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Risultati e analisi amministrative 2016. Disfatta M5S e partiti, trionfano le liste civiche.

Risultati e analisi amministrative 2016

Mentre si stanno per concludere gli scrutini, clamorosamente a rilento, soffermiamoci su risultati e analisi amministrative 2016. I primi risultati definitivi sulle amministrative 2016 offrono un quadro molto netto. Sono andati al voto 1342 comuni, di cui 23 Città capoluogo. I numeri sono interessanti, vediamoli insieme.

  • 1 candidato ogni 162 cittadini
  • 73% liste civiche , solo il restante 27% partiti/movimenti
  • 62,14% affluenza , -5.28% rispetto alle ultime elezioni amministrative. L’astensione sale quindi a 37.86%
  • Il record di affluenza è in Umbria 76% , il record di astensione è nel Lazio 58%

Perdono i partiti e il M5S, vincono le liste civiche, sia perchè numericamente dominanti, sia perchè i partiti e i movimenti, a livello locale, non hanno sufficiente appeal.

Il Movimento 5 Stelle vince la sfida di Roma e sorprende a Torino e a Carbonia. Virginia Raggi andrà al ballottaggio con Giachetti, Appendino molto probabilmente riuscirà a strappare il ballottaggio al super favorito Fassino, Paola Massidda invece, candidata 5stelle a Carbonia, porterà al ballottaggio Casti (PD). Nei Comuni capoluogo (27) questo è quanto, nulla più per i pentastellati. Il PD perde terreno ovunque, schiaffone a Napoli da parte di De Magistris, e terreno rosicato dal centro destra. La stessa Milano, che doveva essere una certezza per la favola renziana, andrà al ballottaggio, Sala contro Parisi.

Nei restanti 1319 Comuni, le liste civiche la fanno da padrona. Il M5S in molti casi assente dalla gara elettorale, si attesta su una media nazionale del 16%, meglio le liste civiche che appoggiano il PD, e quelle che sostengono il centro-destra. Una questione meramente numerica, quantitativa, piuttosto che qualitativa.

Risultati e analisi amministrative 2016, dicevamo. Allora dopo i risultati, i numeri, andiamo all’interpretazione, all’analisi.

Diminuisce ulteriormente la partecipazione al voto, si dice per l’aumentare del clima di sfiducia nei confronti della politica. Tuttavia aumentano i candidati. Per meglio dire, “non vado a votare, sono tutti uguali”, quindi “mi candido”. I partiti non hanno più un volto, chi si nasconde dietro le liste civiche, chi non ha l’appoggio del partito nazionale, altri fanno una pietosa figura, a causa dell’incoerenza, ne parlavo in questo articolo (leggi qui) . Marchini ha sbagliato tutto: campagna elettorale e alleanze. Il Movimento esulta per Roma ma non ci sarebbe nulla da festeggiare. A Roma era impossibile perdere. La presenza mediatica di Raggi, il sostegno dello stato maggiore del Movimento e la pregressa esperienza e quindi competenza della candidata hanno fatto la differenza. Non c’è nulla da festeggiare anche perchè la responsabilità è immensa, e se il sistema politico poteva offrire una trappola al Movimento, bene questa è Roma. Un città ingovernabile che per migliorare non potrà che subire una rivoluzione, e si sa, nelle rivoluzioni qualcuno ci lascia sempre le penne e su questo i partiti saranno fortissimi a rivendicare la loro benevolenza.

Il PD piange e non va meglio al centro-destra che non ha più un partito guida. Forza Italia, Partito Democratico, e Lega Nord, in realtà sono quasi scomparse, a reggere il carrozzone dei partiti, sono intervenute svariate liste civiche che, candidando un enorme numero di persone, hanno puntato alla quantità, al mero calcolo statistico, piuttosto che ad un’offerta, ad un programma di qualità.

L’elettorato è sempre più frammentato, gli elettori diventano candidati e i partiti liste civiche. Ora attendiamo di vedere chi convergerà verso chi in vista del prossimo turno di ballottaggio.

Immagini estratte dal sito del Viminale aggiornato alle ore 10:45 del 6 giugno 2016.

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Campagna elettorale per le amministrative 2016. Ecco cosa non fare.

La campagna elettorale per le amministrative 2016, la sfida entra nel vivo.

