Archivio degli autori Alberto Siculella

Infodemia, cosa è, come non restarne schiacciati.

Infodemia è un neologismo con il quale si intende descrivere la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, rispetto alla capacità di selezionarle e comprenderle. L’infodemia è esplosa con l’aumento del nanopublishing , in contrapposizione al mainstream, ovvero la nascita di una galassia di micro operatori dell’informazione in contrasto a pochi mega editori.

Questi micro operatori, fino a qualche anno fa, erano testate indipendenti, poi Pagine Social, poi Gruppi WhatsApp, Telegram, poi Influencer Instagram. Oggi assistiamo ad un continuo proliferare di micro editori che sono diventati capaci di acquisire consenso, visibilità, viralità grazie a contenuti sensazionalistici prima, tendenziosi poi,  Fake News più di recente.

Facebook, nel suo report annuale, dichiara che ogni minuto vengono postati oltre 4 milioni di contenuti, ed in un solo anno sono stati rimossi circa 780 milioni di account falsi. La mancanza di regolamentazioni uniche a livello europeo ha permesso lo svilupparsi di linee editoriali totalmente basate su fake news, per attrarre click, utenti, e perciò tramite concessionarie pubblicitarie, remunerare a fuor di euro le proprie testate. 

Spesso dietro questi account si nascondono organizzazioni politiche, che in un giro vorticoso, prendono denaro da fondazioni sparse in tutto il mondo, per fare della contro-informazione un’informazione contro. Si stima che in Italia esistano oltre 50 testate scientemente realizzate per inondare il web di meme e fake news. Ogni giorno in Italia vengono propagate e condivise, solo su Facebook, circa 2 milioni di post, 13 milioni di storie. Oltre il 30% dei post nascono da pagine non ufficiali, non verificate o non risalenti a fonti dichiarate, attendibili ed iscritte ad alcun ordine professionale. 

L’infodemia perciò è quell’eccesso di comunicazione che senza conoscere codici deontologici, professionali e linguaggi appropriati, si confonde ed imbastardisce la vera comunicazione, rendendo incomprensibile la realtà, facendo sì che questa diventi un percorso di costruzione di senso, che ogni utente deve realizzare, alla ricerca di un equilibrio cognitivo.

Una ricerca che rende paranoici, ansiosi e depressi. Una ricerca ossessiva, che sviluppa un effetto Slot Machine, con il quale scorriamo il dito per aggiornare la bacheca nella speranza di novità. Una ricerca che ci mette nell’incosciente condizione di accedere per 9 volte all’ora ad almeno un social, tra Facebook, Instagram e YouTube. 

Un senso di fastidio, legato alla necessità di formulare un senso di fiducia o sfiducia, rispetto ad una notizia appresa, e di cui ci colpirà nell’80% dei casi la sensazionalità del titolo, la brevità del testo, l’emotività espressa dalla foto, o i tempi incalzanti del video. 

Stando ai principali report prodotti da HootSuite, WeAreSocial e Google Trend, in Italia si spendono 2 ore e 5 minuti in media sui social. Il 98% degli utenti accede ad almeno un social tutti i giorni, il 53% usa Facebook come fonte di informazione, Instagram è preferito per seguire influencer, vip e condividere aspetti privati, non informativi.

Come fare perciò a non alimentare l’infodemia? 

Riconoscere le fake news è il primo passo, di modo da isolare le fonti. Per farlo basta attenersi a queste 3 regole:

  • Leggere bene la fonte, la data di pubblicazione, ed il testo. Gli errori grammaticali non competono a professionisti seri e verificati.
  • Titoli sensazionalistici. Sono fatti con l’obiettivo di acchiappare like e generare condivisione. Prima di condividere leggi l’intero testo.
  • Ricerca su Google. Ci sono alcuni siti che analizzano le fake news, in tutti i casi, se nessun’altra testata rilancia la notizia in questione, ha poca probabilità di essere vera.

Per approfondire sulle Fake News ti consiglio questo mio articolo.

