Archivio giornaliero 6 novembre 2017

Consulente politico.

Il consulente politico è una figura professionale che supporta le attività di un politico o di un partito. Che sia in fase di candidatura o già eletto, il consulente politico ha un ruolo chiave nello scenario elettorale moderno.

Nello specifico e in parziale ordine, il consulente politico, anche noto come spin doctor, si occupa di:

  1. Analisi di scenario, contesto, elettorato e caratteristiche di riferimento dell’ambito politico.
  2. Strategia e pianificazione delle attività volte al consenso.
  3. Posizionamento del candidato o del partito.
  4. Affiancamento per la creazione del programma.
  5. Ideazione, attuazione e coordinamento della campagna elettorale.
  6. Gestione, coordinamento e supervisione degli strumenti.
  7. Gestione agenda ed eventi.
  8. Coordinamento dello staff e delle risorse che collaborano con candidato o partito.
  9. Report dati e monitoraggio attività.
  10. Media planning e gestione contatti.

Non poco vero? Inoltre il consulente politico, in coerenza e continuità con il profilo politico in questione, studia e si sofferma sui dettagli della comunicazione efficace. Dettagli che vanno dal vestiario, alle parole chiave, fino ad arrivare alla gestualità e allo storytelling.

Un buon consulente politico conosce alcune dinamiche della competizione elettorale e della comunicazione per il consenso, che sono specifiche, incisive e decisive nelle tornate elettorali. Una buona conoscenza delle normative e delle regole del gioco (leggasi legge elettorale), un’accurata analisi dei contesti ed un’attitudine a lavorare su più fronti, completano la figura ideale per avere il giusto supporto prima, durante e dopo una campagna elettorale.

Non va trascurato poi il profilo digitale. Web e social media management rappresentano ad oggi una priorità. Il consulente politico deve possedere notevoli nozioni e capacità di sviluppare strategie di presenza, volte al consenso nell’ambito digitale; oggi più decisivo che mai nel mercato più difficile di tutti: quello elettorale.

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Elezioni in Sicilia, chi ha vinto e chi ha perso.

Le elezioni in Sicilia sono un test nazionale. Anzi no. Forse.

Sono le elezioni in Sicilia e come tutte le elezioni hanno un peso specifico, quello della dimensioni in cui e per cui si vota. Tuttavia offre delle indicazioni nazionali. E’ il tempo dei risultati.

Se alla vittoria urlano tutti, resta un dato inconfutabile, quello degli sconfitti. Senza ombra di dubbio ad aver preso una grave bastonata è il Partito Democratico che è già in tumulto. A Ostia il quadro è ben definito: vince l’astensione, con un dimezzamento dei votanti, al ballottaggio invece andrà il Movimento 5 Stelle con Giuliana Di Pillo (30,5%) contro il centrodestra con Monica Picca (26,6%). Anche qui il PD con Athos De Luca, rimane ai margini con un 13,60%.

Alle elezioni in Sicilia invece oltre ad un lieve aumento dell’astensione ed una bocciatura senza appello al mandato di Crocetta e alla coalizione di centro sinistra, ci sono due dati rilevanti.

  1. Il centrodestra pur di vincere sa chi candidare e come candidarli. Che siano impresentabili, che provengano da gruppi nettamente diversi, uniti da alleanze improbabili, alle elezioni in Sicilia è confermato il solito pragmatismo. Singolarmente nessun partito della coalizione si può dire soddisfatto, anzi. Forza Italia, che affonda le sue radici in Sicilia e che qui ha sempre avuto ottimi riscontri è ben distante dall’essere un partito dei grandi numeri.
  2. Il Movimento 5 Stelle ha il vento in poppa. Nonostante le dinamiche locali e l’intransigenza su alleanze e accordi, i 5 Stelle piazzano un colpo storico, affermandosi come primo partito. Ciò che può apparire come contraddittorio e paradossale, si rivela vincente. Le coalizioni, ovvero più partiti messi insieme, non riescono a fare i numeri di cui è capace il Movimento.

Ma le regole del gioco si sa, sono fondamentali, e che piaccia o no sono quelle che determinano vincitori e vinti. Se hai fatto più possesso palla, hai tirato più volte nello specchio della porta ma non hai segnato, hai fatto una gran bella partita, ma la partita è persa.

Eppure sembra che, nonostante la mancata elezione di Cancelleri, il Movimento 5 Stele ha vinto per due motivi fondamentali:

1- E’ la prima forza politica in Sicilia e al momento anche in Italia.

2- La Sicilia è una grossa gatta da pelare. Come per Roma, la regione sicula avrebbe potuto rappresentare un boomerang in vista delle prossime elezioni politiche.

Mai un secondo posto si rivelò tanto utile in politica.

 

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