Archivio mensile novembre 2017

Salento che tonfo.

Arriva come ogni anno la classifica stilata dal “Sole 24 ore” su “Qualità della vita, la vivibilità delle province in Italia”. Un documento dal valore statistico rilevante, sia per l’autorevolezza della fonte che per la storia ormai più che venticinquennale della classifica. Con questo report arriva anche la conferma di quanto sostenuto più volte in questa sede: il Salento dopo un periodo di discreta ascesa è stato accecato da illusionistiche concezioni di crescita economica, basata su un turismo che tutto è fuorché turismo.  Non lo è perché non remunerativo, ne sostenibile. Non è un turismo ottimizzato, destagionalizzato, internazionale, specializzato. Soprattutto non è un turismo nella sua definizione di mercato labour intensive, ovvero in grado di produrre un notevole numero di posti di lavoro in un indotto che può estendersi a moltissimi settori. Continuare a sostenere ed illudersi che il turismo nel Salento possa essere accostato ad un Samsara (RIP) pieno e festoso, ad un prive a colpi di champagne, è un’illusione ottica. Non chiamatelo turismo, non fatelo mai più. Qui c’è in gioco il destino di un territorio martoriato da criminalità, abusivismo, corruzione. Degrado ambientale, disoccupazione galoppante, lavoro sommerso. Un territorio in cui si accerta la più alta incidenza di tumore ai polmoni in rapporto alla popolazione.Malissimo per lavoro, servizi, ambiente, ricchezza, consumi e innovazione, meglio in cultura e tempo libero, discretamente in giustizia e sicurezza. Insomma, il fattore turismo, nonostante il tanto osannato e protetto boom, non è sufficiente a mantenere standard di qualità della vita ottimali.  Ben dodici posizioni perse in classifica e la vivibilità della provincia di Lecce scivola così al sestultimo posto. ” La riflessione presente nell’articolo “Salento, dall’alba al tramonto di un fenomeno” anche se indigesta a quei pochi che giovano di questo caos chiamato turismo, si afferma nella sua netta lucidità d’analisi. E’ ora di domandarsi quale turismo e se è sufficiente affidarsi solo a questo settore per la rinascita di un’area depressa.

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Internet sicuro, ecco come difendersi dai pericoli della rete.

Ecco 5 buone pratiche per navigare sicuri nel web.

Che sia la diffusione di notizie false, o peggio truffe on line di dati e di soldi, per navigare in sicurezza sul web servono delle accortezze. Ecco cimque buone pratiche per fregare chi ti vuole fregare.

  1. Fai un “whois”. Ovvero una ricerca su chi si nasconde, chi ha registrato, come, quando e da dove quel sito. E’ semplice, basta cliccare su uno dei tanti portali come quello che troverai alla fine dell’articolo, inserire il sito e attendere l’esito della ricerca.
  2. Ricerca su un motore di ricerca. Prima di procedere ad un acquisto o a qualsiasi azione che potrebbe mettere a rischio dati personali, privacy o altro, ricerca su google il nome della persona, del sito o della società con cui stai per accordarti. Spesso in rete si condividono le storie, ascoltare ciò che accade ad altri può aiutarti a non incappare in gravi errori.
  3. Naviga su siti sicuri. Dai uno sguardo in alto alla sinistra del nome del sito, dovrà comparire un semplice lucchetto (per mobile) oppure un lucchetto verde con la dicitura “sicuro” (su desktop)navigare sicuri
  4. Controlla i metodi di pagamento. Diffida sempre da siti che non hanno circuiti internazionali o sistema paypal. In caso di bonifici controlla l’appartenenza del conto corrente, escludi sistemi di pagamento ricaricabile come conti deposito, ricaricabili (postepay) o  western union.
  5. Dietro ad errori grammaticali potrebbero nascondersi insidie. Per quanto capaci, molto spesso le organizzazioni di truffatori, italiani o esteri, compiono grossolani errori. Un sito curato non è garanzia di sicurezza, errori gravi possono far suonare un campanello d’allarme.

