Archivio degli autori Alberto Siculella

Lettera aperta di una partita IVA a Conte.

No caro Presidente non ci siamo proprio. Noi italiani eravamo abituati a veder fare le corna e raccontare barzellette nei meeting europei. Siamo stati abituati a sentire invettive lanciate contro l’Europa comodamente seduti nel salone di Porta a Porta e a Bruxelles poi si andava col pannolone. No Presidente, lei ci parla di 600,00 euro esentasse e di prestiti garantiti dallo Stato, noi siamo abituati ad avere promesse di mila euro a fondo perduto, anche se fino ad oggi l’impresa galleggiava nei debiti, eludeva ed evadeva fisco, tasse, imposte. Caro Presidente, lei non sa quanto sia faticoso, per colpa di una minoranza, non avere coperture per un welfare esteso a tutte le P.IVA. Eppure tra tutte le P.IVA oneste e serie, ci sono quelle che trovano sistematicamente un meccanismo con il quale fregare lo Stato. Le provano tutte, impiegano risorse in nero o a metà. Hanno pensato di non adattarsi mai al cambiamento, e l’e-commerce lo snobbano, il social media manager lo schifano. Preferiscono rimanere ancorati alla logica patriarcale restando lontani dalla logica manageriale, dove merito, competenza, specificità e strategia sono costi, non investimenti, che oggi gli avrebbero salvato la pelle. Oggi sono proprio quelli che vivono di espedienti a fare la voce grossa, e lei non comprenderà mai quanto a gente come me, a tutte le P.IVA che conoscono il rischio d’impresa, il guadagno e le perdite, il risparmio e l’investimento, l’innovazione ed il mercato, sentire tanta polemica infastidisca. Tutti assistenzialisti con i contributi degli altri. L’Europa non funziona per nulla, perché chi ha collaborato alla sua configurazione si è venduto l’anima pur di preservare poltrone, reti di interesse. I nostri precedenti governi hanno votato le peggiori porcate, dal MES (2011-2012) al Trattato di Dublino, e oggi voi fate solo un breve cenno alle responsabilità del passato? La sanità divorata per interessi dei privati, il welfare mangiato da corruzione, grandi opere in mano alle mafie, e oggi lei pensa solo al futuro? No, no, no. Noi siamo nostalgici, ci dobbiamo piangere addosso e scagliarci contro qualcuno, ci ripensi, farebbe comodo anche a lei.

No caro Giuseppe, lei da Barbara D’Urso è andato a parlare di attività politiche e iniziative governative, ma neanche un piccolo cenno al nome del suo cagnolino, alle coccole del gattino o a come e chi cucina in casa?
Lei è in continuo ritardo con le sue conferenze stampa, dove mai si è visto che un Premier prima si confronti con tavoli tecnici, gruppi parlamentari e uffici? Gli italiani muoiono di fame oggi, ma anche a cinque giorni dalla chiusura delle attività, gli italiani muoiono di fame sempre, e poco importa se alcuni di questi poi guidano SUV, parlano con Iphone 5mila, e vivono di viaggi e sfarzi quotidiani. E il suo governo di incapaci cosa fa? Mette il reddito di cittadinanza per dare cibo, pagare affitti e bollette agli indigenti, ed il problema non sono i furbi che tentano di approfittarsene, ma voi incompetenti che erogate questo sussidio. A proposito di reddito di cittadinanza, di questi tempi sarebbe utile, ma non lo dica a nessuno, non voglio passare per parassita.

Caro Presidente, lei si sta prendendo una responsabilità. Lei ci sta facendo pensare che è possibile governare bene un Paese in un’emergenza senza precedenti, in una situazione straordinaria, quando per decenni non abbiamo saputo governare l’ordinario? Ci vorrebbe dire che in meno di 3 anni ha garantito continuità di governo in un Paese abituato ad avere le elezioni ogni 20 mesi? Ma si beva un mojito, è un bell’uomo si diverta. Senta Presidente, noi siamo stanchi del suo stile pacato, della sua diplomazia, del suo capello sistemato e dell’abito impeccabile, se non fa il bunga bunga a cosa serve? Se non se ne approfitta per creare una rete di potere che bisogno ha di fare tutto questo? Presidente le teniamo il fiato sul collo, abbiamo già il nomignolo per sfotterla: “Giuseppi”, non abbiamo trovato nulla di più avvelenato che riutilizzare la pronuncia sbagliata di Trump, ma sappiamo quanto sia infastidito nel sentirsi chiamare Giuseppi.

