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Futurismo o fu turismo ? Scenari in evoluzione.

Quando si parla di turismo si rischia di parlare a vanvera, senza sapere cosa è, come lo si fa, chi sono gli attori economici e quali sono le variabili che determinano il settore prima, il mercato poi. Negli ultimi anni si è iniziato a riconsiderare il concetto di turismo e soprattutto di turista. I contesti socio-politici, i terrorismi, i trend, le mete e le politiche adottate per sviluppare turismo, il digitale ed i nuovi attori del mercato, stanno ridisegnando il concetto stesso di turismo.

Per parlarne abbiamo interpellato Luca Caputo, esperto di turismo, e più precisamente Food Tourism Consultant & Digital Coach – UniSalento Research – Advisory Board Member on Digital Tourism of BiT Milano.

Oltre alla conclamata professionalità e alla riconosciuta specificità, l’intervista a Luca Caputo nasce dal desiderio di approfondire sulle evoluzioni in corso, e averne una visione allargata. Una vera immersione nella competenza, lontana dalle improvvisazioni e dalle mediocrità che circondano il settore.

Allora benvenuti e buona lettura.

Come tutti i mercati, il turismo è stato radicalmente scosso dalle novità digitali. Il 2.0, ovvero il passaggio dal transazionale al relazionale, ha obbligato gli operatori ad interpretare nuove esigenze, a stravolgere le proprie logiche. Se volessimo riconoscere le principali caratteristiche di un mercato turistico 2.0, di quali dovremmo tenere maggiormente conto?

Le tecnologie hanno sicuramente inciso in maniera determinante sul mercato turistico, è evidente il modo in cui è cambiata l’offerta e, di conseguenza, la domanda. Nelle fasi di scelta e organizzazione del viaggio si è passati da pochi autorevoli referenti (agenzie di viaggio, tour operator, hotel) ad una miriade di interlocutori (Online Travel Agency, blog, social, influencer, B&B) che si trasformano in altrettanti punti di contatto (touchpoints) e incidono in maniera più o meno decisiva nella scelta e nella tipologia di viaggio che si andrà ad acquistare.

Il percorso che porta al viaggio, tecnicamente definito Travel Customer Journey, è sicuramente molto più articolato e frammentato di quanto non fosse qualche anno fa: è un viaggio nel viaggio! In un mercato turistico 2.0 occorre dunque conoscere molto bene il Travel Customer Journey dei propri potenziali clienti, attivando ogni strumento possibile per presidiare i touchpoints ed essere presenti e utili in ogni fase del processo decisionale.

È difficile anche definire i confini di questo mercato in continua evoluzione ma è sicuramente possibile individuare alcune caratteristiche fondamentali: la personalizzazione dell’offerta e dei servizi, l’uso dei dati per prendere decisioni in tempo reale, l’approccio mobile-friendly e la crescente integrazione della realtà aumentata che apre scenari inediti. Meriterebbe un discorso a parte tutto lo scenario delle Internet of Things, che comprende quel mondo di dispositivi che comunicano e scambiano dati tra di loro per prevedere, ad esempio, in quali giorni, in quali orari e dove si muovono i turisti su un particolare territorio, dove si concentrano i loro acquisti, da dove provengono maggiormente per poi attuare strategie in linea con quel particolare target di mercato.

In Spagna e in regione Piemonte esistono già diversi esempi di utilizzo di Big Data e Internet of Things applicati al turismo che hanno dato modo di scoprire dove dormono, dove e come spendono i turisti suddivisi per nazionalità. In questo modo, hanno scoperto ad esempio quali sono i turisti che spendono di più, con ricadute benefiche su tutto il tessuto economico. Il risultato è che, con questi dati alla mano, si capovolge il costrutto di base: non sono più i turisti che scelgono le destinazioni ma le destinazioni che adeguano l’offerta ai turisti che vogliono far venire sul proprio territorio.

La tendenza è quella di considerare il turismo sempre più “digital”, ma proviamo a fare chiarezza. Cosa significa turismo digitale? Quali sono le dinamiche di un mercato turistico che guarda sempre più alla rete? 

