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Turismo, moda e food; la brand awareness con Instagram

Brand awareness con Instagram: parliamoci chiaro, fare comunicazione sembra ogni giorno di più, una cosa per tutti. Vi sbagliate di grosso. Comunicare è facile, anzi non farlo è impossibile, ma farlo bene è cosa da pochi. Iniziamo con il riconoscere gli strumenti adatti per comunicare. Nel campo dei social esistono sempre più strumenti, sofisticati o semplici, che prediligono un formato specifico e hanno alta penetrazione in target differenti.

La prima attenzione da porre nel campo della comunicazione social è quella di scegliere oculatamente gli strumenti in base ad una strategia che contempli: tempi, budget, risorse e obiettivi.

Se operiamo nell’ambito del turismo, della moda e del food, è evidente che bisogna tenere ben presente la notevole crescita di Instagram. Perché? Ve lo raccontiamo in breve.

Instagram è entrato in Facebook e i due social comunicano sempre meglio insieme. Le campagne pubblicitarie sono fortemente integrate, gli insight specifici e dedicati. Avere una pagina Facebook collegata ad un profilo Instagram significa ottimizzare il costo dell’inserzione per essere presenti su due piattaforme.

Ma ciò che importa di più è che il tasso di crescita delle iscrizioni su Instagram è impressionante. Sempre più efficace, Instagram si propone come ottimo strumento per la comunicazione delle imprese operanti nel settore del turismo, moda e food. In tutti i tre ambiti infatti, l’impatto fotografico è quello più remunerativo in termini di viralità, engagement e brand awareness.

Prima di qualsiasi altro obiettivo, la brand awarensess, ovvero la notorietà della marca, cioè la capacità di riconoscerne segni distintivi, stili, prodotti e servizi, deve essere un progetto da perseguire a medio-lungo termine.

Come costruire una brand awareness con Instagram

Instragram rappresenta un’ottima opportunità di raccontarsi. L’esclusiva narrativa fotografica, e da poco tempo sempre più video, anche grazie all’inserimento delle story e delle dirette, rendono Instagram il canale giusto per raccontare il proprio brand. Se si tratta di una destinazione turistica o una struttura ricettiva, l’impatto fotografico di Instagram potrà rendere molto in termini di apprezzamento da parte dei follower. Allo stesso modo ogni giorno vediamo decine di piatti fotografati, fasi di preparazione e di cottura di cibi, proprio per l’alta suggestività che le fotografie generano nel food. La moda poi sembra aver trovato un canale di sfogo più moderno delle antiche riviste patinate.

Per costruire una brand awareness con Instagram si può lavorare con una strategia basata su un messaggio chiaro e adattabile a più momenti della giornata. Sviluppare uno storytelling di medio-lungo termine in cui si racconta il cosa, come, quando e perché  del nostro brand. Il sostegno alla narrativa arriva facile da foto che nella loro naturalezza, nella loro istantaneità, troverà sempre un ottimo alleato. Direct, story, questionari e l’uso ( e non abuso ) degli hashtag giusti, renderanno Instagram il tuo canale preferenziale per sviluppare brand awareness.

Lo strumento giusto, una buona strategia e l’appoggio di influencer possono davvero far decollare la tua brand awareness.

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Chi sono gli influencer ? Facciamo chiarezza.

Un influencer è un utente, più o meno noto, riconosciuto dalla rete come intenditore di uno o più argomenti, ed è capace di influenzare atteggiamenti, acquisti, stili e opinioni.

Influencer  e marketing di influenza, sono i nuovi concetti che si stanno sviluppando nella comunicazione digitale. Continua dunque l’inflazione terminologica nel settore dei social media, dove vengono coniate definizioni nuove per concetti vecchi, pur di erigersi ad esperti e scopritori di nuove tecniche.

Niente di nuovo infatti. Il termine infulencer rappresenta la semplice evoluzione dei concetti di  opinion leader e opinion maker. All’occorrenza, se si sceglie di ingaggiare un influencer per promuovere la propria attività, l’influencer di fatto diventa un testimonial 2.0 e si attuano delle vere e proprie pratiche di endorsement o esplicitamente campagne pubblicitarie.  Potrà essere ingaggiato per postare delle foto, indossare degli abiti, accessori. Raccontare un’esperienza, caricare un video su Youtube e tanto altro.

