Archivio degli autori Alberto Siculella

Propaganda: Isis e comunicazione, la guerra passa anche da qui.

La propaganda jihadista e la comunicazione politica dell’ISIS

propaganda jihadistaLa propaganda jihadista è il cuore di una guerra che si può vincere solo con l’intelligenza. Un esercito iper frammentato in piccolissime cellule, tenute vive qui e lì da finanziamenti illeciti, coordinate da un network di cui ormai si conoscono i dettagliNel corso degli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere la parola ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), la sua nascita si deve storicamente all’invasione americana dell’Iraq. L’ISIS infatti nasce come movimento di opposizione all’occupazione americana ed al governo sciita sostenuto dagli stessi USA. Nel corso del tempo, per vicende politiche e militari che non riguardano gli obbiettivi di questo post, il gruppo iracheno interviene in Siria nella guerra civile. Questa premessa ci aiuta a capire qualcosa in più circa la formazione, l’alba del fenomeno ISIS di cui oggi noi tutti drammaticamente sentiamo parlare, e che probabilmente conosciamo troppo poco. Per approfondire ritengo abbastanza adeguata e neutrale la pagina di Wikipedia dedicata all’ISIS . Analizzati i motivi, i modi della nascita del gruppo, la cui missione era opporsi all’invasione americana, scopriamo insieme come e quanto abbia inciso la propaganda jihadista nella diffusione dell’ISIS.

Molti consulenti politici vedono nella propaganda alcune regole fisse, le quali determinano le linee guida per la riuscita di un piano di comunicazione politica volta al consenso. L’ISIS evidenzia come la sua lotta al nemico americano, derivi da una profonda conoscenza del nemico stesso. Ne acquisisce informazioni, strumenti, risorse, nozioni, e spesso l’alunno supera il maestro.

La propaganda necessità di:

1- Nemico unico – L’America ed in essa si ritrovano tutte le sfumature legate al mondo occidentale (religione differente, capitalismo, tradizioni ecc.)

2- Venerazione del leader – in questo caso oltre ai fondatori si parla di una venerazione religiosa, nel nome di Allah tutto è lecito, nulla è escluso.

3- Bastone e carota – Chi si oppone alla venerazione del leader, chi non si schiera dalla parte “giusta”, viene punito senza pietà, chi abbraccia la mission del gruppo viene premiato, agevolato.

4- Orchestrazione – La comunicazione deve essere ripetitiva e ben gestita in tutti i suoi aspetti, poche parole chiave ripetute all’infinito, ed amplificate da tutti gli strumenti disponibili. Il ministro della propaganda del terzo reich, Joseph Paul Goebbels, che in quanto a comunicazione politica e propaganda evidentemente ne sapeva qualcosa, sosteneva che la Chiesa è in piedi da duemila anni perchè ripete da due millenni le stesse cose, ovunque e tramite qualunque struemento disponibile.

5- Unanimità e contagio – Scene trionfali, applausi, immagini di gloria e vittoria, l’esaltazione positiva degli aspetti proposti politicamente, permettono di rendere l’immagine vincente.

Queste 5 regole fondamentali della propaganda sono facilmente riscontrabili nell’ottima analisi, esposta in una puntata speciale, di Piazza Pulita dal titolo “Stato islamico, la nascita di un format” -un’attenta analisi del format della propaganda jihadista.

E’ evidente che il tema è molto più complesso, e che in questa sede si ritiene opportuno astenersi dalle valutazioni socio-politiche. La propaganda resta però uno strumento utilizzato dall’ISIS per espandersi e rafforzarsi. Sul piano della comunicazione, resti ben inteso, scindendo completamente dalle scelte strategiche e dall’autorevolezza delle istituzioni nazionali ed internazionali, come erodere il consenso di questo gruppo terroristico con cellule sparse ovunque ?