Ecco un sito che analizza tutte le Fake

Tutti noi, nel momento in cui generiamo contenuti, stiamo contribuendo ad aumentare il tasso di infodemia. Eliminando le fake, lo facciamo in modo responsabile, in consapevolezza, sicurezza e coscienza.

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Economia post covid: idee per il rilancio.

ECONOMIA POST COVID ECCO ALCUNE IDEE PER RIPARTIRE VERSO UNA NUOVA ERA. La crisi economica e sociale determinata dalla pandemia non ha eguali per modalità ed impatto. Il profilo psicologico, finanziario, umano e culturale di ogni individuo è stato messo a dura prova. Come ogni crisi, anche questa, ha inciso maggiormente sulle fasce deboli della popolazione. Per deboli si intenda quelle fasce di popolazione svantaggiate per reddito, occupazione, posizione sociale o livello culturale, ma anche per legalità. Perché, oggi più che mai, scopriamo che vivere nell’illegalità, fuori dagli schemi di uno Stato,  significa essere esclusi, emarginati, senza diritti. 

Basti pensare a 3 milioni di lavoratori in nero, che erodono lo stato sociale, senza contribuirvi, e al contempo, se non dotati di forme di risparmi e di investimenti, sono privi di welfare, di assistenza. Basti pensare alle imprese che per eludere o evadere il fisco non rientrano nelle categorie del proprio codice ATECO, a titolo esemplificativo le palestre aperte come Associazioni No Profit.

La società, perciò la sua economia post covid merita di guardare lontano, di distaccarsi coraggiosamente e definitivamente dal neoliberismo. L’economia neoliberista ha sostanzialmente ritenuto che l’abbassamento delle tasse per ricchi e super ricchi portasse un aumento di investimenti. Al contrario si sono avallate delle dinamiche di accentramento di risorse. Le pratiche di liberalizzazione di “deregulation” hanno visto il mercato avvantaggiarsi di un potere sempre più autonomo, scevro da regolamentazioni, licenze e limiti imposti dal Legislatore. Un aumento delle aliquote minime, in favore di una diminuzione delle massime, ha portato ad una compressione della classe media, in favore di un aumento risicato, di pochi ricchi, ed uno, spropositato di nuovi poveri. 

In Italia il patrimonio di un dirigente è circa 5,6 volte quello di un impiegato. Una disparità presente su più comparazioni, che ha effetti devastanti in rapporto a salute pubblica, mentale e legalità. Tanto più forte è la disparità reddituale, tanto più forte sarà l’incidenza di negatività nei settori della salute e della legalità.

Data la premessa, la società che dovremo saper costruire, dovrà gradualmente interrompere il dominio di questa dottrina, in virtù di un “nuovo umanesimo” anche in campo economico.

Ecco 10 proposte per una nuova economia post covid.

