Archivio mensile luglio 2017

Selfie di coppia: ecco cosa si nasconde dietro un social media.

Postate in continuazione selfie di coppia? C’è qualcosa che non va.

Selfie di coppia al mare, in montagna, durante una cena tra amici o in una romantica passeggiata mano per la mano. Una foto ci sta sempre. Se da un lato non vedere foto della propria coppia o di se, sulla pagina del proprio partner, può far nascere qualche dubbio, non deve farci dormire sogni tranquilli il contrario.

Secondo più studiosi e analisti, la vita di coppia potrebbe essere in pericolo quando si fa un uso smodato delle foto pubblicate sui social. Secondo Nikki Goldstein, sessuologa ed esperta di dinamiche relazionali, postare tante foto della propria relazione potrebbe rivelare una forte insicurezza da parte dell’uploader ossessivo. Insicurezza incentrata sul proprio partner o su se stessi.

Perché si postano tanto i selfie di coppia su Instagram o Facebook? Per essere rassicurati dalle proprie cerchie online. I like sono terapie palliative per l’autostima carente, singola e di coppia”. Spesso chi posta di più è alla ricerca di conferme” sostiene l’esperta.

Oltre a questo aspetto, ancora più grave è la seconda osservazione che Goldstein fa: “pubblicare foto e video, in maniera compulsiva, rivela l’incapacità di realizzare il tempo che si vive e goderselo appieno, ed in una coppia è ancora più pericoloso. Spesso si perde più tempo dietro ad un filtro, si fanno e rifanno decine di foto, alla ricerca della migliore espressione, per avere conferme, per aumentare l’autostima”. Ciò vale per un singolo e ancor di più per una coppia. Filtri, hashtag, scatti e riscatti indicano non tanto la volontà di conservare un ricordo, quanto di affermarsi, confermarsi, assicurarsi e rassicurarsi.

Ma attenzione, non è finita qui: c’è la didascalia, il testo di accompagnamento al selfie di coppia.

“La mia donna”, “il mio sole”, “la mia luce”. L’indicazione possessiva rivela ancor di più l’insicurezza .

Sia chiaro, si tratta di comportamenti da analizzare nel singolo caso, ma un consiglio resta valido: non trasformate la complicità (della coppia) in condivisione (sui social). Qualche video, o dei selfie, non scalfiscono ma rinforzano, e come in tutte le cose, una dose di equilibrio è consigliata.

 

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Partiti e posizionamento politico, spostamenti alla ricerca del consenso.

Posizionamento politico in vista delle elezioni. Ecco come i partiti provano a ricollocarsi alla ricerca del consenso.

Che si chiamino movimenti o partiti, che sia un singolo candidato o una lista, competizione nazionale o amministrativa, non esiste alcun soggetto politico che non abbia a mente un posizionamento sul mercato elettorale.

Cosa è un posizionamento politico? Il posizionamento politico è una mappa tematica, su cui posizionarsi in base alla mission e alla vision politica. Spesso nel corso del tempo occorre però riposizionarsi sul mercato elettorale. I temi infatti sono mutevoli, e se ieri l’agenda setting si basava su Berlusconi e conflitti d’interessi, oggi si parla di banche e immigrazione. Approfondiamo l’attuale scenario.

Solitamente il posizionamento nasce spontaneamente nel partito, nei suoi atti costitutivi e nelle sue intenzioni. La prima linea di demarcazione avviene tra posizionamento di maggioranza e di opposizione. Spesso le opposizioni si collocano in spazi non coperti dalle maggioranze ed utilizzano strumenti, temi e retorica che sfugge alle forze governative. Problemi irrisolti, difficilmente risolvibili, punti deboli e fianchi scoperti.

Le maggioranze si collocano invece su temi istituzionali. Il funzionamento della macchina amministrativa, numeri sulla disoccupazione, scuole e le tanto sbandierate “riforme istituzionali”.