Presidente ora la smetta, non siamo abituati a tutto questo. Si involgarisca, ci racconti che la luna è nel pozzo, basta con “criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità“, ci faccia sognare, ci dica che tutto finisce subito, che avremo un sacco di soldi, che le nostre imprese ripartiranno senza debiti, che vivremo un’Italia migliore, ma lo faccia in modo eclatante, perché siamo abituati a chi racconta favole, non a chi crede nei sogni.

ti è piaciuto? condividilo su

Turismo: quanto ci costerà questo virus?

Dai dati Eurostat e Citi Research, si stima che se dovessimo limitare l’orizzonte temporale ad un mese, il Corona Virus inciderebbe sul PIL con una riduzione del 3,6% . Sul turismo in particolare si è abbattuta una vera tempesta: l’annullamento delle prenotazioni, il blocco dei voli verso il nostro Paese, la sospensione delle gite scolastiche (che già da sola vale una fetta da 316 milioni di euro), la cancellazione di eventi (vedere il Salone del mobile e il Carnevale di Venezia), determinano un vero crollo nel settore turistico.

Come può essere ben compreso, arrivi e presenze determinano in sostanza un numero di turisti, ospiti, consumatori, che incidono notevolmente in un Paese a forte trazione turistica. Basti pensare che il 2019 ha visto in Italia 440 milioni di turisti, che hanno garantito all’intero indotto un’occupazione di circa 4 milioni di risorse. 

Napoli ha già perso 15mila visitatori e si prevede una perdita del 30% per Pasqua; 

Venezia perde il 40%

Riviera Romagnola disdette di massa (teme ricadute anche per l’estate)

Lazio c’è stato un crollo delle prenotazioni del 60-70% relative anche ai mesi dopo la Pasqua. 

A Milano i dati di debooking arrivano all’80% e l’occupazione delle camere è attorno al 20%. 

Allora cosa fare? Sicuramente l’intero 2020 sarà caratterizzato da una contrazione della spesa ed una maggiore densità stagionale, salvo che la pandemia abbia orizzonti temporali ulteriormente più estesi. Se anche l’Italia uscisse fuori prima e meglio di altri Paesi da questa situazione, sicuramente dovremo attenderci delle direttive per bloccare eventuali arrivi da Paesi che nel frattempo potrebbero vedere crescere il numero di contagi. Perciò in un’ottica a medio-breve periodo sicuramente dovremo incentrare gli sforzi su domanda ed offerta interna, incentivando turismo nostrano, e spostando l’eventuale domanda di mete estere sulle località italiane. Ecco alcuni spunti:

  • sospensione tassa di soggiorno per cittadini residenti in Italia
  • voucher da utilizzare per prenotazioni in strutture ricettive italiane
  • detrazioni fiscali su acquisti di beni e servizi collegati all’indotto turistico: food & beverage, eventi, attività sportive/culturali, escursioni ecc.

Inoltre restano svariate le iniziative che i privati possono adottare: impiego di percettori di reddito di cittadinanza, con conseguente sgravio fiscale, promozione digitale di strutture, prodotti e servizi, aumentando la capacità di consegna a domicilio o di prenotazione telematica, e mantenimento degli standard igienico-sanitari a prova di virus atti a consolidare le necessarie barriere al COVID19. Abbiamo talento, risorse e determinazione per farcela, e ce la faremo.

ti è piaciuto? condividilo su

COVID 19: una lezione di umanità e di umiltà.

Sarà capitato anche a voi di sentire una strana sensazione di vuoto guardando gli stadi e gli impianti sportivi, le palestre, le città e gli studi televisivi deserti. Vi sarete sentiti almeno un pizzico giù di morale, depressi o storditi.

Chiusi nel nostro mondo fatto di abitudini, scuole, lavoro, università, code, tasse, spese, ci siamo resi conto di essere tremendamente umani. Vivevamo già un isolamento fatto di display, smartphone e social, ma ora che ce lo chiedono siamo terrorizzati.

Aperitivi, shopping, passeggiate; all’improvviso tutto si ferma. Improvvisamente fragili, imperfetti, finemente umani. In un mondo che inquiniamo e deturpiamo quotidianamente, la natura, in diversi modi e forme, ci presenta il conto, ricordandoci che siamo umani.