  1. RIFORMA DELLE PIP. Il Piano per gli Insediamenti Produttivi in Italia è uno strumento urbanistico introdotto dalla Legge 22 ottobre 1971, n. 865 al fine di agevolare la realizzazione di aree specializzate ad accogliere insediamenti produttivi. Con lo sviluppo di nuovi mercati ed economie, questi insediamenti sono spesso diventati delle aree depresse, abbandonate. Il modello Silicon Valley ci insegna che agglomerare e infrastrutturare un’area vuol dire realizzare connessioni ultra potenti, hub logistici, snodi commerciali, uffici e dipartimenti, e contribuire perciò a portare fuori dai centri delle città traffico e mobilità. Vuol dire sviluppare nuove sinergie tra privati. Vuol dire dare vita a nuove realtà, a facilitare lo sviluppo di start up, riformare e recuperare capannoni dismessi, industrie abbandonate, efficientare un comparto su un’economia di scala e non più su poche imprese filantrope. 
  2. CROWDFUNDING DI STATO. Istituire un portale per il crowdfunding per finanziare progetti utili alla collettività. Una nuova forma di investimento, non più esclusivamente finanziario. Il crowdfunding di Stato può seguire due mission: a) micro opere – interventi con budget ridotti, su base locale, per piccole operazioni, interventi di necessità, urgenze e finalità sociali e culturali. b) macro opere – interventi per profili di grandi redditi, coinvolti nelle grandi opere, infrastrutture e necessità strategiche dello Stato, in cui il cittadino investe il proprio patrimonio, direttamente, partecipando ad un azionariato sociale.
  3. RIFORMA FISCALE. Diminuzione delle aliquote minime, aumento delle massime. Si torni ad un’equa distribuzione delle risorse, tramite la tariffazione delle aliquote. Introduzione della FLAT TAX al 5% (sotto i 10.000 euro – per dare l’occasione agli oltre 3milioni di lavoratori in nero, di emergere e rientrare nel welfare state), FLAT TAX 15% (già esistente – fino a 50.000) e FLAT TAX 30% (fino a 100.000 euro), aumento dell’aliquota massima dal 43 al 50% per redditi superiori a 100.000 euro. Inserimento tassa di investimento solidale, pari al 3% su patrimoni superiori a 900mila euro. Aumento tassazione delle buonuscite dei top manager. Romiti, Profumo, Geronzi, Cordero di Montezemolo, Colaninno, e tanti altri, hanno ottenuto buonuscite mediamente di 30 milioni di euro, tassati al 34-38%. Un aumento di tale tassazione tra il 60-64% sarebbe una scelta selettiva e incisiva. 
  4. ALIQUOTA UNICA PER COMMERCIO ELETTRONICO IN UE. Attivare un percorso di riforma europea sulla tassazione delle transazioni digitali in territorio UE. Tale aliquota, al netto dell’IVA imposta da ogni Paese, permetterebbe di scoraggiare operazioni di dumping fiscale, ed omologare l’unica cosa che può restare uguale per tutti perché prescinde dai contesti in cui si applica: il web. L’economia post covid non può non affrontare unitariamente alcune problematiche del mercato globale.
  5. PORTALE ITALIANO DELL’E-COMMERCE. In accordo con Poste Italiane, agevolando perciò la preesistente infrastruttura di logistica, realizzare il sito Nazionale dell’e-commerce, dove realizzare un’estensione delle attività fisiche presenti nelle nostre città. Una mappa Regione per Regione, in cui si può fare visita negli store di tutta Italia, e acquistare anche a distanza. Un supporto all’economia di vicinato, che diventa nazionale, condivisa, digitale. Prevedere un’area del sito dedicata al Made in Italy , con un canale preferenziale per le vendite all’estero.
  6. ESTENSIONE DETRAIBILITA’. Estendere la detraibilità a tutti i prodotti/servizi inerenti a Made in Italy, arte, cultura, spettacolo, turismo, commercio e artigianato locale. Si ottiene un doppio risultato, contrasto all’evasione fiscale e stimolo ad acquisti settoriali e qualificati.
  7. LEGGE PER OBBGLIARE ALL’UTILIZZO DEL PATRIMONIO PUBBLICO DA PARTE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI. Ogni anno in Italia spendiamo miliardi di euro per pagare affitti a privati. Uffici comunali, sedi provinciali, enti governativi, di rappresentanza, ASL e uffici ospedalieri, ambulatori, delocalizzati e attivi presso immobili di privati. Lo Stato possiede un enorme quantità di immobili. Riutilizzarli vuol dire portare a nuova luce immobili storici, spesso di pregio, e renderli utili alla collettività, che non avrà l’aggravio degli oneri di fitti passivi.
  8. EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DI TUTTO IL PATRIMONIO PUBBLICO. Accelerare il processo di autonomia energetica adeguando scuole, caserme, ospedali, trasporti.
  9. IMU E ICI per tutto il patrimonio della Chiesa. E’ inutile aggiungere altro, per chi possiede circa 1/4 del patrimonio immobiliare nazionale.
  10. SEMPLIFICAZIONE E TRASPARENZA. Creazione di un’APP che tracci come vengono utilizzate le tasse versate dai contribuenti dalle singole PA. Unificazione delle tasse e delle imposte. Riduzione modelli di contratti di lavoro, tramite moduli semplificati e procedure snelle.

