Archivio degli autori Alberto Siculella

SMM DON’T , cosa non fare con i social media.

Partiamo da una certezza: cosa non fare con i social. La riuscita della tua comunicazione sui social dipende da molte variabili. I fattori di successo sono svariati e spesso si rintracciano nel tempo, ecco alcune cose da non fare.

Non improvvisare.

Sin dall’inizio delle tue attività è fondamentale porsi le domande fondamentali : cosa voglio comunicare, come, quali risorse e strumenti, budget, tempi e obiettivi. Porsi le domande più opportune, prima di iniziare i lavori, ti porterà ad avere le risposte più importanti nel work in progress. L’utilizzo dei social appare facile ed immediato perché diffusamente utilizzati per scopi personali, ricorda: il business è altro. Non esisterebbero università e corsi di formazione se tuo cugino o tuo nipote fossero già in grado di comprendere le dinamiche del social media management professionale.

Solo con la pianificazione si possono raggiungere gli obiettivi.

Non credere alle risorse gratuite.

Si, ci sono molte applicazioni gratuite. Si, ci sono molte persone disposte ad occuparsi delle tue attività sottopagate o addirittura a titolo di favore. La comunicazione digitale non è mai gratuita. In cambio le applicazioni, i social , i programmi, possono acquisire le tue informazioni che spesso sono più importanti di un download da 100 euro. Le campagne organiche hanno un valore e basano tutto sulla tua autorevolezza, originalità, notorietà, creatività e tanto altro. Ma è indispensabile contemplare un budget per aumentare pressione, presenza, coinvolgimento, incentivare conversioni e click, sostenere il brand.

Ricorda: valore genera valore.

Non aver fretta.

Se si chiamano social network site ci sarà un motivo. E’ tutto basato sulla dinamica di una rete sociale, il valore si genera dalle relazioni. Le relazioni migliori sono quelle costruite nel tempo, con uno scambio reciproco di interesse, piacere, fiducia. Se inizi le tue attività di social media management, pensando che in tre mesi venderai di più o sarai maggiormente contattato hai sbagliato strumento. Fidati se cerchi un click in più crea una campagna di conversione con Adwords ma non stressare il tuo social media manager.

Ti fideresti mai di una persona che appena conosciuta ti chiede in prestito qualcosa? Serve tempo per entrare in relazione.

Non barare.

La rete non perdona, non si può mentire. Fornire notizie e indicazioni fasulle, produrre troll, profili falsi, non solo è scorretto ma nel tempo controproducente. I social, a differenza della tv e degli strumenti transazionali, permettono la relazione immediata. E’ possibile, per non dire certo, che un tuo atteggiamento scorretto, falso o provocatorio si possa trasformare in un boomerang.

La notorietà si può ottenere anche barando, ma la reputazione ne risentirà fortemente: non metterla in gioco.

Non cercare la viralità a tutti i costi.

Ormai non si contano gli Epic Fail delle attività, negozi, imprese, e non ultime le banche, che per rendere virale un proprio contenuto, per narcisismo o egocentrismo, finiscono nel bersaglio della rete. La viralità è pericolosa tanto quanto un’influenza, se ne parlano tutti devi fare in modo che ci sia un feedback positivo, altrimenti non solo la rete si vaccinerà, ma faranno di tutto per evitere il contagio.

Cercare la viralità ad ogni costo rende ridicoli, se non ne hai le competenze punta sull’engagement e lascia stare le manie di protagonismo.

Non forzare la mano.

Tentare di convincere a tutti i costi, mettere “mi piace” a se stessi, contare i follower, i like, e le condivisioni non porta a nulla. I social media come tutti gli strumenti di comunicazione devono essere calibrati nella giusta direzione, intensità, continuità e correttezza. Forzare la mano esaspera i follower e li rende scettici nei confronti del brand/attività o personaggio pubblico. Un piano redazionale variegato in un frame ben preciso ti possono garantire un lavoro corretto e congruo.

Se pressi una donna per andare a letto alla prima sera o non ci riesci o se ci riesci forse è meglio non considerarla come donna della tua vita (salvo eccezioni).

Non piegarti ai linguaggi della rete.

