Archivio degli autori Alberto Siculella

Selfie di coppia: ecco cosa si nasconde dietro un social media.

Postate in continuazione selfie di coppia? C’è qualcosa che non va.

Selfie di coppia al mare, in montagna, durante una cena tra amici o in una romantica passeggiata mano per la mano. Una foto ci sta sempre. Se da un lato non vedere foto della propria coppia o di se, sulla pagina del proprio partner, può far nascere qualche dubbio, non deve farci dormire sogni tranquilli il contrario.

Secondo più studiosi e analisti, la vita di coppia potrebbe essere in pericolo quando si fa un uso smodato delle foto pubblicate sui social. Secondo Nikki Goldstein, sessuologa ed esperta di dinamiche relazionali, postare tante foto della propria relazione potrebbe rivelare una forte insicurezza da parte dell’uploader ossessivo. Insicurezza incentrata sul proprio partner o su se stessi.

Perché si postano tanto i selfie di coppia su Instagram o Facebook? Per essere rassicurati dalle proprie cerchie online. I like sono terapie palliative per l’autostima carente, singola e di coppia”. Spesso chi posta di più è alla ricerca di conferme” sostiene l’esperta.

Oltre a questo aspetto, ancora più grave è la seconda osservazione che Goldstein fa: “pubblicare foto e video, in maniera compulsiva, rivela l’incapacità di realizzare il tempo che si vive e goderselo appieno, ed in una coppia è ancora più pericoloso. Spesso si perde più tempo dietro ad un filtro, si fanno e rifanno decine di foto, alla ricerca della migliore espressione, per avere conferme, per aumentare l’autostima”. Ciò vale per un singolo e ancor di più per una coppia. Filtri, hashtag, scatti e riscatti indicano non tanto la volontà di conservare un ricordo, quanto di affermarsi, confermarsi, assicurarsi e rassicurarsi.

Ma attenzione, non è finita qui: c’è la didascalia, il testo di accompagnamento al selfie di coppia.

“La mia donna”, “il mio sole”, “la mia luce”. L’indicazione possessiva rivela ancor di più l’insicurezza .

Sia chiaro, si tratta di comportamenti da analizzare nel singolo caso, ma un consiglio resta valido: non trasformate la complicità (della coppia) in condivisione (sui social). Qualche video, o dei selfie, non scalfiscono ma rinforzano, e come in tutte le cose, una dose di equilibrio è consigliata.

 

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Partiti e posizionamento politico, spostamenti alla ricerca del consenso.

Posizionamento politico in vista delle elezioni. Ecco come i partiti provano a ricollocarsi alla ricerca del consenso.

Che si chiamino movimenti o partiti, che sia un singolo candidato o una lista, competizione nazionale o amministrativa, non esiste alcun soggetto politico che non abbia a mente un posizionamento sul mercato elettorale.

Cosa è un posizionamento politico? Il posizionamento politico è una mappa tematica, su cui posizionarsi in base alla mission e alla vision politica. Spesso nel corso del tempo occorre però riposizionarsi sul mercato elettorale. I temi infatti sono mutevoli, e se ieri l’agenda setting si basava su Berlusconi e conflitti d’interessi, oggi si parla di banche e immigrazione. Approfondiamo l’attuale scenario.

Solitamente il posizionamento nasce spontaneamente nel partito, nei suoi atti costitutivi e nelle sue intenzioni. La prima linea di demarcazione avviene tra posizionamento di maggioranza e di opposizione. Spesso le opposizioni si collocano in spazi non coperti dalle maggioranze ed utilizzano strumenti, temi e retorica che sfugge alle forze governative. Problemi irrisolti, difficilmente risolvibili, punti deboli e fianchi scoperti.

Le maggioranze si collocano invece su temi istituzionali. Il funzionamento della macchina amministrativa, numeri sulla disoccupazione, scuole e le tanto sbandierate “riforme istituzionali”.