Grazie a queste indicazioni ti potrai mettere al riparo da alcuni possibili rischi. Non è tutto, serve anche del buon senso. Se il prezzo di un prodotto che stai per acquistare è del 60-70% più basso del prezzo medio, potrebbe non essere una frode nei tuoi confronti ma qualcosa non torna ugualmente. Prima di diffondere e condividere notizie, ricordati che potresti favorire la divulgazione di siti e notizie false, prima di acquistare, ricordati di controllare queste 5 caratteristiche. In caso di frode contatta la polizia postale. Spesso nella loro homepage troverai le segnalazioni più rilevanti del momento. 

Un web più sicuro parte dal nostro buon senso ed è un bene per tutti.

Clicca qui e scopri chi si nasconde dietro un sito

 

 

Copertina da Tomshw.it
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Black friday, dalle origini ai giorni nostri.

Black friday: ecco spiegato perché è un venerdì nero.

Il black friday, ovvero il venerdì nero, è la giornata successiva al “thanksgiving day”,  la festa di origine cristiana in cui si ringrazia Dio per il raccolto. Il giorno del ringraziamento cade il 4° giovedì di novembre, ed il giorno successivo viene dunque celebrato il black friday, l’inizio della stagione dello shopping natalizio.

Anticamente, il venerdì rappresentava la prima giornata utile per poter iniziare le vendite dopo aver ringraziato della prosperità e dell’abbondanza del raccolto. Proprio in questo weekend i bilanci dei commercianti cambiavano direzione dopo la stagnazione autunnale. La tradizione si è trasformata, con un appeal più capitalistico, e ha dato modo di svilupparsi in un giorno di super ribassi per avviare col botto le vendite natalizie. Ad oggi questo fenomeno in America interessa anche le borse di tutto il mondo, dove sui listini appaiono oscillazioni significative in virtù dell’andamento dei consumi.

MA PERCHE’ VENERDI’ NERO?

I libri contabili in america, quelli cartacei ovviamente, erano storicamente basati su due colonne, “in” – “out”, la prima segnava gli incassi, la seconda le uscite. Per redigere e distinguere la prima colonna, si segnava la contabilità in nero (guadagni),  la seconda in rosso (perdite). Ed ecco spiegato perché i commercianti speravano fosse un “venerdì nero”, ovvero pieno di “in”.

AI GIORNI NOSTRI.

Il black friday si è diffuso in tutto il mondo, soprattutto grazie alle tecnologie. Ed è proprio il web a farla da padrona. Di tradizione è rimasto poco o nulla, tuttavia si da di fatto inizio alla stagione dello shopping natalizio. Come tutte le tendenze capitalistiche americane, una volta satura la domanda, si cerca di sviluppare nuove opportunità d’acquisto. E’ per questo che il lunedì successivo nasce il Cyber monday cioè il lunedì della tecnologia venduta a prezzi scontati. Nessuna tradizione, solo un’azione di marketing per creare un filone di giornate buone per le vendite. Dal black friday quindi si passa al black weekend, ed oltre.

PENSA GLOBALE, AGISCI LOCALE.

E l’Italia? I commercianti fanno male i conti, e non sarebbe la prima volta. Allineandosi a questa tendenza, aderiscono al black friday, notando un effettivo incremento delle vendite, ma di gran lunga meno corposo di Paesi come USA, UK, Germania e Francia, poiché novembre è storicamente un mese di contrazione degli acquisti in virtù di una mentalità sparagnina pre Natale. Ma a condizionare ancor di più il patetico sforzo di aderire al black friday, c’è un macro fattore di cui imprese e commercianti in Italia farebbero bene a tener conto: novembre è un mese fiscalmente impegnativo, dove si paga il maggior numero di imposte e tasse, sia da lavoro che da patrimonio. Per tutta risposta, lo Stato italiano, ben distante dai funzionamenti di altri Paesi, prevede azioni in supporto del consumo, dalle tredicesime ad un minor gettito di tasse fino ai successivi saldi, da dicembre a gennaio.

Ecco perché seppure considerando la tendenza globale, imprese e commercianti, ben farebbero a ricordarsi il contesto in cui operano, perché in Italia “nero” è tutto novembre e forzare le promozioni significa solo cannibalizzare l’offerta.

 

Foto copertina da Quotidiano.net
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SMM DON’T , cosa non fare con i social media.

