Archivio delle categorie Sicuweb

Internet sicuro, ecco come difendersi dai pericoli della rete.

Ecco 5 buone pratiche per navigare sicuri nel web.

Che sia la diffusione di notizie false, o peggio truffe on line di dati e di soldi, per navigare in sicurezza sul web servono delle accortezze. Ecco cimque buone pratiche per fregare chi ti vuole fregare.

  1. Fai un “whois”. Ovvero una ricerca su chi si nasconde, chi ha registrato, come, quando e da dove quel sito. E’ semplice, basta cliccare su uno dei tanti portali come quello che troverai alla fine dell’articolo, inserire il sito e attendere l’esito della ricerca.
  2. Ricerca su un motore di ricerca. Prima di procedere ad un acquisto o a qualsiasi azione che potrebbe mettere a rischio dati personali, privacy o altro, ricerca su google il nome della persona, del sito o della società con cui stai per accordarti. Spesso in rete si condividono le storie, ascoltare ciò che accade ad altri può aiutarti a non incappare in gravi errori.
  3. Naviga su siti sicuri. Dai uno sguardo in alto alla sinistra del nome del sito, dovrà comparire un semplice lucchetto (per mobile) oppure un lucchetto verde con la dicitura “sicuro” (su desktop)navigare sicuri
  4. Controlla i metodi di pagamento. Diffida sempre da siti che non hanno circuiti internazionali o sistema paypal. In caso di bonifici controlla l’appartenenza del conto corrente, escludi sistemi di pagamento ricaricabile come conti deposito, ricaricabili (postepay) o  western union.
  5. Dietro ad errori grammaticali potrebbero nascondersi insidie. Per quanto capaci, molto spesso le organizzazioni di truffatori, italiani o esteri, compiono grossolani errori. Un sito curato non è garanzia di sicurezza, errori gravi possono far suonare un campanello d’allarme.

Grazie a queste indicazioni ti potrai mettere al riparo da alcuni possibili rischi. Non è tutto, serve anche del buon senso. Se il prezzo di un prodotto che stai per acquistare è del 60-70% più basso del prezzo medio, potrebbe non essere una frode nei tuoi confronti ma qualcosa non torna ugualmente. Prima di diffondere e condividere notizie, ricordati che potresti favorire la divulgazione di siti e notizie false, prima di acquistare, ricordati di controllare queste 5 caratteristiche. In caso di frode contatta la polizia postale. Spesso nella loro homepage troverai le segnalazioni più rilevanti del momento. 

Un web più sicuro parte dal nostro buon senso ed è un bene per tutti.

Clicca qui e scopri chi si nasconde dietro un sito

 

 

Copertina da Tomshw.it
ti è piaciuto? condividilo su

Intervista a Stefano Rossetti, avvocato esperto in diritto penale dell’informazione.

#WebSicuro , come tutelare i nostri diritti anche in rete.

Il web è ormai un’estensione naturale della vita reale e quotidiana. Opportunità come minacce si insinuano nei meandri della rete. Come fare a tutelarsi e quali sono le accortezze da tenere a mente quando si naviga sul web, lo chiediamo a Stefano Rossetti, avvocato esperto in diritto penale dell’informazione e dottorando di ricerca presso l’Università di Amburgo.