Limitare l’impatto comunicativo – Nella guerra che si sta affrontando il profilo psicologico è molto rilevante, al di la delle presunte droghe assunte dai terroristi, è evidente che solo un profilo malato possa muovere una persona a farsi saltare in aria. Video diffusi ovunque, speciali tv, radio e giornali, alimentano l’ego malato di persone in via di compiere il “gesto estremo”. La conta dei morti, il momento di gloria del terrorista, l’essersi reso martire in nome di Allah, sono benzina sul fuoco narcisista di tali soggetti.  propaganda contrariaBannare i profili sui social, interrompere la capacità trasmissiva dei messaggi nella rete è un dovere delle istituzioni oltre che una soluzione più facile (tecnicamente) di quanto si possa pensare, evitare gli speciali un po meno.

Carota e carota – Resti ancora ben inteso, solo comunicativamente parlando, deve passare il messaggio che l’odiato occidente ti premia, non ti emargina, ti da una possibilità di riscatto, di vita in libertà. Comunicare odio, repulsione, rabbia, voglia di rivincita sviluppa una reazione emotiva uguale e contraria.

Campagna di coinvolgimento comunità islamica – Diciamoci la verità, la comunità islamica ha fatto ben poco; è ora di comunicare in maniera massiccia e coinvolgente a tutta la popolazione islamica che è tempo di dichiarare la sua totale estraneità al concetto di guerra santa, scomunicando, emarginando le frange più estreme. Insomma, una contro-propaganda.

 

Insomma, questa è una guerra che va combattuta con armi diverse, una fra tutte l’intelligenza. Guarda qui la puntata del TG LEONARDO in cui si riassume la necessità dell’impiego di risorse intellettuali nella guerra al terrorismo.

 

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Total digital audience, quanti, chi e come hanno usato la rete a settembre.

Tratto da audiweb

Parlare di digital audience è importante per scoprire alcune dinamiche della rete.

Chi, come, quando e quanto ci si collega al web?

La digital audience nel mese di settembre è rappresentata da 28,8 milioni di utenti unici, il 52% degli italiani dai 2 anni in su, collegati complessivamente per 45 ore e 23 minutiper persona. Nel giorno medio sono stati 21,6 milioni gli utenti unici totali, online in media per 2 ore per persona.
L’audience di internet da dispositivi mobili (smartphone e tablet) è rappresentata da 20,7 milioni di utenti unici mensili, il 47% degli italiani tra i 18 e i 74 anni.

Nel giorno medio risultano online da mobile 17,5 milioni di utenti collegati per 1 ora e 47 minuti per persona.
La fruizione di internet da PC è rappresentata da 26,6 milioni di utenti nel mese, il 48,2% degli italiani dai 2 anni in su), e 12 milioni nel giorno medio online per 1 ora.

total_digital_audience_settembre2015

A settembre erano online nel giorno medio il 40,3% degli uomini (11 milioni di uomini dai 2 anni in su), il 37,7% delle donne (10,5 milioni) e oltre il 60% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, rispettivamente il 63% dei 18-24enni (2,7 milioni) e il 64,2% dei 25-34enni (4,5 milioni).

Erano online il 38,3% degli abitanti dell’area Nord Ovest (4,3 milioni), il 37,9% del Nord Est(2,8 milioni), il 33,4% del Centro (2,3 milioni) e il 31,6% dell’area Sud e Isole (5,6 milioni).

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L’utilità sociale dei social media

Social media : c’è un motivo in più per attivarsi in iniziative di impatto sociale.

I social media hanno cambiato l’impatto sociale delle iniziative pubbliche e private,  Expo 2015 si avvia alla conclusione, la manifestazione internazionale ha avuto come tema “nutrire il pianeta”. Un tema di grande valore sociale, veicolato come mai prima sui social media. Tante le iniziative, la più importante è stata sicuramente la redazione della carta di Milano , un documento con il quale ci si propone di agire con nuove politiche mirate allo sviluppo sostenibile e alla diffusione di strategie mirate a “nutrire il pianeta”, appunto.

Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Come al solito ciò che permette veramente di cambiare il mondo è la cittadinanza comune, l’iniziativa del singolo. Gesti piccoli, quasi insignificanti ma concreti.

Da qualche tempo a questa parte, una forma di comunicazione sociale è quella messa in atto dalle imprese che operano nel campo del food. Ristoranti, bar, alimentari, forni, sono impegnate  a diffondere una cultura volta ad evitare lo spreco in favore di banchetti sociali, dove acquistare a prezzi stracciati o addirittura regalare il cibo in avanzo per evitare di gettarlo.

Da questo punto di vista i social media sono un importante vetrina di comunicazione, con essi le singole iniziative diventano uno strumento di promozione di valori sociali e di diffusione di una cultura più responsabile. A volte per legge, come nel caso dei supermercati francesi, a volte per iniziativa di responsabilità sociale, assistiamo da qualche anno all’incremento di operazioni di grande impatto sociale, che assumono grande risonanza tramite i social media.

E’ così che in Spagna un ristorante offre il cibo in eccedenza, già pronto da portare via.

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Un’iniziativa che in Spagna è stata accolta nel migliore dei modi e che è valsa la diffusione virale del nome del ristorante. Iniziativa questa che si sta diffondendo in tutta Europa e in Italia, dove un forno del Salento mette a disposizione del pane per i più bisognosi .

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Sicuramente l’idea non schiva l’autopromozione ma davanti ad un’iniziativa sociale, con propositi così validi, certo non si può celebrare solo lo spirito pubblicitario dell’operazione che comunque appare evidente.

La comunicazione sociale d’impresa di fatto ha sempre la difficoltà di collocarsi in un limbo in cui la promozione di valori etici diventa un veicolo di promozione commerciale. I social media hanno permesso di ingigantirne la portata e di rendere un piccolo gesto, come quello di mettere a disposizione del cibo altrimenti da buttare, un’ azione virale e di grande impatto positivo per l’impresa.

Instagram, Facebook e Twitter vengono in questo caso utilizzate e in automatico rilanciate da utenti comuni come da testate locali e nazionali.

Non sono certamente le prime attività sociali e non saranno neanche le ultime ma sicuramente rappresentano ottime best practice da prendere ad esempio. A tal proposito un articolo della redazione di SkyTg24 raccoglieva alcune delle iniziative più rilevanti in un pezzo intitolato ” Cibo, quando il web aiuta a non sprecarlo “.

Ad essere critici ci si potrebbe chiede perchè anche senza i social quest’attività non sia spontanea e dovuta, ad essere ottimisti, invece,  meglio tardi che mai. In attesa che la carta di Milano, come tutte le iniziative governative, non aspettino campagne pubblicitarie o grandi eventi per parlarne ma dettino le linee guida, con regolamenti e leggi, per una gestione migliore del food e della sostenibilità nella produzione e nella diffusione degli alimenti.

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Social media management o cosa?

Social media management ? Attenti all’improvvisazione, scegli un professionista.

Il social media management cosa è e perchè distinguerlo dal concetto errato di social media marketing ? Il marketing è una materia molto complessa, nell’ultimo ventennio il suo concetto ha subito inflazionismi, abusi e storpiature. Quello che fu descritto da Kotler come un processo, appare sempre più associabile agli strumenti, ai contesti ed ai campi di applicazione.social media managementSpesso accade di sentire o vedere il termine marketing associato ad un prefisso o suffisso che si correla al settore o allo strumento che si utilizza. Nascono dunque le declinazioni più svariate, tra cui: ambush, buzz, direct, guerrilla, non convenzionale, tribal, virale, urban, neuro e geomarketing. Altre sono le varietà di marketing associate al settore, dove quindi, tra le tante, si rintracceranno le voci di marketing: immobiliare, fieristico, legale, turistico, territoriale ed enogastronomico. 

