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Reactions su Facebook, ecco le novità del 2016.

Reactions su Facebook ecco come il tasto like cambia e come usare le reactions.

Reactions su Facebook questa è la più grande novità del 2016 sul social network site più diffuso al mondo. Da tempo gli utenti di Facebook si domandavano il perchè non fosse possibile esprimere l’esatto opposto del famoso “like”. Mark Zuckerberg ha voluto strafare, a sorpresa non si aggiungerà il “non mi piace”, piuttosto sarà possibile reactions facebookesprimere un completo distacco con Angry oppure palesare la propria tristezza con Sad. Il like potrà essere qualcosa di più intenso, potrai esprimere il tuo amore per un post, un video, una fotografia, grazie al tasto Love , potrai palesare il tuo stupore con Wow wow oppure sprizzare ottimismo ed energia con Yay.  Infine potrai commentare e apprezzare con ilarità un post che ti fa ridere o sorridere con Haha.

Queste reactions su Facebook rappresentano una grande novità, la scelta di inserire queste opzioni risale ad una ricerca sui commenti più frequenti che utilizzavano le emoticons. Queste sei sono quelle più utilizzate dalle nostre tastiere e che oggi si troveranno direttamente nella schermata di ogni post. Non le trovate? Semplice, dal PC basta posizionare il cursore del mouse sopra il simbolo “mi piace”, senza cliccarci sopra, compariranno i nostri nuovi amici. Da mobile (tablet e smartphone) sarà sufficiente tenere premuto il tasto “mi piace” e apparirà la barra completa delle reactions.

Scelta strategica saggia quella di inserire le reactions su Facebook, dettata dal fatto che sempre più sintetica, immediata e mobile, la comunicazione sui social prevede un engagement che passi dalla velocità e dall’immediatezza di condivisione, commenti ecc. Le reactions su Facebook varranno come un commento, ed oggi nel tempo del mobile, dello smartphone in metro, in auto (ahi noi), in bici, a lavoro, a scuola, avere un faccino è più facile che scrivere il proprio parere.

Facebook cavalca e detta le condizioni della comunicazione social nella società, sempre più amante della sintesi a discapito dell’analisi. E voi, utilizzerete gli stati d’animo di una “reactions su Facebook” o preferirete commentare-ignorare-condividere ? Intanto io ne uso una.reactions su Facebook

 

 

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Come costruire un sito o un blog ? Cinque punti da non trascurare

Come costruire un sito o un blog ormai è una prassi consolidata per avere una presenza online, cosa bisogna tenere a mente prima di iniziare ?

Come costruire un sito ? Vediamo alcuni passaggi che vanno sempre tenuti in considerazione.

Ogni giorno nel mondo una persona si sveglia e considera di costruire un sito . Che sia moda, narcisismo, necessità, business o altro, ogni giorno nel mondo nascono centinaia di siti internet e di blog. Molto spesso lo si fa senza valutare alcune passaggi che ritengo necessari e che vi propongo in 5 punti.come costruire un sito

1- OBBIETTIVI. Chiedersi quali siano gli obbiettivi della mia presenza online è il momento più importante prima di intraprendere un percorso nel web.

2- SITO, BLOG O ENTRAMBI ? Bisogna tenere bene in mente la differenza tra un sito ed un blog. Il primo è certamente valido per avere una vetrina, uno spazio shop o affermare un’identità aziendale. Più istituzionale del blog, il sito ha una struttura statica, differentemente il blog nasce da una concezione più dinamica del web, dove lo spazio si presta ad essere più informale e l’obbiettivo principale è quello di comunicare idee e coinvolgere l’utente intorno a queste. La scelta di avere entrambi gli strumenti può essere la più valida ma solo nel caso in cui si abbiano le idee chiare, le risorse necessarie (tempo e conoscenza degli strumenti in primis)

3- CONTENUTI. Fondamentale per avere una buona presenza online. Testi, foto, video originali, di qualità ma soprattutto originali. Data l’importanza dei contenuti nel web , nasce una didattica specializzata definita content management o in alcuni casi, a mio parere più azzardato, content marketing.

4- ALGORITMO. Bisogna tenere in conto il fattore più importante: gli algoritmi. L’algoritmo è la logica con la quale motori di ricerca e social network ti permettono di essere visibile e raggiungibile in rete, tenendoti lontano dal deep web.