Campagna elettorale per le amministrative 2016, vediamo insieme 3 cose da evitare assolutamente per provare a vincere la sfida elettorale.

Come premessa bisogna dire che nella campagna elettorale per le amministrative 2016, ma in generale per tutte le campagne elettorali, va analizzato il contesto, le peculiarità dell’elettorato e l’intero scenario di riferimento. Le amministrative sono elezioni molto delicate. Si tratta di eleggere le amministrazioni locali, ed in alcuni casi, in Comuni al di sotto dei ventimila abitanti, si tratta di eleggere un amico, un vicino di casa, un parente. Un Sindaco e la sua giunta sono figure che avvertono il diretto rapporto con la cittadinanza, a differenza di assessori Regionali, Parlamentari ed Europarlamentari, il livello di intermediazione è scarso, a volte assente. Allora, più piccola sarà la realtà locale, minore sarà il grado di intermediazione richiesto. Tra gli strumenti consolidati, e che vedremo anche nella campagna elettorale per le amministrative 2016, ci sono (da scarsa ad alta intermediazione):

  • santini
  • cartelloni
  • pubblicità esterna (vela, rollup)
  • pagina facebook
  • giornale locale
  • blog-sito
  • twitter e instagram
  • radio (locale)
  • tv (locale)
  • radio (nazionale)
  • tv (nazionale)
  • giornale (nazionale)

Quindi alla base di qualsiasi campagna elettorale per le amministrative ci sono gli strumenti più tradizionali, tra questi sta rientrando la pagina facebook, prima forma di presenza on line di sicuro impatto e di ridotto impatto economico.

Ma quando si organizza una campagna, prima degli stessi strumenti, bisogna procedere come riporto in questo articolo “Come costruire una campagna elettorale“. Vediamo insieme 3 errori da non commettere mai nella comunicazione politico-elettorale, al di la di quale sia lo strumento che andremo ad utilizzare.

  1. Evitare luoghi comuni. Scontato e pressapochista, Campagna elettorale per le amministrative 2016la strategia del luogo comune ormai appare controcorrente rispetto alle dinamiche sociali. Spesso il rischio e di far parte di quel luogo comune. “Liberi dai partiti” è l’epic fail di Alfio Marchini nella campagna elettorale per le amministrative 2016 di Roma. Cavalcando il luogo comune de “i partiti tradizionali hanno distrutto Roma”, vantava un messaggio di rottura con il sistema partitico. Allo stato attuale la lista per Marchini sindaco è sorretta da Forza Italia e dalla destra di Storace.
  2. Familiarità forzata. Il sindaco è un cittadino chiamato ad amministrare la propria città, quindi è richiesta una dimensione di familiarità, di quotidiana partecipazione e di radicalità sul territorio. Giocare la carta del “sono come te” è un controsenso pericolosissimo. Il rischio è quello di apparire falsi, forzatamente vicini al modo di fare dei propri concittadini. Rimanendo a Roma, Roberto Giachetti, ha giocato la carta di un video in diretta su Facebook. 30 minuti di suicidio elettorale in diretta dal proprio tinello via smartphone.Roberto Giachetti Epic Fail
  3. Campagna elettorale per le amministrative 2016Essere fotogenici non è un imperativo, e non è da tutti, ma provare ad evitare il cattivo gusto si. Foto, testo, sfondo, logo; rivolgetevi a professionisti, evitate brutte figure e soprattutto eviterete sabotaggi scontati e (a volte) simpatici. Guarda qui la simpatica (drammatica) gallery de “il fatto quotidiano”.
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Movimento cinque stelle ed elezioni. Storia di un suicidio elettorale.

Movimento cinque stelle ed elezioni, un rapporto difficile e dall’esito scontato vediamo insieme il perché.

Movimento cinque stelle ed elezioni: vi è capitato di dare uno sguardo ai sondaggi che quotidianamente impazzando su giornali, telegiornali e tribune politiche? Facendo attenzione si può notare come l’opinione pubblica (sempre considerando la scarsissima attendibilità della stragrande maggioranza dei sondaggi) premi il M5S nei mesi lontani dalle elezioni. Perchè dedicare un post dal titolo ” movimento cinque stelle ed elezioni “? Semplice perchè rappresenta un vero e proprio caso di marketing politico-elettorale; con l’avvicinarsi del voto il Movimento perde consensi, eccezion fatta per le Europee (su cui non mi dilungo) in cui venne attuata una straordinaria strategia dicotomica di Renzi che mise la partita sul piano “rabbia vs speranza” ed il M5S cascò nel trappolone accettando di essere “rabbia positiva” (che significa?).