Nell’ultima Borsa Internazionale del Turismo svoltasi a Milano, l’argomento del mio speech era proprio incentrato sul tema “Resta sempre connesso”. Un turismo digital implica un turista sempre connesso tecnologicamente, sempre alla ricerca di soluzioni di viaggio in linea col suo stile di vita: che sia uno short-break per rompere con la quotidianità, un viaggio bleisure ideale per unire impegni di lavoro a momenti di svago o una vacanza più lunga di tipo leisure l’unica cosa che davvero conta è poter scegliere (e riprendere) in qualsiasi momento la valutazione delle soluzioni, la scelta e l’acquisto, anche di notte o la domenica quando si è comodamente a casa a valutare con calma.

È per questo motivo che si parla non più di una logica multichannel (comunicazione su più canali) ma di una logica omnichannel in cui la gestione dei canali di comunicazione lavorano insieme e si integrano per garantire un’esperienza utente fluida e continua, con l’obiettivo finale di accompagnare quanto più efficacemente possibile alla prenotazione finale. Ultimo ma non meno importante: il digitale ha ampliato la capacità di raggiungere segmenti turistici molto specifici, in cui non è importante “fare numeri” ma definire la propria Unique Selling Proposition per conquistare tanti piccoli mercati spesso molto remunerativi. In altre parole, è necessario definire la nicchia cui ci si rivolge e capire “dove” e come farlo: nel digital comunicare a tutti equivale a non comunicare a nessuno.

Esistono delle controindicazioni nel considerare così centrale la digitalizzazione del mercato? Non c’è il rischio che il territorio, ed un’organica considerazione strategica dello stesso, perdano l’opportuna centralità? Il rischio principale è identificare il digitale con la strategia: il sito web, i social, sono solo una piccola parte di una pianificazione di marketing che dovrebbe esprimere il brand in tutte le sue sfumature, dal linguaggio che si usa nel comunicare con i turisti (tone of voice) fino alla valorizzazione e formazione dei collaboratori o degli uffici pubblici di informazione turistica che, con i viaggiatori stessi, hanno a che fare in prima persona.

Il resta sempre connesso, infatti, è anche una questione di relazioni: relazioni umane e relazioni col territorio.

In un mondo sempre più digitale, il turista vuole restare sempre connesso, vuole connessioni col territorio e coi suoi abitanti. Stringe relazioni (interessi, motivazioni di viaggio) in rete, si muove seguendo relazioni e le condivide nei luoghi.Si muove ed è attratto dalle connessioni che si generano prima, durante e dopo il suo viaggio.

Non a caso una ricerca di Amadeus parla di “tribù” di viaggiatori e Copenaghen ha dichiarato morto il turismo così come lo conosciamo, dando il benvenuto al concetto di Localhood: non più un turista che cerca la foto perfetta ma una connessione personale ad un’esperienza condivisa fatta di relazioni, interessi e autenticità. Il rischio per il territorio è di non sfruttare la rete di operatori che concorrono alla costruzione del valore della destinazione: in un mondo di viaggiatori che si muove spinto da motivazioni ed esperienze di viaggio, il turismo non può essere solo appannaggio di hotel e ristoranti. Occorre che ciascun territorio scopra quali sono gli elementi WOW, quelli che lasciano a bocca aperta, che lo contraddistinguono nella sua genuinità.

È un processo lungo, che richiede progettualità, condivisione di visioni diverse, il superamento di logiche egoistiche e inutilmente competitive per promuovere sul mercato non la struttura, non il ristorante ma la destinazione tutta. Il turismo si muoverà sempre più verso luoghi in cui riscoprire il cuore vero dei territori, dove l’artigiano non è protagonista solo nel presepe vivente ma rappresenta l’economia del territorio che può dare una prospettiva di lavoro anche alle nuove generazioni.

I numeri dicono che in Italia il flusso turistico aumenta, eppure le ricadute economiche, occupazionali e sociali sono ferme al palo. Non a caso siamo al 5° posto come arrivi ma al 7° posto come introiti. C’è un evidente incapacità di sviluppare un turismo qualitativo. Da cosa deriva questo handicap e come si può leggere il dato secondo cui il meridione in Italia, anche nel turismo, paradossalmente, rappresenta la zavorra che non riesce a sviluppare pratiche di internazionalizzazione e destagionalizzazione?