Il marketing di influenza quindi è già di per sé un errore concettuale. Se è vero che esistono dei personaggi, più o meno autorevoli, capaci di influenzare un pubblico ritenuto interessante per le proprie finalità, è altrettanto vero che è tipico di tutte le attività di comunicazione esercitare tale pressione. Tuttavia non utilizziamo il concetto di marketing delle vendite, perché di fatto la vendita è il fine e non può rappresentare ne l’analisi iniziale, ne tanto meno il piano strategico o quello operativo. L’influencer è dunque un testimonial, ritenuto autorevole, che ha la capacità di diffondere informazioni ad un pubblico verosimilmente a lui fedele. E l’influenza non è marketing ma uno degli obiettivi della leva comunicativa del marketing.

Come riconoscere un influencer e quando coinvolgerli in una campagna?

L’influencer è riconoscibile grazie ad un’attenta analisi dell’ambito e delle parole chiave. Sarà fondamentale infatti procedere con una categorizzazione dei temi che ci interessano, individuando così le persone che maggiormente affrontano tali tematiche ed il seguito che ne producono. Se vogliamo promuovere un brand di abbigliamento sarà dunque necessario capire chi tratta l’argomento, come, su quale supporto e con quale efficacia.

Da questo momento in poi sarà indispensabile concepirlo come un vero e proprio testimonial a cui chiedere la collaborazione. Diffida dagli influencer che attivano campagne a pagamento, non hanno la credibilità giusta se non con una pressione adeguata. Il vero influencer è organico, ovvero non si avvale di campagne pubblicitarie per elevare la sua credibilità perché è un valore che gli viene attribuito dai follower della rete.

Il tipo di attività da svolgere dovrà essere assolutamente congruo e funzionale alla strategia complessiva del brand. Coerenza, credibilità e autorevolezza dell’influencer saranno i valori aggiunti per una strategia vincente.

 

 

Foto di copertina da Vocenuova.tv

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Cinque domande sul social media marketing

Fino a qualche tempo fa non era un lavoro, per molti non lo è tuttora. Il social media marketing prevede delle attività realizzate tramite i social media ma collegati fortemente ad una strategia di marketing complessiva. Un’analisi attenta, un prospetto strategico ed un piano operativo ben redatto sono la base di questa attività. Chiarire obbiettivi, tempi, costi e monitorare i dati, rappresentano l’unica vera via percorribile per investire sui social senza buttar via tempo e denaro. Ci sono cinque domande sul social media marketing che vengono poste più frequentemente, è giusto dare delle risposte.

Ecco le cinque domande sul social media marketing a cui oggi daremo una risposta.

Ho un profilo Facebook, posso fare pubblicità ?

Potresti, ma non dipende dal tuo profilo personale. Facebook si divide per persone e per aziende. La presenza possibile su Facebook è di tre tipi:

  1. il profilo personale, ovvero il tuo nome ed il tuo cognome a cui viene assegnato uno spazio per condividere contenuti con la propria rete di amici (massimo 5.000)
  2. le pagine , ovvero lo strumento con cui è possibile avviare una presenza sul social per la tua impresa o un brand che si personale o di un’attività/associazione o gruppo organizzato. Grazie a questo strumento si possono ottenere follower senza accettare alcuna amicizia e l’utenza è illimitata
  3. i gruppi, nati per creare delle conversazioni specifiche intorno ad interessi settoriali.

Facebook per le persone si ferma al profilo personale e alle attività ad esso correlate: eventi, post, amicizie, dirette. Facebook per le aziende apre un mondo parallelo, fatto da Business Manager, l’interfaccia di marketing per gestire inserzioni, promozioni e lead, collegamenti tra vari social (per campagne integrate). Gestire un profilo aziendale non è dunque come usare il proprio profilo Facebook. Non solo perché sono richieste le competenze sulla specifica materia, quindi il saper realizzare: grafica, messaggio, azione richiesta, profilare utenti, target, budget tempistiche e soprattutto monitorare l’andamento, ma anche perché servono competenze di marketing strategico con cui collegare l’attività sui social agli obbiettivi dell’impresa.

Perché non è cambiato nulla da quando investo sui social?

Ci sono svariati motivi per cui potresti non avere risultati dalle tua gestione social. Potrebbe essere stata realizzata male la campagna, o forse non è ben profilato il target. Magari non hai esposto con originalità il contenuto o il prodotto/servizio ha scarso appeal. O più semplicemente il social che stai utilizzando potrebbe non essere lo strumento più adeguato al raggiungimento del tuo obbiettivo.

