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Dieci motivi per cui Trump ha vinto.

Dieci motivi per cui Trump ha vinto e nessuno se ne dovrebbe lamentare.

L’argomento della settimana non può che essere la vittoria di Trump: proviamo a scoprire i dieci motivi per cui Trump ha vinto nonostante avesse tutti contro, anche quelli del suo partito.

  1. In America gli elettori sono circa 220 milioni. Solo il 57% è andato a votare. Sapete chi non è andato a votare ? La fascia di età tra i 22 e i 30 anni (ben il 59%) cioè gli stessi che oggi scendono in piazza contro Trump.
  2. La globalizzazione, un tempo contestata dalla sinistra e dagli anarchici, oggi dalle destre, (c’è qualcosa che non torna) ha creato nuove dimensioni economiche. Le caratteristiche sociali e culturali sono cambiate e nessuno in politica sembra essersene accorto. L’iper-connettività e le tecnologie hanno dato luogo a nuove forme di partecipazione dal basso. Questo è positivo ma non sempre opportuno e bisognerebbe essere più attenti a queste dinamiche per non esserne travolti.
  3. Il caso Brexit dovrebbe fare scuola, ma come sostenuto nel punto 2 nessun politico sembra essersene reso conto. Il tanto discusso establishment, composto da uomini e donne di potere che mantengono gli equilibri tra il popolo e i centri di potere, è sotto attacco. Cambiare davvero è l’unica via d’uscita.
  4. Il popolo vota il suo Presidente, il Presidente non vota il suo popolo. Chi vede in Trump la causa di tutti i mali è lo stesso che lo ha spinto a vincere. Trump, come qualsiasi decisione uscita dalle urne in maniera democratica, è la conseguenza, non la causa.
  5. I telegiornali, giornali, radio, opinion leader, artisti, intellettuali, hanno attaccato Trump. Lo hanno reso un soggetto debole, un soggetto “solo contro tutti” per questo da aiutare. Se sei disperato, disoccupato, incolto, impigrito, e vedi che tra due persone una è supportata da star, popstar, milionari, attori, e l’altro è supportato da paperino, pluto e pippo, da che parte ti schieri?dieci motivi per cui trump ha vinto
  6. Obama primo Presidente nero sarà succeduto da un bianco che raccoglie voti dei razzisti. Eppure sembra non esserci una relazione logica. Con Obama al potere c’è stata l’escalation del razzismo in USA. Ogni giorno sono state diffuse notizie di maltrattamenti della polizia nei confronti dei neri. In America, tranne per una percentuale di invasati da manicomio, il colore della pelle non si associa ad uno status sociale-economico (mentalità salviniana tanto per capirsi). Che Obama fosse nero negli USA ha solo rappresentato una prima assoluta, nulla più.
  7. “Trump ha parlato alla pancia degli elettori” si dirà. Ma se è vero come è vero che Obama è stato un grande Presidente, la pancia non dovrebbe essere sazia? No, perché in realtà Obama è stato un signor Presidente solo nella comunicazione. La riforma Obamacare ha allargato le tutele sanitarie ma alzato i costi della sanità (già insostenibili per molti). Da non dimenticare che la disoccupazione negli USA è sotto al 5% grazie ad Obama, e questo è un miglioramento quantitativo. L’aspetto qualitativo invece vede: aumento della povertà, perdita del potere d’acquisto e progressivo abbattimento dei diritti dei lavoratori. Nei numeri si legge più occupazione, nei fatti si legge peggiore occupazione. Questo deriva dal Jobs Act di Obama, già… vi ricorda qualcosa ? Più posti di lavoro per poche ore e per pochi spicci, vengono chiamati MCjob, gonfiano i numeri, svuotano le tasche.
  8. I sondaggisti si devono arrendere ad una realtà: la desiderabilità sociale. L’intervistato è mosso dal rispondere in base a ciò che lo mette meno in imbarazzo rispetto all’opinione pubblica prevalente. Come per Berlusconi, per Trump i cittadini intervistati non hanno avuto piacere a mettersi in una posizione recepita come imbarazzante; sfuggendo, eludendo e non rispondendo realmente alla loro intenzione di voto. Da qui il famoso “io non l’ho votato” che nel segreto delle urne si trasforma.
  9. Dopo le famiglie Kennedy, Bush e la possibile staffetta Obama con Michelle 2020, gli americani non vedevano l’ora di interrompere le tradizioni familiari con un nome slegato da questa concezione assurda che la più grande potenza mondiale non dovrebbe neanche contemplare.
  10. Contro Trump c’era la Clinton.
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Blog, storytelling e web writing in politica.