Quante volte ho letto che siamo primi al mondo per patrimonio Unesco, quante volte ho sentito lodare il Made in Italy – riconosciuto all’estero come emblema della qualità espressa dal nostro Paese – in tutte quelle che sono le espressioni dell’artigianato, dell’enogastronomia, del design. Di contro, ho sentito ministri della Repubblica dire apertamente che con la cultura non si mangia e ho assistito al colpo di spugna con cui senza esitazioni è stato abolito il Ministero del Turismo.

L’elenco delle eccellenze di questo paese è lunghissimo e caratterizzato dall’espressione di un genio italico che nel corso della storia ha avuto pochi eguali. Eppure siamo sempre lì davanti al fatto compiuto di non saperlo valorizzare abbastanza forse perché, come dico spesso provocando, non ne comprendiamo la necessità né ne abbiamo la voglia.Se inconsciamente pensiamo di essere i più belli del mondo, perché dovremmo migliorare? Se in tre mesi di mercato sviluppato dal turismo balneare ciò che si guadagna basta per campare per altri nove mesi, davvero qualcuno pensa che ci sia voglia da parte di tanti operatori di fare destagionalizzazione? Tra l’altro è il tormentone di ogni anno, puntualmente prima e dopo la stagione ci si ricorda sia urgente destagionalizzare. Sarà per questo che è un termine che non sopporto più, anche perché quelli che la sbandierano ai quattro venti come la cura turistica per questa terra sono spesso i primi a non volerla sul serio.

Sull’internazionalizzazione poi, è difficile fare passi avanti se la maggior parte di chi opera nel turismo parla a malapena una lingua, non ha un sito web efficace e lascia la promozione e la vendita esclusivamente nelle mani di Booking.com. Spesso non ci si rende conto di quanto possa avere più valore una prenotazione diretta rispetto a quelle intermediate dalle Online Travel Agency, che comunque sono utili a vendere e a fare da vetrina internazionale.

Il punto è che sono pochi quelli che si pongono il problema di capire i vantaggi di avvalersi di consulenza o formazione specializzata per poter fare analisi dei dati, che sono tantissimi e provengono da ogni fonte possibile, dal sito web ai social all’email marketing. I dati sono da sempre la ricchezza con cui generare valore per il proprio business, sin da quando esiste la tessera fedeltà del supermercato sotto casa. Oggi che abbiamo a disposizione quasi gratuitamente e continuamente dati per migliorarci, li diamo in pasto a giganti dell’economia che li utilizzano per farci concorrenza nel nostro stesso business. È un po’ masochistico, no?

Il Salento è un caso di studio molto importante, emblematico del mancato rapporto qualità-quantità. Il boom a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 anni non ha portato ad un conseguente miglioramento economico, sociale, strutturale dell’intera provincia che si colloca nelle ultimissime posizioni della classifica stilata da “il sole 24 ore”. Cosa non ha funzionato ?

Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere un dato molto preoccupante: dopo Palermo, la provincia di Lecce è quella che ha perso più posti di lavoro dal 2008 ad oggi, ben 23.000 unità pari a quasi il 10% in meno.  Come si sposa questo triste primato col crescente afflusso di turismo che abbiamo e continuiamo ad avere da tanti anni a questa parte? È vero che i numeri raccontano solo parziali verità ma non si può certo dire non siano espressivi del fatto che questo grande mercato non è ancora diventato una vera e propria industria.

Non ha funzionato la programmazione, semplicemente perché non ne abbiamo mai avuta una. Non è un mistero che, tranne in alcuni virtuosi casi di successo, il fenomeno turistico sia stato completamente abbandonato a se stesso, in una forma improvvisata di autoregolazione che ha portato i territori a essere vittime di un modello di sviluppo turistico non più in grado di tutelare l’ambiente e garantire una pacifica convivenza tra turisti e residenti. Ripensare il turismo non è dunque appena un problema esclusivamente di promozione e comunicazione: è ripensare il territorio favorendo connessioni e relazioni tra tutti i settori, incentivando meccanismi e luoghi che rompano le barriere economiche e culturali tradizionali, integrando le competenze in un mondo sempre più digitale e interconnesso. Quando si parla di politiche turistiche bisognerebbe pensare a come integrarle con le misure relative all’artigianato, all’agricoltura, al manifatturiero, alla pianificazione urbana dei territori.