Avvocato quali sono i reati più comuni legati all’utilizzo del web?
La domanda è molto ampia. In termini generali, possiamo dire che esiste un primo nucleo di reati, appartenenti al c.d. diritto penale classico, che, con l’avvento di internet e dell’informatica, ha riscoperto una, chiamiamola così, “seconda giovinezza”. Si tratta di fattispecie “storiche”, quali ad esempio la diffamazione (Art. 595 c.p.), l’ingiuria (ora depenalizzata), il furto di identità (Art. 494 c.p.) e la truffa (Art. 640 c.p.). 
Esiste poi un secondo nucleo di reati, più specialistico, che per comodità possiamo definire come “reati informatici”. Si tratta di fattispecie sempre più comuni nelle aule di Tribunale, nascono con internet, e puniscono condotte realizzabili prevalentemente in ambito telematico. Solo per citarne alcuni, accesso abusivo a sistema informatico (Art. 615-ter c.p.), detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (Art. 615-quater c.p.), violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (Art. 616. c.p.), intercettazione illecita di comunicazioni informatiche ( Art. 617-quater c.p.).
Oggi gli utenti italiani secondo lei sono in grado di riconoscere e rivendicare la tutela dei propri diritti online o vedono ancora la rete come qualcosa di virtuale e distaccata dalla realtà?
Nel corso degli ultimi anni la sensibilità sul punto è diventata sempre maggiore. Le persone iniziano ad essere consapevoli dell’importanza del proprio “riflesso” digitale, ed è naturale, se solo per un attimo pensiamo a quanta parte della nostra vita affidiamo a internet. Documenti di lavoro, fotografie, conversazioni, appunti personali, vetrine virtuali di attività economiche. La nostra vita si sta spostando online, ma i danni che possiamo ricevere sono assolutamente reali. Una povera ragazza, qualche tempo addietro, si è tolta la vita per via del senso di impotenza e umiliazione derivante dalla pubblicazione di alcuni suoi video intimi. Le aziende affidano il proprio successo anche ai feedback che ricevono online. Un semplice account email contiene informazioni riservate, le nostre convinzioni politiche e religiose e – perché no? – anche dati sanitari. Insomma, la nostra vita online è la realtà, siamo noi, proiettati e forse vagamente distorti, ma quel che accade tra i bit e i byte di internet ha ricadute spesso drammaticamente concrete, e le persone iniziano a rendersene conto.
Quali accortezze dovremmo seguire e quali sono le indicazioni che sente di dare in caso di violazione dei propri diritti sul web?
Gli accorgimenti tecnici sono quelli che permettono di non compromettere la sicurezza del nostro computer. Si possono intuire facilmente: password e siti sicuri, programmi di provenienza certificata, e un po’ di sana diffidenza davanti a certe richieste pervenute via email (specie se comportano la comunicazione di informazioni riservate).
Se poi, nonostante gli accorgimenti, si finisce nella trappola, il primo suggerimento è di mantenere la calma. L’ordinamento giuridico fornisce numerosi strumenti di tutela. In linea di massima, in questi casi, occorre essere rapidi, contattare un legale e definire con lui una strategia d’azione rapida ed efficace. Per esempio, i dati di connessione dei malintenzionati, detenuti dai provider, vengono cancellati dopo alcuni mesi, ed è invece fondamentale acquisirli per individuare la persona fisica e avviare il procedimento, penale o civile.
Privacy e legalità, come salvaguardare la prima in un contesto di difficoltà come quello che stiamo vivendo?
Nel corso degli ultimi decenni l’equilibrio tra privacy e controllo statale è mutato in modo sensibile. La presenza di fenomeni imponenti e preoccupanti, come il terrorismo internazionale, ha spinto i legislatori nazionali a comprimere il bene giuridico della riservatezza, sulla base dell’assunto che un maggiore controllo sulle comunicazioni permette un maggiore controllo su soggetti potenzialmente pericolosi. 
Un discorso in parte comprensibile, che però non dovrebbe mai farci dimenticare gli effetti che un controllo illimitato può avere su beni giuridici fondamentali, quali la libertà di comunicare liberamente, e di liberamente vivere, obiettare ed esprimersi. Queste considerazioni sono state fatte proprie dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che, se da un lato ha accolto la giustificazione statuale (controllare per proteggere), dall’altra ha rifiutato l’idea che, sulla base di simile esigenza, sia possibile, per lo Stato, arrogarsi poteri di accertamento praticamente illimitati.
Limitare la privacy è possibile, dunque, ma gli Stati devono essere costantemente monitorati per verificare che non vi siano ingerenze sproporzionate su altri beni giuridici meritevoli di tutela.
Cyberbullismo, furti d’identità, e frodi online c’è un vuoto normativo o l’Italia dispone degli strumenti adeguati per tutelarsi 
Mi permetta di fare su questo punto una piccola distinzione.
Partirei da furti di identità e frodi online. Sotto questo profilo, da un punto di vista astratto, il nostro ordinamento prevede già delle fattispecie di reato applicabili. Si pensi alla fattispecie di sostituzione di persona (Art. 494 c.p.), o ai delitti di truffa e frode informatica (rispettivamente Artt. 640 e 640-ter c.p.). Un esempio abbastanza frequente nella pratica è il seguente: Tizio ruba l’identità di Caio, mio amico su Facebook, mi contatta (sostituzione di persona) e mi chiede un aiuto economico per una situazione di emergenza (artifici e raggiri), io preoccupato gli scrivo in chat il numero della mia carta di credito, che lui poi utilizza per un acquisto (truffa perfezionata online). In questi casi, come si può vedere, le disposizioni già presenti permettono di “intercettare” la condotta di reato (e dunque di richiederne la punizione).
 
