Propaganda: Isis e comunicazione, la guerra passa anche da qui.

La propaganda jihadista e la comunicazione politica dell’ISIS

propaganda jihadistaLa propaganda jihadista è il cuore di una guerra che si può vincere solo con l’intelligenza. Un esercito iper frammentato in piccolissime cellule, tenute vive qui e lì da finanziamenti illeciti, coordinate da un network di cui ormai si conoscono i dettagliNel corso degli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere la parola ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), la sua nascita si deve storicamente all’invasione americana dell’Iraq. L’ISIS infatti nasce come movimento di opposizione all’occupazione americana ed al governo sciita sostenuto dagli stessi USA. Nel corso del tempo, per vicende politiche e militari che non riguardano gli obbiettivi di questo post, il gruppo iracheno interviene in Siria nella guerra civile. Questa premessa ci aiuta a capire qualcosa in più circa la formazione, l’alba del fenomeno ISIS di cui oggi noi tutti drammaticamente sentiamo parlare, e che probabilmente conosciamo troppo poco. Per approfondire ritengo abbastanza adeguata e neutrale la pagina di Wikipedia dedicata all’ISIS . Analizzati i motivi, i modi della nascita del gruppo, la cui missione era opporsi all’invasione americana, scopriamo insieme come e quanto abbia inciso la propaganda jihadista nella diffusione dell’ISIS.

Molti consulenti politici vedono nella propaganda alcune regole fisse, le quali determinano le linee guida per la riuscita di un piano di comunicazione politica volta al consenso. L’ISIS evidenzia come la sua lotta al nemico americano, derivi da una profonda conoscenza del nemico stesso. Ne acquisisce informazioni, strumenti, risorse, nozioni, e spesso l’alunno supera il maestro.

La propaganda necessità di:

1- Nemico unico – L’America ed in essa si ritrovano tutte le sfumature legate al mondo occidentale (religione differente, capitalismo, tradizioni ecc.)

2- Venerazione del leader – in questo caso oltre ai fondatori si parla di una venerazione religiosa, nel nome di Allah tutto è lecito, nulla è escluso.

3- Bastone e carota – Chi si oppone alla venerazione del leader, chi non si schiera dalla parte “giusta”, viene punito senza pietà, chi abbraccia la mission del gruppo viene premiato, agevolato.

4- Orchestrazione – La comunicazione deve essere ripetitiva e ben gestita in tutti i suoi aspetti, poche parole chiave ripetute all’infinito, ed amplificate da tutti gli strumenti disponibili. Il ministro della propaganda del terzo reich, Joseph Paul Goebbels, che in quanto a comunicazione politica e propaganda evidentemente ne sapeva qualcosa, sosteneva che la Chiesa è in piedi da duemila anni perchè ripete da due millenni le stesse cose, ovunque e tramite qualunque struemento disponibile.

5- Unanimità e contagio – Scene trionfali, applausi, immagini di gloria e vittoria, l’esaltazione positiva degli aspetti proposti politicamente, permettono di rendere l’immagine vincente.

Queste 5 regole fondamentali della propaganda sono facilmente riscontrabili nell’ottima analisi, esposta in una puntata speciale, di Piazza Pulita dal titolo “Stato islamico, la nascita di un format” -un’attenta analisi del format della propaganda jihadista.

E’ evidente che il tema è molto più complesso, e che in questa sede si ritiene opportuno astenersi dalle valutazioni socio-politiche. La propaganda resta però uno strumento utilizzato dall’ISIS per espandersi e rafforzarsi. Sul piano della comunicazione, resti ben inteso, scindendo completamente dalle scelte strategiche e dall’autorevolezza delle istituzioni nazionali ed internazionali, come erodere il consenso di questo gruppo terroristico con cellule sparse ovunque ?

Limitare l’impatto comunicativo – Nella guerra che si sta affrontando il profilo psicologico è molto rilevante, al di la delle presunte droghe assunte dai terroristi, è evidente che solo un profilo malato possa muovere una persona a farsi saltare in aria. Video diffusi ovunque, speciali tv, radio e giornali, alimentano l’ego malato di persone in via di compiere il “gesto estremo”. La conta dei morti, il momento di gloria del terrorista, l’essersi reso martire in nome di Allah, sono benzina sul fuoco narcisista di tali soggetti.  propaganda contrariaBannare i profili sui social, interrompere la capacità trasmissiva dei messaggi nella rete è un dovere delle istituzioni oltre che una soluzione più facile (tecnicamente) di quanto si possa pensare, evitare gli speciali un po meno.

Carota e carota – Resti ancora ben inteso, solo comunicativamente parlando, deve passare il messaggio che l’odiato occidente ti premia, non ti emargina, ti da una possibilità di riscatto, di vita in libertà. Comunicare odio, repulsione, rabbia, voglia di rivincita sviluppa una reazione emotiva uguale e contraria.

Campagna di coinvolgimento comunità islamica – Diciamoci la verità, la comunità islamica ha fatto ben poco; è ora di comunicare in maniera massiccia e coinvolgente a tutta la popolazione islamica che è tempo di dichiarare la sua totale estraneità al concetto di guerra santa, scomunicando, emarginando le frange più estreme. Insomma, una contro-propaganda.

 

Insomma, questa è una guerra che va combattuta con armi diverse, una fra tutte l’intelligenza. Guarda qui la puntata del TG LEONARDO in cui si riassume la necessità dell’impiego di risorse intellettuali nella guerra al terrorismo.

 

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