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Campagna elettorale : come costruirla e da dove partire.

Costruire una campagna elettorale, le 4 P del marketing politico : persone, programma, politico, partito.

Costruire una campagna elettorale oggi che viviamo nel tempo della campagna elettorale permanente , un tempo in cui i partiti ed i loro esponenti sono alla continua e costante ricerca di consenso è sempre più complesso. Sollecitati dalla innumerevole produzione di sondaggi elettorali, spesso così rapidi da prevedere un campionamento assolutamente insufficiente (soprattutto su scala nazionale) , i partiti fanno attenzione a qualsiasi evento, dibattito, legge varata, emendamento proposto che può apportare una variazione del famoso ” zero-virgola” la lancetta del consenso-dissenso.

Allora come costruire una campagna elettorale di questi tempi ?

Costruire una campagna elettorale significa intanto ragionare su un’ottica “permanente” ma al contempo deve resistere alle spinte di sondaggi ed eventi. La coerenza paga, sempre. Una campagna amministrativa sarà diversa da una corsa alle regionali o alle politiche. Analizzare il contesto, conoscerlo, è il primo obbiettivo, in questa fase il sondaggio, ben strutturato e campionato in base alle esigenze del committente, potrà rivelarsi valido. E’ consigliabile fare un’unica analisi iniziale e monitorare mensilmente le evoluzioni (non settimanalmente è uno spreco di risorse e non ha alcun senso in termini di variazioni). L’analisi fatta ci permetterà di conoscere elettorato, il suo modo di informarsi, strumenti per raggiungere il target, posizionarsi davanti a diverse categorie di elettori, conoscerne problematiche e opportunità.

costruire una campagna elettorale


Una campagna elettorale richiede l’attivazione di strumenti di comunicazione che, come riporto nel mio libro, sono vari e tutti necessari, nessuno escluso. Newsletter, presenza in pubblico ed in tv, social, blog, radio, sono alcuni strumenti di comunicazione validi per veicolare i propri valori, il proprio programma e promuovere il proprio partito.

Sintetizzare come costruire una campagna elettorale in un post è assolutamente impossibile, fondamentale però è riconoscere alcuni punti da cui partire, le leve fondamentali: politico, programma, persone (elettorato), partito. Prendiamo in considerazione 5 punti che reputo fondamentali per la costruzione di una campagna elettorale efficace.

1- Analisi dell’elettorato.  Una buona analisi demografica è la base di partenza. Ad essa si devono affiancare dati sociografici che indichino tendenze, scolarizzazione, metodi di acquisizione delle informazioni e altri fattori che inquadrino al meglio il proprio interlocutore.

2- Posizionamento del partito. Ogni partito ha un posizionamento presso uno specifico target elettorale. Riuscire ad ottenere un posizionamento valido presso più target significa avere un messaggio (tradotto nel simbolo, nel candidato(i), nel programma ecc.) efficace per comunicare a elettori differenti per ovvie e naturali variabili personali.

3-Coerenza del politico. Il candidato deve essere capace di veicolare con coerenza un messaggio unico quanto trasversale. Cangiante, camaleontico ma coerente, contraddizione? No, un ottimo candidato deve essere capace di parlare con chiunque, adeguare il suo modo, il suo stile, mantenendo però immutata la sostanza.

4-Comunicare il programma. Spesso sottovalutato, il programma elettorale rappresenterebbe nel marketing tradizionale la leva del prodotto. Ciò che viene acquistato direttamente dall’elettore è proprio il programma. Un buon programma deve rappresentare un breve elenco puntato che pone soluzioni fattibili, evidenti e condivisibili a problemi presenti sul territorio e presso l’elettorato.

5- Buona politica. L’elettorato ha compreso da ormai un decennio che il candidato-partito spesso si propone bene solo comunicativamente con “le solite promesse”, bravo nelle parole non nei fatti, buono nella forma non nella sostanza. Avendo compreso tutto ciò siamo arrivati a livelli di astensione che impone interrogarsi su: sono/posso essere un buon politico? posso davvero agire con passione e credo per il bene della collettività che andrà alle urne? Se così non fosse il consiglio è uno solo: restatene alla larga e trovatevi un lavoro.

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Ti fidi di me? Politica e fiducia, occorre una pausa di riflessione.

Politica e fiducia, così i nuovi indici considerati da Eurostat indicano che gli italiani, anche cornuti, continuano a fidarsi.