blog storytelling e web writing in politica

Blog, storytelling e web writing ormai sono parole d’ordine per chi si occupa della propria presenza online. Un tempo lo slogan rappresentava la forma di sintesi di una comunicazione che mirava a colpire l’utente e la sua attenzione.

Col passare del tempo, il sovraffollamento dei mercati, il cambiamento paradigmatico della comunicazione e varie evoluzioni tecnologico-culturali quanto sociali ed economiche, hanno costretto i buoni comunicatori a trovare maggiore analisi a discapito di una sintesi che sarà costretta ad impieghi di tipo mnemonico. Ciò che prima era uno slogan, diventa adesso un pay-off, utile per il richiamo alla memoria di un ben più complesso racconto. La comunicazione dunque si sposta su un nuovo asse, quello dello storytelling. Con tale termine si indica un discorso narrativo che usa i principi della retorica validi per promuovere valori e idee, incentrandosi sulle dinamiche di influenzamento sociale.

Lo sviluppo di questa metodologia va dal campo pedagogico al campo educativo, finendo in una ottica di comunicazione per il consenso. Gli strumenti che sin qui sono stati illustrati prevedono delle tecniche specifiche di storytelling, quindi delle strategie di racconto e narrazione che devono essere adattate ed estese a tutte le dimensioni del racconto e dunque tradotte nella scrittura più consona: il web writing.blog storytelling e web writing in politica

Storytelling secondo Michele Iorio.

Il web writing come sostenuto da Alessandro Lovari rappresenta un insieme di tecniche, stili e modalità che meglio si possono adattare alle diverse piattaforme social su cui si redige un contenuto. Storytelling e web writing possono essere accostati ma non confusi; il primo rappresenta la strategia di racconto del sapere, saper fare e saper essere, sfruttando archetipi, emozioni, linguaggi precisi e mirati. Il secondo rappresenta la forma con cui si riportano i contenuti in base allo strumento che si è scelto.

Come sostiene Daniele Chieffi, il web writing consente di dare la forma più adeguata alla nostra comunicazione nel web, ponendo l’accento su alcune differenze sostanziali tra la comunicazione cartacea, tradizionale e quella on-line.

La lettura su display rispetto alla lettura su carta comporterebbe un affaticamento della vista che secondo Jakob Nielsen può essere fino al 25% superiore.

Altre peculiari e sostanziali differenze rispetto ai supporti tradizionali, obbligano ad alcune considerazioni e accortezze per chi edita sui social. Guido Di Fraia ricorda l’importanza del coordinare testo e grafica in quanto il font, l’accuratezza grafica, la semplicità e l’intuitività rappresentano un elemento di apprezzamento da parte del lettore. Stefano Epifani da importanza tanto alla cura del contenuto editoriale, utilizzando link, organizzando il contenuto per aree, rispondendo alle “5 W”, quanto alla parte più visiva che sancisce la gradevolezza della pagina riassunti nella logica “look & feel”. La semantica, tanto quanto il lessico, cambiano di supporto in supporto, variando dai 140 caratteri iper-sintetici di Twitter alle logiche più conversazionali di Facebook.

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Ballottaggi amministrative 2016 in 10 punti.

Ballottaggi amministrative 2016 chi ha vinto e chi ha perso.

Ballottaggi amministrative 2016, ecco la situazione spiegata in 10 punti.

