Archivio delle categorie Psicosocial

Cyberbullismo una legge come punto di partenza.

Il Cyberbullismo : una piaga social-e-.

Con il termine cyberbullismo si indicano tutte la azioni moleste, aggressive e prevaricanti che si possono attuare per via telematica. Prima con sms, poi con i social. Il cyberbullismo ha visto crescere a dismisura i dati delle vittime e spesso qualcuno, troppi, ci hanno rimesso le penne. Per la vergogna, per l’imbarazzo, per un senso di vuoto incolmabile che un’offesa, tracciata in un’incancellabile percorso del web, provoca alle vittime.

Da tempo nella rubrica PSICOSOCIAL cerco di dare informazioni, suggerimenti e diffondere notizie che possono rendere il web un posto più sicuro, o almeno meno pericoloso. Precauzioni, consigli che dai social alla navigazione sul web possono farti evitare truffe, metterti in guardia da pericoli, e farti prendere coscienza degli derive che alcuni atteggiamenti possono nascondere in termini psicologici.

Da oggi c’è una legge che permette oltre all’identificazione del reato, e quindi le relative responsabilità e sanzioni da appllicare, l’identificazione di processi a supporto delle vittime. Anche i minorenni potranno richiedere la rimozione di contenuti lesivi o dannosi. Nelle scuole ci sarà un incaricato referente a supportare le vittime. Inoltre la legge prevede attività di sostegno, formazione e rieducazione. In termini tecnici ancora molto lontani dalla tutela dei minori e di repressione delle azioni di cyberbullismo, ma da qualche parte bisognava pur iniziare. Quanto meno da oggi nel nostro ordinamento rientra il concetto di cyber bullo.

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Cyberbullismo

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#Buon2017

# Buon2017 e che sia l’anno delle cose semplici.

Che il 2017 sia l’anno della semplicità. Rincorrendo grandi sogni, speranze, desideri ma partendo dalle piccole cose, quelle semplici, quotidiane. Che restino ai margini gli sperperi, le boriosità, filtri e chirurgie estetiche. Che restino ai margini le apparenze, le complessità, le inutili complicazioni. Abbracciamo la semplicità, lo sguardo amico, il calore di un abbraccio, la gioia di un sorriso, la cura di un padre e la generosità di una madre, la complicità di un fratello, l’empatia di una sorella. Curiamo le piccole e semplici cose di tutti i giorni, quelle che ci circondano e quelle di cui è sempre meglio circondarsi. Allora un SEMPLICE #Buon2017 , non è facile ma… proviamoci.

buon2017

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Sindrome da selfie

Sindrome da selfie e narcisismo 2.0 , il limite tra apparire e scomparire.

Sindrome da selfie: In auto, in palestra, in locali pubblici o in momenti intimi, la sindrome da selfie è un fenomeno da tenere in considerazione.

Sempre più frequentemente appaiono su Instagram e Facebook foto ricavate da autoscatti, noti con la parola di selfie. Una tendenza sempre più diffusa. Un tempo, se scoperto nell’intento di mettersi in posa per un autoscatto, si provava un sussulto di imbarazzo. Adesso non esiste freno ne inibizione, il selfie è di moda. In auto, a scuola, al cinema, ovunque è il momento per un autoritratto.Sindrome da selfie

Una tendenza così forte che si parla di sindrome da selfie, definita tale dall’APA (associazione psichiatrica americana), che sostiene esserci, dietro a questa moda, un disturbo narcisistico.

L’utilizzo esagerato del selfie può essere riportato a tre livelli di disturbo:

  • Saltuario, almeno 3 volte al giorno ma con tentennamenti o rinuncia alla pubblicazione
  • Acuto , non meno di 3 volte al giorno e quasi tutte rese pubbliche
  • Cronico, ossessione pura, autoscatti continui, anche 6-7 volte al giorno, per la maggior parte pubblicati sui social

La sindrome da selfie si scatena nel momento in cui, inconsciamente, si attiva una pratica di ricerca del consenso, validazione e approvazione sociale, tradotto in un “like”.