Il cyberbullismo merita un discorso a parte. Il fenomeno è regolato dalla recentissima legge n. 71 del 29 maggio 2017 che punisce qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto e diffamazione finalizzata a isolare un minore. Va dato atto che il legislatore, in questo caso, ha “compreso” la delicatezza dell’argomento e di conseguenza previsto strumenti efficaci per il suo contrasto. La parte lesa, per esempio, può richiedere al social network la rimozione del contenuto, e la risposta deve pervenire in tempi strettissimi (circa 24 ore). Se il provider non risponde, si può chiedere l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali e ottenere un provvedimento entro le successive 48 ore. In chiave preventiva è poi possibile richiedere al Questore l’ammonimento verbale del “bulletto”. L’ammonimento non ha valore penale, ma se il soggetto reitera la condotta, e si giunge a sentenza, allora vale come aggravante. E’ poi ovviamente possibile seguire la via penale, depositando anche in questo caso denuncia-querela nei confronti dell’autore del reato. La legge sul cyberbullismo, forse per la prima volta, affronta un fenomeno complesso con un approccio innovativo e integrato. Non solo repressione, ma anche prevenzione e educazione nelle scuole.
Insomma, l’italia ha gli strumenti per tutelarsi? La risposta come si può vedere è sì. In alcuni casi, gli strumenti sono più lenti, e occorre un intervento più incisivo del legale e della stessa persona offesa. In altri, vedi disciplina sul cyberbullismo, si assiste a soluzioni che, almeno sulla carta, sono realmente efficienti e, soprattutto, rapide.

Si parla sempre più di fakenews. Cosa fare quando si è coinvolti in azioni diffamatorie ?

Per quel che qui rileva, la fake news altro non è se non una notizia falsa. Se la falsa notizia ha come conseguenza la lesione della reputazione di una persona fisica o giuridica, allora si perfeziona il delitto di diffamazione previsto dall’articolo 595 c.p. Facciamo anche qui un esempio: un atleta scrive su una chat di WhatsApp che il proprio agente è un ladro. La notizia è del tutto falsa, ma intanto si diffonde, sconfina sui social network, e poi sui blog. L’agente, del tutto inconsapevole, inizia a ricevere chiamate da parte di altri suoi clienti, che disdicono i contratti. Danni per decine e decine di migliaia di euro, e tutto a causa di una fake news.In casi di questo tipo, la procedura prevede la predisposizione di un atto di denuncia-querela. L’atto deve essere completo e fornire al pubblico ministero il maggior numero di informazioni possibile (il tentativo è sempre quella di facilitare il compito della Procura, fornendo informazioni circostanziate e ben organizzate). Insomma. Se siete vittime di un persecutore, organizzate le vostre informazioni, tenete copia delle comunicazioni, siate in grado di dimostrare gli elementi essenziali del reato.Una buona prassi è inoltre quella di richiedere al content provider (e ai motori di ricerca) la rimozione dei contenuti pubblicati (e della loro indicizzazione tra i risultati di ricerca). Nel corso del dibattimento la parte offesa potrà poi costituirsi parte civile per richiedere il risarcimento del danno (e la rifusione di tutte le spese sostenute).
Studio Siculella promuove l’utilizzo del web in sicurezza e legalità. Affianchiamo i clienti nel web e social media marketing e siamo pronti ad affiancare avvocati esperti per la gestione di controversie e per azioni legali a tutela dei propri diritti in rete.

