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Amministrative 2017, chi ha vinto e chi ha perso.

Amministrative 2017, dicono di aver vinto, ma hanno perso tutti.

Si è concluso il secondo turno, quello dei ballottaggi. A colpi di slide, infografiche, grafiche, post e tweet i partiti e i candidati puntano ad auto proclamarsi vincitori. Ma come è andata realmente?

Le amministrative 2017 hanno visto il KO del Partito Democratico, evidenziato le difficoltà del M5S in ambito locale, rivitalizzato il centro destra che pur di vincere è da sempre abituato a mandar giù qualunque tipo di alleanza.

Diciamoci la verità, le amministrative le vinci con voto di scambio, parentele e grandi mischioni. Ecco perché oggi non ha vinto nessuno, hanno perso tutti.

Hanno perso tutti i partiti perché non hanno più la faccia di correre con il loro simbolo e si mascherano dietro ad una galassia di liste e movimenti civici. Hanno perso le segreterie perché hanno proposto e candidato dall’alto nomi che, come foglie di fico, avevano l’obbiettivo unico di coprire il peccato.

Hanno perso i cittadini. Senza più speranza di essere rappresentati, hanno perso perché passivi, non partecipativi.

Hanno perso i candidati, perché sono stati scelti da pochi elettori, rappresentano mediamente 1/4 dei rispettivi elettorati. Hanno perso perché pur di vincere si sono venduti l’anima al diavolo: apparentamenti, alleanze e grandi trame che si scioglieranno non appena uno dei contraenti, in questi ridicoli patti, fiuterà l’occasione di mettere il bastone tra le ruote e si tornerà al voto.

Abbiamo perso tutti perché non si è visto un programma serio, definito e con l’indicazione del come e con quali risorse attuarlo. Abbiamo perso perché nel rumore della politica nazionale, e con i mass media che smuovono sempre i soliti argomenti, ci siamo dimenticati che la politica locale si compone di reti, amicizie, rapporti, raccomandazioni, curriculum e promesse di lavoro. Abbiamo perso tutti perché oggi non siamo solo più poveri di 10 anni fa, ma siamo più miserabili e ci vendiamo a tutti, a tutto, per poco o a volte per nulla. Abbiamo perso perché chi vince sale sul podio e trionfa come avesse vinto una competizione sportiva, e non ha bene in mente che le elezioni sono solo il primo passo. Bandiere, spumanti, cori; eppure dovrebbero essere tristi. Ereditano amministrazioni al collasso, comuni dissestati, mafie locali, licenze, appalti, gare da controllare. Una politica sana trionferebbe e si proclamerebbe vincitrice con i fatti, alla fine. Ma loro gioiscono, oggi è il loro giorno, evidentemente più che il risultato finale danno retta a quello iniziale: una poltrona, la notorietà o poco più. Credono di aver vinto, invece hanno perso tutti. Anche tu.

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Dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale prima di andare a votare.

Dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale e che ti potranno aiutare ad orientarti meglio nella scelta.

A sentire politici, costituzionalisti e giornalisti, più che un referendum stiamo andando verso un sentitissimo derby tra due squadre e due tifoserie che si odiano. Proviamo a fare chiarezza, entrando nel merito della riforma in maniera (spero) più imparziale possibile.

Ecco le dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale.

