Archivio delle categorie Consulenza e strategia politica

Comunicazione politica : le origini e la propaganda.

Estratto da ‘ Marketing 2.0 e social media, nuovi strumenti e strategie per il consenso politico’ di Alberto Siculella.

Comunicazione politica: dalle origini alla propaganda, i primi passi del comunicare per avere consenso.

 

Comunicazione politica concettualmente nasce con l’idea stessa di politica, comunicare significa fare politica, fare politica significa comunicare. Dall’età greca, nella quale si colloca la nascita del concetto di politica, derivante dal termine πόλις, città, assistiamo nel corso dei secoli ad un continuo sviluppo in parallelo dei concetti di politica e comunicazione. Indissolubilmente legata da un rapporto interdipendente, la comunicazione è l’anima della politica, con essa si coltivano relazioni istituzionali, si fondano le basi per il coinvolgimento della cittadinanza e si cerca il voto, dunque il consenso, tradotto in scelta, nomina, elezione.comunicazione politica I greci, per i quali la politica doveva essere e rappresentare la soluzione alla gestione delle città, già discutevano sulle armi di “persuasione” capaci di attirare il consenso, per assegnare, agli eletti, il potere di legiferare, amministrare e governare la collettività.Fu Aristotele il primo a scrivere di “retorica” nella sua opera ad essa dedicata. Retorica intesa come capacità di persuadere l’uditore. Opera, quella di Aristotele, che segna un percorso di studi, lungo, intenso, che proporrà un’evoluzione incessante e vedrà nel lavoro del filosofo greco, discepolo di Platone, la base più importante degli studi di comunicazione, associati al consenso politico.

La cultura greca e quella romana entrano in contatto nel primo secolo a.C. influenzandosi a vicenda. La retorica si modella su nuove basi e concezioni; le piazze, il contatto diretto e nuovi modelli di gestione della “cosa pubblica” inducono a concentrarsi sull’oratoria, cioè l’arte del parlare in pubblico. Valida per il “cursus honorum” l’oratoria latina, di cui uno dei maggiori esponenti fu Marco Tullio Cicerone, venne politicamente messa alla prova, nei discorsi pronunciati presso il Senato. Cicerone oltre a sostenere che la comunicazione debba: probare, delectare, flectere, fu il primo ad utilizzare la tecnica associativa, cioè procedere nell’orazione, associando agli argomenti un luogo che conosceva, in modo da scomporre in modo ordinato i temi, ricordarli ed enunciarli in maniera sistematica tenendo a memoria l’intero discorso.

Per tutto il medioevo nel rapporto tra politica e comunicazione subentra una variabile non da poco: la Chiesa. Appare dunque fondamentale considerare l’operato politico come filo diretto con il volere di Dio, la comunicazione vincente è quella che fa appello a quest’ultimo. Superando il medioevo appare una frattura evidenziata da Machiavelli, la cui opera di straordinaria portata storica e sociale, “il Principe”, slega l’operato politico da una visione divina.“Auctoritas, non veritas, facit legem, veritas non auctoritas facit jus” espressione de “Il Leviatano” di Thomas Hobbes, esprime il concetto per cui esiste una ragione di Stato, esiste un’autorità prevalente che fa le leggi in nome della stessa autorità.

Arrivando ai tempi più recenti, il dibattito ottocentesco si polarizza su due versanti ben diversi: la visione liberale e quella socialista. Di questo periodo sono eccelsi elaborati come “Ricchezza delle nazioni” di Adam Smith e “l’individuo e lo Stato” di Spencer. Le forme di governo, gli schemi macro economici, i sistemi sovranazionali iniziano ad avere concretezza in un contesto molto dinamico e ricco di svolte epocali, come le rivoluzioni industriali, che ci portano nel ‘900. In questo secolo la politica, segnata dalla ricerca ossessiva della realizzazione di nazionalismi, adotta una comunicazione basata sulla propaganda di regime. Mimica e toni solenni, parole scandite e semplici, oratore posizionato in alto rispetto alle folle e parole chiave all’insegna dell’appartenenza nazionale, che tocca le corde del patriottismo e del riguardo verso lo Stato.

