Archivio mensile febbraio 2018

Vittorio Sgarbi, se questo è il “rinascimento”

Rinascimento? Ne avremmo tutti bisogno, ma se è questo il movimento di Vittorio Sgarbi meglio starne alla larga.

Ne avremmo davvero necessità di conoscere una fase storica di “rinascimento”. Ma ci si mette poco a capire che il movimento di Sgarbi è altro. Non serviva certo questa sferzata di volgarità per imbastardire il clima, per avvelenare i toni. Non serviva questo all’Italia; una vera ciliegina sulla torta. Un critico d’arte che diventa arte della critica, e magari fosse solo critica. Ci mancava sapere che un uomo laureato in filosofia, sempre più vicino ai 70 anni, avesse bisogno di ritagliarsi un’identità volgare, di imprimere toni isterici ad ogni sua uscita in pubblico. E’ così, lo è sempre stato, ma con l’andare del tempo e dell’età ha capito che per vendersi, per essere virale sul web, serviva dare ciò che all’italiano da sempre piace: volgarità. Senza veli ne peli sulla lingua, così come è.

Nudo, a volte troppo, che schifo. Crudo, ancor di più se un “capra” non basta.

E’ il segno di un Paese che non riesce a dare valore alla sua bellezza, alla sua arte, alla sua cultura, altro che rinascimento. Diventato un brand,  un simbolo di un’Italia collassata nel degrado delle opinioni, di un’educazione e di un rispetto che va al diavolo. Serviva proprio lui a capire che anche l’arte si è fatta da parte. Avevamo davvero bisogno che un uomo di cultura, un filosofo, nonché critico d’arte, potesse annullarsi davanti alla necessità di vendersi. Lo fa bene, lo fa alla grande. Cura i suoi contenuti con costante e coerente volgarità, si fa riprendere in bagno, mentre sproloquia, insulta. Ci voleva proprio lui ad abbattere il muro di quel superfluo ed ipocrita tentativo di mantenere dogane, argini, alla retorica di un quotidiano scivolamento in basso. Ecco fatto,  sdoganato. Da oggi anche un uomo dotato di cultura, competenze e talento può rientrare in una mediocre banalità. Alla ricerca di un like, di un’ospitata televisiva.

Che sia la figlia di Gino Strada, o l’Ambra Angiolini della politica (cit. su Di Maio), ha capito come piazzare le notizie, come generare curiosità, click, audience, like. Ossessionato e narcisista, poco importa se è Virginia Raggi o Laura Boldrini, i toni sono toni e vanno mantenuti alla bassezza giusta. Ha venduto, anzi svenduto i tuoi talenti ad una ricerca spudorata, dissennata ed innaturale, di consenso.

Si è posizionato bene, benissimo, ed è subito un successo sui social. Meglio dei leader politici. Odia il populismo, ma ne incarna quello becero. Parla di bellezza, ma sovente la sfregia con tutto il suo carico di volgarità. Serviva davvero Vittorio Sgarbi a capire che questo Paese si è dimenticato della sua bellezza. Servivano questi “Sgarbi quotidiani” per comprendere che se il Rinascimento è nelle sue mani, meglio tornare al Medioevo.

Foto tristemente tratte dalla pagina Facebook di Vittorio Sgarbi
Logo “Rinascimento” tratto dal sito del movimento.
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Explore Feed, cambia l’algoritmo di Facebook.

Explore Feed è una nuova funzione di Facebook che integra il vecchio algoritmo dotato del newsfeed tradizionale. Può essere consultato sia su desktop che da mobile. Seconde le intenzioni dovrebbe rendere più facile la scoperta di nuovi contenuti a cui l’utente può essere interessato, in virtù di azioni effettuate o per il grado di engagement sviluppato.

Parliamoci chiaro: la tendenza è quella di favorire gli investimenti pubblicitari, ovvero ottimizzare gli slot (spazi disponibili) per contenuti promossi. Esigenza che però deve fare i conti con un user engagement sempre più basso (azioni attive degli utenti su pagine, post ecc). Il reach organico infatti, ovvero la connessione ai contenuti per via organica e non a pagamento, è in costante diminuzione, portando quindi l’utente Facebook a fare sempre di più i conti con un sistema 1.0, ovvero transazionale, piuttosto che 2.0, relazionale. Sempre più pressione dei big spender e dei grandi media, sempre meno possibilità dei piccoli pubblisher di emergere nel newsfeed.