QUESTE SONO ALCUNE DELLE MIE PROPOSTE PER UNA NUOVA ECONOMIA POST COVID. TU COSA NE PENSI? SE VUOI PARLIAMONE ANCHE SU FACEBOOK

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Patrimoniale di umanità.

Dall’ultimo rapporto CENSIS emerge che in Italia 1 milione e mezzo di persone posseggono un patrimonio totale stimato intorno a 1.150 miliardi di euro, aumentato di circa il 5% negli ultimi due anni. Un patrimonio di fatto pari quasi all’intero PIL nazionale, precisamente a 3/4 del prodotto interno lordo.

Persone che hanno un patrimonio finanziario superiore ai 500mila euro e tra cui prevale il senso dell’investire italiano. Emerge infatti che il 75% di loro sarebbe disponibile ad investire e finanziare la rinascita economica dell’Italia post covid. Solo il 18% teme l’ingresso di una tassa patrimoniale.

Il CENSIS riporta “Persuadendo la classe agiata a tenere in forma liquida solo una quota fisiologica del proprio portafoglio pari al 7% (oggi invece è superiore al 15%), sarebbero immediatamente disponibili 100 miliardi di euro da investire nell’economia reale. Risorse utili per realizzare i tanti progetti necessari per la ripartenza del Paese, come la costruzione di nuovi ospedali, residenze per gli anziani e asili, la digitalizzazione delle scuole, la banda ultralarga e quelle infrastrutture vitali che aspettano da decenni di essere compiute.”  

Solo il 26% suppone che l’utilizzo del patrimonio privato, per finanziare investimenti pubblici, sia un furto, il restante sostiene l’utilità di utilizzare tale ricchezza per sostenere l’economia reale del Paese, incentivando gli investimenti, purché siano mirati ed efficaci.

Lontano dai soliti cliché, i ricchi ed i benestanti, sembrano aver compreso meglio di tanti la lezione impartita dal Covid. Non c’è via di scampo, se non progrediamo insieme.

Ecco il rapporto CENSIS completo

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Cashback, spendi e ti rimborsano il 10%.

  • Al fine di incentivare l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, lo Stato ha previsto il riconoscimento del diritto a un rimborso in denaro per le persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio italiano.

    Vediamo in sintesi come funziona.
    – A partire dall’8 dicembre
    – chi paga con carta di credito, bancomat o app per pagamenti digitali, può ricevere un rimborso del 10% (cashback)
    – Il cashback è uno strumento finalizzato a sostenere i piccoli e medi commercianti fisici, perciò non vale per acquisti online.
    – Per accedere al cashback è necessario aver effettuato almeno 10 transazioni.
    Il rimborso avverrà a febbraio 2021.
    – Per partecipare al programma cashback sarà necessario scaricare l’APP IO – ecco il link – https://io.italia.it/
    – L’APP IO è una piattaforma della Pubblica Amministrazione dove occorrerà registrarsi con CARTE D’IDENTITA’ ELETTRONICA o SPID (SISTEMA PUBBLICO DI IDENTITA’ DIGITALE)  inserire il proprio codice fiscale, gli estremi della propria carta e l’IBAN, perché il rimborso avverrà direttamente sul proprio conto corrente.
    – Dopo la fase sperimentale del periodo natalizio, il piano di cashback entrerà a regime a partire da gennaio 2021 e prevedrà periodicamente un rimborso massimo di 150 euro su base semestrale, per un totale di 300 euro annui
    – Inoltre nel 2021 entrerà in campo il supercashback, destinato ai primi 100mila cittadini che effettueranno il maggior numero di pagamenti con mezzo elettronico (carte e app). Oltre al rimborso del 10% verrà riconosciuto un premio di 1.500,00 euro direttamente sul conto corrente.

Per attivare lo SPID, ecco il servizio gratuito di Poste Italiane. Clicca qui e genera la tua Identità Digitale.

Studio Siculella 

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Amazon, alcune verità.

Nella retorica nostrana, quando non si è capaci di arrivare ad un punto, si tende a screditare ciò che qualcuno ha fatto di meglio. La volpe che non arriva all’uva. No, non è il caso di Amazon. 