5- SOCIAL. E’ ovvio che il concetto sia molto diffuso ed ormai iper inflazionato, entrare nel web, con una presenza, di qualsiasi tipo e con qualsiasi strumento, ci impone un’ottica social. Una volta avuto accesso al web tutto ciò che facciamo si apre al mondo, ciò che comunichiamo (anche ciò che non comunichiamo) farà parte di un grafo sociale (struttura portante del concetto di social network) e ci metterà in relazione con un mondo che non possiamo credere di gestire e di governare nella sua completezza. Il consiglio prima di entrare nel web, nella rete ancor più che nella vita di tutti i giorni è : i panni sporchi lavateli in casa.

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SEO cosa è e come si fa. Informazioni utili per fare chiarezza

SEO cosa è e come si fa: alcuni pratici consigli per ottimizzare le prestazioni del tuo sito.

Quando si parla di siti non si può non parlare di SEO cosa è e come si fa ? Creare un sito è sempre più facile e sempre meno oneroso, ma fare un sito è una cosa, fare un buon sito è ben altro. Cadere nel deep internet, cioè nella rete sommersa o meglio in quella parte di internet che non emerge nei motori di ricerca è sempre più facile. Per evitare che ciò accada bisogna appoggiarsi a delle attività di sostegno del proprio sito. Gli strumenti e le attività migliori in tal senso sono: creazione di un blog, SEO, SEM, Social media management.

In questo post riassumiamo l’attività di SEO

COSA E’

Il SEO, acronimo di Search Engine Optimization, è l’insieme di accorgimenti tecnico-formali con cui si stimolano gli spider-robot di internet (e dei suoi motori di ricerca) a rintracciare i contenuti presenti nel sito.  Spiegandolo in termini più semplici: è l’attività con cui un sito può essere ottimizzato per poter essere rintracciato meglio durante la fase di ricerca. Spesso affiancato e a volte confuso con il SEM, il SEO risulta un’attività più laboriosa, metodica e lungimirante. A differenza del SEM, che consiste nell’acquisto delle parole chiave presso i motori di ricerca (nella fattispecie vera e propria pubblicità) , il SEO propone due caratteristiche fondamentali che lo distinguono dal SEM: gratuità (non certo di risorse professionali) e tempi più lunghi per ottenere risultati.

COME SI FA

Bisogna partire da una considerazione, il SEO non è uguale per tutti! Dipendentemente dal server che si usa, dal CMS che si utilizza, dai contenuti e dagli obbiettivi che si hanno, il SEO si può e deve adattare alle specifiche del caso. In grandi linee possiamo riassumere in 5 punti la modalità SEO generica con cui mediamente si ottengono buoni risultati su tutte le piattaforme utilizzate per sviluppare il proprio sito e/o blog.

1- Individuare una parola (al massimo una frase composta da non più di 5 parole) che si intende rendere concetto chiave con il quale la pagina in questione dovrebbe essere ricercata. E’ consigliabile fare prima una ricerca sulla densità di parole chiave in questione, più saranno i siti che inseriscono la nostra parola chiave prescelta, più sarà difficile posizionarsi. Ad esempio, per questo post, la parola chiave potrebbe essere SEO, ma quante persone hanno inserito nei loro siti la keyword “SEO”? Troppe, allora meglio giocare sull’inizio del titolo ” SEO cosa è e come si fa “.

2- Utilizzare le parola chiave in questo caso la frase ” SEO cosa è e come si fa ” nel titolo del post e in url . Fare attenzione alla disposizione della parola/frase. E’ fondamentale riportare anche in url lo stesso ordine intervallato dal trattino alto : SEO-COSA-E-E-COME-SI-FA . Nel mio caso il permalink si estende all’intero titolo “informazioni utili per fare chiarezza”. Per aumentare la specificità di ricerca quest’ultima parte può anche essere rimossa.

3- Riportare nel testo la parola/frase di ricerca scelta tra le 3 e le 5 volte ogni 500 parole scritte (non caratteri ma parole). Nello specifico è molto importante che sia in cima al titolo ed al primo paragrafo che andremo a scrivere.