Come dicevamo lo scenario è sempre in mutamento. In Italia il partito di maggioranza non ha saputo mantenere il posizionamento iniziale e quotidianamente rincorre le opposizioni che, a detta dei vertici del Partito Democratico, cavalcano temi “di pancia” che porterebbero ad un consenso più rapido. In realtà così non è, altrimenti Lega Nord, fortemente posizionata su immigrazione e sicurezza, dovrebbe schizzare al 38% dei consensi. Il Movimento 5 Stelle ha nel suo DNA il tema della legalità, da cui deriva il principale urlo di battaglia “onestà”. Un posizionamento unico e di fatto lasciato scoperto dalle altre forze. Ma nel Paese del così fan tutti, ai turni amministrativi può apparire insufficiente. Un macro-tema, etico, poco pratico, che si scontra con dinamiche quotidiane a cui gran parte degli italiani purtroppo partecipano. La Lega Nord nasce sul tema dell’immigrazione, prima quella meridionale, che nel breve si trasforma in secessione, poi quella internazionale. Prima “Roma ladrona la Lega non perdona” e poi “abbiamo un sogno nel cuore bruciare il tricolore“. Sull’immigrazione ha deciso di restare, oggi quella internazionale. La secessione diventa quella dall’Europa. Forza Italia con un profilo più aziendalista si posizionò sul tema della legalità, sulle ceneri di “mani pulite”. Nel brevissimo, un partito costituito da condannati come Dell’Utri e Berlusconi, si dovette spostare sul quadrante economico. “Un milione di posti di lavoro in più”.

Quali sono gli spostamenti attuali? Vediamo insieme il tentativo di ri- posizionamento politico sul mercato elettorale italiano.

  1. PD. Come nello stile dell’ultimo quinquennio il Partito Democratico prova a tenere un piede in due scarpe, restando sui temi di una forza di maggioranza, ma rincorrendo Lega Nord su immigrazione e “secessione”.
  2. Forza Italia. I temi dell’animalismo per posizionarsi sul sociale, una spolverata di immigrazione e sicurezza ed il partito di Berlusconi ritorna a sperare.
  3. Movimento 5 Stelle. Ha le spalle coperte e come nel gioco della “dama” può avanzare sapendo che sulla legalità nessuno può spostare la propria pedina. Così decide di fare un passo verso l’immigrazione, tema fino a qualche tempo fa che appariva spinoso e intrattabile. Il tentativo però più coraggioso è quello di spostarsi nel quadrante governativo, appropriandosi di temi di economia e società.
  4. Lega Nord. Il posizionamento sull’immigrazione pagava poco ieri, continua a pagare poco oggi. Il profilo secessionista, euro scettico, non paga. Il consenso nazionale resta sotto il 16%, la condanna alla famiglia Bossi non aiuterà, e le amministrative hanno premiato il carroccio semplicemente perché alleato qui e lì a tutti, anche a moderati.

Ecco quindi cosa è e come cambia il posizionamento politico in Italia. L’errore comune? Quello di rincorrere un poco profittevole argomento di immigrazione/sicurezza. Fidatevi cari politici, l’immigrazione è come un incendio, si alimenta solo quando soffia il vento.

 

 

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L’importanza di avere un sito responsive.

sito responsiveRendere il sito responsive per dispositivi mobile e tablet

Oggetto della nostra considerazione odierna sarà la resa “responsive” per dispositivi mobile e tablet del nostro sito web.

Ogni anno il traffico dati proveniente dai dispositivi mobile aumenta sempre di più; La navigazione tramite tablet e smartphone diventa sempre più popolare rispetto al desktop dei computer.

Ecco perché è importante che il nostro sito internet funzioni quanto più veloce e possibile sui tali dispositivi.

Generalmente, quando gli utenti navigano sulla nostra pagina tramite il dispositivo mobile, hanno una connessione dati che si aggira intorno ai 2G, 3G, o LTE a seconda della copertura di rete di cui dispongono, non sempre si riesce a raggiungere il 4G.