E’ il caso di centinaia di migliaia di imprese che in Italia hanno investito a tempo debito nel digitale. Imprese che hanno formato il proprio personale, investito in logistica, in sviluppo di portali e-commerce, siti vetrina o blog, per raccontare la propria attività, renderla reperibile e avvicinabile. Attività che hanno svolto del sano social media management, realizzando comunicazione di brand, di prodotto e sviluppando social commerce, financo all’estero, con ambizione, quanto con remunerative campagne ben profilate, con cui aggredire nuovi target e nuovi mercati.

E gli altri? Stanno a guardare. Nel 2020 è impensabile scagliarsi contro Amazon senza aver fatto nulla per evitare che Amazon cannibalizzasse il mercato interno. Molte PMI in Italia preferiscono affiliarsi al colosso del web, piuttosto che investire nella disintermediazione. Meglio l’uovo oggi che la gallina domani. Ed è così che da vittima si diventa carnefici. Commissioni, costi e digitalizzazione senza esperienza di brand, identità, senza fidelizzazione al consumo, preferite ad un lavoro lungimirante di strutturazione strategica e digitale.

Con una logistica impazzita, in una corsa al ribasso, al just in time, pagato a caro prezzo da dipendenti mossi come pedine impazzite, con un braccialetto contapassi che misura il tempo di riuscita di ogni processo, Amazon ha ulteriormente aumentato fisiologicamente il suo volume di affari nell’anno del covid.

Lo scenario dei diritti del lavoratore, dello sviluppo delle attività è sotto gli occhi di tutti, ma molte affermazioni su Amazon sono infondate o maliziosamente ritoccate ad arte.

  • Evasori fiscali? Non del tutto. Non in Italia. Non con i prodotti italiani. Amazon ha una sua linea, che fattura in Lussemburgo (per l’Europa- facendo dumping) e prodotti terzi di affiliati, la cui vendita è tassata secondo il Paese in cui si opera la compravendita. Tra IRAP, IRPEF e IVA Amazon Italia nel 2019 ha versato al fisco 230 milioni di euro.
  • Anti-trust? Qui il vero punto dolente. Amazon gode di una posizione privilegiata, data dal contesto e dall’economia di scala che può applicare. Nel momento in cui la pandemia ha bussato alle porte dell’Europa, ci si è resi conto della necessità di amazzonizzarsi. Su questa posizione, Amazon ha fatto forza, puntando a vendere non i prodotti degli affiliati, ma i propri, (spesso dalle manifatture-schiavitù di mezzo mondo sommerso) avvantaggiandosi della propria posizione, non solo per la chiusura delle attività, ma privilegiando la vendita della propria merce a danno degli affiliati, gestendo i dati di questi ultimi.
  • Minaccia? Si, ma solo nel momento in cui fa leva sulla posizione di dominio sul mercato globale e nel caso di violazione dei dati degli affiliati per vendere la propria merce e non quella degli affiliati.
  • Opportunità? Si, affiliarsi ad un provider strutturato, riconoscendone i costi di commissione, per vendere ciò che altrimenti rimarrebbe invenduto, resta un’opportunità. Strutturare un listino prezzi con un pricing dinamico, facilita la gestione dei costi, per trarne utili senza restare alla canna del gas.

Perciò Amazon deve far discutere più della sua posizione sul mercato che non come strumento di mercato. Dei diritti violati sulla privacy, degli stipendi da fame e non sulle tasse (versate) derivanti dai profitti di aziende affiliate. Amazon deve essere uno strumento, una risorsa per strategie strutturate, in un’ottica di competizione globale, con un pricing dinamico, mentre si lavora e si investe su una struttura in housing capace di avere un volume più basso di ordini, ma al contempo più alto nei fatturati.

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Turismo post covid.

Da una crisi può nascere una grande opportunità. Sembrano luoghi comuni, parole in libertà, eppure ci sono i dati a spiegarci che ci sono segnali evidenti di una necessità fondamentale: diminuire le quantità, aumentare la qualità. Un nuovo equilibrio.

