione delle attività fisiche presenti nelle nostre città. Una mappa Regione per Regione, in cui si può fare visita negli store di tutta Italia, e acquistare anche a distanza. Un supporto all’economia di vicinato, che diventa nazionale, condivisa, digitale. Prevedere un’area del sito dedicata al Made in Italy , con un canale preferenziale per le vendite all’estero.
    6. ESTENSIONE DETRAIBILITA’. Estendere la detraibilità a tutti i prodotti/servizi inerenti a Made in Italy, arte, cultura, spettacolo, turismo, commercio e artigianato locale. Si ottiene un doppio risultato, contrasto all’evasione fiscale e stimolo ad acquisti settoriali e qualificati.
    7. LEGGE PER OBBGLIARE ALL’UTILIZZO DEL PATRIMONIO PUBBLICO DA PARTE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI. Ogni anno in Italia spendiamo miliardi di euro per pagare affitti a privati. Uffici comunali, sedi provinciali, enti governativi, di rappresentanza, ASL e uffici ospedalieri, ambulatori, delocalizzati e attivi presso immobili di privati. Lo Stato possiede un enorme quantità di immobili. Riutilizzarli vuol dire portare a nuova luce immobili storici, spesso di pregio, e renderli utili alla collettività, che non avrà l’aggravio degli oneri di fitti passivi.
    8. EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DI TUTTO IL PATRIMONIO PUBBLICO. Accelerare il processo di autonomia energetica adeguando scuole, caserme, ospedali, trasporti.
    9. IMU E ICI per tutto il patrimonio della Chiesa. E’ inutile aggiungere altro, per chi possiede circa 1/4 del patrimonio immobiliare nazionale.
    10. SEMPLIFICAZIONE E TRASPARENZA. Creazione di un’APP che tracci come vengono utilizzate le tasse versate dai contribuenti dalle singole PA. Unificazione delle tasse e delle imposte. Riduzione modelli di contratti di lavoro, tramite moduli semplificati e procedure snelle.

    QUESTE SONO ALCUNE DELLE MIE PROPOSTE PER UNA NUOVA ECONOMIA POST COVID. TU COSA NE PENSI? SE VUOI PARLIAMONE ANCHE SU FACEBOOK

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