Archivio delle categorie Marketing Turistico e Territoriale

Salento dall’alba al tramonto.

Parliamoci chiaro, il Salento dieci anni fa era meta di un turismo quasi totalmente domestico. Lavoratori e studenti fuori sede e gruppi ristretti dei loro amici rappresentavano il turismo in terra salentina. Le marine erano popolate dagli stessi abitanti della zona che, a pochi milioni di lire fino agli anni ’90, comprarono seconde case per le vacanze. Il turismo estero era rappresentato dalle generazioni salentine emigrate in terre tedesche, svizzere e francesi.

Lo slancio e la rinascita del capoluogo, la nascita del marchio Salento d’amare, la notorietà di personaggi prevalentemente del mondo musicale e la potenza virale dei social, fecero emergere a livello nazionale un territorio fino a quel momento ai margini dello scenario turistico nazionale.

I prezzi erano veramente bassi, il prodotto molto buono, tuttavia esclusivamente posizionato nel quadrante del turismo balneare: distante ma raggiungibile, esteso ma contenuto, 300km di costa tra faraglioni, calette, spiagge sabbiose ed un mare oggettivamente spettacolare.

Le attività di promozione sono state incisive e determinanti.

Il Salento è esploso tra le mani di proprietari di terreni, pescherecci e seconde case. Lidi a gestione familiare iniziarono ad alzare il volume della radio per attirare qualche spiaggiante in più.  Spesso gente non qualificata, impreparata, approssimativa. Il turismo concentrato in 40 giorni centrali d’estate ha portato un fiume di soldi a chi non ha titoli, esperienze, capacità di governo. Ed in questi casi si è davanti alla “mucca da mungere” fino all’ultimo, lo capirono locali quanto imprenditori delle province di napoli e bari. Lo capirono da lì a poco anche gruppi di pressione, lobby e mafie.

Il processo è graduale ed ineluttabile, se non si hanno le capacità di governare fenomeni nati quasi spontaneamente.

I lidi iniziano ad organizzare notti brave in spiaggia, pizzerie con giardino si attrezzano con piste da ballo, osterie si reinventano ristoranti. Disoccupati, anziani, adulti e bambini battono cassa presentandosi davanti alle principali aree di posteggio abusivo, passando da pochi euro a centinaia di euro al giorno, rigorosamente esentasse.

Si cementifica per aumentare l’offerta, si alzano i prezzi per sfruttare la domanda, non ci si specializza e non si investe per paura che possa durare poco. Allora avanti così a “raccogliere l’acqua quando piove”.

5 euro per parcheggiare in un’area incustodita, ricavata abbattendo ettari di macchia mediterranea. Se ti va bene useranno la tua auto come appoggio per un piano bar improvvisato, se ti va male ti ruberanno i cerchioni o proveranno a forzarti il cofano.

30 euro per un ombrellone e due lettini. Il lido non ha alcun servizio di intrattenimento per i tuoi bambini, tanto meno una politica per gli amici a quattro zampe. Non parliamo poi dei servizi: il wi-fi non è una tecnologia ma una poco divertente caccia al tesoro. La differenziata una speranza.

10 euro un drink in fascia happy hour nei lidi più spinti, almeno 5 in quelli anni ’80 dove gusterai dell’ottimo ghiaccio in un bicchiere da 0,25 cl.

Dai 4 ai 10 euro per una frisa tradizionale, il cui valore nominale non supera (condimenti di qualità inclusi) i 2 euro.

Non è solo una questione di numeri, il Salento ti stupirà anche per discariche abusive su piazzole di sosta e cordoli di superstrada. Sacchi di immondizia o bottiglie lanciate da un auto in corsa. Sigarette spente sulla spiaggia, pasti consumati in riva al mare i cui involucri restano a galla sulla riva.

E ancora schiamazzi, “api calessine” di dubbio gusto che sfrecciano a tutto volume. Case vacanza affittate in stile pollaio, abusivamente. Scontrini latitanti e l’odore delle mafie organizzate che lucrano su eventi, parcheggi e riciclaggio di denaro.