Ma come funziona l’algoritmo di Facebook aggiornato con la funzione Explore Feed?

L’idea è quella di aiutare l’utente a scoprire contenuti direttamente interessanti, ovvero che possano derivare dal collegamento organico ad amici, o dall’aver espresso gradimento per un contenuto, una persona o una pagina. Una divisione netta quindi fra feed pubblico e uno privato. Inoltre sembra esserci un problema strutturale da affrontare, ovvero la mole di contenuti e gli slot in esaurimento.

Facebook esonda di contenuti ed i budget investiti in attività di pubblicità sul social più diffuso al mondo sono in forte aumento, soprattutto grazie alla forte integrazione con Instagram, le nuove possibilità di pubblicità su Messenger e prossimamente, magari, con Whatsapp. In via sperimentale quindi si sta cercando un compromesso tra l’organico ed il sistema a pagamento. Nel frattempo in Explore Feed non appaiono contenuti a pagamento, vuoi vedere che sarà l’unico posto in cui sarà possibile l’interazione spontanea ed una reach organica?

Per ora l’algoritmo con le nuove modifiche ci permette di annotare che Facebook sta vedendo aumentare la passività degli utenti, sempre meno inclini a commenti, condivisioni e reazioni, il che per i piccoli pubblisher è una vera condanna. Organico vs a pagamento, la sfida per aumentare i fatturati pubblicitari, mantenendo contenti gli utenti è iniziata, e per adesso possiamo affermare che sta andando davvero male.

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Esperto di comunicazione

L’esperto di comunicazione tra oracoli e falsi miti.

L’esperto di comunicazione oggi più che mai appare come una figura trasversale. Ricorrente, presente, apprezzata. Oppure sminuita o screditata. Nell’ultimo decennio grazie alle ICT, abbiamo avuto un’esplosione degli strumenti di comunicazione.  I paradigmi della comunicazione prevedono che non sia possibile non comunicare, ma è altrettanto vero che a farlo bene servono nozioni che solo un esperto, profondo conoscitore della comunicazione, può avere.

Sebbene si siano alternati gli strumenti, evolute le tecnologie, l’esperto di comunicazione si pone come figura capace di gestire, organizzare, pianificare, monitorare, le attività di comunicazione. Su tutti i supporti, tramite tutti i media e gli strumenti. Spesso possono essere confusi con i professionisti del singolo mezzo: un giornalista per esempio può essere semplicemente un ottimo giornalista ma non un esperto di comunicazione. Allora ciò che differenzia un professionista della comunicazione da un esperto è la sua natura eclettica, trasversale. Conosce le tecniche della comunicazione scritta quanto parlata, le strategie della comunicazione efficace, del public speaking. Insomma l’esperto di comunicazione studia, osserva e approfondisce tutti gli aspetti della comunicazione e sa riconoscere tempistiche, risorse, strumenti, contesti idonei per consigliare una modalità, toni, messaggi, per essere efficaci in relazione agli obiettivi prefissati.

Bisogna però sgombrare il campo da falsi miti. Da chi disegna l’esperto di comunicazione come un oracolo, un visionario. Nulla di più errato. Esistono doti, talenti, che portano una persona ad esercitare appeal ma è ben diverso quando si parla di aziende, personaggi politici, strutture ricettive. Non è comunicazione diretta, ne tanto meno si può immaginare uno scenario di medio lungo termine. Allora bisogna essere concreti, diretti, pensare agli scopi della nostra comunicazione. Scompariranno così i guru, quelli che immaginano un mondo senza carta stampata o tv. Scompaiono perché nell’immaginare i cambiamenti si sottraggono all’idea che tutto cambia in virtù di una evoluzione e di questa evoluzione non ne carpiscono l’essenza.

Alberto Siculella, consulente di marketing e comunicazione, dopo anni di formazione certificata, si pone come punto di riferimento nell’ambito della comunicazione. Esperto di comunicazione, con specifica per l’ambito turistico, politico e delle piccole medie imprese, affianca pubblici e privati nell’individuazione di strategie, strumenti, messaggi, idonei al raggiungimento degli obiettivi.

Se cerchi un vero esperto di comunicazione non cercare un oracolo, cerca un vero esperto.

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Regole e segreti per un buon social media manager.

