Archivio degli autori Alberto Siculella

COVID 19: una lezione di umanità e di umiltà.

Sarà capitato anche a voi di sentire una strana sensazione di vuoto guardando gli stadi e gli impianti sportivi, le palestre, le città e gli studi televisivi deserti. Vi sarete sentiti almeno un pizzico giù di morale, depressi o storditi.

Chiusi nel nostro mondo fatto di abitudini, scuole, lavoro, università, code, tasse, spese, ci siamo resi conto di essere tremendamente umani. Vivevamo già un isolamento fatto di display, smartphone e social, ma ora che ce lo chiedono siamo terrorizzati.

Aperitivi, shopping, passeggiate; all’improvviso tutto si ferma. Improvvisamente fragili, imperfetti, finemente umani. In un mondo che inquiniamo e deturpiamo quotidianamente, la natura, in diversi modi e forme, ci presenta il conto, ricordandoci che siamo umani.

Scopriamo che tumori, incidenti e problemi cardiaci, che sono le principali cause di morte, non fanno paura quanto il COVID19. Scopriamo di avere paura, non perché il corona virus sia più letale di ciò che ci ammazza quotidianamente, ma perché non lo conosciamo, non abbiamo vaccini, è invisibile e potenzialmente ognuno di noi ne può essere portatore. Non abbiamo un nemico, non è straniero, non ha confini, razza, religione. E’ contagioso. E’ una guerra, ma non è assordante, non esplodono armi, è silenziosa, ed è fatta di “goccioline” trasmesse da una persona all’altra.

E’ una lezione che difficilmente ci dimenticheremo. Il virus ci sta insegnando che lavarsi le mani è sempre utile, che starnutire o tossire senza porre una chiusura alla fuoriuscita di particelle da bocca e naso è dannatamente dissennato. Scopriamo improvvisamente che il mondo a cui ci siamo abituati è fatto da consuetudini superflue e che lo smart working, il lavoro da remoto per lavorare da casa inizia ad essere utile oltre che meno dispendioso in termini di mobilità, tempo e risorse. Scopriamo che il mondo globale subisce l’effetto domino e che “un battito d’ali di una farfalla in Cina può provocare un uragano in Europa”.

Scopriamo che l’inquinamento siamo noi e che l’allarme polveri sottili sta gradualmente rientrando. Notiamo le pulizie nelle città, chiamate anche straordinarie o “sanificazione”, quando acqua e candeggina ogni tanto non farebbero male. Scopriamo ritmi meno frenetici, meno code, meno clacson. Scopriamo il vero significato di virale, e che il virus lo è tanto quanto le fake news. Ci scopriamo tutti epidemiologi, ma abbiamo bisogno di Barbara D’Urso per capire come lavarci le mani. Scopriamo che i cervelli in fuga si possono trasformare in fughe senza cervello.

Scopriamo il peso del pregiudizio, per ogni colpo di tosse uno sguardo sospetto. Scopriamo che tutto ha un valore ben più grande di quanto ne attribuiamo nella quotidianità. Che le Istituzioni hanno un senso e che a furia di screditarle, denigrarle, rischiamo di non avere punti di riferimento, guide autorevoli, nel marasma del web e del Dottor Google.

Vediamo la fragilità dell’Europa che non si è mai profusa nell’impegno di dotarsi di protocolli unici per la sicurezza e la salute pubblica: a fine epidemia italiana, come faremo con turisti provenienti da Paesi che stanno conoscendo solo ora l’aumento dei contagi?

Subiamo il peso di chi ha fatto politica sulla pelle dei cittadini e che, in un folle gioco al rialzo, ha creato panico e confusione, pur di dimostrare l’utilità di un “uomo solo al comando”.

Il contrario. Da soli non si va da nessuna parte, perché servono competenze, teste, cuori. Servono i legislativi che nottetempo scrivono decreti, servono i medici e i tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità. Servono gli esperti dei nostri presidi ospedalieri e tutte le intelligenze del Paese. Scopriamo che l’informazione e la trasparenza hanno un costo, ma vale la pena investirci.

