Archivio degli autori Alberto Siculella

Creator Studio: implementata la piattaforma per gestire al meglio Facebook e Instagram.

Molti social media manager lo stavano aspettando da tempo, altri hanno visto modifiche sui propri social e non riuscivano a capacitarsene. Bene, Creator Studio, il programma business di Facebook, è stato implementato ad una versione che integra perfettamente la gestione dei contenuti di entrambe le piattaforme: Facebook e Instagram.

Vediamo rapidamente di cosa si tratta.

Creator Studio è un’interfaccia che unisce tutti gli strumenti per la gestione dei contenuti, delle metriche, delle pubblicità di Instagram e Facebook.

Per accedere è sufficiente collegarsi al link che vi riporto alla fine del post. Altrimenti potete cliccare, dalla vostra pagina Facebook, su “strumenti di pubblicazione” e pigiare su Creator Studio.

Una volta entrati, in alto si presenteranno due iconcine: la prima di Facebook, la seconda di Instagram. Sia l’una che l’altra vi indicano le pagine FB e i profili Instagram collegati. | ATTENZIONE per avere tutti gli strumenti a disposizione occorre essere AMMINISTRATORE della pagina |. Se non risultano collegate le vostre pagine, basterà inserirle manualmente seguendo l’indicazione “aggiungi nuova pagina”. Se avete l’omologo in Instagram, cliccate sull’icona e inserite il profilo; vi verrà richiesto user e pass ed il gioco è fatto. Da questo momento potete programmare i post, con tutte le funzionalità possibili.

Grazie a Creator potete finalmente programmare anche la pubblicazione dei post su Instagram, l’editor vi suggerirà lo spazio testo diviso per contenuto ed hashatag.

Un’evoluzione significativa che tende all’integrazione dei canali di Zuckerberg in una piattaforma sempre più completa e che gradualmente diventerà sempre più articolata nelle sue funzioni organiche ed a pagamento. Attendiamo Whatassp Business integrato al pannello di gestione ;-).

Ecco il link per accedere a Creator Studio https://business.facebook.com/creatorstudio/

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Turismo 2019: scenario e numeri in Puglia e nel Salento.

E’ boom, anzi è crisi, uguale agli altri anni. Sul turismo ogni anno si sprecano commenti, opinioni, valutazioni e post alla ricerca spudorata di like, condivisioni e viralità. La differenza tra un’opinione soggettiva ed una valutazione oggettiva è fornita dai dati. Diamo perciò un quadro oggettivo, basato su dati realistici e non su presunte valutazioni.

PREMESSA: gli unici numeri certi sono quelli derivanti dalle statistiche dell’Osservatorio del Ministero con ENIT e dall’ISTAT, e questi dati sono disponibili sui siti ufficiali, e riguardano l’anno precedente alla pubblicazione, ovvero, entro novembre-dicembre 2019 sapremo i dati del 2018. Allo stato attuale disponiamo dei dati 2017.

FAKE NEWS, SENSAZIONALISMO E PROPAGANDA.

No, la Puglia non è mai stata “eletta le Regione più bella del mondo”, non perché non possa puntare ad esserlo, ma perché non è mai esistita una nomination del genere. (Leggi l’articolo). Era solo una delle tante fake news prodotte per gonfiare il petto e promuovere subdolamente la nostra Regione.

Smontiamo da subito alcune notizie false o montate ad arte per sostenere la propaganda di alcuni amministratori più abili nella comunicazione che nella gestione turistica dei territorio. Sostenere che il turismo sia in aumento perché sono aumentati gli introiti da tassa di soggiorno è come sostenere che siano sempre di più i proprietari di prima casa perché più persone pagano il canone RAI. E’ il caso del Comune di Lecce dove l’evasione della tassa di soggiorno era tanta e tale che in un solo anno si è passati da poco più di 500 mila euro a oltre 1 milione. E’ evidente che un balzo del genere non può significare che le presenze siano raddoppiate, ma che gli ottimi controlli effettuati hanno evidenziato una grande fascia di evasione della tassa. Perciò non è raddoppiato il turismo, ma dimezzata l’evasione degli oltre 500 B&B in città.