Per questi motivi, quando si vuole rendere il nostro sito responsive, è buona pratica mostrare solo cosa gli utenti necessitano di vedere sui dispositivi mobili piuttosto che una versione piena di contenuti con i quali l’utente non interagirerà mai.

Puoi effettuare dei test su “Google mobile friendly test”; ti darà informazioni se certe pagine del tuo sito necessitano di essere ottimizzate

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Sviluppare un sito internet, ecco alcuni utili consigli.

Ecco alcuni consigli del nostro web developer per sviluppare un sito internet.

Essenzialità dei contenuti nella pagina index

E’ importante avere una homepage ben organizzata. Quando Il client (utente) naviga sulla vostra homepage, deve avere la consapevolezza di essere in grado di orientarsi nelle pagine di suo gradimento.

Ridurre gli articoli in homepage

Un errore che ho riscontrato in diversi portali web, è rappresentato dal numero (a mio parere) eccessivo di articoli posti in prima pagina. Lasciatevelo dire, in questo caso un utente non sa dove deve andare ma soprattutto la homepage non trasmette il concetto essenziale del nostro portale! Quindi per sviluppare un sito internet in maniera ottimale rendiamo i nostri siti web più semplici, riduciamo il numero di articoli presenti in homepage o al massimo rimandiamoli ad una pagina dedicata. Inoltre se i nostri articoli sono particolarmente lunghi, potremmo suddividere il contenuto in diverse pagine. In tal caso possiamo utilizzare il tag HTML <!–nextpage–> dando la possibilità all’utente di navigare con più comodità.

Evitare di utilizzare gli slider

Nella maggior parte delle homepage dei siti web, è presente almeno uno slider.

Quest’ultimi, per operare, viene utilizzato tanto il codice javascript che di per se non risulta essere un codice leggero e ottimizzato; inoltre gli slider non sono tutti particolarmente “user-friendly” per i dispositivi mobile, in tal caso rimpiazzali con un’immagine statica.

Pulire la cache

Questa è una tecnologia davvero utile per i cosiddetti siti dinamici. La cache è come se fosse un deposito, nel quale viene salvato il risultato di diverse operazioni che il tuo sito web ha condotto al fine di riprodurre il contenuto finale. Ad esempio man mano che facciamo delle modifiche alla nostra homepage, incrementeremo il nostro deposito di dati che alla fine non si utilizzeranno più, con il rischio di appesantire sempre di più il nostro spazio web.

Detto questo, è molto importante adottare una buona soluzione caching al fine di tenere sempre snello e veloce il nostro sito dinamico al pari di un sito statico.

La migliore soluzione, è quella di avere un web hosting che dia questo tipo di soluzione cashing a partire da livello server; in questo caso il contenuto verrà salvato nella RAM del server e non nell’hard disk migliorando le performance del portale, in quanto la lettura dalla memoria è più rapida e veloce rispetto al disco rigido.

 

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Ottimizzare le immagini

Parliamo di ottimizzare le immagini e come rendere più performante il tuo sito internet.

Oggi prenderemo in considerazione un altro aspetto fondamentale che contribuirà ad aumentare l’efficienza dei nostri siti web, ossia ottimizzare le immagini o elementi grafici che andranno a contribuire alla realizzazione della nostra pagina.

Ci sono tre possibilità per ottenere delle immagini da utilizzare nella realizzazione delle nostre pagine web

  • elaborazione autonoma attraverso un programma di editing (ad es. Photoshop e Gimp)
  • Acquistare o ottenere immagini gratuite già pronte, presenti su siti dedicati proprio alla vendita o alla condivisione di immagini non specifiche ma realizzate appositamente per il web
  • Reclutare dei professionisti affinché realizzino delle immagini esattamente secondo i nostri desideri e scopi

Dopo aver visto come ottenere le immagini adatte al nostro progetto, vediamo come elaborarle affinché possano essere inserite in maniera “ottimale” nelle nostre pagine.