Scopriamo che gli scandali, i tagli e le frodi perpetrate nell’ultimo ventennio le paghiamo oggi, e che mentre puntavamo il dito contro quello e questo, la corruzione, come il peggiore virus, si insidiava ovunque, devastando un sistema Paese che oggi campa prevalentemente di risorse nervose, di talenti e di speranze.

Comprendiamo solo oggi che il concetto di “chiuso” è sempre relativo, perché nulla può essere controllato, chiuso e sigillato, neanche un carcere di massima sicurezza, figuriamoci un mondo globale, sferico e non piatto come qualcuno preferirebbe immaginarlo.

Comprendiamo oggi che il virus ci ha resi meno sicuri di noi stessi, che siamo profondamente umani, e che “la retorica efficientista è definitivamente scaduta” e che forse, a volte, è meglio fermarsi, ragionare, riconoscere le competenze, i livelli, e mettersi da parte, a svolgere il compito, con umiltà e dignità.

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Sono Corona Virus e vi osservo.

Sono io, sono Corona Virus e vi sto mettendo alla prova. Vi vedo impazzire davanti alla tastiera, scrivere commenti, postare video, foto e grafiche. Vi guardo mentre saccheggiate i negozi come se non ci fosse un domani. Guardo le vostre trasmissioni, i vostri telegiornali e vi ammiro mentre vi dividete in “è solo un’influenza” vs “moriremo tutti e subito”. 

Vi sento protestare perché la vostra fabbrica non vi ha fornito le mascherine, eppure in quella fabbrica non le avete mai avute. Lavorate il carbone, avete ancora coperture in amianto, vi state suicidando con polveri sottili, discariche abusive, roghi tossici e ora, per colpa mia, che sono così educato da non farmi neanche vedere, state impazzendo per una mascherina? Tranquilli mica sono un tumore. 

Eccovi sul divano, mentre fate zapping in televisione, con lo smartphone in mano, ed il vostro cervello sta capendo poco e niente di qua, poco e niente di la. Vi stanno proponendo la conta dei morti, e vi sale l’ansia. Volete proteggervi e vi state spalmando l’Amuchina ovunque mentre guardate i tutorial di come ci si lava le mani. Non lo sapevate prima eh? Trogloditi. Vi sto mettendo alla prova, voglio vedere se siete davvero così. Voglio farvi sentire esclusi, rifiutati, voglio farvi capire che la logica del “prima io” vi si può ritorcere contro.

Siete capaci di speculare anche sulla vostra salute. Volete nuove elezioni, ve la prendete con un’altra razza, vi rimettete a discutere di nord contro sud, e sarei io il parassita? Io sono più democratico di voi, non me ne frega un cazzo di come parlate, come vestite, e cosa pensate, io vi becco, ovunque, e non mi potete chiudere, io non ho confini, proprio come la vostra stupidità.

Schifavate i cinesi, ora vi schifate tra di voi. Vi vedo mentre al bar prendete il vostro caffè e qualcuno tossisce. Vi osservo mentre commentate e inveite contro i politici di ogni ordine e grado, perché vorreste eliminarmi, ma non siete disposti a perdere nemmeno un secondo della vostra preziosa esistenza. Non un euro del vostro fatturato, non un momento del vostro prezioso palinsesto Facebook.

Tranquilli prima o poi siete sempre riusciti ad andare oltre un virus, ci siete riusciti con quelli molto più forti di me. Io sono qui per un po, solo per mettervi alla prova, voglio vedere quanto siete stupidi, quanto siete in grado di dividervi. Tranquilli, non sarò io a sterminarvi, lo state facendo voi ogni giorno, con le vostre auto con cui vi schiantate perché siete ubriachi, drogati o distratti dal vostro costosissimo smartphone. Non sarò io a darvi il colpo di grazia, lo state facendo voi, con le vostre mani pure di Amuchina e le vostre coscienza sporche di un finto nuovo ambientalismo.

Tranquilli, non sarò io a farvi estinguere, io mi sto solo divertendo a vedervi impazzire, come? Basta bloccarvi le partite di calcio. Dai impazzite, bifolchi.