La parola marketing, deriva dall’inglese market (mercato) e la “ing-form” indica l’azione di “fare mercato”. Dalle numerose definizioni dell’AMA (american marketing association) nel 1985 si legge « Una funzione organizzativa ed un insieme di processi volti a creare, comunicare e trasmettere valore ai clienti, ed a gestire i rapporti con essi in modo che diano benefici all’impresa ed ai suoi portatori di interesse. »     social media management

L’evoluzione più significativa di tale definizione arriva nel 2013: “Il Marketing è l’attività, insieme di istituzioni e processi per creare, comunicare, offrire e scambiare le offerte che hanno valore per i clienti, partner e la società in generale”. social media managementLo stesso Kotler ha più volte sostenuto che si può parlare di marketing se c’è “l’individuazione e soddisfacimento dei bisogni umani e sociali”, definendolo in modo più completo come: “processo sociale attraverso il quale gli individui e i gruppi ottengono ciò di cui hanno bisogno attraverso la creazione, l’offerta e lo scambio di prodotti, di servizi e di valori.”Appare dunque legittimo sostenere che il marketing sia un processo. Questo processo si compone di una parte strategica ed una operativa. Queste due parti vedono svilupparsi nelle fasi di:

  • Analisi
  • Strategie e pianificazione
  • Operatività
  • Modifiche o implementazione
  • Monitoring

E’ necessario creare una linea di demarcazione tra il marketing e i presunti marketing. social media managementIl social media management non può essere definito tale se non risponde a quella complessità di scenario a cui il marketing risponde. I social media sono uno strumento di marketing, un’operatività delle attività di comunicazione e senza un piano di analisi, obiettivi chiari, individuazione di target e strategia restano tali. Ancora meno appropriato è l’uso del termine “facebook marketing”, concetto che riduce la complessità del marketing ad una mera funzione di advertising tramite un unico strumento social. Ben altre considerazioni possono essere fatte sulle applicazioni ed i settori. Fermo restando che non esiste marketing senza strategia,web marketing come marketing territoriale, sono concetti che facilitano l’individuazione del campo di applicazione e pertanto accettabili.

E’ più opportuno ritenere adeguate in assenza delle componenti che costituiscono il marketing, definizioni quali “social media management” piuttosto che promuoversi strateghi della comunicazione, geni del marketing al confine tra un nerd o uno smanettone tanto social quantoimprovvisato, vendendo attività di inesistenti “facebook marketing” o “instagram marketing”. La riprova di tale approssimazione è la sufficienza con cui profili di aziende, tanto quanto di celebrità e politici siano utilizzati senza alcun criterio di marketing dando a questi strumenti l’unica funzione possibile in tal senso: estemporanea visibilità dannosa.

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Comunicazione politica efficace (forse). Le 10 frasi più usate dai politici italiani

Comunicazione politica tra frasi fatte e slogan: ecco la top ten del politichese di oggi.

La ridondanza di termini, le frasi spot, la sintesi dei concetti attraverso hashtag e slogan, rappresentano un must della comunicazione politica di oggi. Efficace? Bel punto di domanda!

Anche la comunicazione politica, come tutte le forme di comunicazione volte al consenso, vede nella ripetitività di alcuni concetti, la possibilità di essere assorbiti e ricordati presso il target (in questo caso elettorato). Spesso però si possono trasformare in veri e propri boomerang, cavalli di battaglia che identificano un personaggio politico non certo per aspetti positivi. Chi studia la comunicazione politica potrà quindi affermare che non è concesso dare adito ad equivoci, ambivalenze o concedere il fianco a possibili distorsioni. Celebri sono i casi del senatore Razzi con le sue frasi “confidenziali”, le metafore di Bersani (rese celebre da Maurizio Crozza) e gli aforismi di Di Pietro.

Nella comunicazione politica vanno preferite frasi semplici, inequivocabili, ripetute su un certo tema e non spalmate su qualunque argomento. Vediamo ora alcune delle frasi che nel 2015 si sono ripetute più volte, in maniera del tutto approssimativa, che hanno appesantito concetti e personaggi che le hanno espresse.