Come dicevamo lo scenario è sempre in mutamento. In Italia il partito di maggioranza non ha saputo mantenere il posizionamento iniziale e quotidianamente rincorre le opposizioni che, a detta dei vertici del Partito Democratico, cavalcano temi “di pancia” che porterebbero ad un consenso più rapido. In realtà così non è, altrimenti Lega Nord, fortemente posizionata su immigrazione e sicurezza, dovrebbe schizzare al 38% dei consensi. Il Movimento 5 Stelle ha nel suo DNA il tema della legalità, da cui deriva il principale urlo di battaglia “onestà”. Un posizionamento unico e di fatto lasciato scoperto dalle altre forze. Ma nel Paese del così fan tutti, ai turni amministrativi può apparire insufficiente. Un macro-tema, etico, poco pratico, che si scontra con dinamiche quotidiane a cui gran parte degli italiani purtroppo partecipano. La Lega Nord nasce sul tema dell’immigrazione, prima quella meridionale, che nel breve si trasforma in secessione, poi quella internazionale. Prima “Roma ladrona la Lega non perdona” e poi “abbiamo un sogno nel cuore bruciare il tricolore“. Sull’immigrazione ha deciso di restare, oggi quella internazionale. La secessione diventa quella dall’Europa. Forza Italia con un profilo più aziendalista si posizionò sul tema della legalità, sulle ceneri di “mani pulite”. Nel brevissimo, un partito costituito da condannati come Dell’Utri e Berlusconi, si dovette spostare sul quadrante economico. “Un milione di posti di lavoro in più”.

Quali sono gli spostamenti attuali? Vediamo insieme il tentativo di ri- posizionamento politico sul mercato elettorale italiano.

  1. PD. Come nello stile dell’ultimo quinquennio il Partito Democratico prova a tenere un piede in due scarpe, restando sui temi di una forza di maggioranza, ma rincorrendo Lega Nord su immigrazione e “secessione”.
  2. Forza Italia. I temi dell’animalismo per posizionarsi sul sociale, una spolverata di immigrazione e sicurezza ed il partito di Berlusconi ritorna a sperare.
  3. Movimento 5 Stelle. Ha le spalle coperte e come nel gioco della “dama” può avanzare sapendo che sulla legalità nessuno può spostare la propria pedina. Così decide di fare un passo verso l’immigrazione, tema fino a qualche tempo fa che appariva spinoso e intrattabile. Il tentativo però più coraggioso è quello di spostarsi nel quadrante governativo, appropriandosi di temi di economia e società.
  4. Lega Nord. Il posizionamento sull’immigrazione pagava poco ieri, continua a pagare poco oggi. Il profilo secessionista, euro scettico, non paga. Il consenso nazionale resta sotto il 16%, la condanna alla famiglia Bossi non aiuterà, e le amministrative hanno premiato il carroccio semplicemente perché alleato qui e lì a tutti, anche a moderati.

Ecco quindi cosa è e come cambia il posizionamento politico in Italia. L’errore comune? Quello di rincorrere un poco profittevole argomento di immigrazione/sicurezza. Fidatevi cari politici, l’immigrazione è come un incendio, si alimenta solo quando soffia il vento.

 

 

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Intervista a Stefano Rossetti, avvocato esperto in diritto penale dell’informazione.

#WebSicuro , come tutelare i nostri diritti anche in rete.

Il web è ormai un’estensione naturale della vita reale e quotidiana. Opportunità come minacce si insinuano nei meandri della rete. Come fare a tutelarsi e quali sono le accortezze da tenere a mente quando si naviga sul web, lo chiediamo a Stefano Rossetti, avvocato esperto in diritto penale dell’informazione e dottorando di ricerca presso l’Università di Amburgo.