Politica e fiducia è un nuovo binomio imprescindibile per gli indici presi in considerazione da Eurostat, Istat e maggiori centri di statistica. Prendete un qualunque rapporto di coppia, immaginate che uno dei due partner sia infedele, ritardatario, poco attento. Supponete che l’altro continui a dare fiducia, a sperare in un cambiamento, a sognare la propria metà fedele, puntuale ed attenta. Ecco, avete davanti a voi il rapporto tra politica e cittadinanza in Italia. L’ultimo dato di Eurostat infatti ci consegna un’Italia infedele, ritardataria e poco attenta alle richieste della cittadinanza. E’ facile che nel Paese di Tonino Guerra e della sua “era dell’ottimismo” si guardi più alle parole che non ai numeri. Le prime sono descrittive, suscitano emozioni, incantano e raccontano. I secondi sono aridi, secchi, difficilmente interpretabili, almeno fino a quando “la matematica non è opinione”.

politica e fiducia

 

Eppure questo Paese continua ad essere ritardatario, ci avevano detto 2012 e siamo arrivati nel 2016. Ci ritroviamo quindi ad inseguire, le big d’Europa, come al solito. Si legge sulla relazione di Eurostat che l’Italia è il fanalino di coda tra le grandi d’Europa, la crisi nel nostro Paese è più lunga e dura che negli altri Stati, unico segnale positivo, la fiducia, gli italiani continuano ad avere fiducia, sempre di più, anche dei tedeschi che hanno un partner fedele, attento e puntuale.  L’occupazione cresce ovunque, in Italia meno degli altri Paesi, quella giovanile poi è un disastro, ci colloca all’ultimo posto in Europa. La produzione industriale recupera un 3%, Renzi direbbe #italiariparte , certo, è previsto e prevedibile, nell’economica post capitalista funziona così, con cicli descritti da due estremi parabolici, crescita, decrescita vs crisi, ripresa. Eppure l’Italia “col segno più” ha un 3% che rispetto a Francia (8%), Germania (27%), Spagna (7,5%) e Gran Bretagna (5,4%)  è un bicchiere mezzo vuoto.

Ultimi anche in edilizia ed infrastrutture, in Europa la crescita marcia sulla doppia cifra, in Italia anche, ma sono subito a destra della virgola.

Ma cresce la fiducia, e come se cresce. Siamo sicuri, sempre più , che il nostro partner non ci tradisca, sia attento a noi, sia puntuale, perchè dubitare, infondo a noi ci piace così, cornuti e mazziati.

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Comunicazione politica : le origini e la propaganda.

Estratto da ‘ Marketing 2.0 e social media, nuovi strumenti e strategie per il consenso politico’ di Alberto Siculella.

Comunicazione politica: dalle origini alla propaganda, i primi passi del comunicare per avere consenso.

 

Comunicazione politica concettualmente nasce con l’idea stessa di politica, comunicare significa fare politica, fare politica significa comunicare. Dall’età greca, nella quale si colloca la nascita del concetto di politica, derivante dal termine πόλις, città, assistiamo nel corso dei secoli ad un continuo sviluppo in parallelo dei concetti di politica e comunicazione. Indissolubilmente legata da un rapporto interdipendente, la comunicazione è l’anima della politica, con essa si coltivano relazioni istituzionali, si fondano le basi per il coinvolgimento della cittadinanza e si cerca il voto, dunque il consenso, tradotto in scelta, nomina, elezione.comunicazione politica I greci, per i quali la politica doveva essere e rappresentare la soluzione alla gestione delle città, già discutevano sulle armi di “persuasione” capaci di attirare il consenso, per assegnare, agli eletti, il potere di legiferare, amministrare e governare la collettività.Fu Aristotele il primo a scrivere di “retorica” nella sua opera ad essa dedicata. Retorica intesa come capacità di persuadere l’uditore. Opera, quella di Aristotele, che segna un percorso di studi, lungo, intenso, che proporrà un’evoluzione incessante e vedrà nel lavoro del filosofo greco, discepolo di Platone, la base più importante degli studi di comunicazione, associati al consenso politico.