Scopriamo che tumori, incidenti e problemi cardiaci, che sono le principali cause di morte, non fanno paura quanto il COVID19. Scopriamo di avere paura, non perché il corona virus sia più letale di ciò che ci ammazza quotidianamente, ma perché non lo conosciamo, non abbiamo vaccini, è invisibile e potenzialmente ognuno di noi ne può essere portatore. Non abbiamo un nemico, non è straniero, non ha confini, razza, religione. E’ contagioso. E’ una guerra, ma non è assordante, non esplodono armi, è silenziosa, ed è fatta di “goccioline” trasmesse da una persona all’altra.

E’ una lezione che difficilmente ci dimenticheremo. Il virus ci sta insegnando che lavarsi le mani è sempre utile, che starnutire o tossire senza porre una chiusura alla fuoriuscita di particelle da bocca e naso è dannatamente dissennato. Scopriamo improvvisamente che il mondo a cui ci siamo abituati è fatto da consuetudini superflue e che lo smart working, il lavoro da remoto per lavorare da casa inizia ad essere utile oltre che meno dispendioso in termini di mobilità, tempo e risorse. Scopriamo che il mondo globale subisce l’effetto domino e che “un battito d’ali di una farfalla in Cina può provocare un uragano in Europa”.

Scopriamo che l’inquinamento siamo noi e che l’allarme polveri sottili sta gradualmente rientrando. Notiamo le pulizie nelle città, chiamate anche straordinarie o “sanificazione”, quando acqua e candeggina ogni tanto non farebbero male. Scopriamo ritmi meno frenetici, meno code, meno clacson. Scopriamo il vero significato di virale, e che il virus lo è tanto quanto le fake news. Ci scopriamo tutti epidemiologi, ma abbiamo bisogno di Barbara D’Urso per capire come lavarci le mani. Scopriamo che i cervelli in fuga si possono trasformare in fughe senza cervello.

Scopriamo il peso del pregiudizio, per ogni colpo di tosse uno sguardo sospetto. Scopriamo che tutto ha un valore ben più grande di quanto ne attribuiamo nella quotidianità. Che le Istituzioni hanno un senso e che a furia di screditarle, denigrarle, rischiamo di non avere punti di riferimento, guide autorevoli, nel marasma del web e del Dottor Google.

Vediamo la fragilità dell’Europa che non si è mai profusa nell’impegno di dotarsi di protocolli unici per la sicurezza e la salute pubblica: a fine epidemia italiana, come faremo con turisti provenienti da Paesi che stanno conoscendo solo ora l’aumento dei contagi?

Subiamo il peso di chi ha fatto politica sulla pelle dei cittadini e che, in un folle gioco al rialzo, ha creato panico e confusione, pur di dimostrare l’utilità di un “uomo solo al comando”.

Il contrario. Da soli non si va da nessuna parte, perché servono competenze, teste, cuori. Servono i legislativi che nottetempo scrivono decreti, servono i medici e i tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità. Servono gli esperti dei nostri presidi ospedalieri e tutte le intelligenze del Paese. Scopriamo che l’informazione e la trasparenza hanno un costo, ma vale la pena investirci.

Scopriamo che gli scandali, i tagli e le frodi perpetrate nell’ultimo ventennio le paghiamo oggi, e che mentre puntavamo il dito contro quello e questo, la corruzione, come il peggiore virus, si insidiava ovunque, devastando un sistema Paese che oggi campa prevalentemente di risorse nervose, di talenti e di speranze.

Comprendiamo solo oggi che il concetto di “chiuso” è sempre relativo, perché nulla può essere controllato, chiuso e sigillato, neanche un carcere di massima sicurezza, figuriamoci un mondo globale, sferico e non piatto come qualcuno preferirebbe immaginarlo.

Comprendiamo oggi che il virus ci ha resi meno sicuri di noi stessi, che siamo profondamente umani, e che “la retorica efficientista è definitivamente scaduta” e che forse, a volte, è meglio fermarsi, ragionare, riconoscere le competenze, i livelli, e mettersi da parte, a svolgere il compito, con umiltà e dignità.

ti è piaciuto? condividilo su

Sono Corona Virus e vi osservo.

Sono io, sono Corona Virus e vi sto mettendo alla prova. Vi vedo impazzire davanti alla tastiera, scrivere commenti, postare video, foto e grafiche. Vi guardo mentre saccheggiate i negozi come se non ci fosse un domani. Guardo le vostre trasmissioni, i vostri telegiornali e vi ammiro mentre vi dividete in “è solo un’influenza” vs “moriremo tutti e subito”. 