E’ un turismo quantitativo, concentrato per il 75% in 40 giorni, proveniente per l’80% dall’Italia. Una realtà che gode di alcuni macro fattori come il terrorismo che disincentiva le mete un tempo ambite come Tunisia, Marocco, Egitto, Turchia, Francia. La contrazione dei redditi e della capacità di spesa che ostacola la ricerca della qualità da parte della classe media che preferisce ostentare benessere affittando in 20 persone uno yacht per 5 giorni.

Il Salento si mostra come specchio e riflesso di una società che non potendo contare sulla qualità della propria vita la ostenta, apparendo palesemente ridicola. ” La bella vita” concentrata in 10 giorni, tra occhiali da sole all’ultima moda, slippini bianchi e labbra a papera, aperitivi e ristoranti stracolmi che qualcuno diceva essere un segnale di ripresa, ed invece era solo l’anticamera di una società senza prospettive, mordi e fuggi.

Tanta forma insomma, poca sostanza e chi attendeva un possibile declino sappia che è già arrivato.

 

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BTM Puglia 2017 , alcune considerazioni da tenere a mente.

BTM Puglia 2017 : un successo ? Forse l’inizio della fine.

Il BTM Puglia 2017 si è concluso sabato 18 febbraio a Lecce nelle sale del Castello Carlo V. Una passerella durata 3 giorni che ha visto sfilare enti pubblici e privati, amministratori, operatori, docenti e professionisti del turismo e del marketing turistico.

La manifestazione BTM Puglia, la cui sigla indica Business Tourism Management ha l’intento, da tre anni a questa parte, di riunire il mondo turistico del territorio per fare il punto sullo stato dei lavori, sul mercato e sulle nuove dinamiche che lo governano.

Un intento valido, non corrisposto interamente nei contributi che si sono susseguiti in questa tre giorni. Sono rimasto incredibilmente perplesso nel notare un ritardo catastrofico nella gestione del turismo, nell’approssimazione organizzativa, e nella mediocre preparazione nel campo del marketing territoriale quanto nel suo sviluppo paradigmatico del 2.0.

Chi ha realmente a che fare con il management turistico riuscirà sicuramente a cogliere queste brevi considerazioni che mi accingo a fare.

  1.  Chi mastica marketing conosce le sue leve strategiche. Al BTM Puglia si è discusso prevalentemente (se non totalmente) di posizionamento e promozione.
    In pochi hanno sottolineato la necessità di intervenire sul prodotto. Abbandonato a se stesso, in mano all’incuria, all’illegalità e all’abusivismo dirompente, in taluni casi con evidenti dinamiche di stampo mafioso.BTM Puglia
  2. E’ evidente che davvero pochi abbiano colto l’essenza del 2.0. Utilizzare le vecchie strategie “push” non ha più senso. Dal transazionale siamo passati al relazionale ma eminenti esperti del settore sembrano davvero non averlo capito. L’utente ha il potere di essere editore e informatore. Una foto, un’iniziativa, un contenuto, possono diventare virali e influenzare l’opinione pubblica. Non è sufficiente dunque attrezzarsi di fotografie professionali, di booking engine; serve accogliere e ascoltare la voce del web per filtrare la richiesta della domanda e implementarne l’offerta. Se solo questo venisse fatto ci si renderebbe conto che il prodotto Salento sta rischiando grosso. Come evidenzia questo grafico che raccoglie le critiche del web inserite in 4 categorie principali.
  3. Se l’intento è quello di mungere la vacca fino all’ultimo allora questa BTM Puglia è del tutto inutile. Il lucrare fino all’ultimo ai danni del patrimonio, dell’ambiente e farlo nonostante le conclamate difficoltà sociali, politiche ed economiche di un territorio, riesce perfettamente a tutti. A tutti coloro che affittano casa in nero spacciandosi per B&B, a tutti coloro che anche il giardino di casa diventa un parcheggio a pagamento e a tutti coloro che riempito il furgone o la station wagon di alcoli improvvisano vendita on the road.

Il turismo è il petrolio del Salento, ed è su questo settore che i rapaci sono determinati a sbranare la preda. Si smetta allora di parlare solo del ramo commerciale dell’azienda Salento. Destagionalizzare, aumentarne la redditività con maggiori servizi e minori sprechi, governare il turismo e non esserne schiavi con la bava alla bocca.

