Category Archive Psicosocial

DiAlberto Siculella

WMF17 la due giorni di Rimini tra novità e cambiamenti nel mondo del web.

WMF17 : Web Marketing Festival 2017, a Rimini la due giorni dedicata al mondo del web marketing.

Il 23 e 24 giugno a Rimini è andato in scena il WMF17 , il festival dedicato al web marketing. Tra novità, aggiornamenti e conferme l’evento ha seguito un fil rouge basato sui “100 passi” da compiere. Sul palco si sono alternati in tanti, moderatori, relatori, profili di prestigio, penne e tastiere del più alto giornalismo italiano. L’apertura ha visto i Modena City Ramblers aprire il meeting proprio con l’omonima canzone “i 100 passi”, canzone che racconta la storia di Peppino Impastato. Da subito si comprende che sarà un WMF con uno sfondo fortemente etico. I 100 passi devono essere compiuti proprio in queste direzioni:

  1. Legalità e rispetto
  2. Immigrazione e razzismo
  3. Accessibilità
  4. Digital Trasformation

Un fitto calendario che ha visto susseguirsi tantissimi interventi. SEO, SEM, Social media e tanto altro ma vediamo di riassumere.

Le social media strategy si fanno sempre più complesse. Non basta conoscere un social network site ma sviluppare strategia su misura. Organico e a pagamento sono due dimensioni ormai parallele ed imprescindibili. I social si trasformano in strumenti di comunicazione digitale avanzata, si producono lead per generare liste di potenziali clienti interessati a prodotti e servizi. L’interazione evolve, in maniera automatizzata. Nascono le chatbot e diventano sempre più strumento di conversione all’acquisto durante il percorso decisionale o in fase di assistenza. La cura dei dettagli, la grafica, la qualità dei contenuti sono tutte peculiarità di un mercato che tende sempre più alla specializzazione. E-commerce e profili professionali, servizi e supporti, vengono presentati in questa quinta edizione. Il digital divide resta un problema evidente e mentre cresce la fruibilità mobile, resta fermo l’ambito e-commerce. Poco sfruttata la frontiera dell’esportazione online.

Insomma si tratta di una fase storica per il web marketing. Profilazioni sempre più dettagliate, azioni curate e strumenti specifici. Questa è la direzione giusta per tenere lontano dall’ambito professionale tanti ciarlatani che, cavalcando la crescita degli investimenti nel web, si improvvisa esperto, social media manager ed invece gabba il cliente creando un danno d’immagine e credibilità all’intero comparto.

 

 

 

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DiAlberto Siculella

Cyberbullismo una legge come punto di partenza.

Il Cyberbullismo : una piaga social-e-.

Con il termine cyberbullismo si indicano tutte la azioni moleste, aggressive e prevaricanti che si possono attuare per via telematica. Prima con sms, poi con i social. Il cyberbullismo ha visto crescere a dismisura i dati delle vittime e spesso qualcuno, troppi, ci hanno rimesso le penne. Per la vergogna, per l’imbarazzo, per un senso di vuoto incolmabile che un’offesa, tracciata in un’incancellabile percorso del web, provoca alle vittime.

Da tempo nella rubrica PSICOSOCIAL cerco di dare informazioni, suggerimenti e diffondere notizie che possono rendere il web un posto più sicuro, o almeno meno pericoloso. Precauzioni, consigli che dai social alla navigazione sul web possono farti evitare truffe, metterti in guardia da pericoli, e farti prendere coscienza degli derive che alcuni atteggiamenti possono nascondere in termini psicologici.

Da oggi c’è una legge che permette oltre all’identificazione del reato, e quindi le relative responsabilità e sanzioni da appllicare, l’identificazione di processi a supporto delle vittime. Anche i minorenni potranno richiedere la rimozione di contenuti lesivi o dannosi. Nelle scuole ci sarà un incaricato referente a supportare le vittime. Inoltre la legge prevede attività di sostegno, formazione e rieducazione. In termini tecnici ancora molto lontani dalla tutela dei minori e di repressione delle azioni di cyberbullismo, ma da qualche parte bisognava pur iniziare. Quanto meno da oggi nel nostro ordinamento rientra il concetto di cyber bullo.

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DiAlberto Siculella

#Buon2017

# Buon2017 e che sia l’anno delle cose semplici.

Che il 2017 sia l’anno della semplicità. Rincorrendo grandi sogni, speranze, desideri ma partendo dalle piccole cose, quelle semplici, quotidiane. Che restino ai margini gli sperperi, le boriosità, filtri e chirurgie estetiche. Che restino ai margini le apparenze, le complessità, le inutili complicazioni. Abbracciamo la semplicità, lo sguardo amico, il calore di un abbraccio, la gioia di un sorriso, la cura di un padre e la generosità di una madre, la complicità di un fratello, l’empatia di una sorella. Curiamo le piccole e semplici cose di tutti i giorni, quelle che ci circondano e quelle di cui è sempre meglio circondarsi. Allora un SEMPLICE #Buon2017 , non è facile ma… proviamoci.

buon2017

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DiAlberto Siculella

Sindrome da selfie

Sindrome da selfie e narcisismo 2.0 , il limite tra apparire e scomparire.

Sindrome da selfie: In auto, in palestra, in locali pubblici o in momenti intimi, la sindrome da selfie è un fenomeno da tenere in considerazione.