Avvocato quali sono i reati più comuni legati all’utilizzo del web?
La domanda è molto ampia. In termini generali, possiamo dire che esiste un primo nucleo di reati, appartenenti al c.d. diritto penale classico, che, con l’avvento di internet e dell’informatica, ha riscoperto una, chiamiamola così, “seconda giovinezza”. Si tratta di fattispecie “storiche”, quali ad esempio la diffamazione (Art. 595 c.p.), l’ingiuria (ora depenalizzata), il furto di identità (Art. 494 c.p.) e la truffa (Art. 640 c.p.). 
Esiste poi un secondo nucleo di reati, più specialistico, che per comodità possiamo definire come “reati informatici”. Si tratta di fattispecie sempre più comuni nelle aule di Tribunale, nascono con internet, e puniscono condotte realizzabili prevalentemente in ambito telematico. Solo per citarne alcuni, accesso abusivo a sistema informatico (Art. 615-ter c.p.), detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (Art. 615-quater c.p.), violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (Art. 616. c.p.), intercettazione illecita di comunicazioni informatiche ( Art. 617-quater c.p.).
Oggi gli utenti italiani secondo lei sono in grado di riconoscere e rivendicare la tutela dei propri diritti online o vedono ancora la rete come qualcosa di virtuale e distaccata dalla realtà?
Nel corso degli ultimi anni la sensibilità sul punto è diventata sempre maggiore. Le persone iniziano ad essere consapevoli dell’importanza del proprio “riflesso” digitale, ed è naturale, se solo per un attimo pensiamo a quanta parte della nostra vita affidiamo a internet. Documenti di lavoro, fotografie, conversazioni, appunti personali, vetrine virtuali di attività economiche. La nostra vita si sta spostando online, ma i danni che possiamo ricevere sono assolutamente reali. Una povera ragazza, qualche tempo addietro, si è tolta la vita per via del senso di impotenza e umiliazione derivante dalla pubblicazione di alcuni suoi video intimi. Le aziende affidano il proprio successo anche ai feedback che ricevono online. Un semplice account email contiene informazioni riservate, le nostre convinzioni politiche e religiose e – perché no? – anche dati sanitari. Insomma, la nostra vita online è la realtà, siamo noi, proiettati e forse vagamente distorti, ma quel che accade tra i bit e i byte di internet ha ricadute spesso drammaticamente concrete, e le persone iniziano a rendersene conto.
Quali accortezze dovremmo seguire e quali sono le indicazioni che sente di dare in caso di violazione dei propri diritti sul web?
Gli accorgimenti tecnici sono quelli che permettono di non compromettere la sicurezza del nostro computer. Si possono intuire facilmente: password e siti sicuri, programmi di provenienza certificata, e un po’ di sana diffidenza davanti a certe richieste pervenute via email (specie se comportano la comunicazione di informazioni riservate).
Se poi, nonostante gli accorgimenti, si finisce nella trappola, il primo suggerimento è di mantenere la calma. L’ordinamento giuridico fornisce numerosi strumenti di tutela. In linea di massima, in questi casi, occorre essere rapidi, contattare un legale e definire con lui una strategia d’azione rapida ed efficace. Per esempio, i dati di connessione dei malintenzionati, detenuti dai provider, vengono cancellati dopo alcuni mesi, ed è invece fondamentale acquisirli per individuare la persona fisica e avviare il procedimento, penale o civile.
Privacy e legalità, come salvaguardare la prima in un contesto di difficoltà come quello che stiamo vivendo?
Nel corso degli ultimi decenni l’equilibrio tra privacy e controllo statale è mutato in modo sensibile. La presenza di fenomeni imponenti e preoccupanti, come il terrorismo internazionale, ha spinto i legislatori nazionali a comprimere il bene giuridico della riservatezza, sulla base dell’assunto che un maggiore controllo sulle comunicazioni permette un maggiore controllo su soggetti potenzialmente pericolosi. 
Un discorso in parte comprensibile, che però non dovrebbe mai farci dimenticare gli effetti che un controllo illimitato può avere su beni giuridici fondamentali, quali la libertà di comunicare liberamente, e di liberamente vivere, obiettare ed esprimersi. Queste considerazioni sono state fatte proprie dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che, se da un lato ha accolto la giustificazione statuale (controllare per proteggere), dall’altra ha rifiutato l’idea che, sulla base di simile esigenza, sia possibile, per lo Stato, arrogarsi poteri di accertamento praticamente illimitati.
Limitare la privacy è possibile, dunque, ma gli Stati devono essere costantemente monitorati per verificare che non vi siano ingerenze sproporzionate su altri beni giuridici meritevoli di tutela.
Cyberbullismo, furti d’identità, e frodi online c’è un vuoto normativo o l’Italia dispone degli strumenti adeguati per tutelarsi 
Mi permetta di fare su questo punto una piccola distinzione.
Partirei da furti di identità e frodi online. Sotto questo profilo, da un punto di vista astratto, il nostro ordinamento prevede già delle fattispecie di reato applicabili. Si pensi alla fattispecie di sostituzione di persona (Art. 494 c.p.), o ai delitti di truffa e frode informatica (rispettivamente Artt. 640 e 640-ter c.p.). Un esempio abbastanza frequente nella pratica è il seguente: Tizio ruba l’identità di Caio, mio amico su Facebook, mi contatta (sostituzione di persona) e mi chiede un aiuto economico per una situazione di emergenza (artifici e raggiri), io preoccupato gli scrivo in chat il numero della mia carta di credito, che lui poi utilizza per un acquisto (truffa perfezionata online). In questi casi, come si può vedere, le disposizioni già presenti permettono di “intercettare” la condotta di reato (e dunque di richiederne la punizione).
 