La cultura greca e quella romana entrano in contatto nel primo secolo a.C. influenzandosi a vicenda. La retorica si modella su nuove basi e concezioni; le piazze, il contatto diretto e nuovi modelli di gestione della “cosa pubblica” inducono a concentrarsi sull’oratoria, cioè l’arte del parlare in pubblico. Valida per il “cursus honorum” l’oratoria latina, di cui uno dei maggiori esponenti fu Marco Tullio Cicerone, venne politicamente messa alla prova, nei discorsi pronunciati presso il Senato. Cicerone oltre a sostenere che la comunicazione debba: probare, delectare, flectere, fu il primo ad utilizzare la tecnica associativa, cioè procedere nell’orazione, associando agli argomenti un luogo che conosceva, in modo da scomporre in modo ordinato i temi, ricordarli ed enunciarli in maniera sistematica tenendo a memoria l’intero discorso.

Per tutto il medioevo nel rapporto tra politica e comunicazione subentra una variabile non da poco: la Chiesa. Appare dunque fondamentale considerare l’operato politico come filo diretto con il volere di Dio, la comunicazione vincente è quella che fa appello a quest’ultimo. Superando il medioevo appare una frattura evidenziata da Machiavelli, la cui opera di straordinaria portata storica e sociale, “il Principe”, slega l’operato politico da una visione divina.“Auctoritas, non veritas, facit legem, veritas non auctoritas facit jus” espressione de “Il Leviatano” di Thomas Hobbes, esprime il concetto per cui esiste una ragione di Stato, esiste un’autorità prevalente che fa le leggi in nome della stessa autorità.

Arrivando ai tempi più recenti, il dibattito ottocentesco si polarizza su due versanti ben diversi: la visione liberale e quella socialista. Di questo periodo sono eccelsi elaborati come “Ricchezza delle nazioni” di Adam Smith e “l’individuo e lo Stato” di Spencer. Le forme di governo, gli schemi macro economici, i sistemi sovranazionali iniziano ad avere concretezza in un contesto molto dinamico e ricco di svolte epocali, come le rivoluzioni industriali, che ci portano nel ‘900. In questo secolo la politica, segnata dalla ricerca ossessiva della realizzazione di nazionalismi, adotta una comunicazione basata sulla propaganda di regime. Mimica e toni solenni, parole scandite e semplici, oratore posizionato in alto rispetto alle folle e parole chiave all’insegna dell’appartenenza nazionale, che tocca le corde del patriottismo e del riguardo verso lo Stato.

Dopo questo excursus storico, possiamo sostenere che la politica, mediante le arti oratorie, ha sempre visto nella comunicazione la possibilità di attirare il consenso, valido per governare. Ciò si traduce più facilmente con il termine propaganda, che Treccani spiega essere: “ azione che tende a influire sull’opinione pubblica e i mezzi con cui viene svolta (…) al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto”. Viene spiegato in oltre che la propaganda “ utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali e accesso ai mezzi di comunicazione, specialmente ai mass media”.E’ dunque chiaro che la comunicazione, dalle forme di pubblicità commerciale, alla propaganda, passando per la comunicazione politica e tutte le altre forme di comunicazione, serva per tanti scopi.

comunicazione politicaQuando l’obiettivo è il consenso, ad acquistare tanto quanto a votare, la comunicazione è di tipo persuasivo.

La comunicazione politica in tal senso può essere osservata già nei suoi primi passi tramite il concetto di propaganda.

Nel 1950, Jean-Marie Domenach, scrive il testo “La propaganda politica”, nel quale, in poco più di cento pagine, oltre a trattare degli esempi, elenca delle regole generali, che appaiono più attuali che mai:

 

  • Regola di semplificazione e nemico unico
  • Regola dell’esagerazione e della deformazione
  • Regola dell’orchestrazione
  • Regola della trasfusione
  •  Regola di unanimità e contagio

 

Il giornalista francese ci consegna dunque una propaganda basata su una comunicazione semplice, definita in pochi punti con un nemico unico, per far si che ci sia sempre un duello, una partita tra una parte a cui ci si aggrappa e l’altra che si odia. Una notizia esagerata entra più facilmente nella mente delle persone, la sua deformazione quindi la possibilità di offrire una realtà distorta non è un rischio ma un’opportunità. L’orchestrazione invece è un processo che si basa sulla ripetizione continua e sul coinvolgimento intorno a questa ripetizione di tutti gli attori coinvolgibili. A tal proposito, Joseph Goebbels, ministro della propaganda del terzo reich, scrisse “La Chiesa cattolica resiste perché ripete le stesse cose da duemila anni. Lo Stato nazionalsocialista dovrà fare altrettanto”. Il concetto di trasfusione poi, segue la regola per cui non si possa fare propaganda, costruire un percorso, dare valore alla propria tesi partendo dal nulla. Infine unanimità e contagio sono regole complementari, secondo le quali, dare l’impressione di unanimità rende ulteriormente estendibile per contagio l’opinione.