Quello ci riesce, io no.

Un classico. Succedeva già con la pubblicità tradizionale, ora i social hanno allargato la percezione del “perché il concorrente ci riesce io no?”. Se il tuo concorrente produce un prodotto/servizio migliore o ha una rete commerciale più forte, investe il triplo ed ha pagato un’agenzia per avere contenuti creativi, aggiornati ed efficaci è giusto che lui si, tu no.

Tanto con Facebook non spendo e lo aggiorna mio figlio, perché dovrei pagare un’agenzia?

Allora non ti chiedere perché “quello ci riesce e tu no”. Facebook come tutti gli altri social gratuiti hanno visto negli investimenti in comunicazione il loro principale business. Non esiste alcuna presenza online che, con la sola presenza organica, si possa permettere di reputare fortemente performante la propria attività di comunicazione su Facebook. Da solo un social potrebbe non bastare, ecco perché si parla di social media management, bisogna contemplare anche l’opportunità di integrare più social, operare trasversalmente e misurarne l’efficacia. Da questo punto di vista il social è esattamente come la televisione o qualsiasi altro mezzo pubblicitario: sarà il budget, la qualità, la creatività e la coerenza strategica con gli obbiettivi a fare la differenza.

Dici che con Facebook avrò una svolta?

No, è il tuo progetto a dover rappresentare la tua svolta. Facebook è un mezzo, non un fine. Vale lo stesso per Instagram, linkedin, il blog ed il sito istituzionale/vetrina. Se il progetto è valido Facebook sarà lo strumento giusto per farlo decollare. Se hai un punto vendita fatiscente, se il prodotto o servizio offerto è mal posizionato o di scarsa qualità, se il brand non ha appeal e se non esistono strategie di prezzo, di sviluppo e di vendita, allora sarà meglio concentrare i tuoi investimenti da un’altra parte.

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Lead marketing con Facebook, come generare contatti.

Il LEAD marketing con Facebook è un’attività di comunicazione digitale che usando il social più famoso al mondo si prefigge l’obbiettivo di generare contatti con una lista di possibili clienti interessati all’acquisto di beni e servizi offerti.

Con questo social media infatti possono essere sviluppate delle ottime azioni di lead che ora andremo a vedere in dettaglio.

Le inserzioni con l’obbiettivo di acquisire contatti sono simili alle normali campagne Facebook o di Instragram. Quando però l’utente clicca su queste inserzioni visualizzerà un modula già compilato con le informazioni condivise su Facebook. Esistono tre modalità di lead marketing con Facebook e ora entriamo nello specifico.

RACCOGLIERE ISCRIZIONI ALLA MAILING LIST.

Le inserzioni per acquisizione contatti possono aumentare il numero degli iscritti alle newsletter e alle liste di e-mail marketing. Le informazioni utili da richiedere sono, indirizzo mail e genere.

GESTISCI I MODULI DI RICHIESTA.

Le inserzioni possono avere un aspetto ancor più dettagliato per liste di potenziali clienti. Serve porgere domande più specifiche. Un modulo può contenere : nome completo, indirizzo mail, numero di telefono, nome dell’azienda.

PROMOZIONI E OFFERTE.

Un modulo di contatto dedicato per le promozioni e le offerte è quello che serve per stimolare vendite stagionali, offerte lancio e promozioni specifiche. Indirizzo mail, e indirizzo per eventuali spedizioni possono rappresentare le domande migliori da fare.

MA COME FARE?

Basta entrare nel Business Manager di Facebook cliccando “Gestione Inserzioni”. Digitare “+ crea nuova campagna” e selezionare l’obbiettivo lead marketing con facebook“generazione di contatti “. Una volta entrato in questa sessione, ti verrà richiesto di profilare il tuo target, la posizione geografica per la copertura della tua campagna, il tipo di posizionamento, il budget e il timing. Se hai già salvato il target ti basterà richiamarlo dal menu a tendina. Una volta completata la prima fase potrai inserire i campi che ritieni opportuno richiedere al tuo potenziale contatto e collegarlo ad una call to action specifica. Nel primo caso, ovvero per l’inserimento in mailing list, basterà cliccare “Iscriviti”o “ricevi gli aggiornamenti”. Nel secondo caso, per ottenere potenziali richieste, basterà inserire la call to action “scopri di più” e in ultimo, per generare richieste di offerte/promozioni, basterà inserire “richiedi un preventivo” oppure “scopri di più”.