Vi sento protestare perché la vostra fabbrica non vi ha fornito le mascherine, eppure in quella fabbrica non le avete mai avute. Lavorate il carbone, avete ancora coperture in amianto, vi state suicidando con polveri sottili, discariche abusive, roghi tossici e ora, per colpa mia, che sono così educato da non farmi neanche vedere, state impazzendo per una mascherina? Tranquilli mica sono un tumore. 

Eccovi sul divano, mentre fate zapping in televisione, con lo smartphone in mano, ed il vostro cervello sta capendo poco e niente di qua, poco e niente di la. Vi stanno proponendo la conta dei morti, e vi sale l’ansia. Volete proteggervi e vi state spalmando l’Amuchina ovunque mentre guardate i tutorial di come ci si lava le mani. Non lo sapevate prima eh? Trogloditi. Vi sto mettendo alla prova, voglio vedere se siete davvero così. Voglio farvi sentire esclusi, rifiutati, voglio farvi capire che la logica del “prima io” vi si può ritorcere contro.

Siete capaci di speculare anche sulla vostra salute. Volete nuove elezioni, ve la prendete con un’altra razza, vi rimettete a discutere di nord contro sud, e sarei io il parassita? Io sono più democratico di voi, non me ne frega un cazzo di come parlate, come vestite, e cosa pensate, io vi becco, ovunque, e non mi potete chiudere, io non ho confini, proprio come la vostra stupidità.

Schifavate i cinesi, ora vi schifate tra di voi. Vi vedo mentre al bar prendete il vostro caffè e qualcuno tossisce. Vi osservo mentre commentate e inveite contro i politici di ogni ordine e grado, perché vorreste eliminarmi, ma non siete disposti a perdere nemmeno un secondo della vostra preziosa esistenza. Non un euro del vostro fatturato, non un momento del vostro prezioso palinsesto Facebook.

Tranquilli prima o poi siete sempre riusciti ad andare oltre un virus, ci siete riusciti con quelli molto più forti di me. Io sono qui per un po, solo per mettervi alla prova, voglio vedere quanto siete stupidi, quanto siete in grado di dividervi. Tranquilli, non sarò io a sterminarvi, lo state facendo voi ogni giorno, con le vostre auto con cui vi schiantate perché siete ubriachi, drogati o distratti dal vostro costosissimo smartphone. Non sarò io a darvi il colpo di grazia, lo state facendo voi, con le vostre mani pure di Amuchina e le vostre coscienza sporche di un finto nuovo ambientalismo.

Tranquilli, non sarò io a farvi estinguere, io mi sto solo divertendo a vedervi impazzire, come? Basta bloccarvi le partite di calcio. Dai impazzite, bifolchi.

ti è piaciuto? condividilo su

Cina: quelli tra panico e realtà.

Una bolla impazzita pronta a scoppiare. La Cina è stato oggetto di osservazioni circa il sistema economico e sociale, che nell’ultimo ventennio ha stravolto il mondo. Eppure oggi davanti ad un virus la Cina, e l’intero mondo, mostra stupore ed incapacità di governare la psicosi da contagio. 

Droni che controllano dall’alto se le persone indossano le mascherine. Allarme non dato tempestivamente, censure e dati incerti. Insomma siamo alla schizofrenia planetaria. Il mondo oggi si divide tra panico e superficialità. Di mezzo c’è la realtà. 

La realtà racconta di un Paese che negli ultimi 30 anni ha registrato una crescita media pari al 10% di PIL, trasformando di fatto un’economia agricola ed arretrata nel principale competitor USA. Lo ha fatto in barba a sanità, sicurezza, diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente

Oggi la Cina segna record inquietanti, come i 34 miliardi di vendite online in un solo giorno su Alibaba (Amazon cinese), frutto di una tendenza a muovere prodotti al proprio interno premiando un commercio chiuso, scarso di importazioni di qualità, ricco di esportazioni di scarsa qualità a prezzi irrisori. 

Ci stupiamo oggi del mancato argine tempestivo al corona virus, ma ci dimentichiamo che gli argini la Cina li ha messi solo ai diritti dei lavoratori e ai redditi dei più poveri. Circa il 15% (fate i conti su quasi 1 miliardo e mezzo di persone) dei cinesi vive con meno di 5 dollari al giorno, e anche se il salario minimo è aumentato negli ultimi 10 anni, non ha fatto i conti proporzionali con il costo della vita, soprattutto nelle grandi città. La Cina da sola produce 1/5 dell’inquinamento planetario dell’aria, è la 2° per emissioni di CO2 e, secondo uno studio delle Università di Singapore e di Princeton,  è il Paese con le acque più inquinate del mondo, con quasi il 70% delle acque contaminate. Numeri confermati dall’Organizzazione Mondiale della Salute che annovera tra i decessi più frequenti quelli da inquinamento idrico, oltre 300 persone al giorno, per capirci oltre 100 mila cinesi muoiono per intossicazione da acqua inquinata. 