Ti sei avvicinato a questo mondo e stai cercando di carpirne regole e segreti per un buon social media manager? Mettiamo in chiaro alcune cose.

Se sei arrivato su questo post è perché stai cercando regole e segreti per un buon social media manager. Se stai cercando regole e segreti per un buon social media manager è perché probabilmente non stai avendo grandi risultati nella gestione di Facebook, Instagram, Twitter o altri social. O ancora più probabilmente perché sei agli inizi o perché credi di saperne già abbastanza ma non troppo. Allora sgomberiamo il campo da alcuni equivoci:

NON ESISTONO SEGRETI ma esistono delle regole per un buon social media management.

Già, la prima regola è proprio questa: non esistono segreti e se esistessero nessuno verrebbe a dirteli. Allora ti domanderai come rendere più performante i tuoi social, come usarli al meglio?

Qui intervengono le regole, queste si che esistono e sono tante ma in questa sede appare più appropriato fornire le regole generali che si adattano a tutti i social media e non al singolo, di cui conviene approfondire nella rubrica social LEGGI QUI LA RUBRICA SOCIAL DI STUDIO SICULELLA 

  1. Ogni social ha un suo linguaggio. Curare il testo è fondamentale, che si tratti di 160 caratteri per un tweet o che sia una descrizione ad una foto pubblicata su Instagram, il testo deve adattarsi al contesto.
  2. Rispetta le dimensioni che il social supporta. Nel caso dei video prediligi alta ma non altissima qualità, per ora il 4k viene riprodotto poco e male, meglio adattarsi ad un più adeguato HD. Per foto e grafiche, consulta siti e blog che riportano fedelmente le misure adeguate, la differenza tra immagine di profilo, copertina, post, è tanta, occhio a rispettare le dimensioni e’ fondamentale.
  3. Non usare a sproposito le tecniche che appaiono più diffuse. Hashtag, emoticon, sono ottimi strumenti se usati con misura.
  4. Prefissati un frame, ovvero una cornice comunicativa. Temi, linea, toni. Scegli tutto prima, prova a rispettare le linee guida, vedrai che il percorso di coerenza sarà apprezzata, e alla lunga paga.
  5. Piano redazionale. Struttura un piccolo calendario, almeno mensile, in cui appuntarsi festività, ricorrenze, giornate particolari (San Valentino, blackfriday e via dicendo) in cui programmare post specifici ed eventualmente anche promozionali. Nel piano redazionale inoltre occorre specificare grosso modo i temi che andrai a toccare. Sarà lavoro successivo realizzarli con grafiche, contenuti e testi di qualità.
  6. Analizza. I dati dei tuoi profili sono fondamentali per scrutare il migliore orario in cui postare e cosa postare. Inoltre occorre analizzare la rete e studiare tendenze, argomenti e mood prevalente nella rete. Così facendo, su argomenti di dominio pubblico, potrai provare a cavalcare le tendenze portando a casa buone dosi di engagement.
  7. Dialoga. Le interazioni sono alla base del successo di tutti i profili. Più che postare cerca di commentare, dialogare, menzionare, condividere e taggare contenuti con persone che possono strutturare il tuo nodo sociale e renderlo un hub nevralgico dei temi più attinenti.
  8. Resta aggiornato. Conviene ricordare che il social media management è l’espressione più lampante del progresso tecnologico nel settore della comunicazione, ciò significa che subisce un processo di continuo mutamento ed evoluzione. Le novità sono sempre dietro l’angolo ed esistono community ufficiali che ti permettono di stare sempre al passo con tutte le novità che i social lanciano. Per Instagram ad esempio i più accreditati sono loro 
  9. Studia l’algoritmo del social su cui stai lavorando. I social si stanno omologando nella loro struttura algoritmica ma è fondamentale capire come ragionano. Il funzionamento è riportato all’interno degli stessi social network sites o indicati dai profili dei titolari, fondatori, del social. Per esempio la bacheca di Mark Zuckerberg è una fonte continua di novità ed informazioni sul funzionamento di Facebook.
  10. Affidati ad esperti. A cucinare riescono tutti, ad avere successo in cucina in pochi. Usare i social nel migliore dei modi significa destinare tempo, risorse, capacità, talento e creatività oltre che ad una dose di conoscenze tecnico-informatiche. Non serve solo una buona cucina e dei buoni ingredienti (il che sarebbe già un’ottima base di partenza). Per avere successo serve talento, conoscere le tecniche, i tempi, fino all’impiattamento.