 

1- ‘ non ci stiamo alla politica del tanto meglio tanto peggio. ‘ slogan politici

Un must per Gasparri e simili, cosa significhi ancora non si è capito.

2- ‘ siamo per la politica del cambiamento

Come il prezzemolo, ovunque. Certo che cambia, tutto cambia ma cambiamento non è sinonimo di miglioramento e allora?

3- ‘ la luce infondo al tunnel

Chiunque sia in maggioranza e vuole dispensare ottimismo ripete il mantra: “la luce si inizia a vedere”, che sia la luce della fine di un tunnel  o quella del treno che ci viene contro non è dato saperlo.

4- ‘ la volta buona

È l’hashtag di battaglia di Matteo Renzi , anche qui il vago orizzonte ci obbliga ad una domanda: la volta buona strategia politicaper cosa? Nonostante uno staff che cura ottimamente la comunicazione politica di Renzi, sarebbe consigliabile maggiore cura verso le concretezze a cui l’emisfero emozionale (mosso da concetti come “la volta buona”) deve rispondere.

5- ‘ l’Italia cambia verso

Pay-off di matrice renziana, se fosse vero credo si riferisca della famosa posizione 69 , come la cambi…

6- ‘ bisogna fare appello ad un senso di responsabilità

Forse non è chiaro, essere Parlamentari della Repubblica Italiana è LResponsabilità, peccato ogni tanto facciano l’appello; evidentemente qualcuno è assente.

7- ‘ il Presidente/politico (ecc) deve avere il senso delle istituzionicomunicazione politica

Direi che prima è meglio che abbia un senso, poi se è quello istituzionale speriamo sia delle istituzioni come dovrebbero essere e non come sono. In comunicazione politica questo è un errore tipico dei partiti più radicati e tradizionali. Il cittadino ha smarrito da tempo il senso delle istituzioni (sempre che ne abbia avuto uno), e spesso i comportamenti degli stessi membri delle istituzioni hanno assegnato un senso assolutamente negativo.

8- ‘ basta dire che i politici sono tutti uguali

No, ce ne sono anche di peggio. Dietro questo campagna pubblicitaria pro-politico quelli che se la godono sono proprio i disonesti che, per smarcarsi , tirano fuori la frase ad effetto.

9- ‘ non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B

Infatti esistono anche quelli di Lega Pro e minori. Non riconoscere che ci siano cittadini trattati in maniera assolutamente impari è la cosa più assurda che si possa pensare di dire. Ed è il motivo per cui continueranno ad esserci cittadini di serie A, B e oltre. Più opportuno sarebbe affermare la volontà di aiutare i cittadini di B e minori a raggiungere un livello omogeneo in una società da serie A.

10- ‘ il meglio deve ancora venire

Pensa te! Cosa ancora dovrà accadere? Non è una frase detta ma vedrete che lo sarà tra 16-18 mesi se questo Governo reggerà. Sarà il mantra delle prossime elezioni; grazie ad una ripresa economica figlia di azioni artificiose, che ci riporterà in una crisi  parziale continua, (ci esploderà tra le mani tra una decina di anni) la maggioranza sarà in grado di esercitare il fascino “berlusconiano” del “abbiamo fatto e faremo sempre di più”.

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Il ruolo del consulente politico nell’evoluzione da Séguéla ai guru del web, come cambia la ricerca del consenso.

Il consulente politico: dalla comunicazione politica al marketing elettorale.

Il ruolo del consulente politico è notevolmente cambiato nel corso degli anni. Tecniche di comunicazione politica, marketing, managerialità e professionalità nella gestione delle comunicazioni dei partiti, sono di recente affermazione. Jacques Séguéla celebre pubblicitario le cui teorie e strategie si sono espresse nella comunicazione politica già nel 1992, mentre ancora in Italia la politica parlava un linguaggio poco commerciale e incline ai vecchi standard propagandistici, scriveva una vera e propria bibbia della comunicazione in politica.“Eltsin lava più bianco” racconta “l’immagine dell’uomo politico in dieci comandamenti”. Dopo aver incontrato il leader del partito socialista Mitterrand e seguito svariate campagne nell’est europeo dopo la caduta dell’unione sovietica, Séguéla propone un modello nuovo per la comunicazione politica, un modello che ad oggi appare ancora molto valido e che consegnerà alla Francia e al mondo intero il “mago delle elezioni”.