Per questo poi non ci si deve stupire se, ad esempio, in un mondo che privilegia il ritorno alla terra e all’agricoltura innovativa, in un mondo in cui i turisti vogliono scoprire e vivere il locale e la ruralità, una regione come la Puglia insegua un modello di sviluppo in cui il consumo di suolo raggiunge livelli superiori alla media nazionale. Quando ci si lamenta dei trasporti e si fa propaganda politica sulle infrastrutture, quanti sanno che anche se migliorassimo la rete ferroviaria nei giorni festivi e nei fine settimana le tratte sono comunque ridotte (se non sospese) perché previsto nel contratto con gli operatori ferroviari?  Logico che andasse bene per il mondo di vent’anni fa, legato al ritmo e agli orari di uffici pubblici e scuole, ma in un mondo dove la mobilità è all’ordine del giorno e il turismo si sposta proprio in quei giorni, non sarebbe il caso di rivedere anche accordi e contrattualistica nei trasporti?

Rimanendo nel Salento, dopo una così forte concentrazione quantitativa, è necessario ripensare a quale turismo si vuole fare? Ci sono dei rischi legati ad un eventuale graduale crollo della domanda? Cosa urgerebbe fare per scongiurare questa eventualità e come realizzare un turismo utile per generare valore per e sul territorio? 

Nel Salento ci stiamo comportando un po’ come la cicala della famosa favola di Esopo, quando sarebbe ora di adottare la mentalità della formica. Si vedono tante nuove idee di imprenditorialità che vengono poco valorizzate, persone che fanno il percorso inverso e migrano dal Nord o dall’estero per venire a vivere qui e portano il valore delle loro relazioni, oltre al vantaggio di recuperare sempre più spesso strutture decadenti nei borghi o masserie nelle splendidi cornici di campagna. In tanti anni ci siamo abituati al brutto, a vedere naturale costruire e urbanizzare in maniera selvaggia solo per far cassa comunale, mentre i centri e i borghi si spopolavano abbandonati alla sporcizia, all’incuria e al vandalismo. Siamo i primi ad abbandonare e bruciare rifiuti pericolosi e a sversare liquidi nocivi nelle campagne, a usare la strada come spazzatura, a sbancare le dune per farne parcheggi. Qual è il modello turistico che stiamo inseguendo? Quello più remunerativo, quello più immediato, quello più dannoso. Agli operatori va bene così perché l’unica regola è che non ci sono regole e tutto si può sempre sistemare, mentre tanti comuni fanno cassa con la tassa di soggiorno, anche se non si sa mai a quanto ammonti e come si riversi in servizi e benefici sul territorio.

Il Salento, così come tutta la Puglia, ha bisogno di valorizzare non appena le bellezze turistiche ma le relazioni che su questo territorio si stanno sempre più intrecciando e generano valore, sia per il turismo sia per i residenti stessi, per i giovani che vogliono una prospettiva in questa terra.  La Puglia e, di conseguenza, il Salento hanno vissuto epoche d’oro negli anni in cui il nostro vino, il nostro olio, le nostre produzioni agricole andavano ad arricchire la filiera produttiva in cui la vendita era prerogativa di altri intermediari. Poi la crisi, l’aumento dei costi di trasporto, l’aver inseguito modelli economici differenti dalla nostra tradizione ha portato alla crisi che ancora oggi sentiamo addosso e che porta i nostri ragazzi a cercare fortuna altrove.

Eppure, come dicevamo in una recente riunione a Milano insieme agli amici dell’associazione Pugliesi a Milano, oggi che il Salento e tutta la Puglia vivono questa notorietà è necessario capire come trattenere e trarre valore da queste relazioni che sempre più spesso si intessono e lasciano traccia nei territori.