Partiamo da una certezza: cosa non fare con i social. La riuscita della tua comunicazione sui social dipende da molte variabili. I fattori di successo sono svariati e spesso si rintracciano nel tempo, ecco alcune cose da non fare.

Non improvvisare.

Sin dall’inizio delle tue attività è fondamentale porsi le domande fondamentali : cosa voglio comunicare, come, quali risorse e strumenti, budget, tempi e obiettivi. Porsi le domande più opportune, prima di iniziare i lavori, ti porterà ad avere le risposte più importanti nel work in progress. L’utilizzo dei social appare facile ed immediato perché diffusamente utilizzati per scopi personali, ricorda: il business è altro. Non esisterebbero università e corsi di formazione se tuo cugino o tuo nipote fossero già in grado di comprendere le dinamiche del social media management professionale.

Solo con la pianificazione si possono raggiungere gli obiettivi.

Non credere alle risorse gratuite.

Si, ci sono molte applicazioni gratuite. Si, ci sono molte persone disposte ad occuparsi delle tue attività sottopagate o addirittura a titolo di favore. La comunicazione digitale non è mai gratuita. In cambio le applicazioni, i social , i programmi, possono acquisire le tue informazioni che spesso sono più importanti di un download da 100 euro. Le campagne organiche hanno un valore e basano tutto sulla tua autorevolezza, originalità, notorietà, creatività e tanto altro. Ma è indispensabile contemplare un budget per aumentare pressione, presenza, coinvolgimento, incentivare conversioni e click, sostenere il brand.

Ricorda: valore genera valore.

Non aver fretta.

Se si chiamano social network site ci sarà un motivo. E’ tutto basato sulla dinamica di una rete sociale, il valore si genera dalle relazioni. Le relazioni migliori sono quelle costruite nel tempo, con uno scambio reciproco di interesse, piacere, fiducia. Se inizi le tue attività di social media management, pensando che in tre mesi venderai di più o sarai maggiormente contattato hai sbagliato strumento. Fidati se cerchi un click in più crea una campagna di conversione con Adwords ma non stressare il tuo social media manager.

Ti fideresti mai di una persona che appena conosciuta ti chiede in prestito qualcosa? Serve tempo per entrare in relazione.

Non barare.

La rete non perdona, non si può mentire. Fornire notizie e indicazioni fasulle, produrre troll, profili falsi, non solo è scorretto ma nel tempo controproducente. I social, a differenza della tv e degli strumenti transazionali, permettono la relazione immediata. E’ possibile, per non dire certo, che un tuo atteggiamento scorretto, falso o provocatorio si possa trasformare in un boomerang.

La notorietà si può ottenere anche barando, ma la reputazione ne risentirà fortemente: non metterla in gioco.

Non cercare la viralità a tutti i costi.

Ormai non si contano gli Epic Fail delle attività, negozi, imprese, e non ultime le banche, che per rendere virale un proprio contenuto, per narcisismo o egocentrismo, finiscono nel bersaglio della rete. La viralità è pericolosa tanto quanto un’influenza, se ne parlano tutti devi fare in modo che ci sia un feedback positivo, altrimenti non solo la rete si vaccinerà, ma faranno di tutto per evitere il contagio.

Cercare la viralità ad ogni costo rende ridicoli, se non ne hai le competenze punta sull’engagement e lascia stare le manie di protagonismo.

Non forzare la mano.

Tentare di convincere a tutti i costi, mettere “mi piace” a se stessi, contare i follower, i like, e le condivisioni non porta a nulla. I social media come tutti gli strumenti di comunicazione devono essere calibrati nella giusta direzione, intensità, continuità e correttezza. Forzare la mano esaspera i follower e li rende scettici nei confronti del brand/attività o personaggio pubblico. Un piano redazionale variegato in un frame ben preciso ti possono garantire un lavoro corretto e congruo.

Se pressi una donna per andare a letto alla prima sera o non ci riesci o se ci riesci forse è meglio non considerarla come donna della tua vita (salvo eccezioni).

Non piegarti ai linguaggi della rete.

La tua comunicazione si deve adattare ma non flettere alle dinamiche della rete. Ricordati di mantenere il tuo stile comunicativo coerente con mission, vision e obiettivi della tua attività. Non storpiare il linguaggio, non abusare di hashtag non utilizzare slang o gerghi che non appartengono al tuo mondo. La rete è in continuo movimento, il contagio di idee, parole e linguaggi, modifica velocemente le mode e gli stili. Mantenerne uno distinguibile, autorevole, coerente e corretto può rappresentare un valore aggiunto.