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Cina: quelli tra panico e realtà.

Una bolla impazzita pronta a scoppiare. La Cina è stato oggetto di osservazioni circa il sistema economico e sociale, che nell’ultimo ventennio ha stravolto il mondo. Eppure oggi davanti ad un virus la Cina, e l’intero mondo, mostra stupore ed incapacità di governare la psicosi da contagio. 

Droni che controllano dall’alto se le persone indossano le mascherine. Allarme non dato tempestivamente, censure e dati incerti. Insomma siamo alla schizofrenia planetaria. Il mondo oggi si divide tra panico e superficialità. Di mezzo c’è la realtà. 

La realtà racconta di un Paese che negli ultimi 30 anni ha registrato una crescita media pari al 10% di PIL, trasformando di fatto un’economia agricola ed arretrata nel principale competitor USA. Lo ha fatto in barba a sanità, sicurezza, diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente

Oggi la Cina segna record inquietanti, come i 34 miliardi di vendite online in un solo giorno su Alibaba (Amazon cinese), frutto di una tendenza a muovere prodotti al proprio interno premiando un commercio chiuso, scarso di importazioni di qualità, ricco di esportazioni di scarsa qualità a prezzi irrisori. 

Ci stupiamo oggi del mancato argine tempestivo al corona virus, ma ci dimentichiamo che gli argini la Cina li ha messi solo ai diritti dei lavoratori e ai redditi dei più poveri. Circa il 15% (fate i conti su quasi 1 miliardo e mezzo di persone) dei cinesi vive con meno di 5 dollari al giorno, e anche se il salario minimo è aumentato negli ultimi 10 anni, non ha fatto i conti proporzionali con il costo della vita, soprattutto nelle grandi città. La Cina da sola produce 1/5 dell’inquinamento planetario dell’aria, è la 2° per emissioni di CO2 e, secondo uno studio delle Università di Singapore e di Princeton,  è il Paese con le acque più inquinate del mondo, con quasi il 70% delle acque contaminate. Numeri confermati dall’Organizzazione Mondiale della Salute che annovera tra i decessi più frequenti quelli da inquinamento idrico, oltre 300 persone al giorno, per capirci oltre 100 mila cinesi muoiono per intossicazione da acqua inquinata. 

Nel 2019, in Cina, ben 39 Città (tra le più industrializzate) hanno continuato a registrare una crescita media oltre il 20% di emissione di PM2. Questo Paese, ha conosciuto una crescita totalmente indisciplinata, priva di qualsiasi indirizzo etico e morale, ed oggi mostra il paradosso più grande: costruisce un ospedale in 10 giorni, per un virus che, a quanto pare, proviene dal contagio uomo animale in un mercato, di quelli dove gli animali vengono mattati dal vivo, oppure venduti ancora vivi senza nessuna indicazione sanitaria sullo stato di salute delle povere bestie. L’estrema modernità e la più marcata arretratezza.

Un mercato altamente indisciplinato che ha agevolato il progressivo affermarsi della criminalità cinese, la cui mafia ormai è presente e ramificata in tutto il mondo e gestisce ristoranti, bar, centri scommesse, industrie, rivendite e grandi piazze di spaccio. Una mafia poco chiacchierata perché risolutiva, ed economicamente fortissima. 

Insomma, tra panico e superficialità, questa è la realtà. Questa è la Cina. Una bolla scoppiata, che da qualche anno sta conoscendo flessioni che trascinano al ribasso mezzo mondo, restato per tanto tempo in suo ostaggio, ed oggi anche a rischio contagio. 

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La propaganda secondo Matteo.

Ma quale “bestia” ? La comunicazione politica di Matteo Salvini, alla pari di Matteo Renzi, si basa sulle solide fondamenta della propaganda. Aggiornata e coerente con strumenti e linguaggio coerente con target e media utilizzato, i Matteo hanno alzato la posta in gioco, da qualche tempo presidiano il web con una grande pressione in termini di contenuti ed investimento.