Dopo questo excursus storico, possiamo sostenere che la politica, mediante le arti oratorie, ha sempre visto nella comunicazione la possibilità di attirare il consenso, valido per governare. Ciò si traduce più facilmente con il termine propaganda, che Treccani spiega essere: “ azione che tende a influire sull’opinione pubblica e i mezzi con cui viene svolta (…) al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto”. Viene spiegato in oltre che la propaganda “ utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali e accesso ai mezzi di comunicazione, specialmente ai mass media”.E’ dunque chiaro che la comunicazione, dalle forme di pubblicità commerciale, alla propaganda, passando per la comunicazione politica e tutte le altre forme di comunicazione, serva per tanti scopi.

comunicazione politicaQuando l’obiettivo è il consenso, ad acquistare tanto quanto a votare, la comunicazione è di tipo persuasivo.

La comunicazione politica in tal senso può essere osservata già nei suoi primi passi tramite il concetto di propaganda.

Nel 1950, Jean-Marie Domenach, scrive il testo “La propaganda politica”, nel quale, in poco più di cento pagine, oltre a trattare degli esempi, elenca delle regole generali, che appaiono più attuali che mai:

 

  • Regola di semplificazione e nemico unico
  • Regola dell’esagerazione e della deformazione
  • Regola dell’orchestrazione
  • Regola della trasfusione
  •  Regola di unanimità e contagio

 

Il giornalista francese ci consegna dunque una propaganda basata su una comunicazione semplice, definita in pochi punti con un nemico unico, per far si che ci sia sempre un duello, una partita tra una parte a cui ci si aggrappa e l’altra che si odia. Una notizia esagerata entra più facilmente nella mente delle persone, la sua deformazione quindi la possibilità di offrire una realtà distorta non è un rischio ma un’opportunità. L’orchestrazione invece è un processo che si basa sulla ripetizione continua e sul coinvolgimento intorno a questa ripetizione di tutti gli attori coinvolgibili. A tal proposito, Joseph Goebbels, ministro della propaganda del terzo reich, scrisse “La Chiesa cattolica resiste perché ripete le stesse cose da duemila anni. Lo Stato nazionalsocialista dovrà fare altrettanto”. Il concetto di trasfusione poi, segue la regola per cui non si possa fare propaganda, costruire un percorso, dare valore alla propria tesi partendo dal nulla. Infine unanimità e contagio sono regole complementari, secondo le quali, dare l’impressione di unanimità rende ulteriormente estendibile per contagio l’opinione.

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Propaganda: Isis e comunicazione, la guerra passa anche da qui.

La propaganda jihadista e la comunicazione politica dell’ISIS

propaganda jihadistaLa propaganda jihadista è il cuore di una guerra che si può vincere solo con l’intelligenza. Un esercito iper frammentato in piccolissime cellule, tenute vive qui e lì da finanziamenti illeciti, coordinate da un network di cui ormai si conoscono i dettagliNel corso degli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere la parola ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), la sua nascita si deve storicamente all’invasione americana dell’Iraq. L’ISIS infatti nasce come movimento di opposizione all’occupazione americana ed al governo sciita sostenuto dagli stessi USA. Nel corso del tempo, per vicende politiche e militari che non riguardano gli obbiettivi di questo post, il gruppo iracheno interviene in Siria nella guerra civile. Questa premessa ci aiuta a capire qualcosa in più circa la formazione, l’alba del fenomeno ISIS di cui oggi noi tutti drammaticamente sentiamo parlare, e che probabilmente conosciamo troppo poco. Per approfondire ritengo abbastanza adeguata e neutrale la pagina di Wikipedia dedicata all’ISIS . Analizzati i motivi, i modi della nascita del gruppo, la cui missione era opporsi all’invasione americana, scopriamo insieme come e quanto abbia inciso la propaganda jihadista nella diffusione dell’ISIS.

Molti consulenti politici vedono nella propaganda alcune regole fisse, le quali determinano le linee guida per la riuscita di un piano di comunicazione politica volta al consenso. L’ISIS evidenzia come la sua lotta al nemico americano, derivi da una profonda conoscenza del nemico stesso. Ne acquisisce informazioni, strumenti, risorse, nozioni, e spesso l’alunno supera il maestro.