CONTATTACI

Studio Siculella #OneClickBeyond
ti è piaciuto? condividilo su

Truffe su Facebook ecco le più comuni e come evitarle.

Truffe su Facebook ? Vediamo quali sono le più comuni e come evitarle.

Le truffe su Facebook non rappresentano statisticamente un problema molto rilevante ma non è raro incappare in situazioni sgradevoli. Spesso dipende tutto dalle nostre impostazioni “privacy” o da troppa superficialità.

Partiamo con una premessa fondamentale: la rete non è mai sicura e tutto ciò che noi produciamo lascia una traccia. La semplice iscrizione a Facebook comporta l’indicazione di alcuni dati sensibili : sesso, luogo e data di nascita, oltre a nome e cognome. Dati con i quali per esempio è facile ottenere il codice fiscale. Vi sembra cosa da poco? Allora dopo l’iscrizione conviene rimuovere almeno il luogo di nascita.

Ma veniamo alle truffe su Facebook, almeno a quelle più diffuse.

SEXY CHAT. Non ti vogliamo smontare ma sappi che se sei incappato nella richiesta di amicizia di giovani, avvenenti e conturbanti ragazze, potresti non essere il più bello d’Italia ma semplicemente vittima di chatbot, programmi che generando profili falsi simulano delle conversazioni standardizzate. truffe su facebookSono belle, formose e sexy ma sono pericolose. Copia e incolla il loro nome su google e guarda cosa esce fuori potrebbe essere sufficiente questa accortezza. Oppure mettila alla prova con delle domande specifiche : “ti piace lo sport, quale pratichi, cantanti preferiti ?”. I bot solitamente sono configurati come  SIRI, cioè risposte standard a domande frequenti o parole riconoscibili, trailo in inganno. Se su google non hai riscontri negativi e se alle domande risponde in maniera logica bene, cosa aspetti, è il tuo giorno fortunato 😉

FALSE LOTTERIE. Profili falsi che dicono di conoscerti o che sostengono di rappresentare aziende, enti o associazioni e ti cercano di rassicurare sulla veridicità della vittoria di un premio. Ti chiederanno l’IBAN per accreditarti il premio, indirizzo mail oppure luogo e data di nascita. Non esiste alcun premio, stanne alla larga. Un’altra delle truffe su Facebook è la FALSA EREDITA’. Ti dicono di essere il cugino, cognato, nonno di un tuo parente (facilmente capibile se indichi su facebook la parentela o deducibile dalle tue foto), ti chiedono di fidarti e perché avete in comune degli amici (richiesta fatta qualche giorno prima e magari accettata) e in cambio ti chiedono “solo” codice fiscale e residenza per mandarti un documento con cui ti viene riconosciuta una ricca eredità. Occhio anche a falsi notai.

In tutti i casi per difendersi dalle truffe su Facebook valgono sempre queste accortezze:

Fai attenzione a

  • Persone che non conosci direttamente e richieste di denaro
  • Persone che chiedono di anticipare un importo
  • Persone che ti chiedono di comunicare al di fuori di Facebook (ad es. tramite un altro indirizzo e-mail)
  • Persone che affermano di essere un amico o un parente che si trova in una situazione di emergenza
  • Imprecisioni ortografiche e grammaticali

Infine ricordati di segnalare tutto a Facebook da questa pagina

ti è piaciuto? condividilo su