Perchè il rapporto tra Movimento cinque stelle ed elezioni è così complicato ? Vediamo insieme 4 fattori critici che compromettono (o rischiano di farlo) le tornate elettorali del Movimento.

movimento cinque stelle ed elezioni

Roma diversa da Milano? Quale procedura e perchè il candidato sindaco di Milano è venuto fuori da un processo diverso da quello di Roma?m5sIl cambio del logo è chiaro, ma non si può fermare qui: gli strumenti sono fondamentali. Il blog diventi comunicazione interna, il sito per la comunicazione esterna ed istituzionale.movimento cinque stelle ed elezioniCinque sindaci! Scaramanzia portami via: questa è la foto postata da Sorial. Ognuna scelta con modalità diversa, ma soprattutto se non coordinata perchè scegliere la strategia bandwagon che già è stata controproducente alle europee?

  1. Scarso livello di formalizzazione di ruoli e processi. Nella gestione di qualsiasi organizzazione c’è un livello di formalizzazione più o meno elevato che riguarda procedure e ruoli; in una fase embrionale capita che questo livello sia scarso, lasciando ampio margine ad una gestione informale ed estemporanea. Più il Movimento 5 Stelle si espande (amministrative, regionali, politiche, europee) più necessiterebbe di un grado di formalizzazione maggiore. Standardizzare procedimenti, formalizzare ruoli e azioni su larga scala, permette di avere un alto indice di controllabilità sulle variabili che puntualmente impazziscono. Il direttorio, il “non-statuto”, non rappresentano e non possono rappresentare il grado giusto di gestione di quello che circa 9 milioni di italiani sperano sia il prossimo partito di governo. Sapere cosa fare in casi come Quarto, come procedere per le selezioni dei candidati, avere regole standard ed uniformi su tutto il territorio nazionale, permette di non arrabattarsi in maniere rocambolesche e spesso evidentemente goffe a pochi mesi dalle elezioni.
  2. Dilettantismo vs professionismo. Il punto forte del Movimento è da sempre l’attivismo. Cittadini che si raggruppano in meet-up dove, condividendo idee di base, apportano il loro contributo in base alle singole risorse. Possono queste risorse essere sempre quelle necessarie? No, e non si può esitare su tale risposta. L’idea che l’attivismo ( volontariato puro) possa bastare per la competizione elettorale, nonché essere sufficiente per amministrare, impone una seria riflessione sulla necessità del preferire l’attivismo, spesso dilettantismo, o il professionismo che spesso può anche coincidere con l’attivismo (raramente viceversa) . Basti pensare ad i risultati migliori, quelli raggiunti per esempio da chi si è fatto supportare da professionisti; il caso di Alessandro Di Battista e della sua iniziativa Informiamoli tutti progettata e realizzata da Gherardo Liguori, social media strategist che ha seguito più parlamentari “pentastellati”, è emblematico.
  3. Strategia politica o risiko? Collegato ai primi due punti, l’argomento della strategia politica appare la vera patata bollente del Movimento. In una partita dove si contrappongono consolidati sistemi politici ad un Movimento innovativo che tende a rompere l’assioma della rappresentatività dall’alto, bisogna avere un’ottica strategica seria, oculata e lontana dal risiko in cui sembra cimentarsi il M5S. Il caso Unioni Civili rappresenta tutto ciò. La scelta strategica di Renzi ha nuovamente teso il trappolone in cui tutte le minoranze sono cascate. Le unioni civili sono un argomento che riporta il consenso della parte più a sinistra di Renzi, al contempo la stepchild adoption , argomento controverso su cui gran parte dell’elettorato sembra essere avverso,  ha rappresentato il cavallo di Troia su cui le minoranze non hanno avuto scelta strategica appropriata. Così come il decreto IMU-Bankitalia, il Partito Democratico ha inserito nello stesso calderone una cosa giusta (è sempre tutto molto soggettivo ma non in politica) ad una cosa utile (al PD e ai suoi organi sovrastrutturali). Invece di giocare a Risiko, con un post inutile sul blog, per poi dare appoggio a mezzo stampa sulla Cirinnà, e poi ancora sms, interviste e via dicendo, operare nel silenzio, accettando il “canguro”, avrebbe permesso l’approvazione della Cirinnà distruggendo gli equilibri nella maggioranza. La linea guida contro il “canguro” è assolutamente condivisibile ma si sarebbe potuta giocare un’altra partita: approvare la Cirinnà e poi sostenere con comunicato stampa, post e interviste che “malgrado un’azione che distrugge il dibattito parlamentare, abbiamo considerato la necessità di approvare una legge che riteniamo necessaria”. Invece? Invece si è arrivati proprio dove Renzi voleva: unioni civili senza stepchild, maggioranza ed equilibri salvati, elettorato pro unioni accontentati (maggioranza), elettorato anti stepchild accontentati (maggioranza). Può bastare per far capire quanto è importante non giocare a risiko ma avere una strategia politica seria e professionale?
  4. Comunicazione. Incredibile la mancanza di coordinamento e di linee guida chiare. Ognuno agisce di sua iniziativa? Il video semi amatoriale post Quarto da parte di Fico, Di Battista e Di Maio, i post sul blog, i tweet, gli update su Facebook, sono tutte forme di comunicazione che sembrano non avere una linea guida comune, tutto tremendamente estemporaneo. Continuo a ribadire l’importanza di rendere il Blog uno strumento di comunicazione interna, dove coordinare e dettare la linea al Movimento, implementando il sito del Movimento e renderlo ufficiale per la comunicazione esterna/istituzionale.