La propaganda necessità di:

1- Nemico unico – L’America ed in essa si ritrovano tutte le sfumature legate al mondo occidentale (religione differente, capitalismo, tradizioni ecc.)

2- Venerazione del leader – in questo caso oltre ai fondatori si parla di una venerazione religiosa, nel nome di Allah tutto è lecito, nulla è escluso.

3- Bastone e carota – Chi si oppone alla venerazione del leader, chi non si schiera dalla parte “giusta”, viene punito senza pietà, chi abbraccia la mission del gruppo viene premiato, agevolato.

4- Orchestrazione – La comunicazione deve essere ripetitiva e ben gestita in tutti i suoi aspetti, poche parole chiave ripetute all’infinito, ed amplificate da tutti gli strumenti disponibili. Il ministro della propaganda del terzo reich, Joseph Paul Goebbels, che in quanto a comunicazione politica e propaganda evidentemente ne sapeva qualcosa, sosteneva che la Chiesa è in piedi da duemila anni perchè ripete da due millenni le stesse cose, ovunque e tramite qualunque struemento disponibile.

5- Unanimità e contagio – Scene trionfali, applausi, immagini di gloria e vittoria, l’esaltazione positiva degli aspetti proposti politicamente, permettono di rendere l’immagine vincente.

Queste 5 regole fondamentali della propaganda sono facilmente riscontrabili nell’ottima analisi, esposta in una puntata speciale, di Piazza Pulita dal titolo “Stato islamico, la nascita di un format” -un’attenta analisi del format della propaganda jihadista.

E’ evidente che il tema è molto più complesso, e che in questa sede si ritiene opportuno astenersi dalle valutazioni socio-politiche. La propaganda resta però uno strumento utilizzato dall’ISIS per espandersi e rafforzarsi. Sul piano della comunicazione, resti ben inteso, scindendo completamente dalle scelte strategiche e dall’autorevolezza delle istituzioni nazionali ed internazionali, come erodere il consenso di questo gruppo terroristico con cellule sparse ovunque ?

Limitare l’impatto comunicativo – Nella guerra che si sta affrontando il profilo psicologico è molto rilevante, al di la delle presunte droghe assunte dai terroristi, è evidente che solo un profilo malato possa muovere una persona a farsi saltare in aria. Video diffusi ovunque, speciali tv, radio e giornali, alimentano l’ego malato di persone in via di compiere il “gesto estremo”. La conta dei morti, il momento di gloria del terrorista, l’essersi reso martire in nome di Allah, sono benzina sul fuoco narcisista di tali soggetti.  propaganda contrariaBannare i profili sui social, interrompere la capacità trasmissiva dei messaggi nella rete è un dovere delle istituzioni oltre che una soluzione più facile (tecnicamente) di quanto si possa pensare, evitare gli speciali un po meno.

Carota e carota – Resti ancora ben inteso, solo comunicativamente parlando, deve passare il messaggio che l’odiato occidente ti premia, non ti emargina, ti da una possibilità di riscatto, di vita in libertà. Comunicare odio, repulsione, rabbia, voglia di rivincita sviluppa una reazione emotiva uguale e contraria.

Campagna di coinvolgimento comunità islamica – Diciamoci la verità, la comunità islamica ha fatto ben poco; è ora di comunicare in maniera massiccia e coinvolgente a tutta la popolazione islamica che è tempo di dichiarare la sua totale estraneità al concetto di guerra santa, scomunicando, emarginando le frange più estreme. Insomma, una contro-propaganda.

 

Insomma, questa è una guerra che va combattuta con armi diverse, una fra tutte l’intelligenza. Guarda qui la puntata del TG LEONARDO in cui si riassume la necessità dell’impiego di risorse intellettuali nella guerra al terrorismo.

 

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Comunicazione politica efficace (forse). Le 10 frasi più usate dai politici italiani

Comunicazione politica tra frasi fatte e slogan: ecco la top ten del politichese di oggi.

La ridondanza di termini, le frasi spot, la sintesi dei concetti attraverso hashtag e slogan, rappresentano un must della comunicazione politica di oggi. Efficace? Bel punto di domanda!