Sempre più frequentemente appaiono su Instagram e Facebook foto ricavate da autoscatti, noti con la parola di selfie. Una tendenza sempre più diffusa. Un tempo, se scoperto nell’intento di mettersi in posa per un autoscatto, si provava un sussulto di imbarazzo. Adesso non esiste freno ne inibizione, il selfie è di moda. In auto, a scuola, al cinema, ovunque è il momento per un autoritratto.Sindrome da selfie

Una tendenza così forte che si parla di sindrome da selfie, definita tale dall’APA (associazione psichiatrica americana), che sostiene esserci, dietro a questa moda, un disturbo narcisistico.

L’utilizzo esagerato del selfie può essere riportato a tre livelli di disturbo:

  • Saltuario, almeno 3 volte al giorno ma con tentennamenti o rinuncia alla pubblicazione
  • Acuto , non meno di 3 volte al giorno e quasi tutte rese pubbliche
  • Cronico, ossessione pura, autoscatti continui, anche 6-7 volte al giorno, per la maggior parte pubblicati sui social

La sindrome da selfie si scatena nel momento in cui, inconsciamente, si attiva una pratica di ricerca del consenso, validazione e approvazione sociale, tradotto in un “like”.

Il rischio più grosso è quello di non avere l’approvazione necessaria, generando degli stati di frustrazione. Altresi si può

Da psicoterapiapersona

Da psicoterapiapersona

incorrere nel rendere standard il format che ha riscosso maggiore successo, nonostante possa essere deleterio per l’immagine stessa. Basti pensare ad una ragazzina, magari minorenne, che ha riscontrato maggiore successo con foto ammiccanti.

Ma perchè il selfie ha così tanto successo?

  1. consente di avere un pubblico pronto all’approvazione
  2. filtrare la realtà mostrandola spesso migliore di quanto lo sia
  3. condividere un momento anche quando di solitudine
  4. mostra una parte della propria identità, omettendo la parte che si ritiene più debole.

Il selfie è la condivisione della propria immagine, in differenti momenti e atteggiamenti, ma vogliamo davvero condividere il nostro volto, il nostro corpo con la rete? Oppure ciò che cerchiamo è solo consenso ? Nel secondo caso ricordiamoci che come non ce ne frega niente di un tale che si scatta la foto mentre si sta lavando i denti, poco se ne farà chi ti vede mentre pulisci casa, anche denudato, e ciò che otterrai è solo un gesto insignificante, rapido ed estemporaneo, pronto a scomparire nel tempo e nella memoria.

Leggi qui per approfondire il tema

 

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DiAlberto Siculella

Crackberry , ovvero schiavi dello smartphone.

Crackberry : la nuove ossessioni passano dallo smartphone.

Crackberry è il termine con cui si indica un comportamento di controllo ossessivo del proprio smartphone. A coniare questo termine ci hanno pensato i ricercatori dell’Università del Texas che hanno condotto uno studio su 190 studenti, per verificare il grado di dipendenza dal proprio smartphone.
Il 2.0 ovvero il passaggio dal sistema digitale “transazionale” a quello “relazionale” insieme all’iperconnessione, sono realtà che hanno stravolto le dinamiche relazionali e sociali. Allo stato attuale viviamo una realtà sociale moto complessa, la vita quotidiana non ha un parallelo in quella digitale, l’una è immediata e naturale estensione dell’altra.
Esisteva fino a poco tempo fa un Io ed un Io 2.0, oggi assistiamo alla predominanza del Io 2.0. Più appagante, più gestibile, un io mediato da filtri, frasi ricercate da libri mai letti e canzoni il cui testo sarebbe stato incompreso senza la traduzione di Google. Una predominanza che ha prevalso sugli schemi tradizionali ed oggi ci fa vivere in continua connettività. Atteggiamenti, scelte, vestiario, tutto condizionato da questi cambiamenti. Chiedere una indicazione stradale è oggi desueto, chiedere uno scatto fotografico è superfluo, scegliere dove andare a mangiare è un’app. Lo smartphone insomma ci garantisce tutto, velocemente e senza fatica. In questo scenario appare di più facile comprensione il fenomeno del Crackberry. Messaggi, chiamate, notifiche, post. Ognuno di noi ne riceve a decine, centinaia, il che per molti rischia di diventare un’ossessione. Appagante, troppo. Siamo ovunque e con chiunque stando comodamente nel nostro quotidiano, senza esporci a rischi (si pensa) e mostrando il meglio (si crede) di se stessi. Alla base del Crackberry, quindi di un’ossessione di controllo del proprio smartphone, c’è un disagio relazionale. La volontà di riempire il proprio ego, con più like possibili, indagare su una persona, sentirsi parte di una rete sociale più ampia, sono solo alcuni dei motivi della nostra affezione al cellulare. I rischi di un mancato numero cospicuo di like, una spunta su whatsapp senza ricevere risposta, portano ad una sensazione di frustrazione e di agitazione. L’idea di essere esclusi ci impone il controllo continuo, affidiamo ad un display il nostro grado di integrazione sociale, in assenza del nostro smartphone siamo perduti, da lui dipende il nostro sentirci in comunità, meno soli, più apprezzati. Questo porta ad evidenti sintomi di disagio nel caso di astinenza da controllo :
  • impulsi irrefrenabili
  • crisi di panico
  • ansia generalizzata
  • iper attività psichica e cognitiva
  • irritabilità
  • aggressività
  • nervosismo
  • sbalzi d’umore
  • disturbi del ritmo sonno-veglia
Ancora più visibili sono alcune conseguenze del crackberry:
Spossatezza, arrossamento oculare ed emicrania, solo per citarne alcune. Il risultato finale è la difficoltà di relazionarsi oltre che a dare una sensazione sgradevole a chi ti è vicino ed è costretto a parlare con una persona che non ti sta dedicano la sua piena attenzione (nel migliore dei casi).
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