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Perché rivolgersi a professionisti del marketing e della comunicazione.

Quali differenze tra professionisti del marketing ed improvvisati? Ve lo spieghiamo subito.

Sebbene la differenza tra un professionista ed un improvvisato possa essere colta rapidamente, spesso  viene intesa astrattamente davanti ad una differenza di costi. Si tende a credere che un sito realizzato a 100 euro possa essere la scelta giusta rispetto ad un altro che da 500 euro. C’è di più, il sito potrebbe non essere lo strumento giusto per i vostri obbiettivi.

Ci sono 5 considerazioni che dovete tenere a mente:

  1. Un sito internet è come una macchina. Il prezzo base per un auto 1200 benzina, senza alcun accessorio, nessun optional e nessuna copertura assicurativa può essere di 9.000 euro. Se dello stesso modello si acquista la versione 1800 diesel, full optional super accessoriata e con copertura assicurativa, si può anche arrivare a pagarla il doppio. Quale è la differenza? Mi sembra ovvio. Il costo base di un sito deve andare a remunerare il costo fisso affrontato (acquisto di dominio e hosting) , del layout e del tempo impiegato per realizzarlo e metterlo su strada (on line). Ricorda, gli optional di un sito possono fare la differenza: multilingue, e-commerce, area blog, collegamento ai social, condivisione istantanea ed automatica, non sono costi, sono elementi di successo.
  2. Dei veri professionisti del marketing dovranno analizzare il vostro mercato e la vostra attività, redigere un piano strategico e di conseguenza proporvi strumenti, tempi, budget per raggiungere obbiettivi concreti. Prima di aprire pagine Facebook, siti internet e stampare volantini chiedetevi se dietro ci sia un’attenta analisi e soprattutto se gli strumenti proposti siano realmente opportuni per il raggiungimento dei vostri obbiettivi.
  3. Si, tuo cugino è su Facebook, ma non è detto che ne sappia circa l’utilizzo professionale a fini di marketing. I social network hanno due profili, quello personale e quello professionale. Il secondo risponde a delle logiche di targeting, geolocalizzazione, tassi di conversione, monitoraggio, creatività, cura e rispetto di parametri altamente professionali. Se le tue campagne non decollano, se tra i tuoi follower si insidia una folta comunità di extracomunitari o di troll, o ancora di profili falsi, chiedi a tuo cugino di risolverti il problema se non ci riesce fai un salto da noi professionisti del marketing.
  4. “tanto che ci vuole”. No, una grafica come un testo hanno bisogno di essere progettati e curati, altrimenti avrai sprecato tempo e denaro. Ricordati: non comunicare è impossibile, farlo bene è molto difficile.
  5. Andresti mai da un medico non laureato? Ti rivolgeresti mai ad un avvocato non iscritto all’albo? No, allora perché rivolgerti ad un improvvisato? Il successo della tua attività è vitale, affidati ai professionisti.
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Dieci motivi per cui Trump ha vinto.

Dieci motivi per cui Trump ha vinto e nessuno se ne dovrebbe lamentare.

L’argomento della settimana non può che essere la vittoria di Trump: proviamo a scoprire i dieci motivi per cui Trump ha vinto nonostante avesse tutti contro, anche quelli del suo partito.