La rete deve rappresentare un’estensione della tua presenza, non viceversa.

Non pensare di poter controllare tutto.

Ti piacerebbe sapere cosa ti dicono alle spalle? Nel web è più facile scoprirlo ma non sempre possibile. Puoi controllare tanto ma non tutto, ecco perché serve oculatezza nelle scelte di pubblicazione. Un contenuto immesso in rete sfugge spesso e volentieri di mano, accertati di poterne avere il massimo controllo o recuperare il recuperabile.

Pianifica sempre una exit strategy che ti possa aiutare ad uscire dalle situazioni di difficoltà.

Non censurare.

Hai ricevuto recensioni negative, commenti sgradevoli, condivisioni poco opportune? Non rimuoverle, rendile opportunità. Le recensioni possono fornire dati qualitativi di marketing, non prenderli sotto gamba, anzi. Se le critiche sono fondate, ringrazia per le osservazioni e proponiti come interlocutore in grado di rimuovere le criticità indicate. I commenti sgradevoli possono essere evitati a monte con i dovuti filtri. In caso di minacce, abusi e possibili reati più gravi, procedi con le indicazioni del profilo a Facebook e alle autorità. Non rimuovere è il miglior modo per avere prove e agire legalmente. Se c’è del normale dissenso la censura è controproducente, mostra di essere aperto alle critiche e verrai apprezzato.

Non si può piacere a tutti, ma se non piaci a nessuno il problema non sono i social.

Non dare troppo lavoro ai legali.

Se sostengono che il tuo prodotto non sia buono o i tuoi servizi scadenti, il miglior modo e realizzare delle campagne ad hoc. Non è il caso di scaldarsi per ogni commento negativo o critica, il più delle volte si passa all’azione legale, e spesso non si riesce a dimostrare l’ipotesi di reato, come nei casi di diffamazione. Anche con il tuo atteggiamento e le tue politiche di comunicazione digitale rischi di andare oltre, rispetta il copyright di testi, audio e grafiche e se riutilizzi contenuti altrui ricordati di indicare il titolare dei diritti.

In Italia ci sono tantissimi avvocati, non è detto che debbano lavorare tutti per te.

Non utilizzare i social per conoscenza. 

E’ ovvio che Facebook sia il social più diffuso e per questo anche il più conosciuto. Non è detto che sia il canale giusto per comunicare al tuo target e raggiungere il tuo obiettivo. Che sia Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin o tanti altri, spetta ad un piano strategico capirlo. Alcune aziende operano in nicchie, o sviluppano un b2b, o ancora si rivolgono a target attivi su canali più specifici. Ecco perché serve porsi domande specifiche prima di agire.

Hai mai provato a pescare gli argentini con il retino ed un pesce spada con una canna da pesca?

Non ti affidare troppo alle guide come questa.

Mettitelo in testa se vengono divulgate gratuitamente sono e possono essere di dominio pubblico, perché rappresentano utilità, informazioni e novità che nulla hanno a che vedere con le strategie, metodi e tecniche che possono rappresentare un vantaggio competitivo. Questo vale nel marketing come in ogni altro campo. Le informazioni che creano un vero valore aggiunto, i veri professionisti, se le tengono ben strette, altri no, perché nemmeno le hanno.

Proveresti mai ad operare un tuo parente solo perché hai visto un tutorial su Youtube?

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Se vuoi saperne di più sul social media management ecco la nostra area dedicata.

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Consulente politico.

Il consulente politico è una figura professionale che supporta le attività di un politico o di un partito. Che sia in fase di candidatura o già eletto, il consulente politico ha un ruolo chiave nello scenario elettorale moderno.

Nello specifico e in parziale ordine, il consulente politico, anche noto come spin doctor, si occupa di:

  1. Analisi di scenario, contesto, elettorato e caratteristiche di riferimento dell’ambito politico.
  2. Strategia e pianificazione delle attività volte al consenso.
  3. Posizionamento del candidato o del partito.
  4. Affiancamento per la creazione del programma.
  5. Ideazione, attuazione e coordinamento della campagna elettorale.
  6. Gestione, coordinamento e supervisione degli strumenti.
  7. Gestione agenda ed eventi.
  8. Coordinamento dello staff e delle risorse che collaborano con candidato o partito.
  9. Report dati e monitoraggio attività.
  10. Media planning e gestione contatti.