La tua comunicazione si deve adattare ma non flettere alle dinamiche della rete. Ricordati di mantenere il tuo stile comunicativo coerente con mission, vision e obiettivi della tua attività. Non storpiare il linguaggio, non abusare di hashtag non utilizzare slang o gerghi che non appartengono al tuo mondo. La rete è in continuo movimento, il contagio di idee, parole e linguaggi, modifica velocemente le mode e gli stili. Mantenerne uno distinguibile, autorevole, coerente e corretto può rappresentare un valore aggiunto.

La rete deve rappresentare un’estensione della tua presenza, non viceversa.

Non pensare di poter controllare tutto.

Ti piacerebbe sapere cosa ti dicono alle spalle? Nel web è più facile scoprirlo ma non sempre possibile. Puoi controllare tanto ma non tutto, ecco perché serve oculatezza nelle scelte di pubblicazione. Un contenuto immesso in rete sfugge spesso e volentieri di mano, accertati di poterne avere il massimo controllo o recuperare il recuperabile.

Pianifica sempre una exit strategy che ti possa aiutare ad uscire dalle situazioni di difficoltà.

Non censurare.

Hai ricevuto recensioni negative, commenti sgradevoli, condivisioni poco opportune? Non rimuoverle, rendile opportunità. Le recensioni possono fornire dati qualitativi di marketing, non prenderli sotto gamba, anzi. Se le critiche sono fondate, ringrazia per le osservazioni e proponiti come interlocutore in grado di rimuovere le criticità indicate. I commenti sgradevoli possono essere evitati a monte con i dovuti filtri. In caso di minacce, abusi e possibili reati più gravi, procedi con le indicazioni del profilo a Facebook e alle autorità. Non rimuovere è il miglior modo per avere prove e agire legalmente. Se c’è del normale dissenso la censura è controproducente, mostra di essere aperto alle critiche e verrai apprezzato.

Non si può piacere a tutti, ma se non piaci a nessuno il problema non sono i social.

Non dare troppo lavoro ai legali.

Se sostengono che il tuo prodotto non sia buono o i tuoi servizi scadenti, il miglior modo e realizzare delle campagne ad hoc. Non è il caso di scaldarsi per ogni commento negativo o critica, il più delle volte si passa all’azione legale, e spesso non si riesce a dimostrare l’ipotesi di reato, come nei casi di diffamazione. Anche con il tuo atteggiamento e le tue politiche di comunicazione digitale rischi di andare oltre, rispetta il copyright di testi, audio e grafiche e se riutilizzi contenuti altrui ricordati di indicare il titolare dei diritti.

In Italia ci sono tantissimi avvocati, non è detto che debbano lavorare tutti per te.

Non utilizzare i social per conoscenza. 

E’ ovvio che Facebook sia il social più diffuso e per questo anche il più conosciuto. Non è detto che sia il canale giusto per comunicare al tuo target e raggiungere il tuo obiettivo. Che sia Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin o tanti altri, spetta ad un piano strategico capirlo. Alcune aziende operano in nicchie, o sviluppano un b2b, o ancora si rivolgono a target attivi su canali più specifici. Ecco perché serve porsi domande specifiche prima di agire.

Hai mai provato a pescare gli argentini con il retino ed un pesce spada con una canna da pesca?

Non ti affidare troppo alle guide come questa.

Mettitelo in testa se vengono divulgate gratuitamente sono e possono essere di dominio pubblico, perché rappresentano utilità, informazioni e novità che nulla hanno a che vedere con le strategie, metodi e tecniche che possono rappresentare un vantaggio competitivo. Questo vale nel marketing come in ogni altro campo. Le informazioni che creano un vero valore aggiunto, i veri professionisti, se le tengono ben strette, altri no, perché nemmeno le hanno.

Proveresti mai ad operare un tuo parente solo perché hai visto un tutorial su Youtube?

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Se vuoi saperne di più sul social media management ecco la nostra area dedicata.

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Consulente politico.

Il consulente politico è una figura professionale che supporta le attività di un politico o di un partito. Che sia in fase di candidatura o già eletto, il consulente politico ha un ruolo chiave nello scenario elettorale moderno.

