Archivio delle categorie Psicosocial

Cashback, spendi e ti rimborsano il 10%.

  • Al fine di incentivare l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, lo Stato ha previsto il riconoscimento del diritto a un rimborso in denaro per le persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio italiano.

    Vediamo in sintesi come funziona.
    – A partire dall’8 dicembre
    – chi paga con carta di credito, bancomat o app per pagamenti digitali, può ricevere un rimborso del 10% (cashback)
    – Il cashback è uno strumento finalizzato a sostenere i piccoli e medi commercianti fisici, perciò non vale per acquisti online.
    – Per accedere al cashback è necessario aver effettuato almeno 10 transazioni.
    Il rimborso avverrà a febbraio 2021.
    – Per partecipare al programma cashback sarà necessario scaricare l’APP IO – ecco il link – https://io.italia.it/
    – L’APP IO è una piattaforma della Pubblica Amministrazione dove occorrerà registrarsi con CARTE D’IDENTITA’ ELETTRONICA o SPID (SISTEMA PUBBLICO DI IDENTITA’ DIGITALE)  inserire il proprio codice fiscale, gli estremi della propria carta e l’IBAN, perché il rimborso avverrà direttamente sul proprio conto corrente.
    – Dopo la fase sperimentale del periodo natalizio, il piano di cashback entrerà a regime a partire da gennaio 2021 e prevedrà periodicamente un rimborso massimo di 150 euro su base semestrale, per un totale di 300 euro annui
    – Inoltre nel 2021 entrerà in campo il supercashback, destinato ai primi 100mila cittadini che effettueranno il maggior numero di pagamenti con mezzo elettronico (carte e app). Oltre al rimborso del 10% verrà riconosciuto un premio di 1.500,00 euro direttamente sul conto corrente.
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COVID 19: una lezione di umanità e di umiltà.

Sarà capitato anche a voi di sentire una strana sensazione di vuoto guardando gli stadi e gli impianti sportivi, le palestre, le città e gli studi televisivi deserti. Vi sarete sentiti almeno un pizzico giù di morale, depressi o storditi.

Chiusi nel nostro mondo fatto di abitudini, scuole, lavoro, università, code, tasse, spese, ci siamo resi conto di essere tremendamente umani. Vivevamo già un isolamento fatto di display, smartphone e social, ma ora che ce lo chiedono siamo terrorizzati.

Aperitivi, shopping, passeggiate; all’improvviso tutto si ferma. Improvvisamente fragili, imperfetti, finemente umani. In un mondo che inquiniamo e deturpiamo quotidianamente, la natura, in diversi modi e forme, ci presenta il conto, ricordandoci che siamo umani.

Scopriamo che tumori, incidenti e problemi cardiaci, che sono le principali cause di morte, non fanno paura quanto il COVID19. Scopriamo di avere paura, non perché il corona virus sia più letale di ciò che ci ammazza quotidianamente, ma perché non lo conosciamo, non abbiamo vaccini, è invisibile e potenzialmente ognuno di noi ne può essere portatore. Non abbiamo un nemico, non è straniero, non ha confini, razza, religione. E’ contagioso. E’ una guerra, ma non è assordante, non esplodono armi, è silenziosa, ed è fatta di “goccioline” trasmesse da una persona all’altra.

E’ una lezione che difficilmente ci dimenticheremo. Il virus ci sta insegnando che lavarsi le mani è sempre utile, che starnutire o tossire senza porre una chiusura alla fuoriuscita di particelle da bocca e naso è dannatamente dissennato. Scopriamo improvvisamente che il mondo a cui ci siamo abituati è fatto da consuetudini superflue e che lo smart working, il lavoro da remoto per lavorare da casa inizia ad essere utile oltre che meno dispendioso in termini di mobilità, tempo e risorse. Scopriamo che il mondo globale subisce l’effetto domino e che “un battito d’ali di una farfalla in Cina può provocare un uragano in Europa”.