Occorre una nuova concezione di territorio in cui l’asset principale non siano appena le bellezze del territorio ma le persone, le relazioni che in esso si generano. Attirare turismo lascia il tempo che trova, ciò su cui investire veramente è capire come far diventare il turista partecipe nella generazione di valore della destinazione, sia nell’ottica di investire qui la sua vita e la sua professionalità sia nell’ottica di essere in grado di richiamare altre relazioni, come rete di relazioni egli stesso. Questo è il cambio di visone di cui abbiamo bisogno, altrimenti il turismo sarà l’ennesima economia che ci restituirà un territorio devastato, dopo anni di vita da cicala.

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Marketing e comunicazione a Lecce, nasce ufficialmente Studio Siculella.

Marketing e comunicazione a Lecce, nasce Studio Siculella.

Dopo tante evoluzioni nasce ufficialmente Studio Siculella : marketing e comunicazione a Lecce.

Nato nel Salento, cresciuto e formato tra Milano, Malaga, Londra e Roma, Alberto Siculella è un consulente di marketing e comunicazione d’impresa. Specializzato in PMI, turismo e politica. Esperto di web e social media management del quale è uno dei pionieri a livello nazionale. Collaboratore parlamentare, formatore e studioso della comunicazione efficace, ha scritto un libro pubblicato da EAI “marketing 2.0 e social media, nuovi strumenti per il consenso politico”. 

MARKETING E COMUNICAZIONE A LECCE

Dopo tante esperienze, intraprende la carriera da free lance, poi inizia a lavorare per una società di comunicazione, ed infine collabora con più realtà. Deluso dalla totale assenza di meritocrazia, e dalla mancanza di professionalità, decide di trasformare la sua esperienza in un’unica realtà : Studio Siculella _marketing e comunicazione a Lecce_

Studio Siculella nasce in risposta a:

  • improvvisati del mestiere
  • spacciatori di social media
  • venditori ambulanti di siti
  • cugini che sanno disegnare
  • amici che me lo fanno come favore
  • incapaci
  • disonesti

Studio Siculella abbraccia la filosofia del lavoro di qualità, di chi lavora per vivere e non vive per lavorare. Di chi mette meriti, competenze e disponibilità in cima alle priorità. Di chi sfida le convenzioni, le raccomandazioni, le frustrazioni di un mercato del lavoro che non ha bisogno di un tempo e di un luogo, ma delle intelligenze, delle passioni, dei talenti puri ed onesti.

Ci poniamo le migliori domande per offrirvi le più opportune risposte, mettendovi a disposizione una fitta rete di professionisti che spaziano da:

  • web developer | web design
  • grafica | copy
  • formatori | consulenti

Offriamo servizi di marketing, web e social media marketing, piani di comunicazione aziendale ed integrata, branding, pubblicità, campagne elettorali, consulenze strategiche.

Nasce così ufficialmente Studio Siculella, marketing e comunicazione a Lecce. A breve un nuovo sito, brand identity rivisitata e tante iniziative per farvi conoscere la vera risposta alle esigenze della vostra attività.

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“Anti”, quando essere contro giova al tuo nemico.

Tra le piccole strategie di comunicazione politica ce n’è una significativa. Sembra banale ma non lo è. Una regola fondamentale: il purché se ne parli! Una regola chiara, che non accetta alcuna eccezione. In molti osservano che, il come se ne parla, è una discriminante non da poco, nel giudizio complessivo che la comunicazione crea. Certo, ma fidatevi, parlarne male può rappresentare comunque un’opportunità.

Eppure questa è strategia di comunicazione politica, ma in tanti non la comprendono. Spesso presi dall’astio, dal fastidio, dalla repulsione, tendiamo ad attaccare, senza soluzione di continuità. Alziamo il livello dello scontro, inaspriamo i toni, cerchiamo qualsiasi appiglio per scalfire l’immagine del nostro nemico. Invece lo rafforziamo.

