Archivio giornaliero 17 maggio 2017

Cyberbullismo una legge come punto di partenza.

Il Cyberbullismo : una piaga social-e-.

Con il termine cyberbullismo si indicano tutte la azioni moleste, aggressive e prevaricanti che si possono attuare per via telematica. Prima con sms, poi con i social. Il cyberbullismo ha visto crescere a dismisura i dati delle vittime e spesso qualcuno, troppi, ci hanno rimesso le penne. Per la vergogna, per l’imbarazzo, per un senso di vuoto incolmabile che un’offesa, tracciata in un’incancellabile percorso del web, provoca alle vittime.

Da tempo nella rubrica PSICOSOCIAL cerco di dare informazioni, suggerimenti e diffondere notizie che possono rendere il web un posto più sicuro, o almeno meno pericoloso. Precauzioni, consigli che dai social alla navigazione sul web possono farti evitare truffe, metterti in guardia da pericoli, e farti prendere coscienza degli derive che alcuni atteggiamenti possono nascondere in termini psicologici.

Da oggi c’è una legge che permette oltre all’identificazione del reato, e quindi le relative responsabilità e sanzioni da appllicare, l’identificazione di processi a supporto delle vittime. Anche i minorenni potranno richiedere la rimozione di contenuti lesivi o dannosi. Nelle scuole ci sarà un incaricato referente a supportare le vittime. Inoltre la legge prevede attività di sostegno, formazione e rieducazione. In termini tecnici ancora molto lontani dalla tutela dei minori e di repressione delle azioni di cyberbullismo, ma da qualche parte bisognava pur iniziare. Quanto meno da oggi nel nostro ordinamento rientra il concetto di cyber bullo.

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Bamboccioni: vi sentite offesi?

Bamboccioni prima, choosy poi, così sono stati definiti gli under 35 tempo fa. Oggi i dati sconfortanti dell’ISTAT.

“Bamboccioni” si diceva, cercando di indicare i giovani italiani che per una ragione o per un’altra, conducevano una vita ancorata all’adolescenza. Poco coraggiosi in alcuni casi, sfortunati in altri. Sempre meno laureati, sempre più disoccupati. Anche chi in realtà può costruire qualcosa sembra preferire la prudenza, in alcuni casi, in altri vince la paura di crescere. Ne conseguono i dati scandalosi sulla natalità e l’invecchiamento della popolazione. Gli under 35 vengono indicati come “giovani”, quando un trentenne a ben augurarsi è già oltre 1/3 della sua vita. Se non sono autonomi ed emancipati sono bamboccioni, se sono professionisti ed autonomi hanno tanto da imparare. Insomma i ragazzi nati dagli anni ’80 in poi come la fanno la sbagliano. Emigrano per trovare fortuna, dicono che a Londra, Parigi, Barcellona c’è lavoro, ma finiscono col fare i lavapiatti o i camerieri, lavori che anche qui troverebbero.

La verità è che raccolgono una pesante eredità, quella di chi non ha saputo per tempo leggere un cambiamento epocale. Un macigno da parte di chi non ha saputo governare l’evoluzione della digitalizzazione e della globalizzazione. Posti di lavoro erosi dalla capacità produttiva delle macchine. Proprietà intellettuali soppiantate da intelligenze artificiali. Ricchezze accumulate e mai distribuite, aumento delle ore di lavoro per pochi, aumento di disoccupazione per altri.

Ecco il limbo in cui sono bloccati gli under 35, ed ecco il dato che per obbligo o per scelta sembra confermare la tesi: i giovani italiani sono dei bamboccioni.

7 su 10 under 35 vivono a casa con i propri genitori.

E’ difficile da dire, ed è ancora più doloroso da accettare, ma molti, troppi ragazzi italiani sono dei bamboccioni. Senza generalizzare, certo, e senza voler dire che la colpa è dei giovani, anzi. Molti problemi giungono come una pesante eredità, un debito che i ragazzi italiani si sono sobbarcati senza volerlo.

A ben vedere se il 70% dei giovani vive a casa con i propri genitori, c’è una spiegazione. Oltre a quella economica e sociale, ce n’è una culturale e si può notare dai consumi. Il paniere è cambiato ed i consumi dei giovani sono di seguito elencati in 4 categorie principali:

  1. Hi-tech
  2. Sport, wellness e spesa per il corpo (compreso tatoo)
  3. Abbigliamento e accessori

Insomma tecnologici, fisicati, tatuati e con un gran bell’armadio, ma a casa con mamma e papà.

 

 

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