I dieci comandamenti sono:

  • Nutri la tua leggenda
  • Fuggi la precipitazione
  • Sii psicologo, non politico
  • Diffida degli intermediari
  • Fomenta il pettegolezzo: vale qualsiasi pubblicità
  • Sii il destino del tuo Paese
  • Sii un uomo, non un’ideologia
  • Impara a diventare star
  • Prometti la speranza, non un programma
  • Diventa ciò che sei

Appare evidente che il consulente politico, leggendo questi comandamenti di più di venti anni fa che sembrano mostrare le principali figure e cariche politiche del mondo, debba avere dei capi saldi nello svolgere le proprie attività di comunicazione.

consulente politico Anna Maria Testa, parlando di pubblicità e propaganda, sottolinea come nella comunicazione politica delle democrazie contemporanee “i toni imperativi tendono a cancellarsi, sostituiti da argomenti di carattere più seduttivo”. La propaganda quindi, dalla forma più tradizionale, intraprende la via della comunicazione politica, che tiene conto di uno stile che si avvicina sempre di più ai toni pubblicitari.

Questa evoluzione si è verificata per il cambio del contesto; l’evoluzione degli strumenti, la crescita delle ICT, l’aumento esponenziale di opinioni maggiormente formate culturalmente e socialmente coscienti, sono tra i motivi che hanno portato la propaganda ad evolversi.

La televisione, il web , una nuova retorica basata sulle emozioni, il passaggio dall’ottica della paura a quella della positività e speranza, dal nemico unico all’amico preferito, dai toni imperativi del “tu devi” a “noi possiamo”.Lo scenario in Italia cambia con l’arrivo di Silvio Berlusconi in politica, l’imprenditore della tv commerciale italiana,che in virtù dei cambiamenti sopra descritti, seppe parlare con un nuovo linguaggio agli italiani. Dal 1994 inizia una nuova era per la comunicazione politica. A modificare notevolmente il mercato dell’offerta televisiva italiana, negli anni ’90 è Mediaset. Azienda facente parte della famiglia Fininvest, inaugura le sue reti nel 1993 e da il via ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’informazione. Nasce il più aggiornato concetto di consulente politico.

Per la prima volta, la spettacolarizzazione delle notizie, l’informazione più allineata ai modelli americani, i format più utilizzati nell’ambito commerciale, invadono le famiglie italiane, che cambieranno modo di informarsi ed intrattenersi. Tutta l’informazione si allinea su standard commerciali. Messaggi veloci, toni scelti, parole chiave, elenchi puntati, video e grafiche semplici e coinvolgenti, spot da trenta secondi: la comunicazione politica ,come tutti gli ambiti in cui la comunicazione si applica,  cambia volto. La tv diventa elemento centrale per informazione e intrattenimento, le case italiane iniziano a conformarsi intorno allo schermo, disponendo tavole, divani, poltrone, intorno ad esso.

Negli stessi anni, esattamente nel 1991, presso il CERN di Ginevra, dal protocollo http nasce il linguaggio del web. Il primo browser, che renderà internet accessibile e noto a tutti sarà “mosaic” nel 1993.Un momento storico destinato a cambiare la vita di miliardi di persone nel mondo. Gli anni ’90 vedono un progresso continuo ed incessante, i contenuti si iniziano a pubblicare e scambiare nelle chat e nei forum.