Nello specifico e in parziale ordine, il consulente politico, anche noto come spin doctor, si occupa di:

  1. Analisi di scenario, contesto, elettorato e caratteristiche di riferimento dell’ambito politico.
  2. Strategia e pianificazione delle attività volte al consenso.
  3. Posizionamento del candidato o del partito.
  4. Affiancamento per la creazione del programma.
  5. Ideazione, attuazione e coordinamento della campagna elettorale.
  6. Gestione, coordinamento e supervisione degli strumenti.
  7. Gestione agenda ed eventi.
  8. Coordinamento dello staff e delle risorse che collaborano con candidato o partito.
  9. Report dati e monitoraggio attività.
  10. Media planning e gestione contatti.

Non poco vero? Inoltre il consulente politico, in coerenza e continuità con il profilo politico in questione, studia e si sofferma sui dettagli della comunicazione efficace. Dettagli che vanno dal vestiario, alle parole chiave, fino ad arrivare alla gestualità e allo storytelling.

Un buon consulente politico conosce alcune dinamiche della competizione elettorale e della comunicazione per il consenso, che sono specifiche, incisive e decisive nelle tornate elettorali. Una buona conoscenza delle normative e delle regole del gioco (leggasi legge elettorale), un’accurata analisi dei contesti ed un’attitudine a lavorare su più fronti, completano la figura ideale per avere il giusto supporto prima, durante e dopo una campagna elettorale.

Non va trascurato poi il profilo digitale. Web e social media management rappresentano ad oggi una priorità. Il consulente politico deve possedere notevoli nozioni e capacità di sviluppare strategie di presenza, volte al consenso nell’ambito digitale; oggi più decisivo che mai nel mercato più difficile di tutti: quello elettorale.

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Elezioni in Sicilia, chi ha vinto e chi ha perso.

Le elezioni in Sicilia sono un test nazionale. Anzi no. Forse.

Sono le elezioni in Sicilia e come tutte le elezioni hanno un peso specifico, quello della dimensioni in cui e per cui si vota. Tuttavia offre delle indicazioni nazionali. E’ il tempo dei risultati.

Se alla vittoria urlano tutti, resta un dato inconfutabile, quello degli sconfitti. Senza ombra di dubbio ad aver preso una grave bastonata è il Partito Democratico che è già in tumulto. A Ostia il quadro è ben definito: vince l’astensione, con un dimezzamento dei votanti, al ballottaggio invece andrà il Movimento 5 Stelle con Giuliana Di Pillo (30,5%) contro il centrodestra con Monica Picca (26,6%). Anche qui il PD con Athos De Luca, rimane ai margini con un 13,60%.

Alle elezioni in Sicilia invece oltre ad un lieve aumento dell’astensione ed una bocciatura senza appello al mandato di Crocetta e alla coalizione di centro sinistra, ci sono due dati rilevanti.

  1. Il centrodestra pur di vincere sa chi candidare e come candidarli. Che siano impresentabili, che provengano da gruppi nettamente diversi, uniti da alleanze improbabili, alle elezioni in Sicilia è confermato il solito pragmatismo. Singolarmente nessun partito della coalizione si può dire soddisfatto, anzi. Forza Italia, che affonda le sue radici in Sicilia e che qui ha sempre avuto ottimi riscontri è ben distante dall’essere un partito dei grandi numeri.
  2. Il Movimento 5 Stelle ha il vento in poppa. Nonostante le dinamiche locali e l’intransigenza su alleanze e accordi, i 5 Stelle piazzano un colpo storico, affermandosi come primo partito. Ciò che può apparire come contraddittorio e paradossale, si rivela vincente. Le coalizioni, ovvero più partiti messi insieme, non riescono a fare i numeri di cui è capace il Movimento.

Ma le regole del gioco si sa, sono fondamentali, e che piaccia o no sono quelle che determinano vincitori e vinti. Se hai fatto più possesso palla, hai tirato più volte nello specchio della porta ma non hai segnato, hai fatto una gran bella partita, ma la partita è persa.

Eppure sembra che, nonostante la mancata elezione di Cancelleri, il Movimento 5 Stele ha vinto per due motivi fondamentali:

1- E’ la prima forza politica in Sicilia e al momento anche in Italia.

2- La Sicilia è una grossa gatta da pelare. Come per Roma, la regione sicula avrebbe potuto rappresentare un boomerang in vista delle prossime elezioni politiche.

Mai un secondo posto si rivelò tanto utile in politica.

 

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Parliamo di turismo: intervista all’Onorevole Mattia Fantinati.