Meno turismo di massa, più turismo di qualità? Qualità e quantità sono due concetti ben differenti e l’uno non esclude l’altro. La propensione alla spesa non è la capacità di spesa, e sarebbe folle pensare che un 20enne non sia in grado di spendere più di un 40enne, poiché la disponibilità del primo potrebbe essere data da un reddito genitoriale più alto e da una propensione al consumo più accentuato. Solo perché si è incapaci di governare, pianificare, gestire un mercato turistico, non si può sostenere che non sia un buon mercato. E’ il caso di Gallipoli dove oggi le presenza sono nettamente diminuite, con un sostanziale mantenimento nel mese di agosto, e qualcuno sostiene che questo ha portato ad un turismo “di qualità”. Come valutare la qualità di un turista? Dagli schiamazzi ? (chi li valuta?) Dalla spesa pro capite? Anche quando è conclamata la diminuzione dell’evasione fiscale, grazie alle nuove norme e all’aumento dell’utilizzo delle carte di pagamento al posto del contante. Una cosa è certa; la spazzatura e l’incuria c’erano prima, c’è adesso, e i locali dismessi potevano essere riutilizzati piuttosto che abbandonati al degrado.

Sono aumentati gli arrivi in Puglia. Si, ed è un trend destinato a crescere. E i servizi? Le ricadute economiche, sociali, occupazionali? Un buon amministratore non deve sbandierare i dati di un trend mondiale facendoli propri come fosse merito suo, ma dovrebbe dare risposta a queste domande, per governare un flusso in crescita, senza sottoporre i suoi cittadini ad altre dinamiche di turismo subito. 5 ore dall’aeroporto di Bari ad una località costiera del Salento, questo è il punto su cui lavorare. La puzza di fogna, le strade dissestate, l’assenza di rete, di indicazioni chiare, di guide interattive; l’assenza di strutture per le disabilità, i servizi animal friendly e tanto altro ancora, c’è da fare, tanto, troppo, invece di fare le cicale, bisognerebbe iniziare a lavorare come le formiche.

MA QUALE INTERNAZIONALIZZAZIONE? La Puglia, nonostante una costante crescita di presenze straniere, continua a rimanere tra i fanalini di coda, mantenendo un turismo prevalentemente italiano con una quota del 78,5% sul totale.

MA QUALE DESTAGIONALIZZAZIONE? La Puglia continua ad essere in cima alla classifica solo nei mesi di luglio e agosto, qualche miglioramento a maggio e settembre, il resto è il nulla che avanza. Non c’è nessuna località pugliese nella classifica annuale delle principali 50 località per pressione turistica, non c’è nessuna crescita contestuale sullo scenario italiano, ma solo in variazione % sugli anni precedenti su base regionale (dove ad incidere è un trend globale).

Da settembre, passata la sbornia agostana, si faranno tante chiacchiere post ombrellone, ed il turismo tornerà ad essere un tema in voga da maggio in poi. Chi ha battuto cassa difenderà il modello, chi non è riuscito a monetizzare lo maledirà, ecco perché il turismo dovrebbe avere, da parte delle amministrazioni, un’impronta manageriale, per dettare la linea, fornire strumenti, invece dei soliti tavoli tecnici utilizzati per stringere rapporti, relazioni e promesse elettorali.

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Come vincere le elezioni, prima delle elezioni.

Nell’era della campagna elettorale permanente, il tempo è il primo fattore discriminante. Ogni competizione elettorale è una sfida ben precisa, contesto, regole e dinamiche sono definite per il tipo di elezione. Il tempo però resta una variabile identica su qualunque piano. Che sia una competizione amministrativa, regionale, politica o europea, muoversi in anticipo significa segnare il passo prima dei competitor e approfittare di un momento apparentemente silenzioso, prima del rumore mediatico della campagna, dove per piazzare una notizia, o marcare il terreno, diventa molto più complicato e si rischiano scivoloni.

Il consenso si acquisisce nel tempo, con il tempo. La fiducia con un potenziale elettore è determinata da una relazione che ha bisogno di passare dalla semplice notorietà al così detto engagement.

Più che una campagna elettorale, serve un percorso elettivo, vediamo insieme alcuni punti per realizzarlo.

4 STAGIONI: serve un intero anno (almeno) per costruire un percorso. Continuità, perseveranza, ripetitività del messaggio, sono necessari per incidere sul proprio elettorato.