Il rischio più grosso è quello di non avere l’approvazione necessaria, generando degli stati di frustrazione. Altresi si può

Da psicoterapiapersona

Da psicoterapiapersona

incorrere nel rendere standard il format che ha riscosso maggiore successo, nonostante possa essere deleterio per l’immagine stessa. Basti pensare ad una ragazzina, magari minorenne, che ha riscontrato maggiore successo con foto ammiccanti.

Ma perchè il selfie ha così tanto successo?

  1. consente di avere un pubblico pronto all’approvazione
  2. filtrare la realtà mostrandola spesso migliore di quanto lo sia
  3. condividere un momento anche quando di solitudine
  4. mostra una parte della propria identità, omettendo la parte che si ritiene più debole.

Il selfie è la condivisione della propria immagine, in differenti momenti e atteggiamenti, ma vogliamo davvero condividere il nostro volto, il nostro corpo con la rete? Oppure ciò che cerchiamo è solo consenso ? Nel secondo caso ricordiamoci che come non ce ne frega niente di un tale che si scatta la foto mentre si sta lavando i denti, poco se ne farà chi ti vede mentre pulisci casa, anche denudato, e ciò che otterrai è solo un gesto insignificante, rapido ed estemporaneo, pronto a scomparire nel tempo e nella memoria.

Leggi qui per approfondire il tema

 

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Crackberry , ovvero schiavi dello smartphone.

Crackberry : la nuove ossessioni passano dallo smartphone.

Crackberry è il termine con cui si indica un comportamento di controllo ossessivo del proprio smartphone. A coniare questo termine ci hanno pensato i ricercatori dell’Università del Texas che hanno condotto uno studio su 190 studenti, per verificare il grado di dipendenza dal proprio smartphone.
Il 2.0 ovvero il passaggio dal sistema digitale “transazionale” a quello “relazionale” insieme all’iperconnessione, sono realtà che hanno stravolto le dinamiche relazionali e sociali. Allo stato attuale viviamo una realtà sociale moto complessa, la vita quotidiana non ha un parallelo in quella digitale, l’una è immediata e naturale estensione dell’altra.
Esisteva fino a poco tempo fa un Io ed un Io 2.0, oggi assistiamo alla predominanza del Io 2.0. Più appagante, più gestibile, un io mediato da filtri, frasi ricercate da libri mai letti e canzoni il cui testo sarebbe stato incompreso senza la traduzione di Google. Una predominanza che ha prevalso sugli schemi tradizionali ed oggi ci fa vivere in continua connettività. Atteggiamenti, scelte, vestiario, tutto condizionato da questi cambiamenti. Chiedere una indicazione stradale è oggi desueto, chiedere uno scatto fotografico è superfluo, scegliere dove andare a mangiare è un’app. Lo smartphone insomma ci garantisce tutto, velocemente e senza fatica. In questo scenario appare di più facile comprensione il fenomeno del Crackberry. Messaggi, chiamate, notifiche, post. Ognuno di noi ne riceve a decine, centinaia, il che per molti rischia di diventare un’ossessione. Appagante, troppo. Siamo ovunque e con chiunque stando comodamente nel nostro quotidiano, senza esporci a rischi (si pensa) e mostrando il meglio (si crede) di se stessi. Alla base del Crackberry, quindi di un’ossessione di controllo del proprio smartphone, c’è un disagio relazionale. La volontà di riempire il proprio ego, con più like possibili, indagare su una persona, sentirsi parte di una rete sociale più ampia, sono solo alcuni dei motivi della nostra affezione al cellulare. I rischi di un mancato numero cospicuo di like, una spunta su whatsapp senza ricevere risposta, portano ad una sensazione di frustrazione e di agitazione. L’idea di essere esclusi ci impone il controllo continuo, affidiamo ad un display il nostro grado di integrazione sociale, in assenza del nostro smartphone siamo perduti, da lui dipende il nostro sentirci in comunità, meno soli, più apprezzati. Questo porta ad evidenti sintomi di disagio nel caso di astinenza da controllo :
  • impulsi irrefrenabili
  • crisi di panico
  • ansia generalizzata
  • iper attività psichica e cognitiva
  • irritabilità
  • aggressività
  • nervosismo
  • sbalzi d’umore
  • disturbi del ritmo sonno-veglia
Ancora più visibili sono alcune conseguenze del crackberry:
Spossatezza, arrossamento oculare ed emicrania, solo per citarne alcune. Il risultato finale è la difficoltà di relazionarsi oltre che a dare una sensazione sgradevole a chi ti è vicino ed è costretto a parlare con una persona che non ti sta dedicano la sua piena attenzione (nel migliore dei casi).
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Psicosocial, una rubrica per informare sui disagi creati dalla rete.