Movimento cinque stelle ed elezioni, piccoli accorgimenti per la prossima tornata, riuscirà il Movimento a non dissipare l’enorme sforzo di attivisti ed eletti che portano avanti un progetto politico basato sull’onestà ?

 

 

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Vincere le amministrative 2016 : come organizzare una campagna vincente.

Vincere le amministrative 2016 è l’obbiettivo di tutte le compagini politiche, con quali strategie e quali mezzi? Facciamo il punto della situazione.

Vincere le amministrative 2016 è tutto ciò che conta per i partiti ed i candidati. Un anno in cui andranno al voto le grandi città e non solo; ben 1322 comuni andranno alle urne per scegliere le amministrazioni che guideranno i comuni di circa 10 milioni di italiani. Tra scandali, strategie, scelta dei candidati e programmi, la campagna elettorale è iniziata da tempo, forse mai finita, come da buona campagna elettorale permanente.

Come vincere le amministrative 2016 ? Organizzando una campagna elettorale che abbia come caposaldo i cinque punti che rappresentano la base di una strategia vincente.

  1. Analizzare e studiare l’elettorato del singolo comune interessato. I macro dati, quelli forniti dai sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, sono assolutamente inattendibili. Per vincere la campagna per le amministrative 2016 bisogna focalizzarsi sul target (elettorato) di riferimento, su cui insistono fattori e dinamiche specifiche ed uniche, comune per comune.
  2. Scegliere un candidato che soddisfi le necessità dell’elettorato. Non a caso la scelta ricade sempre più spesso su “manager” o “rappresentati della società civile”, soprattutto nei comuni dove la vecchia politica ha fallito clamorosamente e dove il distacco dei cittadini dalla figura del politico di professione è sempre più elevato.
  3. Stilare un programma, basato sulle necessità tangibili del comune di riferimento: traffico, rilancio turistico-commerciale-industriale (occupazione), verde pubblico-ambiente sono i temi sensibili su cui la cittadinanza concentra le attenzioni.
  4. Pianificare la campagna elettorale basata su un macro tema nel quale inserire i punti del programma in coerenza con il candidato ed il partito.
  5. Stabilire strumenti, timing, budget.  Tenere a mente che gli strumenti di comunicazione, anche grazie al web, sono molteplici;  attenzione agli obbiettivi, alle risorse ed al target che ci si propone di raggiungere. Il timing adatto per una campagna elettorale è di 12 mesi (per il partito) di cui gli ultimi 6 sono fondamentali (per il candidato-lista).

Vincere le amministrative 2016 è la speranza delle principali fazioni politiche in Italia: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord rappresentano a livello nazionale l’80% dell’elettorato, ma cosa accade sui territori?