Il cyberbullismo merita un discorso a parte. Il fenomeno è regolato dalla recentissima legge n. 71 del 29 maggio 2017 che punisce qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto e diffamazione finalizzata a isolare un minore. Va dato atto che il legislatore, in questo caso, ha “compreso” la delicatezza dell’argomento e di conseguenza previsto strumenti efficaci per il suo contrasto. La parte lesa, per esempio, può richiedere al social network la rimozione del contenuto, e la risposta deve pervenire in tempi strettissimi (circa 24 ore). Se il provider non risponde, si può chiedere l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali e ottenere un provvedimento entro le successive 48 ore. In chiave preventiva è poi possibile richiedere al Questore l’ammonimento verbale del “bulletto”. L’ammonimento non ha valore penale, ma se il soggetto reitera la condotta, e si giunge a sentenza, allora vale come aggravante. E’ poi ovviamente possibile seguire la via penale, depositando anche in questo caso denuncia-querela nei confronti dell’autore del reato. La legge sul cyberbullismo, forse per la prima volta, affronta un fenomeno complesso con un approccio innovativo e integrato. Non solo repressione, ma anche prevenzione e educazione nelle scuole.
Insomma, l’italia ha gli strumenti per tutelarsi? La risposta come si può vedere è sì. In alcuni casi, gli strumenti sono più lenti, e occorre un intervento più incisivo del legale e della stessa persona offesa. In altri, vedi disciplina sul cyberbullismo, si assiste a soluzioni che, almeno sulla carta, sono realmente efficienti e, soprattutto, rapide.

Si parla sempre più di fakenews. Cosa fare quando si è coinvolti in azioni diffamatorie ?

Per quel che qui rileva, la fake news altro non è se non una notizia falsa. Se la falsa notizia ha come conseguenza la lesione della reputazione di una persona fisica o giuridica, allora si perfeziona il delitto di diffamazione previsto dall’articolo 595 c.p. Facciamo anche qui un esempio: un atleta scrive su una chat di WhatsApp che il proprio agente è un ladro. La notizia è del tutto falsa, ma intanto si diffonde, sconfina sui social network, e poi sui blog. L’agente, del tutto inconsapevole, inizia a ricevere chiamate da parte di altri suoi clienti, che disdicono i contratti. Danni per decine e decine di migliaia di euro, e tutto a causa di una fake news.In casi di questo tipo, la procedura prevede la predisposizione di un atto di denuncia-querela. L’atto deve essere completo e fornire al pubblico ministero il maggior numero di informazioni possibile (il tentativo è sempre quella di facilitare il compito della Procura, fornendo informazioni circostanziate e ben organizzate). Insomma. Se siete vittime di un persecutore, organizzate le vostre informazioni, tenete copia delle comunicazioni, siate in grado di dimostrare gli elementi essenziali del reato.Una buona prassi è inoltre quella di richiedere al content provider (e ai motori di ricerca) la rimozione dei contenuti pubblicati (e della loro indicizzazione tra i risultati di ricerca). Nel corso del dibattimento la parte offesa potrà poi costituirsi parte civile per richiedere il risarcimento del danno (e la rifusione di tutte le spese sostenute).
Studio Siculella promuove l’utilizzo del web in sicurezza e legalità. Affianchiamo i clienti nel web e social media marketing e siamo pronti ad affiancare avvocati esperti per la gestione di controversie e per azioni legali a tutela dei propri diritti in rete.