  1. Alle amministrative 2016 c’erano più candidati che elettori.
  2. La macrotendenza è quella di marciare separati per colpire uniti, ma l’apparente “indipendenza” è stata agevolmente smascherata da un elettorato che sul territorio è più attento di quanto non lo sia per politiche ed europee.
  3. Matteo Renzi dovrebbe dimettersi da segretario. E’ impensabile che un Premier possa avere l’agenda impegnata dal suo partito quando deve pensare ad un intero Paese.
  4. Matteo Salvini è un fenomeno di poco conto. Gli unici due temi affrontati sono: pensioni-Fornero e immigrazione. I due temi fanno breccia nel 16% dell’elettorato. Con questi numeri finisci che perdi anche la capitale leghista, Varese.
  5. Le liste civiche hanno rappresentato il 70% delle candidature, segno che i partiti non hanno credibilità sul territorio.
  6. Gli italiani votano per partito preso. Se sei di tradizione centrodestra voterai Movimento 5 Stelle per andare contro il centrosinistra e viceversa. Mai come questa volta tra i due litiganti…
  7. Il M5S al primo turno è riuscito ad andare in 20 città al ballottaggio. Di questi 20 scontri ne ha vinti 19, è la riprova del punto 6.
  8. Sala può essere davvero l’uomo giusto per rilanciare l’offerta di centrodestra, ops, volevo dire Parisi.
  9. Roma per il M5S rischia di essere la disfatta di Canne, nella situazione in cui versa la Capitale è impossibile non bruciarsi, e lo sa bene Renzi che ha messo un grillino sbiadito sulla graticola, buttando via Marino, passando la patata bollente al M5S. Consiglio: i fuochi d’artificio sparateli all’inizio, non alla fine.
  10. Fassino porta sfiga.

ballottaggi amministrative 2016

Chi ha vinto e chi ha perso è più facile dirlo dopo il turno di ballottaggi amministrative 2016. Al primo turno il voto molto frazionato si è distribuito tra centrosinistra (con le sue liste civiche) e  centrodestra (idem). Il M5S ha avuto il coraggio di non partecipare in tutte le Città, bocciando liste poco chiare (per usare un eufemismo) ma al primo turno le 5 stelle poco hanno brillato. Lo hanno fatto eccome al ballottaggio dove hanno stravinto, e non come si pensa erroneamente conquistando Roma. Politicamente il colpo più pesante è Torino, chiedere a Renzi per conferma. Al di la dello schieramento, in bocca al lupo a tutti gli eletti, ed una raccomandazione: gioite meno, non avete vinto un premio, vi siete accollati una responsabilità enorme, c’è poco da stare allegri con la situazione in cui versano le nostre Città.

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Risultati e analisi amministrative 2016. Disfatta M5S e partiti, trionfano le liste civiche.

Risultati e analisi amministrative 2016

Mentre si stanno per concludere gli scrutini, clamorosamente a rilento, soffermiamoci su risultati e analisi amministrative 2016. I primi risultati definitivi sulle amministrative 2016 offrono un quadro molto netto. Sono andati al voto 1342 comuni, di cui 23 Città capoluogo. I numeri sono interessanti, vediamoli insieme.

  • 1 candidato ogni 162 cittadini
  • 73% liste civiche , solo il restante 27% partiti/movimenti
  • 62,14% affluenza , -5.28% rispetto alle ultime elezioni amministrative. L’astensione sale quindi a 37.86%
  • Il record di affluenza è in Umbria 76% , il record di astensione è nel Lazio 58%

Perdono i partiti e il M5S, vincono le liste civiche, sia perchè numericamente dominanti, sia perchè i partiti e i movimenti, a livello locale, non hanno sufficiente appeal.

Il Movimento 5 Stelle vince la sfida di Roma e sorprende a Torino e a Carbonia. Virginia Raggi andrà al ballottaggio con Giachetti, Appendino molto probabilmente riuscirà a strappare il ballottaggio al super favorito Fassino, Paola Massidda invece, candidata 5stelle a Carbonia, porterà al ballottaggio Casti (PD). Nei Comuni capoluogo (27) questo è quanto, nulla più per i pentastellati. Il PD perde terreno ovunque, schiaffone a Napoli da parte di De Magistris, e terreno rosicato dal centro destra. La stessa Milano, che doveva essere una certezza per la favola renziana, andrà al ballottaggio, Sala contro Parisi.

Nei restanti 1319 Comuni, le liste civiche la fanno da padrona. Il M5S in molti casi assente dalla gara elettorale, si attesta su una media nazionale del 16%, meglio le liste civiche che appoggiano il PD, e quelle che sostengono il centro-destra. Una questione meramente numerica, quantitativa, piuttosto che qualitativa.

