Archivio giornaliero 2 agosto 2017

Salento dall’alba al tramonto.

Parliamoci chiaro, il Salento dieci anni fa era meta di un turismo quasi totalmente domestico. Lavoratori e studenti fuori sede e gruppi ristretti dei loro amici rappresentavano il turismo in terra salentina. Le marine erano popolate dagli stessi abitanti della zona che, a pochi milioni di lire fino agli anni ’90, comprarono seconde case per le vacanze. Il turismo estero era rappresentato dalle generazioni salentine emigrate in terre tedesche, svizzere e francesi.

Lo slancio e la rinascita del capoluogo, la nascita del marchio Salento d’amare, la notorietà di personaggi prevalentemente del mondo musicale e la potenza virale dei social, fecero emergere a livello nazionale un territorio fino a quel momento ai margini dello scenario turistico nazionale.

I prezzi erano veramente bassi, il prodotto molto buono, tuttavia esclusivamente posizionato nel quadrante del turismo balneare: distante ma raggiungibile, esteso ma contenuto, 300km di costa tra faraglioni, calette, spiagge sabbiose ed un mare oggettivamente spettacolare.

Le attività di promozione sono state incisive e determinanti.

Il Salento è esploso tra le mani di proprietari di terreni, pescherecci e seconde case. Lidi a gestione familiare iniziarono ad alzare il volume della radio per attirare qualche spiaggiante in più.  Spesso gente non qualificata, impreparata, approssimativa. Il turismo concentrato in 40 giorni centrali d’estate ha portato un fiume di soldi a chi non ha titoli, esperienze, capacità di governo. Ed in questi casi si è davanti alla “mucca da mungere” fino all’ultimo, lo capirono locali quanto imprenditori delle province di napoli e bari. Lo capirono da lì a poco anche gruppi di pressione, lobby e mafie.

Il processo è graduale ed ineluttabile, se non si hanno le capacità di governare fenomeni nati quasi spontaneamente.

I lidi iniziano ad organizzare notti brave in spiaggia, pizzerie con giardino si attrezzano con piste da ballo, osterie si reinventano ristoranti. Disoccupati, anziani, adulti e bambini battono cassa presentandosi davanti alle principali aree di posteggio abusivo, passando da pochi euro a centinaia di euro al giorno, rigorosamente esentasse.

Si cementifica per aumentare l’offerta, si alzano i prezzi per sfruttare la domanda, non ci si specializza e non si investe per paura che possa durare poco. Allora avanti così a “raccogliere l’acqua quando piove”.

5 euro per parcheggiare in un’area incustodita, ricavata abbattendo ettari di macchia mediterranea. Se ti va bene useranno la tua auto come appoggio per un piano bar improvvisato, se ti va male ti ruberanno i cerchioni o proveranno a forzarti il cofano.

30 euro per un ombrellone e due lettini. Il lido non ha alcun servizio di intrattenimento per i tuoi bambini, tanto meno una politica per gli amici a quattro zampe. Non parliamo poi dei servizi: il wi-fi non è una tecnologia ma una poco divertente caccia al tesoro. La differenziata una speranza.

10 euro un drink in fascia happy hour nei lidi più spinti, almeno 5 in quelli anni ’80 dove gusterai dell’ottimo ghiaccio in un bicchiere da 0,25 cl.

Dai 4 ai 10 euro per una frisa tradizionale, il cui valore nominale non supera (condimenti di qualità inclusi) i 2 euro.

Non è solo una questione di numeri, il Salento ti stupirà anche per discariche abusive su piazzole di sosta e cordoli di superstrada. Sacchi di immondizia o bottiglie lanciate da un auto in corsa. Sigarette spente sulla spiaggia, pasti consumati in riva al mare i cui involucri restano a galla sulla riva.

E ancora schiamazzi, “api calessine” di dubbio gusto che sfrecciano a tutto volume. Case vacanza affittate in stile pollaio, abusivamente. Scontrini latitanti e l’odore delle mafie organizzate che lucrano su eventi, parcheggi e riciclaggio di denaro.

E’ un turismo quantitativo, concentrato per il 75% in 40 giorni, proveniente per l’80% dall’Italia. Una realtà che gode di alcuni macro fattori come il terrorismo che disincentiva le mete un tempo ambite come Tunisia, Marocco, Egitto, Turchia, Francia. La contrazione dei redditi e della capacità di spesa che ostacola la ricerca della qualità da parte della classe media che preferisce ostentare benessere affittando in 20 persone uno yacht per 5 giorni.

Il Salento si mostra come specchio e riflesso di una società che non potendo contare sulla qualità della propria vita la ostenta, apparendo palesemente ridicola. ” La bella vita” concentrata in 10 giorni, tra occhiali da sole all’ultima moda, slippini bianchi e labbra a papera, aperitivi e ristoranti stracolmi che qualcuno diceva essere un segnale di ripresa, ed invece era solo l’anticamera di una società senza prospettive, mordi e fuggi.

Tanta forma insomma, poca sostanza e chi attendeva un possibile declino sappia che è già arrivato.

 

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