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Social media marketing, consigli e domande utili.

Social media marketing : novità, tendenze e segreti.

Con il termine social media marketing si indica quel ramo del marketing operativo, che utilizza i social media per attuare delle strategie promozionali e/o commerciali. Mentre il social media management implica la gestione sia organica (aggiornamento e creazione contenuti, risposte, settaggio pagina, profilazione…) che quella a pagamento (campagne con più obbiettivi), il social media marketing riguarda tendenzialmente solo questo secondo aspetto.

Ma come si fa social media marketing ? Per essere professionali ed onesti bisogna partire da un presupposto : tutte le attività di marketing non sono scienza. Ad un’azione non sempre corrisponde una reazione studiata, immaginata, voluta. Il primo consiglio è quello di sperimentare qualunque azione. Investite pochi budget per singole campagne, monitoratene l’andamento per un breve periodo e capirete come strutturare la vera campagna.

Il web è uno strumento ma a differenza di TV, giornali, affissioni, ti da la possibilità di modificare rapidamente gli errori e le inefficienze, di modulare budget e timing istantaneamente. Allora perché non sfruttare questa opportunità. Un secondo fondamentale consiglio è quello di non trascurare alcun dettaglio. Più i social crescono più si specializzano. Utilizzarli professionalmente significa fare attenzione a tutti i particolari. Allora chiedetevi se:

  1. Il messaggio che sto utilizzando è chiaro, semplice, esaustivo, originale, ma soprattutto coerente con l’azione ?
  2. La grafica è curata? Rispetta le regole di formato che il social utilizzato indica?
  3. C’è coerenza, linearità, semplicità tra campagna e azione richiesta? (scarica offerta, acquista subito ecc.)
  4. Hai settato bene la campagna? Target, localizzazione, profilazione, budget e timing ?
  5. Hai predisposto tutti i canali di monitoring per analizzare, controllare, modificare o implementare la tua campagna?
  6. In base all’azione richiesta, il cliente dove viene indirizzato? Gli è data una soluzione rapida ed efficace?
  7. Avete generato un lead per poter gestire i dati all’interno di un unico ambiente e generare risorse per altre attività di marketing?
  8. Fornite assistenza al cliente che sia da chatbot oppure da customer service?
  9. Nella vostra social media strategy è contemplata l’integrazione di più strumenti? Se si ne avete il pieno controllo?
  10. Prima di avviare le campagne avete costruito una relazione con la vostra fanbase?

Un terzo ed ultimo consiglio è quello di non affidare budget a chi non conosce gli strumenti professionali. Metter il post in evidenza è uno dei principali errori che si compiono. Le funzionalità di Facebook, per esempio, sono totalmente inserite nel business manager, solo da qui si può profilare una campagna ottimale, escludendo profili fake, monitorando le conversioni e gestendo al meglio tutti i formati possibili, e gli strumenti come lookalike e tanti altri.

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Chatbot , tra next big thing e flop.

Chatbot cosa sono e cosa fanno.

I chatbot sono un surrogato di un assistente personale. Programmi che simulano conversazioni più o meno complesse e sono utilizzati nei centri assistenza on line, guide d’acquisto e primo contatto.

In realtà esistono da almeno 20 anni e fa il suo esordio nel campo del gaming. Le conversazioni tra macchina e umano infatti sono state la base del successo dei video giochi della consolle più famosa al mondo. Ma perché se ne parla tanto in questo nel web marketing e a cosa serve realmente una chatbot.