Scopriamo che l’inquinamento siamo noi e che l’allarme polveri sottili sta gradualmente rientrando. Notiamo le pulizie nelle città, chiamate anche straordinarie o “sanificazione”, quando acqua e candeggina ogni tanto non farebbero male. Scopriamo ritmi meno frenetici, meno code, meno clacson. Scopriamo il vero significato di virale, e che il virus lo è tanto quanto le fake news. Ci scopriamo tutti epidemiologi, ma abbiamo bisogno di Barbara D’Urso per capire come lavarci le mani. Scopriamo che i cervelli in fuga si possono trasformare in fughe senza cervello.

Scopriamo il peso del pregiudizio, per ogni colpo di tosse uno sguardo sospetto. Scopriamo che tutto ha un valore ben più grande di quanto ne attribuiamo nella quotidianità. Che le Istituzioni hanno un senso e che a furia di screditarle, denigrarle, rischiamo di non avere punti di riferimento, guide autorevoli, nel marasma del web e del Dottor Google.

Vediamo la fragilità dell’Europa che non si è mai profusa nell’impegno di dotarsi di protocolli unici per la sicurezza e la salute pubblica: a fine epidemia italiana, come faremo con turisti provenienti da Paesi che stanno conoscendo solo ora l’aumento dei contagi?

Subiamo il peso di chi ha fatto politica sulla pelle dei cittadini e che, in un folle gioco al rialzo, ha creato panico e confusione, pur di dimostrare l’utilità di un “uomo solo al comando”.

Il contrario. Da soli non si va da nessuna parte, perché servono competenze, teste, cuori. Servono i legislativi che nottetempo scrivono decreti, servono i medici e i tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità. Servono gli esperti dei nostri presidi ospedalieri e tutte le intelligenze del Paese. Scopriamo che l’informazione e la trasparenza hanno un costo, ma vale la pena investirci.

Scopriamo che gli scandali, i tagli e le frodi perpetrate nell’ultimo ventennio le paghiamo oggi, e che mentre puntavamo il dito contro quello e questo, la corruzione, come il peggiore virus, si insidiava ovunque, devastando un sistema Paese che oggi campa prevalentemente di risorse nervose, di talenti e di speranze.

Comprendiamo solo oggi che il concetto di “chiuso” è sempre relativo, perché nulla può essere controllato, chiuso e sigillato, neanche un carcere di massima sicurezza, figuriamoci un mondo globale, sferico e non piatto come qualcuno preferirebbe immaginarlo.

Comprendiamo oggi che il virus ci ha resi meno sicuri di noi stessi, che siamo profondamente umani, e che “la retorica efficientista è definitivamente scaduta” e che forse, a volte, è meglio fermarsi, ragionare, riconoscere le competenze, i livelli, e mettersi da parte, a svolgere il compito, con umiltà e dignità.

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Sono Corona Virus e vi osservo.

Sono io, sono Corona Virus e vi sto mettendo alla prova. Vi vedo impazzire davanti alla tastiera, scrivere commenti, postare video, foto e grafiche. Vi guardo mentre saccheggiate i negozi come se non ci fosse un domani. Guardo le vostre trasmissioni, i vostri telegiornali e vi ammiro mentre vi dividete in “è solo un’influenza” vs “moriremo tutti e subito”. 

Vi sento protestare perché la vostra fabbrica non vi ha fornito le mascherine, eppure in quella fabbrica non le avete mai avute. Lavorate il carbone, avete ancora coperture in amianto, vi state suicidando con polveri sottili, discariche abusive, roghi tossici e ora, per colpa mia, che sono così educato da non farmi neanche vedere, state impazzendo per una mascherina? Tranquilli mica sono un tumore. 

Eccovi sul divano, mentre fate zapping in televisione, con lo smartphone in mano, ed il vostro cervello sta capendo poco e niente di qua, poco e niente di la. Vi stanno proponendo la conta dei morti, e vi sale l’ansia. Volete proteggervi e vi state spalmando l’Amuchina ovunque mentre guardate i tutorial di come ci si lava le mani. Non lo sapevate prima eh? Trogloditi. Vi sto mettendo alla prova, voglio vedere se siete davvero così. Voglio farvi sentire esclusi, rifiutati, voglio farvi capire che la logica del “prima io” vi si può ritorcere contro.