Spesso la nascita di liste civiche e vari accorpamenti a sostengo del partito di riferimento spostano l’ago della bilancia. Grazie ai nomi più conosciuti e ai singoli elettorati che gli stessi riescono a portare al voto, le liste civiche rappresentano un elemento strategico a livello locale. Come si stanno muovendo i principali partiti?

Partito Democratico : la configurazione a “Partito Unico” o “Partito della Nazione” tacitamente intrapresavincere la campagna per le amministrative 2016 dal partito del segretario-premier continua a palesarsi, nonostante le smentite dem. La strategia adottata sembra essere mirata a convergere al riferimento Nazionale, coalizioni con uomini e liste tendenti al mondo centrista (a volte centrodestra), scelta di candidati che invadano il target su cui sono posizionati i maggiori competitor, vedi Roberto Giachetti il più “grillino” dei democratici, oppure Sala il più centrista in una Città che eccezion fatta per la parentesi Pisapia ha una tradizione di centrodestra. Il peso del PD è esercitato dal premier e dal suo staff di comunicazione che proprio in questi giorni esaltano il lavoro svolto in due anni di governo. Le parole chiave per vincere la campagna per le amministrative 2016 saranno: “cambiamento”, “il meglio deve ancora venire”, e tutto ciò che riporterà all’emozione di aver intrapreso un cambiamento che richiede forza e volontà di continuare sulla strada giusta.

Forza Italia (Centrodestra) : qui occorre parlare di centrodestra e non del singolo partito. L’era del PDL è finito, il tentativo di tornare all’alba di FI si è rivelato errore strategico di posizionamento, più che di alba si può parlare di tramonto. Lega Nord su questo errore è riuscita a posizionarsi presso l’elettorato dell’area, promuovendo valori un tempo espressi da FI. Lavoro, immigrazione e riforma delle pensioni sono i temi cult di Salvini che, non riuscendo ad ereditare vincere le amministrative 2016in maniera concorde la premiership, ha necessità con il suo 16% di creare alleanze con Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste civiche. Che Salvini possa fare la differenza, e che sia il suo intento farla, è evidente ed evidenziabile dal graduale cambiamento di immagine: camicia bianca o azzurra senza cravatta, maniche risvoltate, sorriso, e trasversalità nell’utilizzo dei canali di comunicazione, al posto di felpe, volto serio e televisione per 20 ore a settimana. Il carattere fortemente territoriale potrebbe consentire vincere le amministrative 2016alla Lega di acquisire nuovo consenso. L’errore di quest’area politico-elettorale potrebbe essere quella di rimarcare gli errori del governo Renzi, andando all’attacco delle congetture nazionali e sovranazionali piuttosto che aderire alle richieste dei singoli territori. Programmi snelli e fattibili, candidati nuovi, volti rassicuranti e curriculum forti possono rappresentare la scelta migliore da fare, ma pare che ci siano troppi attriti all’interno della possibile coalizione (guardare il caso Dalla Chiesa). L’errore in cui probabilmente incapperà la coalizione di centro-destra, come tutte le opposizioni, sarà quella di fare il tiro al bersaglio contro la maggioranza, errore che sta compiendo in maniera scellerata Corrado Passera a Milano con un’inspiegabile campagna contro la sinistra.