Nessuna “bestia”, si tratta di competenze di staff e di investimenti economici. Un rigoroso piano editoriale, aggiornato su temi trend topic, interpretazioni sociali, eventi pubblici, che vengono seguite passo passo dallo staff e dai diretti interessati, spesso in prima persona. 

Quali sono allora le basi della propaganda sui cui si fonda la narrativa dei Matteo? Sono regole essenziali sempre valide, di cui qui ne parlo con completezza.

Partiamo dalla personificazione, la “trasfusione” del mio al tuo. Per dare un punto di vista vivido all’elettore occorre angolare la prospettiva, allora se sono condannato o sotto inchiesta, il rischio è anche tuo, perché se la giustizia non funziona è un problema anche tuo.

Altra tecnica che funziona molto bene è la narrativa dicotomica. Semplificare le categorie di bene vs male, buoni contro cattivi, per addurre al pensiero scegli da che parte stare, è la forma basica e più rapida per creare una linea di divisione tra te ed il tuo nemico. Come ad esempio 

Alle fondamenta della narrativa propagandistica ci sono delle figure retoriche come l’iperbole o quelle tautologiche, ovvero l’affermazione dell’ovvio. La tautologia, posta sotto forma di domanda, assume ancora più forza, perché lì dove ovvia la risposta, appare più ridicolo l’avversario che non affronta tanta ovvietà. Il Re indiscusso è lui, Salvini.

Infine il nemico unico, che negli ultimi anni è stato utilizzato spesso da Berlusconi, attaccando comunisti e giudici. Poi è toccato ai Matteo, che al posto dei comunisti ci hanno messo i populisti, all’occorrenza sovranisti, lasciando comunque i giudici nel focus (evidentemente qualche problema con i giudici ce l’hanno davvero). Spesso l’accanimento contro il nemico unico può essere un boomerang, ed infatti Renzi ne ha abusato, mentre Salvini ha preferito fare buon viso a cattivo gioco. Ecco perché Salvini è riuscito ad erodere consenso dal Movimento, accaparrandosi la simpatia degli “amici” dei 5 stelle (così richiamati sempre da Salvini), mentre Renzi, nonostante il fiume in piena, è riuscito ad isolarsi in un partito dell’8-12%. Ecco qui qualche video esemplificativo.

Personificazione/trasfusione
Dicotomia
Il trionfo dell’ovvio
Nemico unico, ma occhio a non esagerare.
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Il Movimento 5 Stelle e la scissione tecnica: minaccia o opportunità?

Quanto accade in questi giorni è frutto di scelte lontane. Le più recenti risalgono al 2018, quando la base davanti alle parlamentarie scricchiolò fortemente. Tanti frontman sostituirono attivisti di lungo corso, ed il Movimento imbarcò personaggi carismatici, mediatici e cavalli di Troia. Dal comandante De Falco a Fioramonti, passando per Paragone, e questi sono solo alcuni dei più celebri. 

Il Movimento è un organismo atipico, unico nel suo genere: in soli 10 anni è passato dalla piazza al Governo del Paese. Come ogni cosa, il tempo, e diverse condizioni, impressero direzioni differenti che imposero delle fisiologiche mutazioni. Abbandonati legittimamente alcuni dogmi, sfatati alcuni miti, lasciato troppo in fretta alcuni assiomi, oggi il Movimento è differente (non peggiore o migliore, ma differente) da come lo si è inteso fino a poco tempo fa. Gli accordi di Governo si sono rilevati tremendamente incisivi all’interno del gruppo, e da ago della bilancia il Movimento è passato ad essere piatto della bilancia, su cui pesare i poli e le frange orientate da una o dall’altra parte. Fagocitati dall’accordo con la Lega Nord (ahimè prevista come al mio solito con abbondante anticipo) , snaturati dall’accordo col PD, oggi il Movimento necessità di scelte strategiche fondamentali. Una crescita così rapida non è stata interpretata e governata con doveroso anticipo, ed oggi si fa la conta dei danni, un elettorato eroso di almeno 1/3 rispetto al 2018, così come la rappresentanza parlamentare.