Hai cercato regole e segreti per un buon social media manager, hai trovato 10 profonde verità. Regole, tra cui “non credere ai segreti”. Ora tocca a te rispettare le regole e trovare la via del successo. Se ti serve una mano noi siamo a tua disposizione.

 

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Tourism Essentials. Ciò che non deve mancare alla vostra attività.

Tourism Essentials: che siate imprenditori turistici di vecchio corso o novelli affittacamere, ci sono cose che è meglio sapere per gestire bene la vostra attività nel settore turistico.

Il tourism essentials rappresenta il kit di attività, servizi, prodotti, che un operatore nel settore turistico deve avere. Partiamo da un  presupposto: nel mercato turistico la leva principale è il luogo, ovvero il prodotto. Avere un ristorante nel centro storico di una cittadina di mare o un b&b nella periferia di una città industriale non è differenza da poco. Così come non è da trascurare il posizionamento che questa destinazione ha. Per intenderci meglio, l’esempio più lampante è quello della riviera romagnola, passata da meta del divertimento estivo a destinazione business, congressual, incentive e leisure. Tenendo a mente questi primi concetti possiamo entrare nello specifico.

Ecco la valigetta Tourism Essentials, ciò che un buon imprenditore nel turismo non deve mai ignorare.

  1. Analizzare la tipologia di turismo che interessa la propria località. Partendo da questo sarà più facile attuare una strategia di differenziazione, o di specializzazione dei prodotti e servizi offerti, o addirittura praticare, indipendentemente dalle infrastrutture pubbliche, una campagna di destagionalizzazione con offerte mirate.
  2. Essere presenti online. E’ indubbio che il turismo sia uno dei settori maggiormente stravolti dall’ultimo decennio di novità tecnologie. Online si consultano mappe, recensioni, consigli. Si prenota e si paga. Insomma un buon sito internet, con area booking ed e-commerce e una buona gestione dei social media, non sono più un plus ma un obbligo.
  3. Servizi. E’ il vero punto di svolta. Il turismo si basa sull’esperienza e su una galassia di elementi intangibili. Ricordatevi che non state affittando una camera ma offrendo uno spazio dedicato alla persona. Non state servendo un piatto, ma un ricordo fatto di sapori, odori, colori e profumi. Insomma, dietro ad ogni prodotto ricordatevi di dare il servizio, è ciò che rimarrà impresso nella mente del turista perché ne arricchirà l’esperienza.
  4. Accessibilità. Intesa come disponibilità ad accedere a spazi, luoghi, servizi, accessori. L’accessibilità conferisce l’abbattimento fisico e mentale delle barriere, ed è ciò che un turista si augura sempre. Fate in modo che l’accesso a ciò che il turista cerca sia sempre agevolato. Reperire la password del wifi, ad esempio, deve essere un processo immediato, come immediato deve essere l’accesso alla struttura e ai suoi ambienti.
  5. Disponibilità. Vale sempre la regola, “non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te”. Ma nel turismo bisogna lanciarsi oltre: sii disponibile a fare ciò che vorresti gli altri facessero per te. Se hai a che fare con una lingua differente e non sei poliglotta (ci si augura che almeno l’inglese tu lo sappia) sii pronto ad ascoltare, provare a tradurre, cercare delle soluzioni. Allo stesso modo con chi ha dubbi, curiosità, necessità, in questo caso non vige “domandare è lecito, rispondere è cortesia” ma ” domandare è giusto, rispondere è necessario”.
  6. Tipicità. Musica di sottofondo gradevole, magari tipica del luogo, oppure coerente con l’ambiente. Elementi d’arredo che richiamino la manifattura locale, l’artigianato del posto. Sono tutti elementi che contraddistinguono un globale e poco incisivo stile Ikea da un ben più marcato ed identificativo stile local.
  7. Fedeltà. Ricordati che il momento migliore per avere un cliente è quello in cui lo puoi fare tornare. Si chiama fedeltà ed è preziosa. Nel momento in cui ci sta per lasciare puoi rilasciare un coupon, un bigliettino da visita, un codice, con il quale il ritorno è gradito (magari in bassa stagione) con uno sconto dedicato.
  8. Occhio di riguardo. Se un ospite permane più di 1 notte, o cena più di una volta, ricorda nome, ordinazioni e gusti, in modo tale da sorprenderlo al suo ritorno. Sarà entusiasta del sapere che lui e i suoi gusti non sono anonimi.
  9. Passaparola. Promuovi iniziative che possano veicolare un passa parola social. Un contest fotografico su Instagram, piuttosto che offerte attivabili dalla pagina Facebook.
  10. Ascolta, osserva, impara. Il web è il miglior strumento per ascoltare ancor prima che per comunicare. Sfrutta questa opportunità per leggere recensioni, dettagli, informazioni che circolano sulla tua attività. Potrai trovare spunti interessanti, riempire lacune, e rafforzare i punti di forza.