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comunicazione politica

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Comunicazione politica efficace (forse). Le 10 frasi più usate dai politici italiani

Comunicazione politica tra frasi fatte e slogan: ecco la top ten del politichese di oggi.

La ridondanza di termini, le frasi spot, la sintesi dei concetti attraverso hashtag e slogan, rappresentano un must della comunicazione politica di oggi. Efficace? Bel punto di domanda!

Anche la comunicazione politica, come tutte le forme di comunicazione volte al consenso, vede nella ripetitività di alcuni concetti, la possibilità di essere assorbiti e ricordati presso il target (in questo caso elettorato). Spesso però si possono trasformare in veri e propri boomerang, cavalli di battaglia che identificano un personaggio politico non certo per aspetti positivi. Chi studia la comunicazione politica potrà quindi affermare che non è concesso dare adito ad equivoci, ambivalenze o concedere il fianco a possibili distorsioni. Celebri sono i casi del senatore Razzi con le sue frasi “confidenziali”, le metafore di Bersani (rese celebre da Maurizio Crozza) e gli aforismi di Di Pietro.

Nella comunicazione politica vanno preferite frasi semplici, inequivocabili, ripetute su un certo tema e non spalmate su qualunque argomento. Vediamo ora alcune delle frasi che nel 2015 si sono ripetute più volte, in maniera del tutto approssimativa, che hanno appesantito concetti e personaggi che le hanno espresse.

 

1- ‘ non ci stiamo alla politica del tanto meglio tanto peggio. ‘ slogan politici

Un must per Gasparri e simili, cosa significhi ancora non si è capito.

2- ‘ siamo per la politica del cambiamento

Come il prezzemolo, ovunque. Certo che cambia, tutto cambia ma cambiamento non è sinonimo di miglioramento e allora?

3- ‘ la luce infondo al tunnel

Chiunque sia in maggioranza e vuole dispensare ottimismo ripete il mantra: “la luce si inizia a vedere”, che sia la luce della fine di un tunnel  o quella del treno che ci viene contro non è dato saperlo.

4- ‘ la volta buona

È l’hashtag di battaglia di Matteo Renzi , anche qui il vago orizzonte ci obbliga ad una domanda: la volta buona strategia politicaper cosa? Nonostante uno staff che cura ottimamente la comunicazione politica di Renzi, sarebbe consigliabile maggiore cura verso le concretezze a cui l’emisfero emozionale (mosso da concetti come “la volta buona”) deve rispondere.

5- ‘ l’Italia cambia verso

Pay-off di matrice renziana, se fosse vero credo si riferisca della famosa posizione 69 , come la cambi…

6- ‘ bisogna fare appello ad un senso di responsabilità

Forse non è chiaro, essere Parlamentari della Repubblica Italiana è LResponsabilità, peccato ogni tanto facciano l’appello; evidentemente qualcuno è assente.

7- ‘ il Presidente/politico (ecc) deve avere il senso delle istituzionicomunicazione politica

Direi che prima è meglio che abbia un senso, poi se è quello istituzionale speriamo sia delle istituzioni come dovrebbero essere e non come sono. In comunicazione politica questo è un errore tipico dei partiti più radicati e tradizionali. Il cittadino ha smarrito da tempo il senso delle istituzioni (sempre che ne abbia avuto uno), e spesso i comportamenti degli stessi membri delle istituzioni hanno assegnato un senso assolutamente negativo.

8- ‘ basta dire che i politici sono tutti uguali

No, ce ne sono anche di peggio. Dietro questo campagna pubblicitaria pro-politico quelli che se la godono sono proprio i disonesti che, per smarcarsi , tirano fuori la frase ad effetto.

9- ‘ non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B

Infatti esistono anche quelli di Lega Pro e minori. Non riconoscere che ci siano cittadini trattati in maniera assolutamente impari è la cosa più assurda che si possa pensare di dire. Ed è il motivo per cui continueranno ad esserci cittadini di serie A, B e oltre. Più opportuno sarebbe affermare la volontà di aiutare i cittadini di B e minori a raggiungere un livello omogeneo in una società da serie A.