consulente politico

Gli anni 2000 sono gli anni di internet. Web e internet diventano concettualmente una cosa sola. Il consulente politico deve aggiornarsi e orientarsi al web. Nascono i colossi della rete, i messaggi diventano contenuti, la comunicazione politica si trasforma ma prima di essa il mondo delle imprese inizia a capire la portata della rivoluzione che sta avvenendo, i format cambiano, la rete diventa un nuovo luogo di condivisione. La politica, ben distante dall’essere un campo innovativo, resta a guardare, non comprendendo il cambiamento in atto, invece di governarne le pratiche ne rimarrà travolta.  Nascono e si evolvono nuovi sistemi di accesso, dal 2008 in poi conosceremo il termine “banda larga”, tecnologie per un accesso sempre più rapido alla rete. Da qui a poco la comunicazione politica scoprirà l’impatto della rete e dei social network.

2007: inizio della crisi economica negli Stati Uniti, parte tutto dal settore immobiliare e la bolla dei subprime. Falliscono i primi colossi del credito, con ripercussioni in tutto il globo. Il sistema capitalistico sembra vacillare, il rapporto debito-credito tiene in scacco popolazioni e governanti. Nascono movimenti di protesta contro una classe politica e dirigenziale accusata di essere quel 20% del pianeta che possiede l’80% delle risorse o comunque di fare cattiva amministrazione e di favorirne la mancata distribuzione a vantaggio di speculatori e lobbisti. I politici in grave calo di consenso subiscono il peso dei social network. La rete si dimostra un aggregatore eccezionale per i movimenti di protesta. Da Occupy Wall Street agli indignati spagnoli, passando per il popolo viola italiano e i gruppi estremisti di mezza Europa, vengono tutti accomunati dalla capacità di fare network. Si riempiono i blog, ci si incontra su facebook, si rilancia l’ultima ora su twitter e nel giro di breve tempo le piazze, quelle reali, sono stracolme.consulente politico In Italia inizia il V-day ,(8 settembre 2007) dapprima una giornata di mobilitazione per una proposta di legge d’iniziativa popolare che si propone di cambiare i requisiti di candidabilità ed eleggibilità, (“no condannati in parlamento”) abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e numero massimo di mandati. I partiti tradizionali, quelli definibili della seconda repubblica, sono spiazzati.

consulente politicoIl consulente politico in questi anni in Italia non sembra essere aggiornato, formato e attento alle nuove dinamiche. Il mancato presidio dei social network e la scarsa propensione alle ICT da parte della politica, crea uno spazio virtuale sgombro da qualsiasi controllo. Le prime strategie di comunicazione in tal senso, da parte della classe politica, riguardano le attività dei vari uffici stampa che rilasciano comunicati dove si parla di “deriva populista” ed una esile campagna di immagine che ci permetterà di vedere alcuni politici alle prese con delle passerelle televisive muniti di tablet e smartphone. Il marketing in politica ormai è realtà ma si è soffermato a recuperare il tempo perso, con strategie di naming, branding, riposizionamento, targeting e tutte le basi su cui la politica arrivò in ritardo. La comunicazione politica viaggia verso il marketing politico-elettorale che secondo Bongrand è “un insieme di tecniche che tendono a favorire l’adeguamento di un candidato al suo elettorato potenziale, farlo conoscere, creare la differenza con i concorrenti e ottimizzare il numero di suffragi che occorre guadagnare nel corso della campagna”. E’ ora, è questo il tempo del marketing in politica? Non più, non solo. Come cambierà la comunicazione politica da qui ai prossimi anni? Viviamo quello che può essere definito la fase 2.0, il marketing trasformato da transazionale a relazionale o addirittura come molti sostengono siamo già nell’era del 3.0, dello storytelling, del marketing emozionale.

Potrebbe non essere questo il tempo, il luogo, per definire che tempo e luogo viviamo e cosa serva fare per migliorare la nostra vita ma un’idea io l’avrei: marketing 4.0.

Ti stai candidando in una competizione politica elettorale? Il tuo partito-movimento ha bisogno di un consulente strategico che segua tutti gli aspetti della comunicazione e della strategia politico-elettorale? Ti lascio i miei contatti CLICCA QUI E CONTATTAMI

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