  1.  Per mezzo secolo gli occupati, la borsa, le strade, le scuole, non sono crollate per il bicameralismo perfetto: se vince il “NO” continuerà a non accadere nulla di tutto ciò.dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale
  2. Se vince il “SI” non diventeremo ne più ricchi ne più belli, ne più felici. Verrà modificata la seconda parte della Costituzione per le parti riguardanti:
    • Funzionamento delle camere e Iter legislativo
    • Funzioni e composizione del Senato
    • Elezione del Presidente della Repubblica e fiducia al Governo
    • Leggi di iniziativa popolare e referendum
    • Abolizione CNEL
    • Rapporto Stato ed enti locali minori
    • Elezione giudici corte Costituzionale
  3. Di per se non c’è alcun rischio di deriva autoritaria con la Riforma Costituzionale, questo rischio appare chiaro ed evidente nel combinato con l’attuale legge elettorale (Italicum).
  4. Il risparmio per le casse dello Stato, grazie a questa riforma, si sarebbe dovuto (secondo le voci del Governo) aggirare intorno ai 500 milioni di euro. Il più autorevole organismo di controllo, la ragioneria di Stato, ha valutato il risparmio presunto intorno ai 57 milioni di euro. Solo il CNEL (consiglio nazionale economia lavoro ) il cui bilancio si attesta sui 30 milioni di euro, con i suoi 65 membri e i suoi 70 impiegati, rappresenta più di metà del risparmio – grazie alla sua soppressione – su cui tutti sembrano essere d’accordo (perché nessuno ci ha pensato prima ?)dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale
  5. La Riforma Costituzionale prevede un restringimento quantitativo degli accessi al campo partecipativo mediante queste direttive:
    • Per proporre disegni di legge di iniziativa popolare serviranno il triplo delle firme attuali, non più 50 mila ma 150 mila.
    • i referendum abrogativi avranno due possibilità di realizzazione: 500 mila firme con un quorum del 51% degli elettori, oppure 800 mila firme con un quorum del 51% dei votanti alle ultime elezioni politiche
    • Se si raggiungessero le quote sopra indicate, non sarà necessario il raggiungimento di un quorum ma basterà la metà più uno dei votanti.
  6. Il Senato quindi non verrà certamente abolito, resteranno in piedi i costi delle commissioni, del palazzo, dei rimborsi e dei nuovi 100 senatori e dei loro staff e sarà così composto:
    • 74 nominati dai consiglieri regionali
    • 21 nominati tra i sindaci ( 1 per Regione )
    • 5 nominati direttamente dal Capo dello Stato, rinominati “senatori per meriti speciali” simil ex senatori a vita.
    • nominati significa scelti dagli stessi politici e non più direttamente dai cittadini, i criteri con i quali saranno nominati non sono riportati in Costituzione, e sarà compito dei singoli consigli regionali indicare le modalità di nomina.
  7. In che senso si modifica il rapporto tra Stato ed enti locali ? Dovrebbe sparire la parola provincia dalla Costituzione, ma allo stato attuale permangono le strutture, anche esse non elette ma nominate, ma in tal senso vi è poca chiarezza. Le Regioni non avranno più legislazione su materie come: ordinamento delle professioni e comunicazione. Protezione civile, produzione e distribuzione energia, infrastrutture strategiche, disposizioni su attività culturali e turismo.  Lo Stato diventa sempre più accentratore. In soldoni sarà sempre meno possibile per le Regioni opporsi ad opere come TAV, TAP, MOSE, Ponte sullo Stretto e via dicendo. Per lo scioglimento dei consigli regionali sarà il parere del Senato a decretarne l’attuazione, cioè gli stessi consiglieri.
  8. Con questa riforma, il Senato, detto “camera alta” per l’originaria azione di controllo sull’operato della camera dei deputati, non potrà più esprimere la fiducia o sfiduciare il Governo. Tale azione resta in capo solo ed esclusivamente alla camera dei deputati, la quale, con l’Italicum, essendo composta da una maggioranza gonfiata dal premio, sarà in mano ad un solo partito.
  9. Il Presidente della Repubblica deve essere e rappresentare un ruolo sopra le parti, una garanzia, un uomo dello e per lo Stato. Dal quarto scrutinio, per l’elezione del Presidente, non sarà più necessaria la maggioranza assoluta ma i 3/5 dell’assemblea
  10. La riforma, nel suo titolo, esprime l’intenzione di superare il bicameralismo paritario in favore non di un monocameralismo ma di un altro bicameralismo ancora da comprendere al meglio. Infatti :
    • Il Senato non viene abolito e restano in piedi i costi di gestione. Pagheremo i nuovi Senatori, con diarie, rimborsi ed eventuali indennità. Pagheremo anche i gruppi parlamentari e le commissioni, la gestione degli immobili e i servizi ed il personale con relative indennità.
    • Il Senato si svuota parzialmente di poteri in favore della Camera dei Deputati.
    • L’iter legislativo si velocizza solo in alcuni casi. Infatti basterà che 1/3 dei senatori faccia richiesta entro 10 giorni dall’approvazione di un disegno di legge della Camera e potrà discuterla e proporne modifiche. Praticamente identico allo stato attuale. La camera potrà respingere le richieste di modifiche da parte del Senato solo con maggioranza assoluta.
    • Il Senato avrà identiche funzioni su ben 16 categorie di disegni di legge che riguardano per esempio: La revisione della Costituzione, referendum popolari, trattati UE.
    • Per abbattere i tempi la nostra Costituzione già prevede strumenti come i Decreti e l’eliminazione in toto di emendamenti ostruttivi e oppositivi (spesso contestati) ed in realtà il tempo medio delle Leggi in Italia è nella media Europea, anzi, a volte deteniamo dei record: basti guardare Riforma Fornero e Lodo Alfano.