Nell’elaborazione di un immagine, ad esempio quando si interviene con un “Ritaglio Creativo”, ossia l’estrapolazione di parti di determinate immagini definite anche knock-out per reinserirle in forme o maschere diverse dall’originale; oppure ancora quando si vogliono modificare le proporzioni, o ancora quando si parte da un progetto grafico ad alta risoluzione (come ad esempio per la stampa) occorre utilizzare il formato corretto affinché un immagine venga elaborata per la grafica web.

 

Attualmente tre sono i formati accettati e correttamente utilizzati dai browser:

  • JPEG
  • GIF
  • PNG

 

Il JPEG, più diffuso al mondo, viene supportato praticamente da ogni programma di grafica e da qualsiasi piattaforma. E’ stato sviluppato specificamente per archiviare del materiale fotografico digitale. Si tratta infatti di un formato per il quale si può impostare a completo piacimento uno specifico livello di compressione. Tuttavia proprio per questo, un eccessivo livello di compressione dell’immagine causerà una significativa perdita di qualità.

 

Il formato GIF (Graphics Interchange Format) comprime i file grafici sulle base dei colori presenti in un’immagine. Sebbene il livello di compressione per questo specifico formato non comporti perdite di qualità per le nostre immagini, i file GIF supportano un massimo di soli 256 colori, poco adatto alle rappresentazioni di immagini fotografiche per il web. Questo formato è ottimo per tutti quegli elementi grafici contenenti una gamma limitata di colori, come ad esempio simboli, icone, linee, punti ecc. Inoltre questo formato ha la particolarità di visualizzare particolari effetti di trasparenza e supportare delle animazioni.

 

Il formato PNG (Portable Network Graphics) è stato sviluppato come specifica alternativa al formato GIF. Come per quest’ultimo, il PNG supporta gli effetti di trasparenza ma con una resa finale migliore; inoltre il livello di compressione risulta essere migliore rispetto ai precedenti formati, sempre senza perdere di qualità

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Intervista a Stefano Rossetti, avvocato esperto in diritto penale dell’informazione.

#WebSicuro , come tutelare i nostri diritti anche in rete.

Il web è ormai un’estensione naturale della vita reale e quotidiana. Opportunità come minacce si insinuano nei meandri della rete. Come fare a tutelarsi e quali sono le accortezze da tenere a mente quando si naviga sul web, lo chiediamo a Stefano Rossetti, avvocato esperto in diritto penale dell’informazione e dottorando di ricerca presso l’Università di Amburgo.