Anche la campagna elettorale di Trump si è basata su tutto questo. I mass media, l’opinione pubblica, i grandi giornali, Wall Street, le star di Holliwood, gran parte, spesso quasi la totalità, erano ostili a Trump. Nascono gruppi Anti Trump. Obama sosterrà di avere paura che un uomo pericoloso come Trump possa essere il Capo della Casa Bianca. Eppure in tanti americani, non certamente solo gli incolti, come qualcuno ha cercato di sostenere, si è fatto largo il Trumpismo. Trump cavalca la sua strategia di comunicazione politica, si posiziona in opposizione all’establishment ritagliandosi il ruolo della vittima dei poteri forti.

In casa nostra un altro esempio su tutti è Salvini. Abile il suo staff nel riposizionare l’intero partito, Salvini ha preso due soli temi che accomunassero il malcontento italiano, da nord a sud: immigrazione e pensioni. Si è rifatto il look, non più Lega Nord ma Lega, non più verde addosso, toni più istituzionali, niente ruspe, ed un Trumpistico “prima gli italiani”. Anche perché un “Prima gli italiani del nord, poi quelli del centro, poi quelli del sud, poi quelli residenti all’estero” non entrava.

Salvini durante il suo percorso ha provocato, infastidito. Ed i suoi “anti” sono corsi all’amo e hanno abboccato all’esca. I “no Salvini” , hanno riempito le piazze, si mobilitavano contro di lui. Eppure ecco il boom alle elezioni del 4 marzo; Salvini supera il mummia ed è leader della coalizione di centrodestra, più destra che centro.

Ed è cosi che funziona per molti degli argomenti sociali e politici. Pensate ai temi del fascismo e del razzismo. Sebbene il secondo sia una tendenza socio-culturale da estirpare con tutta la forza e la veemenza necessarie, il primo, ideologicamente un concetto legato alla politica e ad una sottocultura politica, vive di propaganda, di comunicazione, di diffusione della dottrina, delle pratiche, degli stili e del credo. Abbattersi contro, creare il dibattito sull’antifascismo significa rispolverare il fascismo stesso.

Ogni “anti” è la deliberata conferma che qualcosa a cui ci si oppone esiste. L’anti omofobia, nel momento in cui nasce, contribuisce all’omofobia stessa. Gli estremismi si nutrono di opposizioni, e più dura è l’opposizione, più essi si rafforzano. Gli estremismi tendono a portarti sulla propria strada, e nella solitudine mediatica, nella pochezza argomentativa, cercano temi che confinino con l’opinione comune, con il dibattito pubblico. Una volta creata questa promiscuità, cercano di piazzare la notizia: sensazionalismo, iperbole, provocazioni. Non seguirli, non cercare lo scontro provando ad inseguirli sul loro stesso campo è l’unica soluzione in comunicazione. Pensate alle piazzate dei campi rom , le ruspe, la legittima offesa, l’odio su Boldrini e Fornero. Il risultato è stato raggiunto, piazze imbestialite, bombe carte, spray che imbrattano pareti e scontri con la polizia. L’anti ha rafforzato il suo opposto.

Allora siete pronti ad annientare il vostro nemico? Non inseguitelo sul suo tema, rilanciate il vostro e a provocazione non rilanciare, ma mandate tutto in obliò, gli toglierete linfa vitale.

Approfondisci su ” strategie di comunicazione politica

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Unisciti a Studio Siculella | talenti di marketing e comunicazione a Lecce |

Ognuno di noi ha un talento che ci rende unici, capaci, utili. Studio Siculella nasce dalla consapevolezza che quel talento è specifico ed utile se impegnato con meritocrazia e rispetto dei ruoli. Ecco perché, a differenza di tanti, anzi di troppi, Studio Siculella si fonda sulla competenza, sul merito e non su amicizie e raccomandazioni. Qui per lavorare nessuno ha mai chiesto niente a nessuno, e tutto ciò che siamo diventati, e stiamo diventando, è il risultato di lavoro, passione e professionalità.

Se anche tu credi di avere un talento specifico, e chiedi spazio per poterlo mettere alla prova, sei il benvenuto.

In questo momento stiamo valutando i CV per le seguenti posizioni:

  • web developer | web designer
  • graphic designer, esperti in Illustrator, InDesign, Photoshop

Inviaci il tuo CV alla mail [email protected]

Indicando in oggetto “candidatura wd” per la posizione da web developer|web designer

Indicando in oggetto “candidatura gd” per la posizione da graphic designer

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Risultati delle politiche 2018 , ecco perché il 5 marzo non cambierà nulla.