Parlare di turismo appare spesso complicato, sia perché la definizione stessa si allarga a più interpretazioni, adattandosi a molteplici visioni, scenari e mercati. Sia per la convergenza di più interessi e attori economici in uno stesso settore. Parlarne significa, o dovrebbe significare, affrontare una discussione unendo competenze, esperienze e conoscenze dei vari ambiti. Quale interlocutore migliore di Mattia Fantinati,  deputato della Repubblica, membro della commissione Turismo del parlamento italiano.

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Marketing 3.0 in politica. L’era delle emozioni.

Il marketing 3.0 in politica ecco perché le emozioni contano.

“From products to customers to the Human spirit” questo è il sopratitolo piuttosto significativo del libro di Philp Kotler “ Marketing 3.0”. Dopo il 2.0 e la relazione con l’individuo, Kotler nel 2010 si proiettò in un’ottica che vediamo concretizzarsi di giorno in giorno. L’importanza dunque di parlare alle emozioni, ai valori, a ciò che c’è di più profondo ed intangibile in ogni individuo, risulta essere la conseguenza alle pratiche di engagement. Strettamente collegato a questo aspetto, Francesco Gallucci, parlando di marketing emozionale, sostiene che “è palese che la soluzione non vada cercata nei prodotti ma nell’individuo, nelle sue attese profonde e nei bisogni inespressi”. L’incontro tra psicologia, neuroscienze e marketing ha apportato delle considerazioni fondamentali per il marketing emozionale.

Una di queste è senza dubbio il lavoro di Mehrabian e Russel sintetizzato nel modello “PAD”. La risposta emotiva di un individuo ad un ambiente, ad una sollecitazione, sarebbe data da:

a) Pleasure, emozioni legate al piacere, alla felicità e alla soddisfazione

b) Arousal, relativa all’eccitazione, all’attività di stimolazione

c) Dominance, connessa al grado di controllo e di dominio dell’ambiente.

Il marketing emozionale nasce alla fine degli anni Novanta, solo dal duemila con lo sviluppo del neuro marketing, quindi della misurabilità delle variazioni fisiologiche, diventa una disciplina riconosciuta. Se da una parte il neuro-marketing osserva le reazioni fisiologiche dell’organismoconsumatore, dall’altra parte, le emozioni, e quindi il marketing ad esso collegato, ingloba tutte le attività come quelle di “guerrilla”, “tribale”, “green”, “social”, “buzz”, “viral” e via dicendo. Zaltman, della Harvard Business School, descrive l’importanza delle emozioni tramite il “rapporto 95 a 5”. Con questo rapporto si indica che “il 95% dei processi cognitivi avviene al di sotto della soglia di consapevolezza”. La parte inconsapevole è evidentemente il serbatoio in cui si depositano, generano, scontrano e incontrano le emozioni.
La sfera umana, emotiva, quella più profonda, è una leva fondamentale, ma molto difficile da gestire, a cui il marketing volto al consenso deve guardare con attenzione. E’ proprio questa sfera emozionale che genera l’attenzione e la riflessione sul marketing 3.0 che non si ferma al concetto relazionale ma avanza al cuore più profondo dell’engagement, cioè l’aspetto più emotivo ed empatico con cui costruire la relazione. In termini più pratici, queste osservazioni sulle emozioni si trasferiscono nello storytelling ed in esso si devono estrinsecare. Per questo, anche e soprattutto in politica, si inizia da pochissimo tempo a parlare di emotional sharing e big conversation.  L’emotional sharing (condivisione emotiva) rappresenta un cambio di scenario in cui lo spazio di opinione pubblica si trasforma in opinione emotiva. Eugenio Iorio a tal proposito sostiene che “l’opinione pubblica lascia il passo all’opinione emotiva, generata da immaginari a loro volta derivanti dalla polarizzazione del sentimento (mi piace/non mi piace).
Il concetto di big conversation invece riguarda la realizzazione di quanto sin qui anticipato, o meglio, la capacità di coinvolgere in un dibattito partecipato, sviluppato su più fronti, una utenza coinvolta tanto da aspetti razionali quanto da quelli emotivi.
L’orizzonte della “politica partecipata” del 2.0 e quindi dell’ascolto e della relazione si trasforma in quella che potremmo definire come l’umanizzazione della virtualità. Le logiche conversazionali e le emozioni da suscitare con uno storytelling passano dai social e dal web. Nasce dunque l’esigenza dei politici di trasferire alla rete il potere di emozionare ma per fare ciò serve una grande continuità, coerenza e chiarezza del linguaggio.