Siete capaci di speculare anche sulla vostra salute. Volete nuove elezioni, ve la prendete con un’altra razza, vi rimettete a discutere di nord contro sud, e sarei io il parassita? Io sono più democratico di voi, non me ne frega un cazzo di come parlate, come vestite, e cosa pensate, io vi becco, ovunque, e non mi potete chiudere, io non ho confini, proprio come la vostra stupidità.

Schifavate i cinesi, ora vi schifate tra di voi. Vi vedo mentre al bar prendete il vostro caffè e qualcuno tossisce. Vi osservo mentre commentate e inveite contro i politici di ogni ordine e grado, perché vorreste eliminarmi, ma non siete disposti a perdere nemmeno un secondo della vostra preziosa esistenza. Non un euro del vostro fatturato, non un momento del vostro prezioso palinsesto Facebook.

Tranquilli prima o poi siete sempre riusciti ad andare oltre un virus, ci siete riusciti con quelli molto più forti di me. Io sono qui per un po, solo per mettervi alla prova, voglio vedere quanto siete stupidi, quanto siete in grado di dividervi. Tranquilli, non sarò io a sterminarvi, lo state facendo voi ogni giorno, con le vostre auto con cui vi schiantate perché siete ubriachi, drogati o distratti dal vostro costosissimo smartphone. Non sarò io a darvi il colpo di grazia, lo state facendo voi, con le vostre mani pure di Amuchina e le vostre coscienza sporche di un finto nuovo ambientalismo.

Tranquilli, non sarò io a farvi estinguere, io mi sto solo divertendo a vedervi impazzire, come? Basta bloccarvi le partite di calcio. Dai impazzite, bifolchi.

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Cina: quelli tra panico e realtà.

Una bolla impazzita pronta a scoppiare. La Cina è stato oggetto di osservazioni circa il sistema economico e sociale, che nell’ultimo ventennio ha stravolto il mondo. Eppure oggi davanti ad un virus la Cina, e l’intero mondo, mostra stupore ed incapacità di governare la psicosi da contagio. 

Droni che controllano dall’alto se le persone indossano le mascherine. Allarme non dato tempestivamente, censure e dati incerti. Insomma siamo alla schizofrenia planetaria. Il mondo oggi si divide tra panico e superficialità. Di mezzo c’è la realtà. 

La realtà racconta di un Paese che negli ultimi 30 anni ha registrato una crescita media pari al 10% di PIL, trasformando di fatto un’economia agricola ed arretrata nel principale competitor USA. Lo ha fatto in barba a sanità, sicurezza, diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente

Oggi la Cina segna record inquietanti, come i 34 miliardi di vendite online in un solo giorno su Alibaba (Amazon cinese), frutto di una tendenza a muovere prodotti al proprio interno premiando un commercio chiuso, scarso di importazioni di qualità, ricco di esportazioni di scarsa qualità a prezzi irrisori. 

Ci stupiamo oggi del mancato argine tempestivo al corona virus, ma ci dimentichiamo che gli argini la Cina li ha messi solo ai diritti dei lavoratori e ai redditi dei più poveri. Circa il 15% (fate i conti su quasi 1 miliardo e mezzo di persone) dei cinesi vive con meno di 5 dollari al giorno, e anche se il salario minimo è aumentato negli ultimi 10 anni, non ha fatto i conti proporzionali con il costo della vita, soprattutto nelle grandi città. La Cina da sola produce 1/5 dell’inquinamento planetario dell’aria, è la 2° per emissioni di CO2 e, secondo uno studio delle Università di Singapore e di Princeton,  è il Paese con le acque più inquinate del mondo, con quasi il 70% delle acque contaminate. Numeri confermati dall’Organizzazione Mondiale della Salute che annovera tra i decessi più frequenti quelli da inquinamento idrico, oltre 300 persone al giorno, per capirci oltre 100 mila cinesi muoiono per intossicazione da acqua inquinata. 