10- ‘ il meglio deve ancora venire

Pensa te! Cosa ancora dovrà accadere? Non è una frase detta ma vedrete che lo sarà tra 16-18 mesi se questo Governo reggerà. Sarà il mantra delle prossime elezioni; grazie ad una ripresa economica figlia di azioni artificiose, che ci riporterà in una crisi  parziale continua, (ci esploderà tra le mani tra una decina di anni) la maggioranza sarà in grado di esercitare il fascino “berlusconiano” del “abbiamo fatto e faremo sempre di più”.

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Il ruolo del consulente politico nell’evoluzione da Séguéla ai guru del web, come cambia la ricerca del consenso.

Il consulente politico: dalla comunicazione politica al marketing elettorale.

Il ruolo del consulente politico è notevolmente cambiato nel corso degli anni. Tecniche di comunicazione politica, marketing, managerialità e professionalità nella gestione delle comunicazioni dei partiti, sono di recente affermazione. Jacques Séguéla celebre pubblicitario le cui teorie e strategie si sono espresse nella comunicazione politica già nel 1992, mentre ancora in Italia la politica parlava un linguaggio poco commerciale e incline ai vecchi standard propagandistici, scriveva una vera e propria bibbia della comunicazione in politica.“Eltsin lava più bianco” racconta “l’immagine dell’uomo politico in dieci comandamenti”. Dopo aver incontrato il leader del partito socialista Mitterrand e seguito svariate campagne nell’est europeo dopo la caduta dell’unione sovietica, Séguéla propone un modello nuovo per la comunicazione politica, un modello che ad oggi appare ancora molto valido e che consegnerà alla Francia e al mondo intero il “mago delle elezioni”.

I dieci comandamenti sono:

  • Nutri la tua leggenda
  • Fuggi la precipitazione
  • Sii psicologo, non politico
  • Diffida degli intermediari
  • Fomenta il pettegolezzo: vale qualsiasi pubblicità
  • Sii il destino del tuo Paese
  • Sii un uomo, non un’ideologia
  • Impara a diventare star
  • Prometti la speranza, non un programma
  • Diventa ciò che sei

Appare evidente che il consulente politico, leggendo questi comandamenti di più di venti anni fa che sembrano mostrare le principali figure e cariche politiche del mondo, debba avere dei capi saldi nello svolgere le proprie attività di comunicazione.

consulente politico Anna Maria Testa, parlando di pubblicità e propaganda, sottolinea come nella comunicazione politica delle democrazie contemporanee “i toni imperativi tendono a cancellarsi, sostituiti da argomenti di carattere più seduttivo”. La propaganda quindi, dalla forma più tradizionale, intraprende la via della comunicazione politica, che tiene conto di uno stile che si avvicina sempre di più ai toni pubblicitari.

Questa evoluzione si è verificata per il cambio del contesto; l’evoluzione degli strumenti, la crescita delle ICT, l’aumento esponenziale di opinioni maggiormente formate culturalmente e socialmente coscienti, sono tra i motivi che hanno portato la propaganda ad evolversi.

La televisione, il web , una nuova retorica basata sulle emozioni, il passaggio dall’ottica della paura a quella della positività e speranza, dal nemico unico all’amico preferito, dai toni imperativi del “tu devi” a “noi possiamo”.Lo scenario in Italia cambia con l’arrivo di Silvio Berlusconi in politica, l’imprenditore della tv commerciale italiana,che in virtù dei cambiamenti sopra descritti, seppe parlare con un nuovo linguaggio agli italiani. Dal 1994 inizia una nuova era per la comunicazione politica. A modificare notevolmente il mercato dell’offerta televisiva italiana, negli anni ’90 è Mediaset. Azienda facente parte della famiglia Fininvest, inaugura le sue reti nel 1993 e da il via ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’informazione. Nasce il più aggiornato concetto di consulente politico.

Per la prima volta, la spettacolarizzazione delle notizie, l’informazione più allineata ai modelli americani, i format più utilizzati nell’ambito commerciale, invadono le famiglie italiane, che cambieranno modo di informarsi ed intrattenersi. Tutta l’informazione si allinea su standard commerciali. Messaggi veloci, toni scelti, parole chiave, elenchi puntati, video e grafiche semplici e coinvolgenti, spot da trenta secondi: la comunicazione politica ,come tutti gli ambiti in cui la comunicazione si applica,  cambia volto. La tv diventa elemento centrale per informazione e intrattenimento, le case italiane iniziano a conformarsi intorno allo schermo, disponendo tavole, divani, poltrone, intorno ad esso.