4- Rinomina foto e video. Se inserisci file audio-foto-video, rinominali utilizzando la parola/frase chiave scelta. In questo caso, volessi aggiungere una foto non potrei che rinominare un file che potrebbe essere nominato 140116_jpg . Salva il file e rinominalo, in questo caso SEO cosa è e come si fa .

5- Ora completa il lavoro inserendo la metadescription , cioè i 160 caratteri che descrivono la pagina.

seo cosa è e come si fa

Nel caso in foto la parola chiave è “campagna elettorale” nel marasma delle ricerche ho preferito variare sull’intero titolo: Campagna elettorale, come costruirla e da dove partire. Si intenda, come premesso in questo post, il SEO si può e deve applicare in base al tipo di strumento che si va ad utilizzare. In questo caso uso uno dei più famosi CMS, wordpress. Spesso è consigliabile scaricare delle plug in che ti permettono di monitorare l’effettivo rispetto delle regole di ottimizzazione, questo accade con quasi tutti i CMS. Per altre piattaforme, le regole sopra indicate nei 5 punti restano valide ma potrebbero essere modificate in base alle richieste dello strumento utilizzato.

Se ne hai voglia segui tutti gli aggiornamenti sulla pagina FB di Alberto Siculella marketing e comunicazione e buon SEO a tutti.

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Instagram e turismo, intervista a Marko Morciano.

Instagram e turismo, il social che promuove i territori ed il settore turistico.

 

Approfondendo alcune caratteristiche di Instagram, scopro la necessità di interpellare uno dei massimi esponenti del mondo Instagram, Marko Morciano. Dopo l’uscita del suo secondo e-book l’ho intervistato, provando a rintracciare dettagli che rendono importante il collegamento che c’è tra Instagram e turismo.

Morciano è laureato in Marketing e Comunicazione d’Impresa, ma nella vita ha scelto di fare tutto ciò che lo appassiona, impegnandosi a trasformarlo in lavoro. Si definisce una mente creativa ed è appassionato di fotografia sin da quando era bambino. Non c’è una mansione esatta per definirlo, può rientrare sicuramente in “artista digitale”, che in gergo inglese suona meglio, Digital Artist.

1- Instagram e Marko Morciano, quando nasce questa passione e perchè ?

Instagram e Marko Morciano è già di per sé un connubio che mi piace tanto.
Questa passione nasce a Ottobre dell’anno scorso, quando mi sono avvicinato piano piano a questo social e ho iniziato da subito a carpirne le potenzialità. Ovvio che la passione per la fotografia che ho da sempre mi ha aiutato ad “affezionarmi”  di più a questo social, visto che la sua funzione principale è proprio quella di condividere fotografie prettamente da smartphone, quale prediligo per pubblicare su quest’app

 

2- Instagram è in continua ascesa, cosa rende speciale questo social ? 

Instagram continua a crescere a vista d’occhio e ha da poco superato i 400 milioni di utenti attivi mensile, solo in Italia siamo 4 milioni, ma siamo molto molto forti. C’è una community che lega tutte le persone che fanno parte di questo social, ed è proprio questa che lo rende particolare. Io personalmente ho conosciuto davvero tanti altri Instagrammers (così denominati) con cui poi siamo diventati amici nella realtà. Ciò che spinge a iscriversi a Instagram è, soprattutto, l’alto tasso di engagement che questo social può offrire a differenza di molti altri, tant’è che ha superato anche Facebook per numero d’interazioni. Probabilmente questo è dato dal semplice fatto che l’intero social ruoti attorno a 4 elementi, foto/video, likes, commenti e followers.

3- Quali sono gli ambiti in cui Instagram fornisce un apporto notevole a chi si vuole proporre su questo social (mercati, aziende ecc). Come mai Instagram cresce sempre di più nel campo della promozione turistico/territoriale?

Beh senz’altro ci sono varie categorie di mercato che si stanno muovendo su Instagram, proprio perché le aziende iniziano a coglierne le potenzialità e non vogliono restare indietro. Chi sfrutta Instagram sono soprattutto le aziende di fashion/abbigliamento e accessori vari, proprio perché spesso questo social è popolato da fashion blogger e persone influenti che mettono la propria persona in primo piano e riescono a influenzare il comportamento d’acquisto dei loro followers, quindi di gente che segue assiduamente queste persone (denominate influencer, appunto).