Non poco vero? Inoltre il consulente politico, in coerenza e continuità con il profilo politico in questione, studia e si sofferma sui dettagli della comunicazione efficace. Dettagli che vanno dal vestiario, alle parole chiave, fino ad arrivare alla gestualità e allo storytelling.

Un buon consulente politico conosce alcune dinamiche della competizione elettorale e della comunicazione per il consenso, che sono specifiche, incisive e decisive nelle tornate elettorali. Una buona conoscenza delle normative e delle regole del gioco (leggasi legge elettorale), un’accurata analisi dei contesti ed un’attitudine a lavorare su più fronti, completano la figura ideale per avere il giusto supporto prima, durante e dopo una campagna elettorale.

Non va trascurato poi il profilo digitale. Web e social media management rappresentano ad oggi una priorità. Il consulente politico deve possedere notevoli nozioni e capacità di sviluppare strategie di presenza, volte al consenso nell’ambito digitale; oggi più decisivo che mai nel mercato più difficile di tutti: quello elettorale.

Vuoi saperne di più? Approfondisci qui 

Compila i campi nella pagina contatti e contattaci per una consulenza gratuita.

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Elezioni in Sicilia, chi ha vinto e chi ha perso.

Le elezioni in Sicilia sono un test nazionale. Anzi no. Forse.

Sono le elezioni in Sicilia e come tutte le elezioni hanno un peso specifico, quello della dimensioni in cui e per cui si vota. Tuttavia offre delle indicazioni nazionali. E’ il tempo dei risultati.

Se alla vittoria urlano tutti, resta un dato inconfutabile, quello degli sconfitti. Senza ombra di dubbio ad aver preso una grave bastonata è il Partito Democratico che è già in tumulto. A Ostia il quadro è ben definito: vince l’astensione, con un dimezzamento dei votanti, al ballottaggio invece andrà il Movimento 5 Stelle con Giuliana Di Pillo (30,5%) contro il centrodestra con Monica Picca (26,6%). Anche qui il PD con Athos De Luca, rimane ai margini con un 13,60%.

Alle elezioni in Sicilia invece oltre ad un lieve aumento dell’astensione ed una bocciatura senza appello al mandato di Crocetta e alla coalizione di centro sinistra, ci sono due dati rilevanti.

  1. Il centrodestra pur di vincere sa chi candidare e come candidarli. Che siano impresentabili, che provengano da gruppi nettamente diversi, uniti da alleanze improbabili, alle elezioni in Sicilia è confermato il solito pragmatismo. Singolarmente nessun partito della coalizione si può dire soddisfatto, anzi. Forza Italia, che affonda le sue radici in Sicilia e che qui ha sempre avuto ottimi riscontri è ben distante dall’essere un partito dei grandi numeri.
  2. Il Movimento 5 Stelle ha il vento in poppa. Nonostante le dinamiche locali e l’intransigenza su alleanze e accordi, i 5 Stelle piazzano un colpo storico, affermandosi come primo partito. Ciò che può apparire come contraddittorio e paradossale, si rivela vincente. Le coalizioni, ovvero più partiti messi insieme, non riescono a fare i numeri di cui è capace il Movimento.

Ma le regole del gioco si sa, sono fondamentali, e che piaccia o no sono quelle che determinano vincitori e vinti. Se hai fatto più possesso palla, hai tirato più volte nello specchio della porta ma non hai segnato, hai fatto una gran bella partita, ma la partita è persa.

Eppure sembra che, nonostante la mancata elezione di Cancelleri, il Movimento 5 Stele ha vinto per due motivi fondamentali:

1- E’ la prima forza politica in Sicilia e al momento anche in Italia.

2- La Sicilia è una grossa gatta da pelare. Come per Roma, la regione sicula avrebbe potuto rappresentare un boomerang in vista delle prossime elezioni politiche.

Mai un secondo posto si rivelò tanto utile in politica.

 

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