Iniziamo col dire che la comunicazione subisce delle variabili impossibili da prevedere, dettate dall’uomo, dall’ambiente, dall’empatia, dal grado e conoscenza linguistica e via dicendo. Quando si entra in chatbot, l’assistente virtuale è programmato per un numero di combinazioni e risposte a domande o interazioni. Più si eleva la complessità, più si rischia di avere una comunicazione inefficace. Tuttavia un processo lineare di chatbot sembra facilitare il processo di acquisto online. E’ evidente dunque che la chatbot possa avere due risultati ben diversi.

THE NEXT BIG THING : la chatbot come sistema automatico di risposta breve ed immediata, assistenza rapida ed efficace alle F.A.Q. e indirizzamento al processo di acquisto guidato. Può risultare vincente ma attenzione a programmarlo bene. Se un cliente è pernicioso e richiede particolari informazioni, dettagli su fiscalità dei prodotti, nomi di materiali, potreste incorrere in una figuraccia.

FLOP: prendete ad esempio SIRI o CORTONA le chatbot di Apple e Microsoft. La loro capacità di risposta è vastissima ed è dovuta al riconoscimento vocale di parole presenti nel web. In alternativa, cambiando linguaggio, il rischio è quello di sentirsi rispondere continuamente “non ho capito bene”. Se ciò accadesse in una tipica chat di messaggistica online il risultato sarebbe solo uno: la perdita del contatto/cliente.

Quindi il futuro è sempre più automatizzato ma ATTENZIONE: a parlare siamo bravi tutti, anche le macchine, ad ascoltare e capire in pochi umani, figuriamoci le chatbot.

Vi suggerisco anche di non scaricare i plugin attuali per i principali CMS, sono assolutamente limitati. Aspettate che qualche sviluppatore serio si interessi alla questione, probabilmente il 2018 ci regalerà qualche soddisfazione.

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WMF17 la due giorni di Rimini tra novità e cambiamenti nel mondo del web.

WMF17 : Web Marketing Festival 2017, a Rimini la due giorni dedicata al mondo del web marketing.

Il 23 e 24 giugno a Rimini è andato in scena il WMF17 , il festival dedicato al web marketing. Tra novità, aggiornamenti e conferme l’evento ha seguito un fil rouge basato sui “100 passi” da compiere. Sul palco si sono alternati in tanti, moderatori, relatori, profili di prestigio, penne e tastiere del più alto giornalismo italiano. L’apertura ha visto i Modena City Ramblers aprire il meeting proprio con l’omonima canzone “i 100 passi”, canzone che racconta la storia di Peppino Impastato. Da subito si comprende che sarà un WMF con uno sfondo fortemente etico. I 100 passi devono essere compiuti proprio in queste direzioni:

  1. Legalità e rispetto
  2. Immigrazione e razzismo
  3. Accessibilità
  4. Digital Trasformation

Un fitto calendario che ha visto susseguirsi tantissimi interventi. SEO, SEM, Social media e tanto altro ma vediamo di riassumere.

Le social media strategy si fanno sempre più complesse. Non basta conoscere un social network site ma sviluppare strategia su misura. Organico e a pagamento sono due dimensioni ormai parallele ed imprescindibili. I social si trasformano in strumenti di comunicazione digitale avanzata, si producono lead per generare liste di potenziali clienti interessati a prodotti e servizi. L’interazione evolve, in maniera automatizzata. Nascono le chatbot e diventano sempre più strumento di conversione all’acquisto durante il percorso decisionale o in fase di assistenza. La cura dei dettagli, la grafica, la qualità dei contenuti sono tutte peculiarità di un mercato che tende sempre più alla specializzazione. E-commerce e profili professionali, servizi e supporti, vengono presentati in questa quinta edizione. Il digital divide resta un problema evidente e mentre cresce la fruibilità mobile, resta fermo l’ambito e-commerce. Poco sfruttata la frontiera dell’esportazione online.

Insomma si tratta di una fase storica per il web marketing. Profilazioni sempre più dettagliate, azioni curate e strumenti specifici. Questa è la direzione giusta per tenere lontano dall’ambito professionale tanti ciarlatani che, cavalcando la crescita degli investimenti nel web, si improvvisa esperto, social media manager ed invece gabba il cliente creando un danno d’immagine e credibilità all’intero comparto.

 

 

 

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