Ovviamente ho un’idea ben chiara su cosa andare a votare il 4 dicembre. Ho pensato fosse opportuno, al di la della mia professione di consulente politico, provare a tracciare una linea costituita da dieci cose che devi sapere sul referendum costituzionale prima di esprimere la tua scelta. Se credi possa essere utile condividi questo articolo e se sei in disaccordo approfondiamo in area commenti. La democrazia, qualunque sia l’esito del referendum, passa sempre dalla nostra partecipazione.

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Dieci motivi per cui Trump ha vinto.

Dieci motivi per cui Trump ha vinto e nessuno se ne dovrebbe lamentare.

L’argomento della settimana non può che essere la vittoria di Trump: proviamo a scoprire i dieci motivi per cui Trump ha vinto nonostante avesse tutti contro, anche quelli del suo partito.

  1. In America gli elettori sono circa 220 milioni. Solo il 57% è andato a votare. Sapete chi non è andato a votare ? La fascia di età tra i 22 e i 30 anni (ben il 59%) cioè gli stessi che oggi scendono in piazza contro Trump.
  2. La globalizzazione, un tempo contestata dalla sinistra e dagli anarchici, oggi dalle destre, (c’è qualcosa che non torna) ha creato nuove dimensioni economiche. Le caratteristiche sociali e culturali sono cambiate e nessuno in politica sembra essersene accorto. L’iper-connettività e le tecnologie hanno dato luogo a nuove forme di partecipazione dal basso. Questo è positivo ma non sempre opportuno e bisognerebbe essere più attenti a queste dinamiche per non esserne travolti.
  3. Il caso Brexit dovrebbe fare scuola, ma come sostenuto nel punto 2 nessun politico sembra essersene reso conto. Il tanto discusso establishment, composto da uomini e donne di potere che mantengono gli equilibri tra il popolo e i centri di potere, è sotto attacco. Cambiare davvero è l’unica via d’uscita.
  4. Il popolo vota il suo Presidente, il Presidente non vota il suo popolo. Chi vede in Trump la causa di tutti i mali è lo stesso che lo ha spinto a vincere. Trump, come qualsiasi decisione uscita dalle urne in maniera democratica, è la conseguenza, non la causa.
  5. I telegiornali, giornali, radio, opinion leader, artisti, intellettuali, hanno attaccato Trump. Lo hanno reso un soggetto debole, un soggetto “solo contro tutti” per questo da aiutare. Se sei disperato, disoccupato, incolto, impigrito, e vedi che tra due persone una è supportata da star, popstar, milionari, attori, e l’altro è supportato da paperino, pluto e pippo, da che parte ti schieri?dieci motivi per cui trump ha vinto
  6. Obama primo Presidente nero sarà succeduto da un bianco che raccoglie voti dei razzisti. Eppure sembra non esserci una relazione logica. Con Obama al potere c’è stata l’escalation del razzismo in USA. Ogni giorno sono state diffuse notizie di maltrattamenti della polizia nei confronti dei neri. In America, tranne per una percentuale di invasati da manicomio, il colore della pelle non si associa ad uno status sociale-economico (mentalità salviniana tanto per capirsi). Che Obama fosse nero negli USA ha solo rappresentato una prima assoluta, nulla più.
  7. “Trump ha parlato alla pancia degli elettori” si dirà. Ma se è vero come è vero che Obama è stato un grande Presidente, la pancia non dovrebbe essere sazia? No, perché in realtà Obama è stato un signor Presidente solo nella comunicazione. La riforma Obamacare ha allargato le tutele sanitarie ma alzato i costi della sanità (già insostenibili per molti). Da non dimenticare che la disoccupazione negli USA è sotto al 5% grazie ad Obama, e questo è un miglioramento quantitativo. L’aspetto qualitativo invece vede: aumento della povertà, perdita del potere d’acquisto e progressivo abbattimento dei diritti dei lavoratori. Nei numeri si legge più occupazione, nei fatti si legge peggiore occupazione. Questo deriva dal Jobs Act di Obama, già… vi ricorda qualcosa ? Più posti di lavoro per poche ore e per pochi spicci, vengono chiamati MCjob, gonfiano i numeri, svuotano le tasche.
  8. I sondaggisti si devono arrendere ad una realtà: la desiderabilità sociale. L’intervistato è mosso dal rispondere in base a ciò che lo mette meno in imbarazzo rispetto all’opinione pubblica prevalente. Come per Berlusconi, per Trump i cittadini intervistati non hanno avuto piacere a mettersi in una posizione recepita come imbarazzante; sfuggendo, eludendo e non rispondendo realmente alla loro intenzione di voto. Da qui il famoso “io non l’ho votato” che nel segreto delle urne si trasforma.
  9. Dopo le famiglie Kennedy, Bush e la possibile staffetta Obama con Michelle 2020, gli americani non vedevano l’ora di interrompere le tradizioni familiari con un nome slegato da questa concezione assurda che la più grande potenza mondiale non dovrebbe neanche contemplare.
  10. Contro Trump c’era la Clinton.
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Ballottaggi amministrative 2016 in 10 punti.