ANALISI DI CONTESTO: prima di iniziare considera un’attenta analisi del contesto di riferimento: legge elettorale, motivo del voto, flussi elettorali (almeno delle ultime due tornate), possibili schieramenti e posizionamenti.

CANDIDATURE: chi si candida, perché, come. E’ fondamentale avere donne e uomini giusti nei posti giusti, saperlo prima, subito, per incidere su micro elettorati di riferimento, con temi specifici e figure autorevoli in quel campo.

POSIZIONAMENTO: posizionare il candidato in maniera coerente e credibile nel Mercato Elettorale. In base al posizionamento, sviluppare una swot analysis e intercettare minacce e opportunità provenienti dal ME e punti di forza e debolezza del candidato.

BRANDING: sviluppare un’immagine coordinata, che dia risalto al posizionamento e che rafforzi la sua identificazione. Creare un messaggio chiaro, unico, capace di affiancare, promuovere legittimare il candidato ed il suo programma.

PROGRAMMA: idee e soprattutto numeri a sostegno delle idee. Parti sociali, gruppi, rappresentanze, opinion maker, opinion leader, associazioni ed enti, devono essere coinvolte a monte e nel tempo. Coinvolgerle solo negli ultimi 20 giorni significa realizzare una gara a ribasso ( o a rialzo, dipende dai punti di vista ). Oltre a raccogliere idee e suggestioni, bisogna essere in grado di promuovere una propria visione, forte, chiara, precisa, frutto della fase di analisi.

COMUNICAZIONE: analizzare notorietà e reputazione, ed in base allo stato attuale, promuovere una agenda basata su strumenti specifici al primo e al secondo scopo. Sviluppare notorietà significa spesso e volentieri restare nel mondo mainstream con slogan, media classici, eventi e pubbliche relazioni. Sviluppare reputazione significa basarsi su una strategia di profondità, ovvero mostrarsi autorevoli su determinati punti, forti su temi vicini alle sensibilità del proprio elettorato.

CIRCUITO: la comunicazione deve essere incanalata in un circuito continuo. I messaggi devono essere trasversali e crossmediali, la struttura di comunicazione deve avvalersi della turnazione di più fornitori e più risorse, che permettono di generare un’implicita conoscenza di elementi distintivi e di parole chiave.

DETTARE LA LINEA: generare l’agenda setting è fondamentale per schivare trappole, defilarsi da imboscate, e portare l’avversario sul proprio campo. Studiare i temi, usando gli strumenti nei modi e nei tempi propri, consente, se fatto con professionalità e cautela, di dettare la linea e piazzare i colpi vincenti.

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Il problema non è il capo, ma il campo politico.

Le elezioni europee, insieme alle amministrative, ci hanno restituito uno scenario nitido: la Lega Nord aumenta il suo consenso, in un’ottica anti europeista. Il PD risale la china, grazie anche alla lista unica.

La premessa deve essere chiara: le competizioni elettorali seguono binari differenti e non possono essere ne comparabili, ne sovrapponibili. Nel tempo della società liquida, lo è anche l’elettorato, che può trovarsi nelle condizioni di votare alle politiche per il Movimento, alle amministrative per il PD, e alle europee per la Lega Nord. Non c’è nulla di male, non c’è nulla di sbagliato, perché è proprio ciò che capita ogni giorno, nelle nostre scelte quotidiane, nel nostro carrello della spesa.

Su questo stesso blog, già nel 2012 e nel 2013 anticipai ciò che sarebbe accaduto al Movimento 5 Stelle. Il nome di Beppe che scompariva dalla bandiera, conseguentemente al suo defilarsi per lasciare spazio ad un capo politico. Anticipai che per vincere bisognava dichiarare la lista di uomini e donne e renderli visibili e consolidarne la notorietà, costituendo nel tempo una solida reputazione. Anticipai anche il rischio cannibalizzazione dell’elettorato da parte della Lega Nord, spiegandone i motivi, che puntualmente si sono realizzati.


Anticipai che il Movimento, nella sua naturale evoluzione, si sarebbe dovuto strutturare e trovare un punto di equilibrio. Sebbene tutto ciò, e tanto altro, è accaduto, nel frattempo tra sconfitte ed eclatanti vittorie, nessuno si è accorto che le ultime tendenze sono date proprio da quest’ultima mancanza. Ovvero la formalizzazione di ruoli e processi che determinano un’organigramma, orizzontale e fedele ai principi del Movimento, ma che distribuisca non solo i compiti ma anche le responsabilità nelle varie fasi e sui vari livelli.