4- Instagram e turismo: hotel, amministrazioni ed enti di promozione territoriale, si stanno approcciando sempre di più a Instagram, perchè e quale è il valore aggiunto che l’utilizzo di questo social può apportare ?
Sì e no, diciamo che è ancora presto per molte realtà. Il motivo è semplice, è una cosa tutt’ora nuova, nonostante il numero di iscritti cresca sempre più a dismisura. Per molte strutture rimane comunque uno strumento al quale per avvicinarsi c’è bisogno di un supporto, di figure specializzate nella promozione tramite questo strumento. Spesso è difficile riuscire a dimostrare le potenzialità di Instagram, ma col tempo sempre più hotel e strutture ricettive stanno iniziando a muoversi su questo social perché ne stanno sentendo parlare e vogliono raggiungere gli stessi obiettivi di chi ci è riuscito, attraverso operazioni di marketing territoriale organizzate ad hoc. Quindi il valore aggiunto è proprio l’effettiva immediatezza che le immagini possono dare e la potenza con cui raggiungono un determinato target.
5- Il tuo secondo libro “guadagnare con Instagram” fornisce utili consigli a chi vuole, come te, rendere remunerativa una passione, Instagram e turismo , si può guadagnare anche in questo settore? Se si, ci puoi anticipare qualcosa?
In questo caso anche non abbiamo una risposta certa, nel senso che sì, si può guadagnare con Instagram in quanto sia io in prima persona, sia alcuni miei colleghi instagrammers lo facciamo. Diciamo che ci vuole un po’ di tempo per raggiungere dei numeri di followers e di interazioni elevate affinché il proprio “profilo fotografico” e le proprie capacità comunicative vengano viste come un vero e proprio risultato di un lavoro costante. Per quanto riguarda il settore del turismo, Instagram è un buon mezzo perché come ho detto prima grazie alle immagini riesce a trasmettere la conoscenza di un posto attraverso gli occhi di chi lo ha appena scoperto ed è stato invitato e pagato proprio per farlo. Spesso vengono organizzati dei tour di 3-4 giorni, o anche più, in cui sono invitati un numero di Instagrammers, blogger e influencer per far conoscere il posto, avendo tutto spesato da chi organizza questi viaggi turistici e spesso aggiungendo anche una piccola quota retributiva, visto che è anche un lavoro.
Ringraziando Marko per il suo tempo concesso all’intervista, pubblichiamo il link per l’acquisto del suo nuovo e-book per chi volesse conoscere più approfonditamente il mondo Instagram e le sue risorse.
instagram e turismo
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Barcellona-Roma ed il risultato che rende lo sport ancora più virale

L’effetto virale sui social si scatena sui temi di grande diffusione, lo sport è uno di questi.

Barcellona-Roma la partita di martedì 24 novembre valida per la fase a gironi di Champions League era, come tutti gli eventi sportivi di portata continentale, uno dei topic sui social.

Il roboante risultato di 6 a 1 in favore della squadra di casa ha reso ancora più potente l’effetto virale,  propagatosi con molta ironia sulla rete.

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L’ironia, l’umorismo, sono un elemento per rendere virale un contenuto, che esso sia un post, una semplice foto, un video o qualsiasi altro documento. L’ironia riesce a suscitare un effetto gradevole che sollecita la condivisione e il consenso da parte degli utenti, anche dalla parte “lesa”.

Cosa rende virale un contenuto? Ecco qui 5 modi per rendere più virale il tuo sforzo online.

1- Umorismo– Il caso Barcellona Roma è sufficientemente esplicativo. Anche con i temi più difficili, vedi la situazione attuale del terrorismo dell’ISIS, l’uomirsmo è sempre gradito. Attenzione però a non sconfinare in sarcasmo macabro o in forzature che potrebbero tornarti contro.

2- Temi condivisi– Il calcio, un programma tv, una seria, un film, un evento, o una data condivisa (festività, giornata dedicata) sono sempre di dominio molto esteso, dire la propria su questi temi, in maniera coerente con il proprio brand, proporre una visione originale, svelare curiosità e informazioni specifiche, permette al tuo contenuto una più agevole diffusione virale.