Nel 2019, in Cina, ben 39 Città (tra le più industrializzate) hanno continuato a registrare una crescita media oltre il 20% di emissione di PM2. Questo Paese, ha conosciuto una crescita totalmente indisciplinata, priva di qualsiasi indirizzo etico e morale, ed oggi mostra il paradosso più grande: costruisce un ospedale in 10 giorni, per un virus che, a quanto pare, proviene dal contagio uomo animale in un mercato, di quelli dove gli animali vengono mattati dal vivo, oppure venduti ancora vivi senza nessuna indicazione sanitaria sullo stato di salute delle povere bestie. L’estrema modernità e la più marcata arretratezza.

Un mercato altamente indisciplinato che ha agevolato il progressivo affermarsi della criminalità cinese, la cui mafia ormai è presente e ramificata in tutto il mondo e gestisce ristoranti, bar, centri scommesse, industrie, rivendite e grandi piazze di spaccio. Una mafia poco chiacchierata perché risolutiva, ed economicamente fortissima. 

Insomma, tra panico e superficialità, questa è la realtà. Questa è la Cina. Una bolla scoppiata, che da qualche anno sta conoscendo flessioni che trascinano al ribasso mezzo mondo, restato per tanto tempo in suo ostaggio, ed oggi anche a rischio contagio. 

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Come usare Instagram in modo performante.

Come usare Instagram in modo performante? Ecco alcune indicazioni che meritano di essere seguite. Instagram è il social del momento, con un continuo tasso di crescita, dovuto a più fattori. Ma ci sono dei settori e dei target specifici su cui concentrarsi. Sebbene Instagram sia in crescita è nettamente più forte nella fascia under 35, più debole nella fascia 35-50, quasi assente negli over 50.

Instagram ha sbancato non solo per il formato fotografico, snello ed efficace, ma soprattutto per le stories e per aver separato i video in un’area dedicata, in modo tale da consultare con rapidità contenuti fotografici.

Instagram, e di questo ne va tenuto molto conto, incide fortemente nell’acquisizione di informazioni nel mondo travel, food, entertainment e moda. Con delle forzature sta entrando anche nel campo della politica e del commercio.

Ma come usare Instagram in modo performante? 

Oggetto o soggetto.

Utilizzare quanta più luce naturale possibile. Elimina le distrazioni, se ci sono troppi elementi nell’inquadratura fai in modo che non appaiano o siano in secondo piano rispetto al primo piano. Se non hai molti contenuti crea un archivio media, o attingi da stock di programmi professionali.

Originalità e sperimentazione.

Non temere, provaci. La viralità, l’approvazione e la diffusione di un contenuto non segue delle regole fisse. Riprendi le persone che usano i tuoi prodotti, scatta foto del tuo prodotto in un contesto definito, coerente o che metta in risalto il prodotto. Sperimenta App, inserisci elementi riconoscibili e riconducibili alla tua attività.

Video e stories.

Utilizza i video brevi per bloccare l’attenzione nello scroll down, anche con una durata di pochi secondi. Usa i boomerang e aggiorna spesso le stories, il racconto costante crea engagement. Utilizza filtri coerenti con l’immagine della tua attività, se ne scegli uno prova a mantenere quello per più scatti. Non forzare la mano con l’utilizzo di contrasto, luminosità e colorazione.

Top of mind.

Aggiornare costantemente Instagram aiuta a rimanere Top of mind. Posta un minimo di 3 – 5 volte a settimana, utilizza le stories per raccontare la quotidianità. Se fotografi il tuo negozio, o qualcosa all’interno della tua attività, geolocalizzati in modo tale da dare l’opportunità di fornire le indicazioni opportune.

InterAzione

Presentati di persona, presenta il tuo staff. Coinvolgi i tuoi clienti, reposta, condividi nelle storie, fai domande e commenta.

Usare i social è sempre più facile usare Instagram in modo performante è molto più complicato, inizia a farlo con passione, coraggio e coerenza, fallo con i nostri consigli.