Anche la comunicazione politica, come tutte le forme di comunicazione volte al consenso, vede nella ripetitività di alcuni concetti, la possibilità di essere assorbiti e ricordati presso il target (in questo caso elettorato). Spesso però si possono trasformare in veri e propri boomerang, cavalli di battaglia che identificano un personaggio politico non certo per aspetti positivi. Chi studia la comunicazione politica potrà quindi affermare che non è concesso dare adito ad equivoci, ambivalenze o concedere il fianco a possibili distorsioni. Celebri sono i casi del senatore Razzi con le sue frasi “confidenziali”, le metafore di Bersani (rese celebre da Maurizio Crozza) e gli aforismi di Di Pietro.

Nella comunicazione politica vanno preferite frasi semplici, inequivocabili, ripetute su un certo tema e non spalmate su qualunque argomento. Vediamo ora alcune delle frasi che nel 2015 si sono ripetute più volte, in maniera del tutto approssimativa, che hanno appesantito concetti e personaggi che le hanno espresse.

 

1- ‘ non ci stiamo alla politica del tanto meglio tanto peggio. ‘ slogan politici

Un must per Gasparri e simili, cosa significhi ancora non si è capito.

2- ‘ siamo per la politica del cambiamento

Come il prezzemolo, ovunque. Certo che cambia, tutto cambia ma cambiamento non è sinonimo di miglioramento e allora?

3- ‘ la luce infondo al tunnel

Chiunque sia in maggioranza e vuole dispensare ottimismo ripete il mantra: “la luce si inizia a vedere”, che sia la luce della fine di un tunnel  o quella del treno che ci viene contro non è dato saperlo.

4- ‘ la volta buona

È l’hashtag di battaglia di Matteo Renzi , anche qui il vago orizzonte ci obbliga ad una domanda: la volta buona strategia politicaper cosa? Nonostante uno staff che cura ottimamente la comunicazione politica di Renzi, sarebbe consigliabile maggiore cura verso le concretezze a cui l’emisfero emozionale (mosso da concetti come “la volta buona”) deve rispondere.

5- ‘ l’Italia cambia verso

Pay-off di matrice renziana, se fosse vero credo si riferisca della famosa posizione 69 , come la cambi…

6- ‘ bisogna fare appello ad un senso di responsabilità

Forse non è chiaro, essere Parlamentari della Repubblica Italiana è LResponsabilità, peccato ogni tanto facciano l’appello; evidentemente qualcuno è assente.

7- ‘ il Presidente/politico (ecc) deve avere il senso delle istituzionicomunicazione politica

Direi che prima è meglio che abbia un senso, poi se è quello istituzionale speriamo sia delle istituzioni come dovrebbero essere e non come sono. In comunicazione politica questo è un errore tipico dei partiti più radicati e tradizionali. Il cittadino ha smarrito da tempo il senso delle istituzioni (sempre che ne abbia avuto uno), e spesso i comportamenti degli stessi membri delle istituzioni hanno assegnato un senso assolutamente negativo.

8- ‘ basta dire che i politici sono tutti uguali

No, ce ne sono anche di peggio. Dietro questo campagna pubblicitaria pro-politico quelli che se la godono sono proprio i disonesti che, per smarcarsi , tirano fuori la frase ad effetto.

9- ‘ non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B

Infatti esistono anche quelli di Lega Pro e minori. Non riconoscere che ci siano cittadini trattati in maniera assolutamente impari è la cosa più assurda che si possa pensare di dire. Ed è il motivo per cui continueranno ad esserci cittadini di serie A, B e oltre. Più opportuno sarebbe affermare la volontà di aiutare i cittadini di B e minori a raggiungere un livello omogeneo in una società da serie A.

10- ‘ il meglio deve ancora venire

Pensa te! Cosa ancora dovrà accadere? Non è una frase detta ma vedrete che lo sarà tra 16-18 mesi se questo Governo reggerà. Sarà il mantra delle prossime elezioni; grazie ad una ripresa economica figlia di azioni artificiose, che ci riporterà in una crisi  parziale continua, (ci esploderà tra le mani tra una decina di anni) la maggioranza sarà in grado di esercitare il fascino “berlusconiano” del “abbiamo fatto e faremo sempre di più”.