Risultati e analisi amministrative 2016, dicevamo. Allora dopo i risultati, i numeri, andiamo all’interpretazione, all’analisi.

Diminuisce ulteriormente la partecipazione al voto, si dice per l’aumentare del clima di sfiducia nei confronti della politica. Tuttavia aumentano i candidati. Per meglio dire, “non vado a votare, sono tutti uguali”, quindi “mi candido”. I partiti non hanno più un volto, chi si nasconde dietro le liste civiche, chi non ha l’appoggio del partito nazionale, altri fanno una pietosa figura, a causa dell’incoerenza, ne parlavo in questo articolo (leggi qui) . Marchini ha sbagliato tutto: campagna elettorale e alleanze. Il Movimento esulta per Roma ma non ci sarebbe nulla da festeggiare. A Roma era impossibile perdere. La presenza mediatica di Raggi, il sostegno dello stato maggiore del Movimento e la pregressa esperienza e quindi competenza della candidata hanno fatto la differenza. Non c’è nulla da festeggiare anche perchè la responsabilità è immensa, e se il sistema politico poteva offrire una trappola al Movimento, bene questa è Roma. Un città ingovernabile che per migliorare non potrà che subire una rivoluzione, e si sa, nelle rivoluzioni qualcuno ci lascia sempre le penne e su questo i partiti saranno fortissimi a rivendicare la loro benevolenza.

Il PD piange e non va meglio al centro-destra che non ha più un partito guida. Forza Italia, Partito Democratico, e Lega Nord, in realtà sono quasi scomparse, a reggere il carrozzone dei partiti, sono intervenute svariate liste civiche che, candidando un enorme numero di persone, hanno puntato alla quantità, al mero calcolo statistico, piuttosto che ad un’offerta, ad un programma di qualità.

L’elettorato è sempre più frammentato, gli elettori diventano candidati e i partiti liste civiche. Ora attendiamo di vedere chi convergerà verso chi in vista del prossimo turno di ballottaggio.

Immagini estratte dal sito del Viminale aggiornato alle ore 10:45 del 6 giugno 2016.

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Campagna elettorale per le amministrative 2016. Ecco cosa non fare.

La campagna elettorale per le amministrative 2016, la sfida entra nel vivo.

Campagna elettorale per le amministrative 2016, vediamo insieme 3 cose da evitare assolutamente per provare a vincere la sfida elettorale.

Come premessa bisogna dire che nella campagna elettorale per le amministrative 2016, ma in generale per tutte le campagne elettorali, va analizzato il contesto, le peculiarità dell’elettorato e l’intero scenario di riferimento. Le amministrative sono elezioni molto delicate. Si tratta di eleggere le amministrazioni locali, ed in alcuni casi, in Comuni al di sotto dei ventimila abitanti, si tratta di eleggere un amico, un vicino di casa, un parente. Un Sindaco e la sua giunta sono figure che avvertono il diretto rapporto con la cittadinanza, a differenza di assessori Regionali, Parlamentari ed Europarlamentari, il livello di intermediazione è scarso, a volte assente. Allora, più piccola sarà la realtà locale, minore sarà il grado di intermediazione richiesto. Tra gli strumenti consolidati, e che vedremo anche nella campagna elettorale per le amministrative 2016, ci sono (da scarsa ad alta intermediazione):

  • santini
  • cartelloni
  • pubblicità esterna (vela, rollup)
  • pagina facebook
  • giornale locale
  • blog-sito
  • twitter e instagram
  • radio (locale)
  • tv (locale)
  • radio (nazionale)
  • tv (nazionale)
  • giornale (nazionale)

Quindi alla base di qualsiasi campagna elettorale per le amministrative ci sono gli strumenti più tradizionali, tra questi sta rientrando la pagina facebook, prima forma di presenza on line di sicuro impatto e di ridotto impatto economico.

Ma quando si organizza una campagna, prima degli stessi strumenti, bisogna procedere come riporto in questo articolo “Come costruire una campagna elettorale“. Vediamo insieme 3 errori da non commettere mai nella comunicazione politico-elettorale, al di la di quale sia lo strumento che andremo ad utilizzare.