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Il problema non è il capo, ma il campo politico.

Le elezioni europee, insieme alle amministrative, ci hanno restituito uno scenario nitido: la Lega Nord aumenta il suo consenso, in un’ottica anti europeista. Il PD risale la china, grazie anche alla lista unica.

La premessa deve essere chiara: le competizioni elettorali seguono binari differenti e non possono essere ne comparabili, ne sovrapponibili. Nel tempo della società liquida, lo è anche l’elettorato, che può trovarsi nelle condizioni di votare alle politiche per il Movimento, alle amministrative per il PD, e alle europee per la Lega Nord. Non c’è nulla di male, non c’è nulla di sbagliato, perché è proprio ciò che capita ogni giorno, nelle nostre scelte quotidiane, nel nostro carrello della spesa.

Su questo stesso blog, già nel 2012 e nel 2013 anticipai ciò che sarebbe accaduto al Movimento 5 Stelle. Il nome di Beppe che scompariva dalla bandiera, conseguentemente al suo defilarsi per lasciare spazio ad un capo politico. Anticipai che per vincere bisognava dichiarare la lista di uomini e donne e renderli visibili e consolidarne la notorietà, costituendo nel tempo una solida reputazione. Anticipai anche il rischio cannibalizzazione dell’elettorato da parte della Lega Nord, spiegandone i motivi, che puntualmente si sono realizzati.


Anticipai che il Movimento, nella sua naturale evoluzione, si sarebbe dovuto strutturare e trovare un punto di equilibrio. Sebbene tutto ciò, e tanto altro, è accaduto, nel frattempo tra sconfitte ed eclatanti vittorie, nessuno si è accorto che le ultime tendenze sono date proprio da quest’ultima mancanza. Ovvero la formalizzazione di ruoli e processi che determinano un’organigramma, orizzontale e fedele ai principi del Movimento, ma che distribuisca non solo i compiti ma anche le responsabilità nelle varie fasi e sui vari livelli.

“I partiti proveranno ad assomigliare sempre più al Movimento, e questo farà apparire (all’opinione pubblica) il Movimento come un partito”; lo dissi e lo scrissi in un libro 4 anni fa. Un’operazione di riposizionamento che Salvini ha saputo da subito intraprendere e che ora sta portando i suoi frutti. Lo fa anche il PD che promuove forme di “attivismo” e di partecipazione diffusa, “dal basso”. Il web e i social, strumenti fondanti dell’azione a cinque stelle, ora sono terreno fertile per gruppi ricchi di risorse professionali e soprattutto economiche. Insomma il tradizionale volta verso l’innovativo, e ciò che era innovativo, se non strutturato, rischia di apparire tradizionale.

E’ necessario perciò che il Movimento, ad ogni scossone, reagisca con maturità e serietà, senza agitazione, ma con determinazione nel ritagliarsi il posizionamento che gli compete, rafforzando le scelte politiche di cui deve mantenere maggiore coerenza possibile. Nel contempo, presidiare il proprio campo, strutturando una strategia complessiva di uomini e mezzi che siano in grado di rispondere con maggiore rapidità agli stimoli provenienti da eventi interni, esterni e competizioni.

Non è una questione di “capo politico”, che per il Movimento è una contraddizioni in termini, ma di campo politico. E’ arrivato il momento di non discutere più del Movimento come una realtà alle prime armi, ormai è una forza di Governo, una certezza per tanti elettori, un dubbio per altri, il male (ed è bene così) per pochi.

Non si tratta di dare fiducia a Luigi Di Maio o meno, ma di iniziare a creare una struttura diffusa, in cui più persone, assumano differenti responsabilità e rendano più snella, funzionale, policentrica una struttura troppo rigida per essere nata e cresciuta nella rete.

A veder bene, non si tratta di una evoluzione, ma di un ritorno all’antico, cioè riappropriarsi del proprio posizionamento, con l’idea ben chiara in testa, di non essere più un Movimento per gli attivisti, ma un patrimonio di tutti gli italiani.

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