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Il ruolo del consulente politico nell’evoluzione da Séguéla ai guru del web, come cambia la ricerca del consenso.

Il consulente politico: dalla comunicazione politica al marketing elettorale.

Il ruolo del consulente politico è notevolmente cambiato nel corso degli anni. Tecniche di comunicazione politica, marketing, managerialità e professionalità nella gestione delle comunicazioni dei partiti, sono di recente affermazione. Jacques Séguéla celebre pubblicitario le cui teorie e strategie si sono espresse nella comunicazione politica già nel 1992, mentre ancora in Italia la politica parlava un linguaggio poco commerciale e incline ai vecchi standard propagandistici, scriveva una vera e propria bibbia della comunicazione in politica.“Eltsin lava più bianco” racconta “l’immagine dell’uomo politico in dieci comandamenti”. Dopo aver incontrato il leader del partito socialista Mitterrand e seguito svariate campagne nell’est europeo dopo la caduta dell’unione sovietica, Séguéla propone un modello nuovo per la comunicazione politica, un modello che ad oggi appare ancora molto valido e che consegnerà alla Francia e al mondo intero il “mago delle elezioni”.

I dieci comandamenti sono:

  • Nutri la tua leggenda
  • Fuggi la precipitazione
  • Sii psicologo, non politico
  • Diffida degli intermediari
  • Fomenta il pettegolezzo: vale qualsiasi pubblicità
  • Sii il destino del tuo Paese
  • Sii un uomo, non un’ideologia
  • Impara a diventare star
  • Prometti la speranza, non un programma
  • Diventa ciò che sei

Appare evidente che il consulente politico, leggendo questi comandamenti di più di venti anni fa che sembrano mostrare le principali figure e cariche politiche del mondo, debba avere dei capi saldi nello svolgere le proprie attività di comunicazione.

consulente politico Anna Maria Testa, parlando di pubblicità e propaganda, sottolinea come nella comunicazione politica delle democrazie contemporanee “i toni imperativi tendono a cancellarsi, sostituiti da argomenti di carattere più seduttivo”. La propaganda quindi, dalla forma più tradizionale, intraprende la via della comunicazione politica, che tiene conto di uno stile che si avvicina sempre di più ai toni pubblicitari.

Questa evoluzione si è verificata per il cambio del contesto; l’evoluzione degli strumenti, la crescita delle ICT, l’aumento esponenziale di opinioni maggiormente formate culturalmente e socialmente coscienti, sono tra i motivi che hanno portato la propaganda ad evolversi.

La televisione, il web , una nuova retorica basata sulle emozioni, il passaggio dall’ottica della paura a quella della positività e speranza, dal nemico unico all’amico preferito, dai toni imperativi del “tu devi” a “noi possiamo”.Lo scenario in Italia cambia con l’arrivo di Silvio Berlusconi in politica, l’imprenditore della tv commerciale italiana,che in virtù dei cambiamenti sopra descritti, seppe parlare con un nuovo linguaggio agli italiani. Dal 1994 inizia una nuova era per la comunicazione politica. A modificare notevolmente il mercato dell’offerta televisiva italiana, negli anni ’90 è Mediaset. Azienda facente parte della famiglia Fininvest, inaugura le sue reti nel 1993 e da il via ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’informazione. Nasce il più aggiornato concetto di consulente politico.

Per la prima volta, la spettacolarizzazione delle notizie, l’informazione più allineata ai modelli americani, i format più utilizzati nell’ambito commerciale, invadono le famiglie italiane, che cambieranno modo di informarsi ed intrattenersi. Tutta l’informazione si allinea su standard commerciali. Messaggi veloci, toni scelti, parole chiave, elenchi puntati, video e grafiche semplici e coinvolgenti, spot da trenta secondi: la comunicazione politica ,come tutti gli ambiti in cui la comunicazione si applica,  cambia volto. La tv diventa elemento centrale per informazione e intrattenimento, le case italiane iniziano a conformarsi intorno allo schermo, disponendo tavole, divani, poltrone, intorno ad esso.