Infine ma non ultimo, ricordati nel tuo Tourism Essentials di metterci sempre del buon senso: rapporta il prezzo alla qualità del prodotto, alzalo solo nella misura in cui offri un servizio o un elemento di unicità. Attua politiche di promozione ma attento a non cannibalizzare il prodotto, l’eccesso di promozioni indurrà ad una domanda che attende il prezzo più basso e ne sarai vittima. Tieni a mente una cosa, nel turismo non esiste un cliente ma un ospite, e se non hai ben chiara la differenza forse quanto detto fino ad ora non ti servirà a nulla.

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Politiche 2018, il punto della situazione.

Il giorno in cui gli italiani saranno chiamati al voto si avvicina. Il 4 marzo si gioca la partita delle politiche 2018. Queste elezioni non passeranno alla storia per la campagna elettorale più avvincente, anzi. Si tratta di una sfida con pochi elementi di novità, stessi (quasi) protagonisti di sempre e una dialettica desueta. La sfida elettorale è condizionata gravemente anche da una riforma elettorale pasticciata, il cosiddetto Rosatellum Bis. 

Per governare servirà aggiudicarsi il 40% dei seggi, una quota totalmente fuori la portata di tutti gli schieramenti.

Scendiamo nello specifico e analizziamo l’andamento della campagna elettorale ed i possibili risultati che ci attenderanno il 5 marzo.

I sondaggi danno in testa la coalizione di centrodestra. Forza Italia, Lega Nord (detta anche Lega ma più appropriatamente in questa sede si continuerà a chiamarla con ciò che identifica questa forza politica) , Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia, rappresentano la coalizione che con i suoi arieti: Berlusconi (si ancora lui), Meloni e Salvini, puntano ad unire i voti ed arrivare al 40%.

Da queste parti la campagna è scontata, prevedibile e monotona. Alcuni esperti (forse non troppo) sostengono che Berlusconi sia ancora l’unico in grado di comunicare e di detenere la leadership del centrodestra. Sarebbe meglio fare un discorso inverso: il centrodestra in Italia si è ridotto a non avere un leader migliore di un ottantenne, condannato e incandidabile. Lento, in agonia, fortemente acciaccato. Berlusconi negli anni ’90 rispondeva al modello che lui stesso ha costruito: immagine curata, sorrisi, elenchi puntati, dinamicità, determinazione. Oggi una gaffe dopo l’altra, svampito. Abbraccia il femminismo e l’animalismo, parla ai pensionati e promette dentiere gratis. Insomma, in un Paese vecchio, l’unica speranza è non avere speranza. Al suo fianco Giorgia Meloni, che senza una coalizione, con il suo 6% non avrebbe i numeri neanche per presenziare ad un’assemblea di condominio, insiste su sicurezza, “italiani prima” e mercati economici e non finanziari. Per il resto di piano energetico, industriale, di investimenti in cultura e turismo, insomma di un programma, non se n’è sentito parlare. Forse meglio puntare al Ministero degli Interni? Infine Salvini. L’uomo nuovo da vent’anni. Non c’è che dire, il carisma ed il personaggio si posizionano perfettamente nel segmento della Lega. Rispetta tutte le buone norme della propaganda e cresce sui social. Ma alle urne continua a rimanere impotente. Immigrazione e riforma Fornero occupano l’80% della narrativa (anzi storytelling come amano dire quelli che ne sanno) forse agli italiani serve qualcosa in più.