“I partiti proveranno ad assomigliare sempre più al Movimento, e questo farà apparire (all’opinione pubblica) il Movimento come un partito”; lo dissi e lo scrissi in un libro 4 anni fa. Un’operazione di riposizionamento che Salvini ha saputo da subito intraprendere e che ora sta portando i suoi frutti. Lo fa anche il PD che promuove forme di “attivismo” e di partecipazione diffusa, “dal basso”. Il web e i social, strumenti fondanti dell’azione a cinque stelle, ora sono terreno fertile per gruppi ricchi di risorse professionali e soprattutto economiche. Insomma il tradizionale volta verso l’innovativo, e ciò che era innovativo, se non strutturato, rischia di apparire tradizionale.

E’ necessario perciò che il Movimento, ad ogni scossone, reagisca con maturità e serietà, senza agitazione, ma con determinazione nel ritagliarsi il posizionamento che gli compete, rafforzando le scelte politiche di cui deve mantenere maggiore coerenza possibile. Nel contempo, presidiare il proprio campo, strutturando una strategia complessiva di uomini e mezzi che siano in grado di rispondere con maggiore rapidità agli stimoli provenienti da eventi interni, esterni e competizioni.

Non è una questione di “capo politico”, che per il Movimento è una contraddizioni in termini, ma di campo politico. E’ arrivato il momento di non discutere più del Movimento come una realtà alle prime armi, ormai è una forza di Governo, una certezza per tanti elettori, un dubbio per altri, il male (ed è bene così) per pochi.

Non si tratta di dare fiducia a Luigi Di Maio o meno, ma di iniziare a creare una struttura diffusa, in cui più persone, assumano differenti responsabilità e rendano più snella, funzionale, policentrica una struttura troppo rigida per essere nata e cresciuta nella rete.

A veder bene, non si tratta di una evoluzione, ma di un ritorno all’antico, cioè riappropriarsi del proprio posizionamento, con l’idea ben chiara in testa, di non essere più un Movimento per gli attivisti, ma un patrimonio di tutti gli italiani.

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Instapolitica

Instagram funziona in politica?

A quanto pare l’ascesa di Instagram, le varie novità introdotte dal social acquisito dal gruppo Facebook, non hanno lasciato indifferenti i politici o i loro consulenti. Sempre più disinibiti e disintermediati, politici di tutte le provenienze, età, sesso, sono pronti a dare un’immagine diretta e più social di se stessi.

In America, abbiamo assistito all’incredibile scalata ai piani alti della politica di Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata più giovane mai eletta nel congresso, nel distretto di New York. La sua immagine, in forte coerenza con la sua età, lo stile di vita, si è adattata perfettamente ad uno standard comunicativo dato da dirette, immagini salienti, storie. Instagram ha realmente costruito il brand della Cortez.

Non è oro tutto ciò che luccica. Come in ogni fase analitica di marketing, anche quella politico, si deve misurare con la scelta di strumenti, messaggi, risorse da utilizzare. Deve perseguire una coerenza con il personaggio, il posizionamento presso il proprio elettorato, e ambire a creare suggestioni rispetto al proprio programma e le proprie idee.

Instagram è infatti uno strumento fortemente under 40, con la massima soglia di penetrazione nel target sotto i 30 anni. Prima di intraprendere la gestione di questo strumento perciò serve comprendere che si andrà a comunicare ad un target giovanile, interessato ad alcune tematiche inerenti alla propria anagrafica. Il linguaggio, il perché e i conten uti andranno perciò calibrati in funzione dell’interlocutore. Aprire la propria vita privata al pubblico, essere incline a dirette frequenti, raccontare il proprio profilo personale ancor prima di quello politico, è la chiave di volta per utilizzare questo strumento. Se sei un politico over 50, poco disponibile a dare accesso alla propria vita privata, hobby, passioni, stile di vita, ci penserei qualche momento in più. Il rischio è quello di apparire, ad un target non di riferimento, patetico e approssimativo.

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LEGATI.

Ecco perché il Governo giallo-verde conviene più alla Lega Nord che al Movimento 5 Stelle.