Sbagliato imbarcare tanti personaggi esterni al Movimento, in un momento in cui ancora il Movimento non aveva i giusti anticorpi al suo interno. Sbagliato espellerli quando forniti di un forte alibi, come nel caso della linea sulle banche. Sbagliato pensare che Paragone, uomo fortemente legato al Carroccio, potesse non rappresentare una voce autorevole, mediaticamente forte, che avrebbe potuto tuonare, anche legittimamente, dall’interno. 

Il Movimento è a un bivio, formalizzare processi e ruoli, realizzare modifiche statutarie in coerenza e continuità con la propria essenza, ma alla luce delle dinamiche di un movimento di Governo, o pilotare una scissione interna, nella quale garantire lo spazio necessario a due anime sempre più evidenti e su cui non c’è nulla da nascondere. 

Il primo processo necessita di tempi rapidi e una struttura organica, il secondo è una tecnica utilizzata spesso in politica con cui si decide di marciare sperati per colpire uniti. 

Vista la mancata capacità di inserire la legge elettorale al centro degli accordi, visto l’abbandono di inserire modalità simili al vincolo di mandato, o comunque elementi ostativi al cambio di casacca per convenienza, il Movimento non ha altre scelte: o strutturarsi in tempi brevissimi, formalizzando processi e ruoli, o destrutturarsi, fortificando meet-up, e aprendo una linea parallela e complementare. 

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Come riconoscere una fake news e come comportarsi.

E’ sempre più difficile ma occorre comprendere come riconoscere una fake news e come comportarsi davanti al pericolo di contaminazione. A gridare al lupo al lupo, prima o poi non ti crede nessuno, ed è il rischio che si corre maggiormente. Diffondere notizie false non è solo problematico dal punto di vista dell’informazione, ma spesso si trasforma in un vero e proprio boomerang. Ci sono tante notizie false, prodotte con astuzia, per boicottare, sabotare, un prodotto, un’attività; tante altre per promuovere una linea politica, un personaggio. 

Ma si sa, le fake news hanno le gambe corte. Allora come riconoscere le fake news e come comportarsi?

Intanto partiamo dal presupposto che il pericolo non sono solo le notizie false, ma anche quelle infondate, vecchie o pilotate.

Partiamo da un dato, produciamo ogni giorno più informazioni di quante non se ne producessero in un anno prima dell’avvento dei social. Per forza di cose non tutte le notizie possono essere controllate, perciò occorre fare particolare informazione: ecco come riconoscere una fake news e come comportarsi.

  • Diffida dai titoli sensazionalistici, spesso chi ha bisogno di un titolone non ha molti lettori, e spera nel tuo click di curiosità per poter soddisfare i banner pubblicitari all’interno del suo sito.
  • Verifica il giorno in cui l’articolo è stato scritto, postare una notizia di 4 anni fa, seppur vera, non è attuale.
  • Affidati alle fonti certe ed ufficiali. Prima di credere a quanto letto controlla che la notizia appaia sull’edizione online di una o più testate nazionali, affermate, sicure e riconducibili ad informazione professionale e deontologicamente seria.
  • Errori grammaticali, fotografie e grafiche poco curate devono destare sospetto.
  • Alcune testate online sono una vera e propria parodia delle testate ufficiali, basti pensare al FattoQuotidaino che gioca sul nome dominio simile all’ufficiale Fatto Quotidiano.
  • Esistono alcuni siti che ti informano sulle bufale pubblicate e sulle testate inaffidabili. Una su tutte Bufale.net dagli uno sguardo.
  • Approfondisci su Google, cerca la notizia, se nessuno la rilancia evidentemente non è una notizia vera.
  • Non condividere le notizie che ti destano sospetti. Il virus della disinformazione si alimenta facilmente, e condividere le fake innesca un vero e proprio contagio virale, attendi, controlla e solo con conferma ufficiale posta e condividi, oltre che bloccare la catena di sciacalli che hanno lavorato per farti cadere nel tranello, eviterai delle pessime figure.
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