Avvocato quali sono i reati più comuni legati all’utilizzo del web?
La domanda è molto ampia. In termini generali, possiamo dire che esiste un primo nucleo di reati, appartenenti al c.d. diritto penale classico, che, con l’avvento di internet e dell’informatica, ha riscoperto una, chiamiamola così, “seconda giovinezza”. Si tratta di fattispecie “storiche”, quali ad esempio la diffamazione (Art. 595 c.p.), l’ingiuria (ora depenalizzata), il furto di identità (Art. 494 c.p.) e la truffa (Art. 640 c.p.). 
Esiste poi un secondo nucleo di reati, più specialistico, che per comodità possiamo definire come “reati informatici”. Si tratta di fattispecie sempre più comuni nelle aule di Tribunale, nascono con internet, e puniscono condotte realizzabili prevalentemente in ambito telematico. Solo per citarne alcuni, accesso abusivo a sistema informatico (Art. 615-ter c.p.), detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (Art. 615-quater c.p.), violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (Art. 616. c.p.), intercettazione illecita di comunicazioni informatiche ( Art. 617-quater c.p.).
Oggi gli utenti italiani secondo lei sono in grado di riconoscere e rivendicare la tutela dei propri diritti online o vedono ancora la rete come qualcosa di virtuale e distaccata dalla realtà?
Nel corso degli ultimi anni la sensibilità sul punto è diventata sempre maggiore. Le persone iniziano ad essere consapevoli dell’importanza del proprio “riflesso” digitale, ed è naturale, se solo per un attimo pensiamo a quanta parte della nostra vita affidiamo a internet. Documenti di lavoro, fotografie, conversazioni, appunti personali, vetrine virtuali di attività economiche. La nostra vita si sta spostando online, ma i danni che possiamo ricevere sono assolutamente reali. Una povera ragazza, qualche tempo addietro, si è tolta la vita per via del senso di impotenza e umiliazione derivante dalla pubblicazione di alcuni suoi video intimi. Le aziende affidano il proprio successo anche ai feedback che ricevono online. Un semplice account email contiene informazioni riservate, le nostre convinzioni politiche e religiose e – perché no? – anche dati sanitari. Insomma, la nostra vita online è la realtà, siamo noi, proiettati e forse vagamente distorti, ma quel che accade tra i bit e i byte di internet ha ricadute spesso drammaticamente concrete, e le persone iniziano a rendersene conto.
Quali accortezze dovremmo seguire e quali sono le indicazioni che sente di dare in caso di violazione dei propri diritti sul web?
Gli accorgimenti tecnici sono quelli che permettono di non compromettere la sicurezza del nostro computer. Si possono intuire facilmente: password e siti sicuri, programmi di provenienza certificata, e un po’ di sana diffidenza davanti a certe richieste pervenute via email (specie se comportano la comunicazione di informazioni riservate).
Se poi, nonostante gli accorgimenti, si finisce nella trappola, il primo suggerimento è di mantenere la calma. L’ordinamento giuridico fornisce numerosi strumenti di tutela. In linea di massima, in questi casi, occorre essere rapidi, contattare un legale e definire con lui una strategia d’azione rapida ed efficace. Per esempio, i dati di connessione dei malintenzionati, detenuti dai provider, vengono cancellati dopo alcuni mesi, ed è invece fondamentale acquisirli per individuare la persona fisica e avviare il procedimento, penale o civile.
Privacy e legalità, come salvaguardare la prima in un contesto di difficoltà come quello che stiamo vivendo?
Nel corso degli ultimi decenni l’equilibrio tra privacy e controllo statale è mutato in modo sensibile. La presenza di fenomeni imponenti e preoccupanti, come il terrorismo internazionale, ha spinto i legislatori nazionali a comprimere il bene giuridico della riservatezza, sulla base dell’assunto che un maggiore controllo sulle comunicazioni permette un maggiore controllo su soggetti potenzialmente pericolosi. 
Un discorso in parte comprensibile, che però non dovrebbe mai farci dimenticare gli effetti che un controllo illimitato può avere su beni giuridici fondamentali, quali la libertà di comunicare liberamente, e di liberamente vivere, obiettare ed esprimersi. Queste considerazioni sono state fatte proprie dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che, se da un lato ha accolto la giustificazione statuale (controllare per proteggere), dall’altra ha rifiutato l’idea che, sulla base di simile esigenza, sia possibile, per lo Stato, arrogarsi poteri di accertamento praticamente illimitati.
Limitare la privacy è possibile, dunque, ma gli Stati devono essere costantemente monitorati per verificare che non vi siano ingerenze sproporzionate su altri beni giuridici meritevoli di tutela.
Cyberbullismo, furti d’identità, e frodi online c’è un vuoto normativo o l’Italia dispone degli strumenti adeguati per tutelarsi 
Mi permetta di fare su questo punto una piccola distinzione.
Partirei da furti di identità e frodi online. Sotto questo profilo, da un punto di vista astratto, il nostro ordinamento prevede già delle fattispecie di reato applicabili. Si pensi alla fattispecie di sostituzione di persona (Art. 494 c.p.), o ai delitti di truffa e frode informatica (rispettivamente Artt. 640 e 640-ter c.p.). Un esempio abbastanza frequente nella pratica è il seguente: Tizio ruba l’identità di Caio, mio amico su Facebook, mi contatta (sostituzione di persona) e mi chiede un aiuto economico per una situazione di emergenza (artifici e raggiri), io preoccupato gli scrivo in chat il numero della mia carta di credito, che lui poi utilizza per un acquisto (truffa perfezionata online). In questi casi, come si può vedere, le disposizioni già presenti permettono di “intercettare” la condotta di reato (e dunque di richiederne la punizione).
 