3- Nostalgia e ricordi– Le generazioni vengono aggregate da un ricordo che dal passato emerge e si fa presente. Gli esempi di “classe ’70”, “generazione ’80”, “quelli nati negli anni ’90”, sono un evidente campo di applicazione. Sollecitare ricordi di un passato che manca appare essere una leva molto importante nei settori più disparati come la politica finendo al food, esempio supremo il grande successo di Algida con Winner Taco

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4- Diritti umani e civiltà – Mai forzare la mano, sono temi delicati ma di grande impatto. Usare coerenza e rispetto per diffondere valori condivisibili e possibilmente in continuità con un pensiero che si intende rendere di dominio pubblico.

5- Autenticità e originalità – Il copia ed incolla spesso viene penalizzato, la capacità di postare documenti autentici e originali premia sempre, nonostante sia difficile, provarci è doveroso.

Io ho trovato ottimo il post qui linkato, e tu hai consigli utili per rendere i contenuti virali? Benvenuto

 

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L’utilità sociale dei social media

Social media : c’è un motivo in più per attivarsi in iniziative di impatto sociale.

I social media hanno cambiato l’impatto sociale delle iniziative pubbliche e private,  Expo 2015 si avvia alla conclusione, la manifestazione internazionale ha avuto come tema “nutrire il pianeta”. Un tema di grande valore sociale, veicolato come mai prima sui social media. Tante le iniziative, la più importante è stata sicuramente la redazione della carta di Milano , un documento con il quale ci si propone di agire con nuove politiche mirate allo sviluppo sostenibile e alla diffusione di strategie mirate a “nutrire il pianeta”, appunto.

Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Come al solito ciò che permette veramente di cambiare il mondo è la cittadinanza comune, l’iniziativa del singolo. Gesti piccoli, quasi insignificanti ma concreti.

Da qualche tempo a questa parte, una forma di comunicazione sociale è quella messa in atto dalle imprese che operano nel campo del food. Ristoranti, bar, alimentari, forni, sono impegnate  a diffondere una cultura volta ad evitare lo spreco in favore di banchetti sociali, dove acquistare a prezzi stracciati o addirittura regalare il cibo in avanzo per evitare di gettarlo.

Da questo punto di vista i social media sono un importante vetrina di comunicazione, con essi le singole iniziative diventano uno strumento di promozione di valori sociali e di diffusione di una cultura più responsabile. A volte per legge, come nel caso dei supermercati francesi, a volte per iniziativa di responsabilità sociale, assistiamo da qualche anno all’incremento di operazioni di grande impatto sociale, che assumono grande risonanza tramite i social media.

E’ così che in Spagna un ristorante offre il cibo in eccedenza, già pronto da portare via.

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Un’iniziativa che in Spagna è stata accolta nel migliore dei modi e che è valsa la diffusione virale del nome del ristorante. Iniziativa questa che si sta diffondendo in tutta Europa e in Italia, dove un forno del Salento mette a disposizione del pane per i più bisognosi .

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Sicuramente l’idea non schiva l’autopromozione ma davanti ad un’iniziativa sociale, con propositi così validi, certo non si può celebrare solo lo spirito pubblicitario dell’operazione che comunque appare evidente.

La comunicazione sociale d’impresa di fatto ha sempre la difficoltà di collocarsi in un limbo in cui la promozione di valori etici diventa un veicolo di promozione commerciale. I social media hanno permesso di ingigantirne la portata e di rendere un piccolo gesto, come quello di mettere a disposizione del cibo altrimenti da buttare, un’ azione virale e di grande impatto positivo per l’impresa.

Instagram, Facebook e Twitter vengono in questo caso utilizzate e in automatico rilanciate da utenti comuni come da testate locali e nazionali.

Non sono certamente le prime attività sociali e non saranno neanche le ultime ma sicuramente rappresentano ottime best practice da prendere ad esempio. A tal proposito un articolo della redazione di SkyTg24 raccoglieva alcune delle iniziative più rilevanti in un pezzo intitolato ” Cibo, quando il web aiuta a non sprecarlo “.

Ad essere critici ci si potrebbe chiede perchè anche senza i social quest’attività non sia spontanea e dovuta, ad essere ottimisti, invece,  meglio tardi che mai. In attesa che la carta di Milano, come tutte le iniziative governative, non aspettino campagne pubblicitarie o grandi eventi per parlarne ma dettino le linee guida, con regolamenti e leggi, per una gestione migliore del food e della sostenibilità nella produzione e nella diffusione degli alimenti.

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