Movimento 5 Stelle, il partito delle sciagure prima delle elezioni. Che siano i media? Non si può dare sempre la colpa ad altri. Il M5S sembra sempre mancare di una formalizzazione di processi e ruoli, il “direttorio” non è sufficiente, servono competenze specifiche. Tra un’elezione e l’altra i sondaggi danno il Movimento sempre in grande spolvero, poco prima delle elezioni succede di tutto. Il caso Quarto, le dichiarazioni sul blog circa unioni civili-stepchild adoption  (ancora inspiegabile come il blog non sia uno strumento per la comunicazione interna, spostando quella istituzionale sul sito www.movimento5stelle.it ) e la mancata ufficialità di liste e candidati nell’80% dei casi, sono operazioni incredibilmente dannose.  vincere le amministrative 2016Il Movimento per vincere le amministrative 2016 dovrà lavorare in ottica futura, creando procedure e ruoli stabili. Allo stato attuale può e deve contare su nomi spendibili sui territori, affidabili e incensurati (come nel suo stile). Serve inoltre imbastire un messaggio di novità, non di sfida al vecchio sistema ma di rilancio di un nuovo modo di vedere la politica. Messaggi positivi, in contrapposizione con il posizionamento sin qui avuto, ora occupato da più movimenti e partiti. Distaccarsi dall’ottica del populismo in cui i media hanno intrappolato Grillo & Co.  con programmi semplici, messaggi sintetici, lineari e inequivocabili (basta con iperbole e fraintendibile). Al resto il Movimento provvede con una base, quella dell’attivismo, radicale e capillare su tutto il territorio nazionale. Inoltre mi sentirei di dare un consiglio: puntare meno sulle grandi città, Roma rappresenterà il più grande sgambetto della storia politica del Movimento, meglio e più raggiungibile l’obbiettivo di tanti piccoli comuni. L’esposizione mediatica di Roma, Milano, Torino, richiede spalle forti, e per una creatura appena nata non è tempo. Un coordinamento nazionale ed una supervisione locale potrebbero migliorare la comunicazione per adesso totalmente assente.

In linea generale per vincere le amministrative 2016 , utilizzando una metafora tanto condivisa, quella sportiva, la maggioranza sosterrà di aver vinto perchè più forte, le opposizioni, riusciranno a vincere solo se non daranno la colpa all’arbitro, alla sfortuna, o screditando la vittoria degli avversari, ma garantendo di essere più forti, di migliorare, per vincere la sfida che li attende.

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Campagna elettorale : come costruirla e da dove partire.

Costruire una campagna elettorale, le 4 P del marketing politico : persone, programma, politico, partito.

Costruire una campagna elettorale oggi che viviamo nel tempo della campagna elettorale permanente , un tempo in cui i partiti ed i loro esponenti sono alla continua e costante ricerca di consenso è sempre più complesso. Sollecitati dalla innumerevole produzione di sondaggi elettorali, spesso così rapidi da prevedere un campionamento assolutamente insufficiente (soprattutto su scala nazionale) , i partiti fanno attenzione a qualsiasi evento, dibattito, legge varata, emendamento proposto che può apportare una variazione del famoso ” zero-virgola” la lancetta del consenso-dissenso.

Allora come costruire una campagna elettorale di questi tempi ?

Costruire una campagna elettorale significa intanto ragionare su un’ottica “permanente” ma al contempo deve resistere alle spinte di sondaggi ed eventi. La coerenza paga, sempre. Una campagna amministrativa sarà diversa da una corsa alle regionali o alle politiche. Analizzare il contesto, conoscerlo, è il primo obbiettivo, in questa fase il sondaggio, ben strutturato e campionato in base alle esigenze del committente, potrà rivelarsi valido. E’ consigliabile fare un’unica analisi iniziale e monitorare mensilmente le evoluzioni (non settimanalmente è uno spreco di risorse e non ha alcun senso in termini di variazioni). L’analisi fatta ci permetterà di conoscere elettorato, il suo modo di informarsi, strumenti per raggiungere il target, posizionarsi davanti a diverse categorie di elettori, conoscerne problematiche e opportunità.

costruire una campagna elettorale


Una campagna elettorale richiede l’attivazione di strumenti di comunicazione che, come riporto nel mio libro, sono vari e tutti necessari, nessuno escluso. Newsletter, presenza in pubblico ed in tv, social, blog, radio, sono alcuni strumenti di comunicazione validi per veicolare i propri valori, il proprio programma e promuovere il proprio partito.

Sintetizzare come costruire una campagna elettorale in un post è assolutamente impossibile, fondamentale però è riconoscere alcuni punti da cui partire, le leve fondamentali: politico, programma, persone (elettorato), partito. Prendiamo in considerazione 5 punti che reputo fondamentali per la costruzione di una campagna elettorale efficace.

1- Analisi dell’elettorato.  Una buona analisi demografica è la base di partenza. Ad essa si devono affiancare dati sociografici che indichino tendenze, scolarizzazione, metodi di acquisizione delle informazioni e altri fattori che inquadrino al meglio il proprio interlocutore.