  1. In America gli elettori sono circa 220 milioni. Solo il 57% è andato a votare. Sapete chi non è andato a votare ? La fascia di età tra i 22 e i 30 anni (ben il 59%) cioè gli stessi che oggi scendono in piazza contro Trump.
  2. La globalizzazione, un tempo contestata dalla sinistra e dagli anarchici, oggi dalle destre, (c’è qualcosa che non torna) ha creato nuove dimensioni economiche. Le caratteristiche sociali e culturali sono cambiate e nessuno in politica sembra essersene accorto. L’iper-connettività e le tecnologie hanno dato luogo a nuove forme di partecipazione dal basso. Questo è positivo ma non sempre opportuno e bisognerebbe essere più attenti a queste dinamiche per non esserne travolti.
  3. Il caso Brexit dovrebbe fare scuola, ma come sostenuto nel punto 2 nessun politico sembra essersene reso conto. Il tanto discusso establishment, composto da uomini e donne di potere che mantengono gli equilibri tra il popolo e i centri di potere, è sotto attacco. Cambiare davvero è l’unica via d’uscita.
  4. Il popolo vota il suo Presidente, il Presidente non vota il suo popolo. Chi vede in Trump la causa di tutti i mali è lo stesso che lo ha spinto a vincere. Trump, come qualsiasi decisione uscita dalle urne in maniera democratica, è la conseguenza, non la causa.
  5. I telegiornali, giornali, radio, opinion leader, artisti, intellettuali, hanno attaccato Trump. Lo hanno reso un soggetto debole, un soggetto “solo contro tutti” per questo da aiutare. Se sei disperato, disoccupato, incolto, impigrito, e vedi che tra due persone una è supportata da star, popstar, milionari, attori, e l’altro è supportato da paperino, pluto e pippo, da che parte ti schieri?dieci motivi per cui trump ha vinto
  6. Obama primo Presidente nero sarà succeduto da un bianco che raccoglie voti dei razzisti. Eppure sembra non esserci una relazione logica. Con Obama al potere c’è stata l’escalation del razzismo in USA. Ogni giorno sono state diffuse notizie di maltrattamenti della polizia nei confronti dei neri. In America, tranne per una percentuale di invasati da manicomio, il colore della pelle non si associa ad uno status sociale-economico (mentalità salviniana tanto per capirsi). Che Obama fosse nero negli USA ha solo rappresentato una prima assoluta, nulla più.
  7. “Trump ha parlato alla pancia degli elettori” si dirà. Ma se è vero come è vero che Obama è stato un grande Presidente, la pancia non dovrebbe essere sazia? No, perché in realtà Obama è stato un signor Presidente solo nella comunicazione. La riforma Obamacare ha allargato le tutele sanitarie ma alzato i costi della sanità (già insostenibili per molti). Da non dimenticare che la disoccupazione negli USA è sotto al 5% grazie ad Obama, e questo è un miglioramento quantitativo. L’aspetto qualitativo invece vede: aumento della povertà, perdita del potere d’acquisto e progressivo abbattimento dei diritti dei lavoratori. Nei numeri si legge più occupazione, nei fatti si legge peggiore occupazione. Questo deriva dal Jobs Act di Obama, già… vi ricorda qualcosa ? Più posti di lavoro per poche ore e per pochi spicci, vengono chiamati MCjob, gonfiano i numeri, svuotano le tasche.
  8. I sondaggisti si devono arrendere ad una realtà: la desiderabilità sociale. L’intervistato è mosso dal rispondere in base a ciò che lo mette meno in imbarazzo rispetto all’opinione pubblica prevalente. Come per Berlusconi, per Trump i cittadini intervistati non hanno avuto piacere a mettersi in una posizione recepita come imbarazzante; sfuggendo, eludendo e non rispondendo realmente alla loro intenzione di voto. Da qui il famoso “io non l’ho votato” che nel segreto delle urne si trasforma.
  9. Dopo le famiglie Kennedy, Bush e la possibile staffetta Obama con Michelle 2020, gli americani non vedevano l’ora di interrompere le tradizioni familiari con un nome slegato da questa concezione assurda che la più grande potenza mondiale non dovrebbe neanche contemplare.
  10. Contro Trump c’era la Clinton.
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Passato, presente, futuro.

Passato, presente, futuro di Siculella e Associati. Prospettive e capisaldi.

E’ iniziato tutto tre anni fa, quando prese corpo l’idea di realizzare un network di professionisti nel campo del marketing e della comunicazione d’impresa. Un sito che mettesse in collegamento delle competenze utili per garantire un servizio completo alle imprese. La passione personale per turismo e politica mi portarono a considerare la specializzazione in questi campi della comunicazione, il resto venne da se. Il prezioso consiglio di amici, parenti e compagni di vita: Playnplace prima, Asmaco dopo, infine decido di investire tutto su me stesso e sul mio nome. Nasce questo sito e il brand AS marketing & comunicazione. L’obbiettivo è chiaro, la difficoltà tanta, il percorso lungo.

passato,presente,futuroRealizzarsi è sempre un’impresa, figuriamoci realizzare un’impresa. Inizio ad utilizzare le competenze acquisite in anni di formazione, implemento strumenti 2.0 per la diffusione del brand, ma soprattutto mi affido al passaparola diretto. Inizio così a lavoricchiare, spesso rimettendoci. Stimoli, sostegni e supporti arrivano. Chi mi mette alla prova, chi ci prova.
Devo ringraziare Giorgio Bartolucci, Alessandro Bernabucci, Stefano Di Leo, Vincenzo Tognoni per la loro fiducia e per l’avermi dato credito e modo di sperimentarmi. Capisco di essere ancora a nulla, la mancanza di un “maestro di bottega” è una grave carenza. Non demordo, grazie all’entusiasmo e al sostegno di chi mi è vicino, alla mia voglia di progettare un futuro sempre migliore, trovo la strada giusta. Investo nel SEO e posiziono il mio sito in coerenza con i miei obbiettivi ed iniziano ad arrivare i primi clienti. Consulenza gratuita e piani operativi a basso impatto economico e con grandi risultati. E’ così che prendo il decollo, aumentano i lavori, il fatturato, le soddisfazioni.

L’idea è questa: fornire un servizio completo di marketing, dall’analisi all’operatività, con la gestione di tutte le leve (prodotto/servizio, prezzo, distribuzione, comunicazione) a prezzi fattibili e con risultati tangibili.

I prezzi bassi sono dati dalla mancanza di costi fissi, la qualità è data dall’affiancamento di più professionisti. Insomma un’agenzia senza gli oneri di un’agenzia. Inizio ad operare su tutto il territorio nazionale, concentrato su Roma, Milano e Lecce. Cresco e progetto il futuro. Avendo conosciuto il mercato del lavoro dall’altra parte della staccionata, non intendo modificare la mia visione:

  • si lavora per vivere, non il contrario.
  • lavorare poco e bene è meglio che lavorare tanto e male.
  • lavorare meno, lavorare tutti.