Il 5 marzo ti sveglierai, illuminerai come al solito il display del tuo cellulare, poche notifiche o nessuna. Su whatsapp tutto tace. Scrollata Instagram e Facebook, solite notizie, soliti volti.  Ti alzerai, andrai verso il bagno e penserai ad un’altra giornata da affrontare. Ma c’è qualcosa di diverso.  E’ il giorno dopo le elezioni, ma ancora i risultati non sono certi. Si è votato per le politiche 2018 e tu ci sei andato, volevi provare l’ebbrezza di un collegio plurinominale. Anche se non ne hai capito le regole lo hai fatto per sentirti più partecipe, più cazzuto degli altri.

Il caffè è lo stesso, il giornale online ha giusto cambiato il banner pubblicitario. Ci dovrebbe essere qualcosa di nuovo nell’aria. Un governo nuovo, proposte nuove, aria nuova. Sei turbato, non capisci cosa sia successo nella notte. Hai sognato di scivolare all’indietro, di tornare indietro nel tempo. Eppure questa mattina è il 5 marzo 2018, non si è riavvolto il nastro, ti sei semplicemente svegliato in Italia.

Sono passati mesi di campagna elettorale, anzi, anni, perché siamo abituati ad avere una campagna elettorale permanente. Ti hanno promesso bonus, dopo averti tolto i diritti. Ti hanno garantito soluzioni ai problemi che loro  stessi hanno creato. Un disco rotto, da anni la stessa cosa. Tutto cambia per non cambiare. La foto con un cagnolino, biciclette mai usate che fanno green e sportivo. Qualche post su Instagram per fare più social yeah!

Segui con trepidazione gli aggiornamenti per i risultati delle politiche 2018, ma niente. Ti toccherà aspettare che Enrico Mentana strapazzi a terra sfinito dalla maratona. Non ti lamentare è il Rosatellum bis baby.

Ancora niente risultati delle politiche 2018 sale la sensazione di disagio a tutto il tempo che in Italia sprechiamo. All’alba del secondo decennio è tutto rimasto fermo a “fascisti” e “anti fascisti”, i due lati della stessa medaglia. Perché durante la campagna elettorale pur di non spaventare nessun possibile bacino di voti non si è parlato mai (o quasi) di corruzione, evasione fiscale, mafia. Perché per i terremotati del centro Italia non sono stati buoni neanche a promettere. Perché per un possibile pugno di voti in più qualcuno ha lustrato ai piedi ai disabili, promettendo un Ministero, quando il tema non lo ha mai sfiorato. Aspetterai i risultati sapendo che il favoloso dossier di Fanpage sulla corruzione e le ecomafie doveva stravolgere un intero Paese, invece ha solo sconvolto la vita dei giornalisti coraggiosi che ora sono attaccati e processati.

Perché davanti alla ndrangheta che uccide in Slovacchia un giornalista, giovane quanto scomodo, nessuno ha parlato di un’Europa più unita, federale, coesa. Perché al posto di proposte costruttive hai sentito solo cazzate roboanti, dentiere gratuite, spedizioni Amazon di 600 mila vite umane non si sa dove, ma con Prime ci metteranno solo 24 ore.

Una sensazione sgradevole ti assalirà mentre vai a lavoro in auto, la solita radio, ti farà risentire le solite voci a commentare con le solite parole, gli stessi inutili risultati elettorali.

Il PD è sparito, la Lega Nord trionfa ma con il 20% non controllerebbe neanche un condominio. Il Movimento esulta ma come da vergognosa legge elettorale finisce sui banchi dell’opposizione. Casapound e Forza Nuova restano indegnamente dove neanche sarebbero potuti essere, ultimi in una competizione riservata alle forze partitiche che rispettano i principi costituzionali.

Avrai disgusto perché il tuo Paese resta fermo e qualcuno fa ancora la distinzione per razza, provenienza e religione, quando la più banale selezione dovrebbe essere tra buoni e cattivi, tra delinquenti e persone civili, e solo per questo indicare la porta di uscita o l’accoglienza.