Il cyberbullismo merita un discorso a parte. Il fenomeno è regolato dalla recentissima legge n. 71 del 29 maggio 2017 che punisce qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto e diffamazione finalizzata a isolare un minore. Va dato atto che il legislatore, in questo caso, ha “compreso” la delicatezza dell’argomento e di conseguenza previsto strumenti efficaci per il suo contrasto. La parte lesa, per esempio, può richiedere al social network la rimozione del contenuto, e la risposta deve pervenire in tempi strettissimi (circa 24 ore). Se il provider non risponde, si può chiedere l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali e ottenere un provvedimento entro le successive 48 ore. In chiave preventiva è poi possibile richiedere al Questore l’ammonimento verbale del “bulletto”. L’ammonimento non ha valore penale, ma se il soggetto reitera la condotta, e si giunge a sentenza, allora vale come aggravante. E’ poi ovviamente possibile seguire la via penale, depositando anche in questo caso denuncia-querela nei confronti dell’autore del reato. La legge sul cyberbullismo, forse per la prima volta, affronta un fenomeno complesso con un approccio innovativo e integrato. Non solo repressione, ma anche prevenzione e educazione nelle scuole.
Insomma, l’italia ha gli strumenti per tutelarsi? La risposta come si può vedere è sì. In alcuni casi, gli strumenti sono più lenti, e occorre un intervento più incisivo del legale e della stessa persona offesa. In altri, vedi disciplina sul cyberbullismo, si assiste a soluzioni che, almeno sulla carta, sono realmente efficienti e, soprattutto, rapide.

Si parla sempre più di fakenews. Cosa fare quando si è coinvolti in azioni diffamatorie ?

Per quel che qui rileva, la fake news altro non è se non una notizia falsa. Se la falsa notizia ha come conseguenza la lesione della reputazione di una persona fisica o giuridica, allora si perfeziona il delitto di diffamazione previsto dall’articolo 595 c.p. Facciamo anche qui un esempio: un atleta scrive su una chat di WhatsApp che il proprio agente è un ladro. La notizia è del tutto falsa, ma intanto si diffonde, sconfina sui social network, e poi sui blog. L’agente, del tutto inconsapevole, inizia a ricevere chiamate da parte di altri suoi clienti, che disdicono i contratti. Danni per decine e decine di migliaia di euro, e tutto a causa di una fake news.In casi di questo tipo, la procedura prevede la predisposizione di un atto di denuncia-querela. L’atto deve essere completo e fornire al pubblico ministero il maggior numero di informazioni possibile (il tentativo è sempre quella di facilitare il compito della Procura, fornendo informazioni circostanziate e ben organizzate). Insomma. Se siete vittime di un persecutore, organizzate le vostre informazioni, tenete copia delle comunicazioni, siate in grado di dimostrare gli elementi essenziali del reato.Una buona prassi è inoltre quella di richiedere al content provider (e ai motori di ricerca) la rimozione dei contenuti pubblicati (e della loro indicizzazione tra i risultati di ricerca). Nel corso del dibattimento la parte offesa potrà poi costituirsi parte civile per richiedere il risarcimento del danno (e la rifusione di tutte le spese sostenute).
Studio Siculella promuove l’utilizzo del web in sicurezza e legalità. Affianchiamo i clienti nel web e social media marketing e siamo pronti ad affiancare avvocati esperti per la gestione di controversie e per azioni legali a tutela dei propri diritti in rete.

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