Il turismo in Italia, nel complesso, rispetto al 2019 subisce un arresto del 49,7%, con 57 milioni di turisti in meno. Di questi, circa il 68%, ovvero quasi 39 milioni, direzionati dai grandi operatori nelle mete più gettonate e nell’alta stagione. Una mole immensa che effettivamente rispecchia la situazione in città come Venezia, la cui presenza del turismo di massa, ha lasciato spazio ad insolite camminate nel silenzio, lontano da file, attese e code.

Il turismo in Italia incide oltre il 14% del PIL, stesso numero, in miliardi, che quest’anno mancheranno dagli incassi della ricettività. Prima della pandemia, in soli 20 comuni d’Italia si concentrava 1/3 del flusso turistico, flusso che in concomitanza di alta stagione realizzava un overtourism dannoso e spesso neanche performante economicamente.

Tale scenario ha spinto e sollecitato dinamiche di mercato di stile predatorio: ristorazione e sistema extra alberghiero fuori controllo, aumento esponenziale dei prezzi, diminuzione dei servizi, rapporto dipendenti/ospiti ben sotto la capacità di carico.

Uno scenario meglio rappresentato dalla TURISTIFICAZIONE. Il fenomeno secondo il quale le città si prestano a diversificare, progettare e mutare la propria identità per accogliere il turista. L’esatto contrario del LOCALHOOD, la turistificazione si evidenzia con queste caratteristiche:

  • svuotamento dei centri storici , i residenti convertono la propria residenza/dimora in struttura ricettiva extra alberghiera
  • artigianato locale convertito in bazar con prodotti altamente omologati spesso di manifattura estera
  • presenza fortemente concentrata di attività di somministrazione food & beverage
  • inflazione immobiliare (un appartamento di 90 mq,  in centro a Roma può essere affittato a 1.500,00 euro al mese, convertendola in B&B con un’occupazione del 70% triplichi la cifra – perciò chi affitta a famiglie o privati, alza la posta in gioco)
  • perdita identitaria di modi e usanze del luogo, in definitiva di identità.

E allora? Quale è l’opportunità?

L’opportunità sta nel creare un nuovo modello di sviluppo turistico, realizzando itinerari fuori dai centri, implementando il flusso verso borghi autentici, basandosi su una progettazione di destination management che esalti le peculiarità del territorio, creando pacchetti localhood, di immersione nella quotidianità del luogo, nell’identità del territorio. Sostenere i percorsi ciclabili extra-urbani, mobilità elettrica a supporto di trasferimenti da e per le principali città. Percorsi esperienziali, per immergersi nella coltivazione, raccolta, produzione, preparazione enogastronomica e culinaria.

Spostare i flussi non solo significa decongestionare centri urbani al collasso, ma promuovere un territorio per il 70% inesplorato dal turismo estero, che sempre di più apprezza le caratteristiche autentiche del luogo che visita, ma non è indirizzato propriamente. Significa rivalutare ripristinare un equilibrio tra domanda e offerta, nonché rendere economicamente più performante le attività turistiche, che potranno contare su specifici gruppi che investono alla ricerca dell’autentico. In poche parole, per rendere semplice e più chiaro il discorso, il nuovo turismo può e deve realizzare un deflusso dai principali hub ai nodi di interconnessione territoriale. Da Roma, organizzare l’arrivo a Bassiano, dove alloggiare in una struttura tipica, prendere una bici e visitare fattorie e imprese dell’agro. Una navetta elettrica la sera ti accompagnerà nella vicina Sezze per una cena nel centro storico. E così via. 

Significa coinvolgere e generare nuovi mercati, strutturare nuove offerte, ampliare la rete di investimenti lì dove il gap è notevole, offrendo, anche ai residenti, investimenti utili alla propria comunità. Pensate ad un piccolo borgo privo di rete fognaria. Pensate a piccole navette elettriche che possano collegare i paesini di un colle.

Pensate ad un turismo che si adatti alla comunità, al territorio e non il contrario. E’ questa la vera opportunità, governare il turismo senza esserne dominati. 

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