Sarai disgustato perché solo in questo Paese ci poteva essere un parte politica così debole da avere un leader fermo alle lire e alle sue promesse di un futuro che non vedrà mai. Sarai disgustato perché si parla di populismi, ma in realtà sulla carta lo sono tutti. Come lo sono tutti, e non solo sulla carta, demagoghi, termine più corretto ma sparito dalla circolazione. Parlerai come al solito con i tuoi compagni, i tuoi colleghi, e capirai che il partito che hai sempre votato un tempo discuteva di moralità, ed oggi non vuole accettare lezioni da nessuno, quando qualche buon insegnamento forse ci avrebbe evitato qualche condannato di troppo.

Tornerai a casa con i risultati delle politiche 2018 sempre più vicini, sapendo che la questione morale si è andata a fare fottere e le liste erano piene zeppe di impresentabili. Preparerai la cena, consapevole di vivere in un Paese che ha il 2° debito pubblico più grande d’Europa e questo su di te pesa circa 40 mila euro. Sentirai le stesse voci che invece di informare e documentare vanno oltre, passano telecamera in mano a provocare reazioni scomposte di immigrati, spacciatori, che se scatta il pestaggio è un successo. Ti racconteranno un’altra Macerata, ma intanto oggi è un altro giorno pieno di stupri e abusi domestici o stalking lavorativi, da parte di quei santi bianchi italiani. E via Brioschi sparisce dai radar.

Ti guarderai allo specchio dopo aver sentito i risultati al Tg. Capirai che non è cambiato nulla, perché nessuno ha i numeri per governare, eppure grideranno alla vittoria tutti. Ora è tempo di una bella ammucchiata, di “senso di responsabilità”, di “rispetto delle istituzioni”. Abbiamo solo perso tempo e lo sapevamo, lo sapevano già tutti, colpevoli di aver partecipato ad una farsa. Nessuno ha i numeri per governare e nessuno, con questa legge elettorale e con questi partiti, li avrà mai.

Ora hai capito che non era un giorno come tanti, ma è rimasto tutto semplicemente lo stesso. Rincorreremo una nuova legge elettorale, ancora.

Attendendo giorni migliori arriverà l’estate senza mondiale e questo si che ci farà capire che qualcosa è finalmente cambiato, in peggio.

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Corsi di formazione in social media management per dipendenti a Lecce.

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C’è un modo per non esternalizzare le attività di web e social media management, acquisirne le competenze con corsi di formazione in social media management per dipendenti a Lecce e provincia.

Affidare la gestione web e social media all’esterno è una pratica diffusa, spesso vincente.

Ma non sempre si possono ottenere gli stessi risultati che si potrebbero ottenere se a gestire tali strumenti fossero gli stessi che lavorano e vivono all’interno di un sistema produttivo.

A partire dal social media posting, spiegheremo le peculiarità dei diversi social network sites, affiancheremo lo sviluppo di un piano redazionale professionale, il riconoscimento di un frame, e dettaglieremo nello specifico le attività a pagamento, ovvero la realizzazione di campagne pubblicitarie.

Promuovere corsi di formazione in social media management per dipendenti a Lecce per noi significa garantire le competenze, fornire gli strumenti, a chi può dare un valore aggiunto all’impresa, conoscendola da dentro, e meglio di chiunque altro. Come e perché si usano gli hastag, analisi del business manager di Facebook e di tutti i suoi dettagli operativi, segreti, tecniche e funzioni per sviluppare engagement e come misurarlo. Forniremo gli strumenti per configurare campagne pay per click e mostreremo le migliore tattiche di sviluppo del social media marketing.

I corsi di formazione in social media management per dipendenti a Lecce si basano sulle specifiche esigenze e priorità dell’attività. Moduli flessibili, workshop su prenotazione e affiancamento pratico, sono i plus che Studio Siculella offre alle aziende, attività commerciali, di ristorazione, e qualunque altro soggetto che intenda acquisire il dovuto know how per unire la passione dei social alle competenze del management e alle conoscenze che solo chi vive all’interno di una realtà può sviluppare.

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