 

 

Copertina da Huffingtonpost
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Legge elettorale e nuovi scenari, ecco come vincere le elezioni.

In molti sostengono che ci siano cose ben più importanti della legge elettorale. Eppure si tratta delle regole del gioco, di tutto ciò che riguarda il funzionamento della cosa pubblica. Del come, quando, perché, dove e chi dovrà rappresentare i cittadini nelle relative istituzioni.

Ed è proprio per questo motivo che la legge elettorale è l’argomento più temuto e sensibile. All’interno dei palazzi ben più che nelle strade (dove per ignoranza, pigrizia o semplice incomprensibilità sfugge l’importanza), il tema è spinoso ed obbliga i partiti a riposizionamenti e accordi.

Di fatto la legge elettorale rappresenta i criteri e le regole con cui ci si può candidare e vincere le elezioni. Come per i bandi pubblici e le gare d’appalto, criteri e regole sono fondamentali per scongiurare che si creino le solite ditte mangiatutto e che non sia tutto stabilito a tavolino. L’intero attuale scenario politico italiano si regge su una peculiarità: il Movimento 5 Stelle non si allea con altri simboli, partiti, movimenti. Il che rende di semplice lettura l’attuale proposta di legge come la direzione di tutte quelle che verranno: vince chi ha listoni, alleanze e gradi cordate.

Ecco perché, dopo un periodo di unificazione dei partiti, e degli unici brand come PDL e PD, si ritorna alla frammentazione dell’offerta. Da un panorama fortemente bipolare ad uno tripolare, vediamo il perché. Il PD si scompone in Possibile, Sinistra Italiana e MDP. Forza Italia lancia la sua estensione di brand dalle parti della Brambilla, con il nuovo Movimento Animalista. Quest’ultimo rappresenta il perfetto utilizzo del concetto di riposizionamento sul mercato. Con una crescita così ampia delle sensibilità animaliste, appare geniale il lancio di questo prodotto sul mercato. E’ evidente che la casa madre sia Forza Italia ed il nuovo Movimento aumenterà il consenso indiretto al partito di Berlusconi di almeno 4-5 punti percentuale. Marciare divisi e colpire uniti è una strategia molto valida in determinati contesti, dove, vuoi per delle difficoltà interne, vuoi per erodere e presidiare fasce di consenso altrui, i partiti lanciano dei nuovi prodotti, fortemente integrati con la casa madre. Non bevi Coca-Cola perché è troppo zuccherata? Ecco Coca-Cola zero. E’ poco green? Ecco Coca-Cola life. Se proprio non ti piace allora sappi che Coca-Cola sui banconi del supermercato è anche acqua, succhi di frutta e birra.

Ciò avviene anche per i partiti.

Se non voti PD perché c’è Renzi, eccoti Sinistra Italiana. Se non lo voti perché troppo poco vicino al mondo del lavoro eccoti MDP. E così accade a destra. Se troppo destra eccoti un po di centro, se troppo al centro eccoti un po di destra. Se poco vicino ai pensionati eccoti il partito, se poco animalista eccoti il movimento.

A proposito di Movimento, come la mettiamo con i pentastellati? Se rimanere inflessibili sulle proprie politiche interne ha rappresentato fino ad oggi il vero punto di forza, appare evidente che l’acquisizione di ulteriore consenso sarà dovuto dalla capacità di invadere altre aree. Per farlo esistono solo tre alternative: allearsi, estendere la propria linea, o entrare in nuove aree di consenso. La prima appare impraticabile e molto probabilmente risulterebbe un boomerang. La seconda è la più attendibile, permettendo la nascita di sub-movimenti (come liste civiche) con animi specifici : animalisti, vegani, sportivi, pensionati, tanto per dirne alcuni. La terza è quella che sembra essere percorsa, ma il rischio è quella che da Movimento 5 Stelle si passi al Movimento 4 stagioni.

Per piacere a tutti o a più persone, non c’è altra soluzione.

 

 

Copertina da Investireoggi,it
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