Negli stessi anni, esattamente nel 1991, presso il CERN di Ginevra, dal protocollo http nasce il linguaggio del web. Il primo browser, che renderà internet accessibile e noto a tutti sarà “mosaic” nel 1993.Un momento storico destinato a cambiare la vita di miliardi di persone nel mondo. Gli anni ’90 vedono un progresso continuo ed incessante, i contenuti si iniziano a pubblicare e scambiare nelle chat e nei forum.

consulente politico

Gli anni 2000 sono gli anni di internet. Web e internet diventano concettualmente una cosa sola. Il consulente politico deve aggiornarsi e orientarsi al web. Nascono i colossi della rete, i messaggi diventano contenuti, la comunicazione politica si trasforma ma prima di essa il mondo delle imprese inizia a capire la portata della rivoluzione che sta avvenendo, i format cambiano, la rete diventa un nuovo luogo di condivisione. La politica, ben distante dall’essere un campo innovativo, resta a guardare, non comprendendo il cambiamento in atto, invece di governarne le pratiche ne rimarrà travolta.  Nascono e si evolvono nuovi sistemi di accesso, dal 2008 in poi conosceremo il termine “banda larga”, tecnologie per un accesso sempre più rapido alla rete. Da qui a poco la comunicazione politica scoprirà l’impatto della rete e dei social network.

2007: inizio della crisi economica negli Stati Uniti, parte tutto dal settore immobiliare e la bolla dei subprime. Falliscono i primi colossi del credito, con ripercussioni in tutto il globo. Il sistema capitalistico sembra vacillare, il rapporto debito-credito tiene in scacco popolazioni e governanti. Nascono movimenti di protesta contro una classe politica e dirigenziale accusata di essere quel 20% del pianeta che possiede l’80% delle risorse o comunque di fare cattiva amministrazione e di favorirne la mancata distribuzione a vantaggio di speculatori e lobbisti. I politici in grave calo di consenso subiscono il peso dei social network. La rete si dimostra un aggregatore eccezionale per i movimenti di protesta. Da Occupy Wall Street agli indignati spagnoli, passando per il popolo viola italiano e i gruppi estremisti di mezza Europa, vengono tutti accomunati dalla capacità di fare network. Si riempiono i blog, ci si incontra su facebook, si rilancia l’ultima ora su twitter e nel giro di breve tempo le piazze, quelle reali, sono stracolme.consulente politico In Italia inizia il V-day ,(8 settembre 2007) dapprima una giornata di mobilitazione per una proposta di legge d’iniziativa popolare che si propone di cambiare i requisiti di candidabilità ed eleggibilità, (“no condannati in parlamento”) abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e numero massimo di mandati. I partiti tradizionali, quelli definibili della seconda repubblica, sono spiazzati.

consulente politicoIl consulente politico in questi anni in Italia non sembra essere aggiornato, formato e attento alle nuove dinamiche. Il mancato presidio dei social network e la scarsa propensione alle ICT da parte della politica, crea uno spazio virtuale sgombro da qualsiasi controllo. Le prime strategie di comunicazione in tal senso, da parte della classe politica, riguardano le attività dei vari uffici stampa che rilasciano comunicati dove si parla di “deriva populista” ed una esile campagna di immagine che ci permetterà di vedere alcuni politici alle prese con delle passerelle televisive muniti di tablet e smartphone. Il marketing in politica ormai è realtà ma si è soffermato a recuperare il tempo perso, con strategie di naming, branding, riposizionamento, targeting e tutte le basi su cui la politica arrivò in ritardo. La comunicazione politica viaggia verso il marketing politico-elettorale che secondo Bongrand è “un insieme di tecniche che tendono a favorire l’adeguamento di un candidato al suo elettorato potenziale, farlo conoscere, creare la differenza con i concorrenti e ottimizzare il numero di suffragi che occorre guadagnare nel corso della campagna”. E’ ora, è questo il tempo del marketing in politica? Non più, non solo. Come cambierà la comunicazione politica da qui ai prossimi anni? Viviamo quello che può essere definito la fase 2.0, il marketing trasformato da transazionale a relazionale o addirittura come molti sostengono siamo già nell’era del 3.0, dello storytelling, del marketing emozionale.