2- Posizionamento del partito. Ogni partito ha un posizionamento presso uno specifico target elettorale. Riuscire ad ottenere un posizionamento valido presso più target significa avere un messaggio (tradotto nel simbolo, nel candidato(i), nel programma ecc.) efficace per comunicare a elettori differenti per ovvie e naturali variabili personali.

3-Coerenza del politico. Il candidato deve essere capace di veicolare con coerenza un messaggio unico quanto trasversale. Cangiante, camaleontico ma coerente, contraddizione? No, un ottimo candidato deve essere capace di parlare con chiunque, adeguare il suo modo, il suo stile, mantenendo però immutata la sostanza.

4-Comunicare il programma. Spesso sottovalutato, il programma elettorale rappresenterebbe nel marketing tradizionale la leva del prodotto. Ciò che viene acquistato direttamente dall’elettore è proprio il programma. Un buon programma deve rappresentare un breve elenco puntato che pone soluzioni fattibili, evidenti e condivisibili a problemi presenti sul territorio e presso l’elettorato.

5- Buona politica. L’elettorato ha compreso da ormai un decennio che il candidato-partito spesso si propone bene solo comunicativamente con “le solite promesse”, bravo nelle parole non nei fatti, buono nella forma non nella sostanza. Avendo compreso tutto ciò siamo arrivati a livelli di astensione che impone interrogarsi su: sono/posso essere un buon politico? posso davvero agire con passione e credo per il bene della collettività che andrà alle urne? Se così non fosse il consiglio è uno solo: restatene alla larga e trovatevi un lavoro.

Domande? Curiosità? Vuoi costruire una campagna elettorale con un professionista? Clicca qui

 

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Ti fidi di me? Politica e fiducia, occorre una pausa di riflessione.

Politica e fiducia, così i nuovi indici considerati da Eurostat indicano che gli italiani, anche cornuti, continuano a fidarsi.

Politica e fiducia è un nuovo binomio imprescindibile per gli indici presi in considerazione da Eurostat, Istat e maggiori centri di statistica. Prendete un qualunque rapporto di coppia, immaginate che uno dei due partner sia infedele, ritardatario, poco attento. Supponete che l’altro continui a dare fiducia, a sperare in un cambiamento, a sognare la propria metà fedele, puntuale ed attenta. Ecco, avete davanti a voi il rapporto tra politica e cittadinanza in Italia. L’ultimo dato di Eurostat infatti ci consegna un’Italia infedele, ritardataria e poco attenta alle richieste della cittadinanza. E’ facile che nel Paese di Tonino Guerra e della sua “era dell’ottimismo” si guardi più alle parole che non ai numeri. Le prime sono descrittive, suscitano emozioni, incantano e raccontano. I secondi sono aridi, secchi, difficilmente interpretabili, almeno fino a quando “la matematica non è opinione”.

politica e fiducia

 

Eppure questo Paese continua ad essere ritardatario, ci avevano detto 2012 e siamo arrivati nel 2016. Ci ritroviamo quindi ad inseguire, le big d’Europa, come al solito. Si legge sulla relazione di Eurostat che l’Italia è il fanalino di coda tra le grandi d’Europa, la crisi nel nostro Paese è più lunga e dura che negli altri Stati, unico segnale positivo, la fiducia, gli italiani continuano ad avere fiducia, sempre di più, anche dei tedeschi che hanno un partner fedele, attento e puntuale.  L’occupazione cresce ovunque, in Italia meno degli altri Paesi, quella giovanile poi è un disastro, ci colloca all’ultimo posto in Europa. La produzione industriale recupera un 3%, Renzi direbbe #italiariparte , certo, è previsto e prevedibile, nell’economica post capitalista funziona così, con cicli descritti da due estremi parabolici, crescita, decrescita vs crisi, ripresa. Eppure l’Italia “col segno più” ha un 3% che rispetto a Francia (8%), Germania (27%), Spagna (7,5%) e Gran Bretagna (5,4%)  è un bicchiere mezzo vuoto.

Ultimi anche in edilizia ed infrastrutture, in Europa la crescita marcia sulla doppia cifra, in Italia anche, ma sono subito a destra della virgola.

Ma cresce la fiducia, e come se cresce. Siamo sicuri, sempre più , che il nostro partner non ci tradisca, sia attento a noi, sia puntuale, perchè dubitare, infondo a noi ci piace così, cornuti e mazziati.

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