Nel 2019, in Cina, ben 39 Città (tra le più industrializzate) hanno continuato a registrare una crescita media oltre il 20% di emissione di PM2. Questo Paese, ha conosciuto una crescita totalmente indisciplinata, priva di qualsiasi indirizzo etico e morale, ed oggi mostra il paradosso più grande: costruisce un ospedale in 10 giorni, per un virus che, a quanto pare, proviene dal contagio uomo animale in un mercato, di quelli dove gli animali vengono mattati dal vivo, oppure venduti ancora vivi senza nessuna indicazione sanitaria sullo stato di salute delle povere bestie. L’estrema modernità e la più marcata arretratezza.

Un mercato altamente indisciplinato che ha agevolato il progressivo affermarsi della criminalità cinese, la cui mafia ormai è presente e ramificata in tutto il mondo e gestisce ristoranti, bar, centri scommesse, industrie, rivendite e grandi piazze di spaccio. Una mafia poco chiacchierata perché risolutiva, ed economicamente fortissima. 

Insomma, tra panico e superficialità, questa è la realtà. Questa è la Cina. Una bolla scoppiata, che da qualche anno sta conoscendo flessioni che trascinano al ribasso mezzo mondo, restato per tanto tempo in suo ostaggio, ed oggi anche a rischio contagio. 

ti è piaciuto? condividilo su

La propaganda secondo Matteo.

Ma quale “bestia” ? La comunicazione politica di Matteo Salvini, alla pari di Matteo Renzi, si basa sulle solide fondamenta della propaganda. Aggiornata e coerente con strumenti e linguaggio coerente con target e media utilizzato, i Matteo hanno alzato la posta in gioco, da qualche tempo presidiano il web con una grande pressione in termini di contenuti ed investimento.

Nessuna “bestia”, si tratta di competenze di staff e di investimenti economici. Un rigoroso piano editoriale, aggiornato su temi trend topic, interpretazioni sociali, eventi pubblici, che vengono seguite passo passo dallo staff e dai diretti interessati, spesso in prima persona. 

Quali sono allora le basi della propaganda sui cui si fonda la narrativa dei Matteo? Sono regole essenziali sempre valide, di cui qui ne parlo con completezza.

Partiamo dalla personificazione, la “trasfusione” del mio al tuo. Per dare un punto di vista vivido all’elettore occorre angolare la prospettiva, allora se sono condannato o sotto inchiesta, il rischio è anche tuo, perché se la giustizia non funziona è un problema anche tuo.

Altra tecnica che funziona molto bene è la narrativa dicotomica. Semplificare le categorie di bene vs male, buoni contro cattivi, per addurre al pensiero scegli da che parte stare, è la forma basica e più rapida per creare una linea di divisione tra te ed il tuo nemico. Come ad esempio 

Alle fondamenta della narrativa propagandistica ci sono delle figure retoriche come l’iperbole o quelle tautologiche, ovvero l’affermazione dell’ovvio. La tautologia, posta sotto forma di domanda, assume ancora più forza, perché lì dove ovvia la risposta, appare più ridicolo l’avversario che non affronta tanta ovvietà. Il Re indiscusso è lui, Salvini.

Infine il nemico unico, che negli ultimi anni è stato utilizzato spesso da Berlusconi, attaccando comunisti e giudici. Poi è toccato ai Matteo, che al posto dei comunisti ci hanno messo i populisti, all’occorrenza sovranisti, lasciando comunque i giudici nel focus (evidentemente qualche problema con i giudici ce l’hanno davvero). Spesso l’accanimento contro il nemico unico può essere un boomerang, ed infatti Renzi ne ha abusato, mentre Salvini ha preferito fare buon viso a cattivo gioco. Ecco perché Salvini è riuscito ad erodere consenso dal Movimento, accaparrandosi la simpatia degli “amici” dei 5 stelle (così richiamati sempre da Salvini), mentre Renzi, nonostante il fiume in piena, è riuscito ad isolarsi in un partito dell’8-12%. Ecco qui qualche video esemplificativo.

Personificazione/trasfusione
Dicotomia
Il trionfo dell’ovvio
Nemico unico, ma occhio a non esagerare.
ti è piaciuto? condividilo su