Si sono legati in tutti i sensi. Lo hanno fatto nel nome della volontà dei cittadini, sottoscrivendo un contratto di governo. Lo hanno fatto supponendo di essere l’uno lo sparring partner ideale dell’altro.

Ma oggi, a poco meno di un anno dal giorno in cui Lega Nord e Movimento 5 Stelle si sono legati in matrimonio di governo, il vero movimento sembra essere quello di Matteo Salvini, ed i 5 Stelle sembrano arrancare alle spalle dei verdi. Il Movimento 5 Stelle ha stravinto le elezioni, alzando il tiro su più fronti. Esponendosi perciò ai contro ineluttabili che il cambio da opposizione a maggioranza impone.
La Lega Nord si è concentrata su un programma più snello, un’esposizione meno netta e perciò a dei rischi nettamente più bassi.
Perché la Lega Nord potrebbe fagocitare il Movimento?
Troppo forte l’opposizione, tanto rischiosa la maggioranza. Il M5S ha legato la propria ascesa a dei fortissimi (quanto quasi sempre giusti ed opportuni) cavalli di battaglia.
No Triv, No Tav, No Vax, No Tap. Su quest’ultima sappiamo come è andata, e che le colpe siano pregresse, di amministratori locali che oggi si fingono fieri condottieri della battaglia alla TAP, come dei Governi precedenti, all’elettorato non scende l’aver sperato invano. La TAV è caso districato e appare più probabile la continuazione che non la chiusura dei cantieri. Sui vaccini, una linea più morbida (ed anche sana) all’orizzonte, ha spiazzato i più accaniti No Vax. Sulle trivelle invece si è posto un argine di 3 anni, dopo si vedrà.
In aggiunta il Movimento ha acquisito poltrone molto gravose come : lavoro, sanità e opere pubbliche, perciò non può, soprattutto nella battaglia alle grandi (inutili opere) deviare alcuna responsabilità se non ad amministrazioni pregresse e ad una campagna troppo imprudente.

L’altra sponda del Governo ha invece usato una più prudente quanto determinata campagna focalizzata su: pensioni e immigrazione. Il primo tema ha l’impatto sociale quantitativamente più rilevante: costo più importante dello Stato, Paese sempre più vecchio, elettorato che conta la percentuale di astensionismo più bassa. Trasversale ma fortemente focalizzata negli over 60, la tematica dell’immigrazione, si mostra tema cardine a livello mondiale.
Proprio su quest’ultimo il Ministro degli Interni Salvini, può vantare il privilegio di scaricare il barile sull’Europa, ONG, mafie e clandestini. D’altronde parlare di immigrazione è come parlare di turismo, mobilità, globalizzazione. È di per se un fenomeno connaturato nelle vite umane e porre un blocco è inimmaginabile tanto quanto supporre la scomparsa della povertà e delle guerre.
Un problema così ampio per soluzioni solo utopiche. Ben altro significherebbe fare giustizia, ovvero accogliere i meritevoli, soccorrerli. Identificare e punire i reati. Dunque il problema non è l’immigrazione ma la giustizia, la soluzione di facciata sta a Salvini, la soluzione di fatto sta a Bonafe.

Il Movimento perciò si ritrova ben più responsabilità a causa di una linea più netta e determinata. In un percorso che già nel 2015 descrissi, il Movimento avrebbe formalizzato processi e ruoli, avviando una trasformazione in partito, i partiti avrebbero acquisito imprinting e modelli più flessibili, in un tentativo di posizionarsi come movimento.

Ecco perché l’elettorato della Lega Nord può ritenersi più flessibile alle nuove dinamiche di cambiamento, accettando di buon grado alleanze (compreso il Movimento) e programmi. Di contro il Movimento più rigido perché meno incline ad aperture tipiche dei partiti, ha un elettorato che non perdonerà l’alleanza con la Lega Nord, le scivolate Triv,Tap,Vax e chi più ne ha più ne metta.

Non sarà certamente il lavoro del grafico che ha cancellato “Nord” dal simbolo della Lega, ma l’invasione di campo nell’elettorato del Movimento deriva anche da questo nuovo posizionamento nazionale, non più federale, che sfonda gli argini a destra, dove l’Italia è orfana di partiti rappresentativi, ed in balia del berlusconismo da più di un ventennio.

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