Psicosocial, una raccolta di informazioni per riconoscere e prevenire disturbi derivanti dal mondo 2.0.

Psicosocial non è una contrazione del termine esteso “psicologia sociale”. Non è neanche una materia, un ramo, una specializzazione. Psicosocial è il nome di questa rubrica che utilizzerò per dare spazio a ricerche, informazioni, materiali tecnico-scientifici e analisi di disturbi, disagi e patologie che nascono nel mondo del web. L’interazione con il web e la nascita del 2.0 (cioè il sistema relazionale nel web) , porta oggi ad avere come principale strumento relazione un display.

psicosocial

Ben 7 ore al giorno di media. In Italia è questa la media oraria trascorsa sul web, di cui 5 sui social network.

Lo smartphone è diventato il migliore amico dell’uomo, da mezzo diventa fine. In esso sfoghiamo tutta la nostra socialità. Mail di lavoro, chat con partner o potenziali tali, post con amici, tweet con vip, foto, video e musica condivisa. La centralità dello smartphone è indiscutibile. Possiamo dimenticare le chiavi di casa e non tornare a prenderle, ci sarà qualcuno ad aprirci, ma il cellulare no. Facendoci caso, in realtà, la prima cosa che controlliamo avere in tasca è proprio lo smartphone.

Vi è capitato mai di parlare con qualcuno e avvertire la sensazione che non ti stia considerando? Si, non è una sensazione, la sua attenzione è parziale continua, nel migliore dei casi. Nel peggiore sta chattando, scrollando o semplicemente vagheggiando sul suo smartphone. Vi è mai capitato di avere la tv accesa e di trascorrere più di metà del tempo del film, programma o trasmissione davanti al cellulare? Vi siete mai innervositi di una mancata spunta sulla chat di whatsapp ? Avete mai rischiato un incidente stradale per controllare le notifiche ? Attacchi di panico, frustrazione, irritabilità, pensieri ossessivi, comportamenti compulsivi e difficoltà di adattamento sociale, sono disturbi all’ordine del giorno, spesso alimentati da un senso di onnipotenza che il web alimenta.

Allora ho pensato a Psicosocial, una rubrica per diffondere la conoscenza di alcuni disturbi, che possono essere riconosciuti e quindi prevenuti e curati. Mi avvarrò di fonti attendibili e del contributo di esperti per evitare di mettere in circolo informazioni inesatte.

Dipendenza ciber-sessuale, disturbi ciber-relazionali, ossessioni di net-gaming e ancora crackberry, Internet addiction disorder, sono alcuni dei disturbi più frequenti che possono degenerare in patologie, anche gravi, che mettono a repentaglio l’equilibrio psicologico dell’individuo e la sua capacità di relazionarsi.

Un percorso nuovo, nato dallo studio e dal lavoro pluriennale su web e social media, che ora voglio tradurre in un aiuto concreto, non solo per marketing e comunicazione di privati ed imprese, ma per ciò che è e deve restare al centro di tutte le nostre attenzioni: la salute psicofisica dell’individuo.

Ogni contributo è gradito e questo spazio sarà a disposizione di tutti i professionisti, ricercatori, ed informati, per poter esprimere e divulgare le proprie conoscenze e fornire un servizio utile alla società.

 

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