Poi c’è il centrosinistra. La coalizione guidata dal PD e dal suo segretario Matteo Renzi. Il sostegno arriva da INSIEME che nel senso letterale del termine vuol dire ex Ulivo, PSI e Verdi. Poi c’è Civica guidata dalla “petalosa” Beatrice Lorenzin, al cui interno convergono le anime più centriste, ed infine +Europa lista alla quale, con il sostegno di Centro Democratico, è affidata la speranza di ritorno dei Radicali nel Parlamento. E’ inutile dire che tutti gli alleati del PD messi insieme rischiano di non fare neanche la metà del Partito Democratico stesso, ma sono sicuramente funzionali per i collegi plurinominali. Dopo la scissione del PD il centrosinistra appare frantumato. E’ nel DNA dello schieramento, dove ognuno tende ad apparire più a sinistra dell’altro, fino poi a scoprire che convergono tutti al centro. Chi ha governato paga sempre dazio in termini di consenso, perché non può parlare alla pancia dell’elettorato, e quando lo fa appare poco credibile e Renzi di questo ne sa qualcosa. Nella più rosea della aspettative non si dovrebbe superare il 32-33%. In tutti i casi è la prima volta che Matteo Renzi si propone al giudizio degli elettori, candidato al Senato (organo che lui stesso intendeva modificare radicalmente per eliminare il “ping-pong” del bicameralismo perfetto) lui potrebbe vincere a mani basse ma il rischio è che la sua coalizione resti ferma al palo in vista di una grande coalizione con il centrodestra.

Infine, ma non certo ultimo, almeno stando ai sondaggi, il Movimento 5 Stelle. La direzione che in questa stessa sede venne raccontata 3 anni fa, e in pochi ci credettero, è chiara. Il Movimento per vincere ha bisogno di tendere alla formalizzazione di ruoli e processi. Via dal logo l’indicazione beppegrillo.it, nuova associazione con connotati più politici che sociali, strutturazione di un’organigramma che dai vertici arrivasse capillarmente sui territori ed infine un capo politico, candidabile e coerente. La mutazione è avvenuta, ha richiesto più tempo di quanto supposto in questa sede, e nonostante l’incredulità di tanti attivisti, era prevedibile se non scontata. Oggi il M5S rappresenta la prima forza politica del Paese ma ciò non basterà. La quota del 40% è irraggiungibile. E’ la seconda volta che il Movimento si propone in Parlamento, e già per questo non rappresenta una novità. Da apprezzare però la strutturazione del programma condiviso con i cittadini, lo sforzo di liste pulite e la credibilità di chi non avendo mai governato richiede un’opportunità. Tuttavia il caos delle parlamentarie ed alcuni intoppi interni, mostrano un lato del Movimento troppo sensibile alla trasparenza nella misura in cui emerga la ragion di Stato. Luigi Di Maio candidato premier, dovrà essere in grado di crescere oltre qualunque aspettativa e di sopperire alle lacune che il Movimento sino ad oggi ha utilizzato per schernire gli avversari: conoscenza delle lingue e curriculum in primis.

La campagna continua, sui social Berlusconi ha conosciuto una forte impennata (da tener conto che partiva da poco più dello zero), Matteo Renzi e Luigi Di Maio si fronteggiano alla pari, Salvini si conferma. Nelle piazze sembra andare meglio il Movimento che riesce a portare più gente e a mostrare un lato più tradizionale che 2.0, nonostante sia il Movimento nato e cresciuto nel web. Il migliore staff di comunicazione resta quello del PD che identifica in 100X100 il messaggio della campagna, associata alla sostenibilità, realizzabilità e alla credibilità del programma. Giocata sui 100 passi (richiamando il celebre film e cercando di invadere il campo dell’onestà e dei valori antimafia) usando i colori della sinistra. Il centrodestra bene farebbe a svecchiarsi e ad investire su uno staff che non realizzi slogan ma messaggi che posizionino partiti e candidati. Occhio infine ai sondaggi, poco affidabili. Allo stato attuale va infatti considerato che il Movimento subirà più degli altri l’effetto astensione. Infatti gli under 35, cuore dell’elettorato 5 stelle, sono i più sensibili all’astensione. Attenzione anche all’effetto “desiderabilità sociale”, secondo la quale pubblicamente si tende a conformarsi all’opinione prevalente ma all’interno dell’urna…

Verosimilmente Renzi, quanto Berlusconi e Salvini potranno godere di questo effetto.

Come andrà a finire? Semplice: il voto non porterà a nessuna maggioranza e si dovrà ricorrere a tecnicismi, così vinceranno tutti (così diranno), perderemo tutti (così diremo).

 

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