Matteo Salvini: la perseveranza italiana all’errore e la scarsa memoria.

Caro Ministro Matteo Salvini,

sono un meridionale, uno di quelli che un tempo lei avrebbe etichettato come terrone, scansafatiche, parassita. Uno di quelli che oggi è nelle sue grazie, altrimenti rimaneva recluso in quel partitino di laureati in Albania a loro insaputa. Un cittadino italiano del mezzogiorno, che ha solo la fortuna di vivere in un mondo in cui c’è sempre un sud più a sud.

Ieri toccava a noi, oggi al più generico extracomunitario. E’ una retorica che funziona. Ha funzionato nord contro sud,  ora la sua Lega Nord 2.0 ce l’ha fatta anche a raccontare l’Italia contro gli immigrati. E’ una vecchia strategia, e si alimenta con la definizione del “nemico unico”. 

Non ho nulla contro di lei, perché lei non è la causa, ma la conseguenza. E’ il risultato ultimo di un degrado e di uno squallore culturale a cui non si è posto argine. Lei è il prodotto ultimo di decenni di Governi assenti, incapaci, incompetenti, nel migliore dei casi. Disonesti nei peggiori. E il suo partito ha fatto più volte parte di questi mandati.

I suoi predecessori hanno generato più di un mostro. Hanno generato un debito pubblico senza precedenti. E so che lì in via Bellerio di buchi se ne parla spesso. Hanno ridotto il sistema sanitario nazionale al collasso, dove i poli di eccellenza ora sono macerie, anche nella sua Lombardia, schiacciati da indagini e corruzione. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei disoccupati, lo sbriciolamento del welfare, oltre che dei ponti e delle infrastrutture, hanno reso gli italiani un popolo pigro, incolto, spaventato. Negli ultimi anni sono stati più gli italiani che hanno scelto di scappare all’estero degli immigrati venuti nell’ex bel Paese. Altro che immigrazione, qui il problema è la nostra emigrazione. I suoi predecessori hanno generato tutto questo squallore, di cui oggi ne paghiamo le conseguenze. E tra queste anche lei come Ministro.

Non sapevano fare maggioranza ieri, non sanno farle opposizione oggi. Lei invece ha sempre fatto il suo, al meglio. Si è disegnato addosso gli abiti dell’intransigente, stacanovista e uomo di Stato. Lo stesso Stato di cui i giovani padani proteggevano “un sogno nel cuore, bruciare il tricolore”. Si ricorda che belle serate? E quei cori contro i meridionali?

E’ stato in scia alle principali tendenze politiche. Ha copiato slogan, ripetuto i soliti copioni. “Prima gli italiani”. Anche se questi fossero delinquenti, corruttori, evasori, stupratori e assassini? Procedere per categorie è semplicistico, ma a volte conviene. Converrebbe allora scoprire la categoria del giusto o sbagliato, del legale contro l’illegale. Scoprirà che la razza è una categoria desueta, e che in un mondo globale il problema non è l’immigrazione, ma la giustizia.

Ecco perché le conviene parlare di immigrazione, perché far funzionare uno Stato è ben più difficile di far girare dei post sui social. Perché la certezza della pena, i tempi brevi per le condanne, i rapporti con gli altri Paesi per l’espatrio, hanno bisogno di lavoro, non di un Tweet. Perché promettere il Ministero delle disabilità, l’abbattimento delle accise, maggiori fondi alle forze dell’ordine, strutturare il federalismo, combattere le mafie, è cosa difficile, è compito da uomini di Stato veri, non da ruspe di giorno e mutandine verdi di notte.

Non le basteranno i social per mostrare il suo volto umano ma deciso e cazzuto. Non basterà togliere “nord” da una bandiera. No, non quella con cui vi volevate pulire il culo. Non le basterà e non le sarebbe bastato, perché col 17% non si amministra neanche un condominio. Eppure anche qui, il problema non è di certo suo, ma di chi ha governato promettendo una legge elettorale “da imitare” (speriamo che a nessuno venga questa folle idea).

Lei non è odio, lei non è razzismo, come cercano di disegnarla dandole ulteriore consenso elettorale. Lei non è nulla di tutto questo e nulla di tanto altro. Lei è opportunismo, furbizia, astuzia. Lei (con uno staff di persone competenti, almeno lo staff) ha elaborato un disegno perfetto. Toccando due soli argomenti, immigrazione e pensioni, ha unito il disagio di giovani che non trovano posti di lavoro, ai pensionati sempre più lontani dall’età e senza adeguamenti, e al senso di insicurezza e ingiustizia facile da affibbiare agli immigrati, che se non rubano e spacciano allora fregano il lavoro ai “nostri ragazzi”.

Vede gentile Ministro, fino ad ora lei non ha alcuna colpa. Iniziano le responsabilità, il che è ben più rischioso. Fino a quando usare il tema dell’immigrazione le porterà consenso? Fino a quanto riuscirà a reggere il teatrino dell’assurdo? Il suo stesso dicastero ha appena pubblicato i dati sull’immigrazione. Quest’anno abbiamo avuto l’87% in meno di arrivi, eppure il problema resta l’immigrazione? Mi vorrebbe dire che il suo Ministero non è in grado di regolamentare un flusso di neanche 30 mila persone?

Mi vorrebbe dire che il 7% della popolazione (proveniente da altre nazioni e stabile in Italia) può rappresentare un problema ingestibile di sicurezza? Può davvero essere la misura su cui si scontra un mancato impiego dei giovani italiani?

No caro Ministro, non è questa l’Italia che abbiamo sognato e che continuiamo a sognare. Il politico non solo e non sempre deve rappresentare il popolo, ha anche l’obbligo di onorare le istituzioni. I luoghi in cui la politica si fa, non si subisce. Dove presentare soluzioni ai problemi, non esasperarli per aumentarne la portata e quindi il consenso. Inseguire il popolo può significare voti, ma lei ora ha un altro compito, ben più importante: GUIDARLO.

Lei non ha alcuna colpa, da adesso ha tante responsabilità, si fidi, è molto peggio.

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