Potrebbe non essere questo il tempo, il luogo, per definire che tempo e luogo viviamo e cosa serva fare per migliorare la nostra vita ma un’idea io l’avrei: marketing 4.0.

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#Regionali2015 buon voto e che perda il peggiore.

Domenica 31 maggio 23 milioni di italiani chiamati al voto, ma il ponte alimenterà l’astensionismo.

Questa volta nessuno si è sbilanciato. L’ultima volta era in occasione delle elezioni europee. I sondaggi davano un testa a testa tra PD e Movimento 5 Stelle, 28% il primo, 25% il secondo, si diceva.

Sappiamo come andò a finire: il M5S passò il post elezioni ad ingurgitare Malox e a maledire scelte strategiche sbagliate, come l’effetto bandwagon cercato con il #vinciamonoi , che ovviamente si rivelò un boomerang. La Lega si mostrò nettamente in crescita rispetto ad un’ormai collassata Forza Italia. Il PD, trascinato dall’effetto 80 euro e dal clima luna di miele di Renzi, dominò la sfida che seppe mettere sul piano di un derby “rabbia contro speranza” e se loro erano la speranza, qualcuno indossò (altro errore clamoroso) la maglia della rabbia.

Questa volta le cose sono leggermente cambiate. Intanto il Movimento ha rivisto la sua strategia (mai troppo tardi) e la TV viene vista come strumento da saper utilizzare per comunicare con un target ancora troppo lontano. La Lega ha avuto vita facile. Una pressione media di 3 ore al giorno in TV di Matteo Salvini e l’allestimento ad hoc del ring (temi unici che Salvini può e sa trattare: immigrazione, pensioni, anti-renzismo-europeismo) lo ha avvantaggiato e produrrà sicuramente un effetto escalation nelle urne.

Berlusconi è resuscitato giusto in tempo per fallire insieme al suo partito. Probabilmente FI riprenderà qualche voto con il candidato di spicco Toti e poco più, ma l’immagine più sintomatica è quella dellacaduta dal palco di nonno Silvio

Ma quali saranno i fattori critici di successo per queste elezioni?

Il PD in difficoltà con l’elettorato di sinistra si rifugia in alleanze con il centro e parla un linguaggio generalista, di quelli che come la metti può andar bene a tutti (se chiami una legge ” la buona scuola ” come si fa a dire che è cattiva?). Il tema è sempre uno solo: #cambiamento , ma nessuno si è chiesto se coincida con miglioramento.renziRenzi è in calo di consensi, il suo Partito però terrà colpo. Nomi già conosciuti (purtroppo anche dalla giustizia) impresentabili, una comunicazione molto professionale, studiata e mirata sui singoli territori, rappresentano la garanzia di una buona prestazione.       La Lega salirà nei consensi,  merito della ripetitiva omelia salviniana e del servilismo becero e mascherato di molti giornalisti. Pochi argomenti ma sentiti dal popolo, quel popolo tra i 60 e i 75 anni, che segue Studio Aperto e per il 70% ha una licenza media/elementare (Dati raccolti qui). Il M5S ha spolverato con sempre più frequenza i suoi elementi più televisivi e lo ha fatto con grande successo, come nel caso di Di Maio . Rimane un grande problema. Il Movimento ha ancora un gap con i partiti tradizionali sul target over 55, anche se la TV sta aiutando ad accorciare le distanze. Lo stesso problema lo ha con il suo core target, i giovani dai 18 ai 35 anni, è proprio in questa fascia infatti che l’astensionismo risulta avere dei picchi impressionanti.

Quindi chi vincerà? Tutti, o almeno così soterranno.

Vincerà la Lega che prenderà i dati sulla crescita percentuale. Vincerà il PD che manterrà un buon consenso e si aggiudicherà metà o più delle Regioni. Vincerà il Movimento che partendo da zero in tutte le Regioni potrà esultare per aver inserito i suoi candidati nelle assemblee. Vincerà Forza Italia che sosterrà “ci davano per morti” invece sono solo in coma.