Hai problemi nel profilare il tuo target e i tuoi post si riempiono di profili falsi o di immigrati?

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Siamo a tua disposizione per realizzare campagne efficaci e mirate ad obbiettivi chiari e raggiungibili. 

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Ci SEO o ci fai?

“Ma perché se scrivo su Google – gelateria Rieti – non esce la mia gelateria?”, perché non ci SEO. Precisiamo: le tecniche di SEO sono complesse e ci muoviamo in un campo variegato. Ma proviamo a semplificare, si tratta di indicare le strade migliori, uniche, meno trafficate, per raggiungere la meta.

Semplifichiamo ulteriormente. State per aprire una gelateria a Rieti e vi chiedete dove aprire. La zona preferibile è quella con maggiore traffico pedonale, se possibile in aree centrali della città, o che disponga di un parcheggio, altrimenti che sia facilmente raggiungibile. Bene, il SEO fa la stessa cosa online. Rende il tuo sito comodo, raggiungibile e con la possibile di intercettare il maggior flusso possibile.

NO! Questo non significa che venderai i tuoi gelati anche agli eschimesi. Hai scelto di aprire il tuo negozio in centro e non in una zona industriale nell’hinterland. Questo lo renderà più raggiungibile e visibile agli occhi di potenziali clienti. POTENZIALI !

Il SEO è questo. Si indica una sitemap, ovvero una guida stradale con cui condurre l’utente, tramite la ricerca sui motori di ricerca, alla tua attività. Si inseriscono le segnaletiche stradali, ovvero le parole chiave, con cui si indica la prossimità dei tuoi contenuti. Infine si indica la via più veloce, come un tom-tom, in base alla strategia, si può indicare cosa, a chi e come mostrare il percorso per arrivare al proprio sito.

Come gran parte degli strumenti di comunicazione, raggiungere o farsi raggiungere, non significa certamente vendere più gelati ma aumentare l’opportunità che ciò avvenga. Opportunità che non può e non deve essere delegata alla comunicazione. E’ fondamentale, amico gelataio, ricordarsi delle altre leve del marketing.

  1. Prodotto/servizio, se non piace e non soddisfa esigenze altro che SEO.
  2. Prezzo, coerente e congruo è meglio
  3. Posizionamento, fondamentale per mappare concettualmente il proprio prodotto/servizio nella mente dei clienti e sul mercato.

Capito? Il SEO è questo e se non lo hai capito resta una domanda o ci SEO, ci fai.

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Clickbaiting : il diritto di guadagnare, il dovere di non speculare.

Il clickbaiting è un metodo perlopiù sensazionalista per catturare l’attenzione del lettore. Titoli, immagini e video spesso ingannevoli o quanto meno esasperati, per generare più click possibili sul proprio sito. E’ una pratica con la quale le redazioni online e le web agency remunerano le proprie attività, aumentando e dirigendo flussi di traffico sulle pagine in cui vengono ospitati banner pubblicitari.

Il fenomeno, letteralmente “esca da click“, è l’applicazione digitale del sensazionalismo e di tante altre strategie per coinvolgere quanto più pubblico intorno ad una trasmissione, un video, una notizia. E’ diritto di tutte le agenzie e di tutte le redazioni, ospitare banner pubblicitari, e vedere remunerato il proprio lavoro anche grazie alle pubblicità. Ma c’è un limite etico, deontologico. Un post sensazionalista, enigmatico, volgare, o a volte del tutto fuorviante se non palesemente menzognero genera si la curiosità, ma non sempre questa viene approfondita cliccando sulla pagina pubblicitaria. Ci troviamo nel limbo tra le attività di clickbaiting e la produzione di fakenews.

Il rischio che si corre è che il lettore, già abituato da tempo a leggere solo il titolo, e per questo esistono tutt’ora i titolisti nelle redazioni, ora legga solo il titolo del post. Se quel titolo ha utilizzato la strategia del clickbaiting, e la notizia non corrisponde al titolo, si generano le cosiddette fakenews, ovvero le balle.

La lettura è sempre più distratta, veloce. Un titolo può catturare l’attenzione, ma se non si converte in una lettura, non solo si rischia di non monetizzare con la pubblicità, ma si diffondono notizie errate, infondate. E’ diritto di tutti ospitare pubblicità e monetizzare i propri utenti, è un dovere morale farlo responsabilmente.

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