Ballottaggi amministrative 2016 chi ha vinto e chi ha perso.

Ballottaggi amministrative 2016, ecco la situazione spiegata in 10 punti.

  1. Alle amministrative 2016 c’erano più candidati che elettori.
  2. La macrotendenza è quella di marciare separati per colpire uniti, ma l’apparente “indipendenza” è stata agevolmente smascherata da un elettorato che sul territorio è più attento di quanto non lo sia per politiche ed europee.
  3. Matteo Renzi dovrebbe dimettersi da segretario. E’ impensabile che un Premier possa avere l’agenda impegnata dal suo partito quando deve pensare ad un intero Paese.
  4. Matteo Salvini è un fenomeno di poco conto. Gli unici due temi affrontati sono: pensioni-Fornero e immigrazione. I due temi fanno breccia nel 16% dell’elettorato. Con questi numeri finisci che perdi anche la capitale leghista, Varese.
  5. Le liste civiche hanno rappresentato il 70% delle candidature, segno che i partiti non hanno credibilità sul territorio.
  6. Gli italiani votano per partito preso. Se sei di tradizione centrodestra voterai Movimento 5 Stelle per andare contro il centrosinistra e viceversa. Mai come questa volta tra i due litiganti…
  7. Il M5S al primo turno è riuscito ad andare in 20 città al ballottaggio. Di questi 20 scontri ne ha vinti 19, è la riprova del punto 6.
  8. Sala può essere davvero l’uomo giusto per rilanciare l’offerta di centrodestra, ops, volevo dire Parisi.
  9. Roma per il M5S rischia di essere la disfatta di Canne, nella situazione in cui versa la Capitale è impossibile non bruciarsi, e lo sa bene Renzi che ha messo un grillino sbiadito sulla graticola, buttando via Marino, passando la patata bollente al M5S. Consiglio: i fuochi d’artificio sparateli all’inizio, non alla fine.
  10. Fassino porta sfiga.

ballottaggi amministrative 2016

Chi ha vinto e chi ha perso è più facile dirlo dopo il turno di ballottaggi amministrative 2016. Al primo turno il voto molto frazionato si è distribuito tra centrosinistra (con le sue liste civiche) e  centrodestra (idem). Il M5S ha avuto il coraggio di non partecipare in tutte le Città, bocciando liste poco chiare (per usare un eufemismo) ma al primo turno le 5 stelle poco hanno brillato. Lo hanno fatto eccome al ballottaggio dove hanno stravinto, e non come si pensa erroneamente conquistando Roma. Politicamente il colpo più pesante è Torino, chiedere a Renzi per conferma. Al di la dello schieramento, in bocca al lupo a tutti gli eletti, ed una raccomandazione: gioite meno, non avete vinto un premio, vi siete accollati una responsabilità enorme, c’è poco da stare allegri con la situazione in cui versano le nostre Città.