Negli stessi anni, esattamente nel 1991, presso il CERN di Ginevra, dal protocollo http nasce il linguaggio del web. Il primo browser, che renderà internet accessibile e noto a tutti sarà “mosaic” nel 1993.Un momento storico destinato a cambiare la vita di miliardi di persone nel mondo. Gli anni ’90 vedono un progresso continuo ed incessante, i contenuti si iniziano a pubblicare e scambiare nelle chat e nei forum.

consulente politico

Gli anni 2000 sono gli anni di internet. Web e internet diventano concettualmente una cosa sola. Il consulente politico deve aggiornarsi e orientarsi al web. Nascono i colossi della rete, i messaggi diventano contenuti, la comunicazione politica si trasforma ma prima di essa il mondo delle imprese inizia a capire la portata della rivoluzione che sta avvenendo, i format cambiano, la rete diventa un nuovo luogo di condivisione. La politica, ben distante dall’essere un campo innovativo, resta a guardare, non comprendendo il cambiamento in atto, invece di governarne le pratiche ne rimarrà travolta.  Nascono e si evolvono nuovi sistemi di accesso, dal 2008 in poi conosceremo il termine “banda larga”, tecnologie per un accesso sempre più rapido alla rete. Da qui a poco la comunicazione politica scoprirà l’impatto della rete e dei social network.

2007: inizio della crisi economica negli Stati Uniti, parte tutto dal settore immobiliare e la bolla dei subprime. Falliscono i primi colossi del credito, con ripercussioni in tutto il globo. Il sistema capitalistico sembra vacillare, il rapporto debito-credito tiene in scacco popolazioni e governanti. Nascono movimenti di protesta contro una classe politica e dirigenziale accusata di essere quel 20% del pianeta che possiede l’80% delle risorse o comunque di fare cattiva amministrazione e di favorirne la mancata distribuzione a vantaggio di speculatori e lobbisti. I politici in grave calo di consenso subiscono il peso dei social network. La rete si dimostra un aggregatore eccezionale per i movimenti di protesta. Da Occupy Wall Street agli indignati spagnoli, passando per il popolo viola italiano e i gruppi estremisti di mezza Europa, vengono tutti accomunati dalla capacità di fare network. Si riempiono i blog, ci si incontra su facebook, si rilancia l’ultima ora su twitter e nel giro di breve tempo le piazze, quelle reali, sono stracolme.consulente politico In Italia inizia il V-day ,(8 settembre 2007) dapprima una giornata di mobilitazione per una proposta di legge d’iniziativa popolare che si propone di cambiare i requisiti di candidabilità ed eleggibilità, (“no condannati in parlamento”) abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e numero massimo di mandati. I partiti tradizionali, quelli definibili della seconda repubblica, sono spiazzati.

consulente politicoIl consulente politico in questi anni in Italia non sembra essere aggiornato, formato e attento alle nuove dinamiche. Il mancato presidio dei social network e la scarsa propensione alle ICT da parte della politica, crea uno spazio virtuale sgombro da qualsiasi controllo. Le prime strategie di comunicazione in tal senso, da parte della classe politica, riguardano le attività dei vari uffici stampa che rilasciano comunicati dove si parla di “deriva populista” ed una esile campagna di immagine che ci permetterà di vedere alcuni politici alle prese con delle passerelle televisive muniti di tablet e smartphone. Il marketing in politica ormai è realtà ma si è soffermato a recuperare il tempo perso, con strategie di naming, branding, riposizionamento, targeting e tutte le basi su cui la politica arrivò in ritardo. La comunicazione politica viaggia verso il marketing politico-elettorale che secondo Bongrand è “un insieme di tecniche che tendono a favorire l’adeguamento di un candidato al suo elettorato potenziale, farlo conoscere, creare la differenza con i concorrenti e ottimizzare il numero di suffragi che occorre guadagnare nel corso della campagna”. E’ ora, è questo il tempo del marketing in politica? Non più, non solo. Come cambierà la comunicazione politica da qui ai prossimi anni? Viviamo quello che può essere definito la fase 2.0, il marketing trasformato da transazionale a relazionale o addirittura come molti sostengono siamo già nell’era del 3.0, dello storytelling, del marketing emozionale.

Potrebbe non essere questo il tempo, il luogo, per definire che tempo e luogo viviamo e cosa serva fare per migliorare la nostra vita ma un’idea io l’avrei: marketing 4.0.

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