  1. Evitare luoghi comuni. Scontato e pressapochista, Campagna elettorale per le amministrative 2016la strategia del luogo comune ormai appare controcorrente rispetto alle dinamiche sociali. Spesso il rischio e di far parte di quel luogo comune. “Liberi dai partiti” è l’epic fail di Alfio Marchini nella campagna elettorale per le amministrative 2016 di Roma. Cavalcando il luogo comune de “i partiti tradizionali hanno distrutto Roma”, vantava un messaggio di rottura con il sistema partitico. Allo stato attuale la lista per Marchini sindaco è sorretta da Forza Italia e dalla destra di Storace.
  2. Familiarità forzata. Il sindaco è un cittadino chiamato ad amministrare la propria città, quindi è richiesta una dimensione di familiarità, di quotidiana partecipazione e di radicalità sul territorio. Giocare la carta del “sono come te” è un controsenso pericolosissimo. Il rischio è quello di apparire falsi, forzatamente vicini al modo di fare dei propri concittadini. Rimanendo a Roma, Roberto Giachetti, ha giocato la carta di un video in diretta su Facebook. 30 minuti di suicidio elettorale in diretta dal proprio tinello via smartphone.Roberto Giachetti Epic Fail
  3. Campagna elettorale per le amministrative 2016Essere fotogenici non è un imperativo, e non è da tutti, ma provare ad evitare il cattivo gusto si. Foto, testo, sfondo, logo; rivolgetevi a professionisti, evitate brutte figure e soprattutto eviterete sabotaggi scontati e (a volte) simpatici. Guarda qui la simpatica (drammatica) gallery de “il fatto quotidiano”.
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Movimento cinque stelle ed elezioni. Storia di un suicidio elettorale.

Movimento cinque stelle ed elezioni, un rapporto difficile e dall’esito scontato vediamo insieme il perché.

Movimento cinque stelle ed elezioni: vi è capitato di dare uno sguardo ai sondaggi che quotidianamente impazzando su giornali, telegiornali e tribune politiche? Facendo attenzione si può notare come l’opinione pubblica (sempre considerando la scarsissima attendibilità della stragrande maggioranza dei sondaggi) premi il M5S nei mesi lontani dalle elezioni. Perchè dedicare un post dal titolo ” movimento cinque stelle ed elezioni “? Semplice perchè rappresenta un vero e proprio caso di marketing politico-elettorale; con l’avvicinarsi del voto il Movimento perde consensi, eccezion fatta per le Europee (su cui non mi dilungo) in cui venne attuata una straordinaria strategia dicotomica di Renzi che mise la partita sul piano “rabbia vs speranza” ed il M5S cascò nel trappolone accettando di essere “rabbia positiva” (che significa?).

Perchè il rapporto tra Movimento cinque stelle ed elezioni è così complicato ? Vediamo insieme 4 fattori critici che compromettono (o rischiano di farlo) le tornate elettorali del Movimento.

movimento cinque stelle ed elezioni

Roma diversa da Milano? Quale procedura e perchè il candidato sindaco di Milano è venuto fuori da un processo diverso da quello di Roma?m5sIl cambio del logo è chiaro, ma non si può fermare qui: gli strumenti sono fondamentali. Il blog diventi comunicazione interna, il sito per la comunicazione esterna ed istituzionale.movimento cinque stelle ed elezioniCinque sindaci! Scaramanzia portami via: questa è la foto postata da Sorial. Ognuna scelta con modalità diversa, ma soprattutto se non coordinata perchè scegliere la strategia bandwagon che già è stata controproducente alle europee?