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Risultati e analisi amministrative 2016. Disfatta M5S e partiti, trionfano le liste civiche.

Risultati e analisi amministrative 2016

Mentre si stanno per concludere gli scrutini, clamorosamente a rilento, soffermiamoci su risultati e analisi amministrative 2016. I primi risultati definitivi sulle amministrative 2016 offrono un quadro molto netto. Sono andati al voto 1342 comuni, di cui 23 Città capoluogo. I numeri sono interessanti, vediamoli insieme.

  • 1 candidato ogni 162 cittadini
  • 73% liste civiche , solo il restante 27% partiti/movimenti
  • 62,14% affluenza , -5.28% rispetto alle ultime elezioni amministrative. L’astensione sale quindi a 37.86%
  • Il record di affluenza è in Umbria 76% , il record di astensione è nel Lazio 58%

Perdono i partiti e il M5S, vincono le liste civiche, sia perchè numericamente dominanti, sia perchè i partiti e i movimenti, a livello locale, non hanno sufficiente appeal.

Il Movimento 5 Stelle vince la sfida di Roma e sorprende a Torino e a Carbonia. Virginia Raggi andrà al ballottaggio con Giachetti, Appendino molto probabilmente riuscirà a strappare il ballottaggio al super favorito Fassino, Paola Massidda invece, candidata 5stelle a Carbonia, porterà al ballottaggio Casti (PD). Nei Comuni capoluogo (27) questo è quanto, nulla più per i pentastellati. Il PD perde terreno ovunque, schiaffone a Napoli da parte di De Magistris, e terreno rosicato dal centro destra. La stessa Milano, che doveva essere una certezza per la favola renziana, andrà al ballottaggio, Sala contro Parisi.

Nei restanti 1319 Comuni, le liste civiche la fanno da padrona. Il M5S in molti casi assente dalla gara elettorale, si attesta su una media nazionale del 16%, meglio le liste civiche che appoggiano il PD, e quelle che sostengono il centro-destra. Una questione meramente numerica, quantitativa, piuttosto che qualitativa.

Risultati e analisi amministrative 2016, dicevamo. Allora dopo i risultati, i numeri, andiamo all’interpretazione, all’analisi.

Diminuisce ulteriormente la partecipazione al voto, si dice per l’aumentare del clima di sfiducia nei confronti della politica. Tuttavia aumentano i candidati. Per meglio dire, “non vado a votare, sono tutti uguali”, quindi “mi candido”. I partiti non hanno più un volto, chi si nasconde dietro le liste civiche, chi non ha l’appoggio del partito nazionale, altri fanno una pietosa figura, a causa dell’incoerenza, ne parlavo in questo articolo (leggi qui) . Marchini ha sbagliato tutto: campagna elettorale e alleanze. Il Movimento esulta per Roma ma non ci sarebbe nulla da festeggiare. A Roma era impossibile perdere. La presenza mediatica di Raggi, il sostegno dello stato maggiore del Movimento e la pregressa esperienza e quindi competenza della candidata hanno fatto la differenza. Non c’è nulla da festeggiare anche perchè la responsabilità è immensa, e se il sistema politico poteva offrire una trappola al Movimento, bene questa è Roma. Un città ingovernabile che per migliorare non potrà che subire una rivoluzione, e si sa, nelle rivoluzioni qualcuno ci lascia sempre le penne e su questo i partiti saranno fortissimi a rivendicare la loro benevolenza.

Il PD piange e non va meglio al centro-destra che non ha più un partito guida. Forza Italia, Partito Democratico, e Lega Nord, in realtà sono quasi scomparse, a reggere il carrozzone dei partiti, sono intervenute svariate liste civiche che, candidando un enorme numero di persone, hanno puntato alla quantità, al mero calcolo statistico, piuttosto che ad un’offerta, ad un programma di qualità.

L’elettorato è sempre più frammentato, gli elettori diventano candidati e i partiti liste civiche. Ora attendiamo di vedere chi convergerà verso chi in vista del prossimo turno di ballottaggio.