Un’ultima considerazione, più vicina agli occhi del cittadino che non del turista. I dati sono evidenti: il Salento è in pieno boom turistico da 5 anni, il che avrebbe dovuto avere delle ripercussioni positive sull’intera popolazione. Le strade ridotte a groviera, i trasporti non regolati e assolutamente insufficienti, il proliferare di piccole terre dei fuochi in ogni dove, nonostante questo boom ? Allora cosa succedere quando l’offerta sarà satura e la domanda tornerà a decrescere ? La risposta è facile, chi ha spremuto la vacca avrà grandi conserve di latte con cui saziarsi, agli altri resterà l’onore della cronaca per essere vissuto in un momento di esaltazione del proprio territorio e si sfamerà di sola gloria.

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Riccioneachi ; Riccione contro Gallipoli, come lanciare un hashtag di successo.

Riccioneachi , l’hashtag in risposta alla campagna di Riccione #machenesannoagallipoli.

Riccioneachi nasce in risposta a #machenessanoagallipoli , hashtag con il quale Riccione promuoveva il territorio per l’ormai imminente stagione estiva.

Il caso nasce alle ore 9:30 di lunedì mattina, quando operando per un cliente del settore turistico, che opera nel Salento, scopriamo che la pagina Facebook Operazione Riccione Notte , ha iniziato una campagna social per contendere lo scettro di metà turistica del divertimento estivo a Gallipoli.

#riccioneachi #riccioneachi #riccioneachi

Per un social media manager questa rappresenta una delle occasioni più ghiotte. Abbiamo dunque studiato una strategia in risposta, lanciando una campagna social #riccioneachi ? Come ci siamo arrivati? Perchè ha riscosso successo? Ecco qui una breve spiegazione che può tornare utile.

  • Il posizionamento di Riccione è simile a quello di Gallipoli: mete turistiche di punta, specializzate nel campo dell’intrattenimento serale/notturno.
  • Riccione ha bisogno di richiamare il suo target sottratto da Gallipoli perciò passa all’offensiva.
  • In termini di servizi e divertimento Riccione vanta una classe imprenditoriale e amministrativa riconosciuta come tra le più valide in Italia e non solo.

Considerazioni fondamentali per studiare una campagna social di risposta. Abbiamo perciò focalizzato la nostra attenzione#riccioneachi su alcuni punti di forza di Gallipoli, cercando di sottrarci da un parallelismo limitato , in un campo dove Riccione avrebbe potuto dire la sua.

Accogliere la sfida sullo stesso terreno, quello dell’intrattenimento, sarebbe potuto essere fatale; i criteri possono essere troppo soggettivi e la sfida è realmente aperta. Allora ci siamo posti questa domanda: perchè il target turistico che preferiva Riccione adesso sceglie Gallipoli? Semplice, perchè rispetto ai servizi, alla buona amministrazione ed al divertimento, Gallipoli annovera un mare da favola, prezzi competitivi, collocazione in un territorio provinciale di grande sviluppo e attrattività turistica e differenze naturalistiche, paesaggistiche e storiche assai diverse.

Allora la migliore risposta era quella di sottrarci ad un duello inutile, rispondere in maniera simmetrica avrebbe significato accettare di stare sullo stesso piano di Riccione, sostenendo dunque una battaglia (social si intende) che riccioneachidoveva puntare solo all’esaltazione degli eventi, della vita notturna e dell’intrattenimento. Sul piano nazionale si sarebbe potuto plasmare un secondo tentativo di delegittimazione del territorio Salentino, è successo già con Lecce (chiamata la Firenze del Sud), e non potevamo permetterci di alimentare la possibilità di far rinominare Gallipoli “Riccione del Sud”. No, Gallipoli è altro, sfruttando i punti di forza abbiamo capito che era il caso di sottrarci da questo accostamento e non farci dare del Riccione : Riccioneachi ?riccioneachi

Ironia, originalità e tempestività hanno creato un effetto virale in rete. L’hashtag si è subito propagato in rete, raccogliendo, come da intenzioni, una marea di post che nulla avevano a che vedere con vita notturna  e divertimento. Cibo, tradizioni, paesaggio, mare limpido e tanto altro sono stata la migliore risposta per dire che Gallipoli non è Riccione e non avremmo prestato il fianco ad un gioco al ribasso, Kalepolis è altro, allora #riccioneachi ?

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