  1. Scarso livello di formalizzazione di ruoli e processi. Nella gestione di qualsiasi organizzazione c’è un livello di formalizzazione più o meno elevato che riguarda procedure e ruoli; in una fase embrionale capita che questo livello sia scarso, lasciando ampio margine ad una gestione informale ed estemporanea. Più il Movimento 5 Stelle si espande (amministrative, regionali, politiche, europee) più necessiterebbe di un grado di formalizzazione maggiore. Standardizzare procedimenti, formalizzare ruoli e azioni su larga scala, permette di avere un alto indice di controllabilità sulle variabili che puntualmente impazziscono. Il direttorio, il “non-statuto”, non rappresentano e non possono rappresentare il grado giusto di gestione di quello che circa 9 milioni di italiani sperano sia il prossimo partito di governo. Sapere cosa fare in casi come Quarto, come procedere per le selezioni dei candidati, avere regole standard ed uniformi su tutto il territorio nazionale, permette di non arrabattarsi in maniere rocambolesche e spesso evidentemente goffe a pochi mesi dalle elezioni.
  2. Dilettantismo vs professionismo. Il punto forte del Movimento è da sempre l’attivismo. Cittadini che si raggruppano in meet-up dove, condividendo idee di base, apportano il loro contributo in base alle singole risorse. Possono queste risorse essere sempre quelle necessarie? No, e non si può esitare su tale risposta. L’idea che l’attivismo ( volontariato puro) possa bastare per la competizione elettorale, nonché essere sufficiente per amministrare, impone una seria riflessione sulla necessità del preferire l’attivismo, spesso dilettantismo, o il professionismo che spesso può anche coincidere con l’attivismo (raramente viceversa) . Basti pensare ad i risultati migliori, quelli raggiunti per esempio da chi si è fatto supportare da professionisti; il caso di Alessandro Di Battista e della sua iniziativa Informiamoli tutti progettata e realizzata da Gherardo Liguori, social media strategist che ha seguito più parlamentari “pentastellati”, è emblematico.
  3. Strategia politica o risiko? Collegato ai primi due punti, l’argomento della strategia politica appare la vera patata bollente del Movimento. In una partita dove si contrappongono consolidati sistemi politici ad un Movimento innovativo che tende a rompere l’assioma della rappresentatività dall’alto, bisogna avere un’ottica strategica seria, oculata e lontana dal risiko in cui sembra cimentarsi il M5S. Il caso Unioni Civili rappresenta tutto ciò. La scelta strategica di Renzi ha nuovamente teso il trappolone in cui tutte le minoranze sono cascate. Le unioni civili sono un argomento che riporta il consenso della parte più a sinistra di Renzi, al contempo la stepchild adoption , argomento controverso su cui gran parte dell’elettorato sembra essere avverso,  ha rappresentato il cavallo di Troia su cui le minoranze non hanno avuto scelta strategica appropriata. Così come il decreto IMU-Bankitalia, il Partito Democratico ha inserito nello stesso calderone una cosa giusta (è sempre tutto molto soggettivo ma non in politica) ad una cosa utile (al PD e ai suoi organi sovrastrutturali). Invece di giocare a Risiko, con un post inutile sul blog, per poi dare appoggio a mezzo stampa sulla Cirinnà, e poi ancora sms, interviste e via dicendo, operare nel silenzio, accettando il “canguro”, avrebbe permesso l’approvazione della Cirinnà distruggendo gli equilibri nella maggioranza. La linea guida contro il “canguro” è assolutamente condivisibile ma si sarebbe potuta giocare un’altra partita: approvare la Cirinnà e poi sostenere con comunicato stampa, post e interviste che “malgrado un’azione che distrugge il dibattito parlamentare, abbiamo considerato la necessità di approvare una legge che riteniamo necessaria”. Invece? Invece si è arrivati proprio dove Renzi voleva: unioni civili senza stepchild, maggioranza ed equilibri salvati, elettorato pro unioni accontentati (maggioranza), elettorato anti stepchild accontentati (maggioranza). Può bastare per far capire quanto è importante non giocare a risiko ma avere una strategia politica seria e professionale?
  4. Comunicazione. Incredibile la mancanza di coordinamento e di linee guida chiare. Ognuno agisce di sua iniziativa? Il video semi amatoriale post Quarto da parte di Fico, Di Battista e Di Maio, i post sul blog, i tweet, gli update su Facebook, sono tutte forme di comunicazione che sembrano non avere una linea guida comune, tutto tremendamente estemporaneo. Continuo a ribadire l’importanza di rendere il Blog uno strumento di comunicazione interna, dove coordinare e dettare la linea al Movimento, implementando il sito del Movimento e renderlo ufficiale per la comunicazione esterna/istituzionale.

Movimento cinque stelle ed elezioni, piccoli accorgimenti per la prossima tornata, riuscirà il Movimento a non dissipare l’enorme sforzo di attivisti ed eletti che portano avanti un progetto politico basato sull’onestà ?

 

 

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