Immagini estratte dal sito del Viminale aggiornato alle ore 10:45 del 6 giugno 2016.

risultati e analisi amministrative 2016 risultati e analisi amministrative 2016risultati e analisi amministrative 2016

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Vincere le amministrative 2016 : come organizzare una campagna vincente.

Vincere le amministrative 2016 è l’obbiettivo di tutte le compagini politiche, con quali strategie e quali mezzi? Facciamo il punto della situazione.

Vincere le amministrative 2016 è tutto ciò che conta per i partiti ed i candidati. Un anno in cui andranno al voto le grandi città e non solo; ben 1322 comuni andranno alle urne per scegliere le amministrazioni che guideranno i comuni di circa 10 milioni di italiani. Tra scandali, strategie, scelta dei candidati e programmi, la campagna elettorale è iniziata da tempo, forse mai finita, come da buona campagna elettorale permanente.

Come vincere le amministrative 2016 ? Organizzando una campagna elettorale che abbia come caposaldo i cinque punti che rappresentano la base di una strategia vincente.

  1. Analizzare e studiare l’elettorato del singolo comune interessato. I macro dati, quelli forniti dai sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, sono assolutamente inattendibili. Per vincere la campagna per le amministrative 2016 bisogna focalizzarsi sul target (elettorato) di riferimento, su cui insistono fattori e dinamiche specifiche ed uniche, comune per comune.
  2. Scegliere un candidato che soddisfi le necessità dell’elettorato. Non a caso la scelta ricade sempre più spesso su “manager” o “rappresentati della società civile”, soprattutto nei comuni dove la vecchia politica ha fallito clamorosamente e dove il distacco dei cittadini dalla figura del politico di professione è sempre più elevato.
  3. Stilare un programma, basato sulle necessità tangibili del comune di riferimento: traffico, rilancio turistico-commerciale-industriale (occupazione), verde pubblico-ambiente sono i temi sensibili su cui la cittadinanza concentra le attenzioni.
  4. Pianificare la campagna elettorale basata su un macro tema nel quale inserire i punti del programma in coerenza con il candidato ed il partito.
  5. Stabilire strumenti, timing, budget.  Tenere a mente che gli strumenti di comunicazione, anche grazie al web, sono molteplici;  attenzione agli obbiettivi, alle risorse ed al target che ci si propone di raggiungere. Il timing adatto per una campagna elettorale è di 12 mesi (per il partito) di cui gli ultimi 6 sono fondamentali (per il candidato-lista).

Vincere le amministrative 2016 è la speranza delle principali fazioni politiche in Italia: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord rappresentano a livello nazionale l’80% dell’elettorato, ma cosa accade sui territori?

Spesso la nascita di liste civiche e vari accorpamenti a sostengo del partito di riferimento spostano l’ago della bilancia. Grazie ai nomi più conosciuti e ai singoli elettorati che gli stessi riescono a portare al voto, le liste civiche rappresentano un elemento strategico a livello locale. Come si stanno muovendo i principali partiti?

Partito Democratico : la configurazione a “Partito Unico” o “Partito della Nazione” tacitamente intrapresavincere la campagna per le amministrative 2016 dal partito del segretario-premier continua a palesarsi, nonostante le smentite dem. La strategia adottata sembra essere mirata a convergere al riferimento Nazionale, coalizioni con uomini e liste tendenti al mondo centrista (a volte centrodestra), scelta di candidati che invadano il target su cui sono posizionati i maggiori competitor, vedi Roberto Giachetti il più “grillino” dei democratici, oppure Sala il più centrista in una Città che eccezion fatta per la parentesi Pisapia ha una tradizione di centrodestra. Il peso del PD è esercitato dal premier e dal suo staff di comunicazione che proprio in questi giorni esaltano il lavoro svolto in due anni di governo. Le parole chiave per vincere la campagna per le amministrative 2016 saranno: “cambiamento”, “il meglio deve ancora venire”, e tutto ciò che riporterà all’emozione di aver intrapreso un cambiamento che richiede forza e volontà di continuare sulla strada giusta.