In realtà perderanno tutti, perderà l’Italia. Perderanno gli elettori che con hanno ricevuto 50 euro per un voto, o una promessa di lavoroSalvini. Perderà l’Italia che avrà ancora una volta l’astensionismo superiore al 40%. Perderanno tutti quegli italiani che aspettano che la commissione antimafia faccia un’operazione di facciata, elencando i nomi degli impresentabili, come se cambiasse qualcosa a 24 ore dal voto; il problema non è avere una lista di impresentabili ma avere degli impresentabili in lista. Perderanno tutti quelli che volevano le liste pulite ed invece si trovano una marea di indagati, condannati, prescritti e via dicendo. Perderanno tutti quelli che razzolano bene e parlano male, quelli che se Saviano parla di Mafia quando il centro destra è al Governo è un mito ma se parla di De Luca e del PD in Campania non lo si vede più neanche per 30″ su teleondaegabbiani. Perderemo tutti, perchè votare per qualcuno che nel 2015 indossa felpe per promuoversi in 2/3 dei territori che ha sempre definito “terronia” è una sconfitta per l’onestà intellettuale di tutti noi.

Buon voto e che perda il peggiore.

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Web politica ecco gli #EpicFail , 5 indicazioni per riparare ai danni.

Web politica e comunicazione elettorale on line, quando la gaffe diventa epic fail.

Nella  web politica ogni errore si paga caro. Una battuta fuori luogo, un gestaccio, un comportamento sopra le righe, può comportare un notevole disagio, specie se ci si limita a far scendere il silenzio senza porre rimedio.

Sovente assistiamo ad #EpicFail che si palesano su internet dove, se mai ce ne fosse bisogno di ricordarlo, nulla si cancella e tutto appare indelebile, quando, anche a distanza di tempo, c’è qualcuno pronto a farcela pagare. Nel libro Epic Fail, due anni di disastri social  di Valentina Spotti vengono raccolti alcuni casi che possono far riflettere ma soprattutto fanno scuola nel campo politico e ci consegnano  modi in cui è preferibile non agire.

web politica

L’ultimo #EpicFail in ordine di tempo è quello dello staff di Beppe Grillo non nuovo all’approssimazione e all’improvvisazione. Il tweet che sembra mettere sullo stesso piano topi, spazzatura e clandestini viene (poco) prontamente modificato.

web politica

Il risultato è ovvio. Postare e poi modificare/cancellare è come sparare e cercare di fermare il proiettile.

Allora quando si svolgono attività di web politica è meglio tenere a mente delle indicazioni opportune:

  1. Pensaci bene e rileggi 10 volte prima di postare
  2. Una volta commesso l’errore cancellare non serve a nulla. La modifica va bene ma non senza pubblicare ufficiali scuse per errore (spiegandone una buona ragione).
  3. Utilizzare un #EpicFail con intelligenza ti può portare ad un #EpicWin , ragiona sul come rendere utile il disastro che hai combinato
  4. Se si tratta di valori, emozioni, credenze, spiega la tua posizione in una nota ufficiale
  5. Assumiti la responsabilità. “Colpa dello stagista”, “hanno frainteso”, “il non sono stato io” non funzionano.

A tutti capita di sbagliare ma perseverare…

Il Movimento 5 Stelle ha già fatto grandi passi in avanti (credo con un anno di ritardo circa, basti leggere le indicazioni che riportavo nel novembre 2014 e nei miei post dell’anno scorso ) ma ancora tanti ne deve fare.

Capita a tutti dicevo, anche ai maestri del tweet, supportati da staff di esperti della web politica

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Qui non si tratta di un vero e proprio epic fail quanto di un estremismo comunicativo. Il tentativo di perfezionismo porta ad usare il plurale di un inglesismo in una forma scorretta. A tal proposito unarticolo divertente quanto interessante ci mostra come dovremmo in questo caso utilizzare il plurale quando parliamo di bar-s- , per esempio.

Un estremismo che passa dall’ossessiva ricerca di perseguire lo storytelling intrapreso.  Parlare de#LaVoltaBuona e dell’ #Expo2015 , incantato da una “bella l’Italia che vince le sfide” in un contesto di malaffare, corruzione, indagini e problemi cronici con l’immigrazione, stride, ed a volte, il troppo stroppia.

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