Forza Italia (Centrodestra) : qui occorre parlare di centrodestra e non del singolo partito. L’era del PDL è finito, il tentativo di tornare all’alba di FI si è rivelato errore strategico di posizionamento, più che di alba si può parlare di tramonto. Lega Nord su questo errore è riuscita a posizionarsi presso l’elettorato dell’area, promuovendo valori un tempo espressi da FI. Lavoro, immigrazione e riforma delle pensioni sono i temi cult di Salvini che, non riuscendo ad ereditare vincere le amministrative 2016in maniera concorde la premiership, ha necessità con il suo 16% di creare alleanze con Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste civiche. Che Salvini possa fare la differenza, e che sia il suo intento farla, è evidente ed evidenziabile dal graduale cambiamento di immagine: camicia bianca o azzurra senza cravatta, maniche risvoltate, sorriso, e trasversalità nell’utilizzo dei canali di comunicazione, al posto di felpe, volto serio e televisione per 20 ore a settimana. Il carattere fortemente territoriale potrebbe consentire vincere le amministrative 2016alla Lega di acquisire nuovo consenso. L’errore di quest’area politico-elettorale potrebbe essere quella di rimarcare gli errori del governo Renzi, andando all’attacco delle congetture nazionali e sovranazionali piuttosto che aderire alle richieste dei singoli territori. Programmi snelli e fattibili, candidati nuovi, volti rassicuranti e curriculum forti possono rappresentare la scelta migliore da fare, ma pare che ci siano troppi attriti all’interno della possibile coalizione (guardare il caso Dalla Chiesa). L’errore in cui probabilmente incapperà la coalizione di centro-destra, come tutte le opposizioni, sarà quella di fare il tiro al bersaglio contro la maggioranza, errore che sta compiendo in maniera scellerata Corrado Passera a Milano con un’inspiegabile campagna contro la sinistra.

Movimento 5 Stelle, il partito delle sciagure prima delle elezioni. Che siano i media? Non si può dare sempre la colpa ad altri. Il M5S sembra sempre mancare di una formalizzazione di processi e ruoli, il “direttorio” non è sufficiente, servono competenze specifiche. Tra un’elezione e l’altra i sondaggi danno il Movimento sempre in grande spolvero, poco prima delle elezioni succede di tutto. Il caso Quarto, le dichiarazioni sul blog circa unioni civili-stepchild adoption  (ancora inspiegabile come il blog non sia uno strumento per la comunicazione interna, spostando quella istituzionale sul sito www.movimento5stelle.it ) e la mancata ufficialità di liste e candidati nell’80% dei casi, sono operazioni incredibilmente dannose.  vincere le amministrative 2016Il Movimento per vincere le amministrative 2016 dovrà lavorare in ottica futura, creando procedure e ruoli stabili. Allo stato attuale può e deve contare su nomi spendibili sui territori, affidabili e incensurati (come nel suo stile). Serve inoltre imbastire un messaggio di novità, non di sfida al vecchio sistema ma di rilancio di un nuovo modo di vedere la politica. Messaggi positivi, in contrapposizione con il posizionamento sin qui avuto, ora occupato da più movimenti e partiti. Distaccarsi dall’ottica del populismo in cui i media hanno intrappolato Grillo & Co.  con programmi semplici, messaggi sintetici, lineari e inequivocabili (basta con iperbole e fraintendibile). Al resto il Movimento provvede con una base, quella dell’attivismo, radicale e capillare su tutto il territorio nazionale. Inoltre mi sentirei di dare un consiglio: puntare meno sulle grandi città, Roma rappresenterà il più grande sgambetto della storia politica del Movimento, meglio e più raggiungibile l’obbiettivo di tanti piccoli comuni. L’esposizione mediatica di Roma, Milano, Torino, richiede spalle forti, e per una creatura appena nata non è tempo. Un coordinamento nazionale ed una supervisione locale potrebbero migliorare la comunicazione per adesso totalmente assente.

In linea generale per vincere le amministrative 2016 , utilizzando una metafora tanto condivisa, quella sportiva, la maggioranza sosterrà di aver vinto perchè più forte, le opposizioni, riusciranno a vincere solo se non daranno la colpa all’arbitro, alla sfortuna, o screditando la vittoria degli avversari, ma garantendo di essere più forti, di migliorare, per vincere la sfida che li attende.

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