E’ arrivato il momento di puntare in alto, ancora una volta. Aumentare la qualità del servizio reso, unendo ulteriori competenze, specializzandosi nel settore. Nasce l’idea di realizzare un’unica, grande e vera agenzia di marketing e comunicazione integrata. Un sodalizio con una società avviata e conosciuta dal 2008. Accolta la proposta di fondere le due realtà sotto un unico brand di cui presto avrete notizia.

Nascerà una grande realtà, frutto di impegno, passione, professionalità ed un’ottica lavorativa innovativa. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto nel tempo, dato fiducia, messo alla prova. Al contempo ringrazio tutti quelli che hanno remato contro, che non ci hanno creduto, che hanno cestinato il mio CV, sfruttato e mal pagato. Grazie a loro ho una concezione del lavoro che rappresenta la differenza più evidente tra le realtà che dominavano il mercato e quella che sta per nascere e che presto lo rivoluzionerà.

 

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Hashtag cos’è e come si usa

Hashtag cos’è e come si usa: vi siete mai chiesti perchè riempiamo di # i nostri post?

Hashtag cos’è e come si usa: guida breve per capirne qualcosa in più. I nostri post, la nostra quotidianità, è stravolta dalla presenza di un simbolo pervasivo, il famoso cancelletto . ” Quanto siamo #belle #noi al #mare a #prendere il #sole ! #Estate2016cisiamo “. Vi saranno capitati post del genere, bene, non servono a nulla.

Grazie a questo simbolo -#-  si può trasformare qualsiasi parola in hashtag . In poche parole, un hashtag è una tag, cioè un’etichetta, che serve a categorizzare un argomento. Nato con Twitter, l’hashtag è stato uno strumento algoritmico apprezzato e replicato su gran parte dei social più diffusi: Google+ , Facebook e Instagram.

Approfondiamo: Hashtag cos’è e come si usa .

  •  Su Twitter ogni hashtag è visibile a chiunque, non solo ai follower. Quindi attenzione all’utilizzo che ne fate, lhashtag cos'è e come si usa‘hashtag rimarrà per sempre.
  • I 140 caratteri di Twitter impongono la massima sintesi, ecco perchè l’utilizzo di hashtag è necessario, ma non esagerate.
  • Su Facebook gli hashtag non saranno visibili se non tramite post pubblici. Basta controllare nella privacy se avete l’impostazione “solo amici” o “privato”, gli hashtag rimarranno in questa cerchia.
  • Facebook ha introdotto nel 2013 il per creare l’area topic ma soprattutto per rafforzare l’integrazione di altri social. Infatti se pubblichiamo una foto su Instagram , o un tweet con account collegato a Facebook, avremo sul social di Zuckerberg la possibilità di cliccare sugli hashtag provenienti da altri social.
  • Su Facebook l’utilizzo di più hashtag influisce negativamente sulla qualità del post. Il sito http://www.socialbakers.com/ ha analizzato un campione di post con o senza hashtag ed il risultato sembra avvantaggiare chi ne usa pochi o nessuno.

Scrivendo un post “hashtag cos’è e come si usa” , mi preoccuperò di diffonderlo sui social. Allora vediamo insieme come usare un # nel migliore dei modi.

Su Pagina Facebook 

” #socialmedia : Vi siete mai chiesti perchè usiamo gli hashtag e a cosa servono ? E ancora, è giusto usarli su Facebook ? (link) ” CORRETTO !

” Vi siete mai chiesti perchè usiamo gli #hashtag e a cosa servono ? E ancora, è giusto usarli su #Facebook ? #web #socialmedia #digitalmarketing (link) “ERRATO!

Su Twitter

” #socialmedia #marketing cosa sono e come si usano al meglio gli #hashtag (link) ” CORRETTO!

” #socialmedia #marketing #cosa #sono e #come si #usano gli #hashtag (link) ” ERRATO

Su Instagram 

Il discorso qui è ben diverso. Gli hashtag servono tantissimo, i link non sono inseribili nei post ( a meno che non si stia pubblicando un post sponsorizzato ) ed infine il livello di engagement della foto è ben superiore alla forma scritta, quindi meglio impegnarsi sullo scatto 😉

Per concludere il tema Hashtag cos’è e come si usa , è importante ricordare che:

  1. Lo spazio conclude un # , quindi se si vuole dare continuità a più parole meglio usare l’alternarsi di maiuscole ad inizio parola. Ad esempio, in questo momento #diamolavoroalleambizioni è un trend topic, grazie alle inserzioni a pagamento. Sarebbe stato più leggibile un #DiamoLavoroAlleAmbizioni
  2. Non può essere utilizzata alcuna punteggiatura.
  3. Più è specifico un # più successo avrà il tuo post.

In ultimo. Se avete collegato i vostri social, in virtù dei 140 caratteri di Twitter, se avete hashtag rilevanti da inserire, metteteli all’inizio del post. Vi consiglio infine di non andare oltre i 3 hashtag per post. 😉

 

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Il ruolo del consulente politico nell’evoluzione da Séguéla ai guru del web, come cambia la ricerca del consenso.

Il consulente politico: dalla comunicazione politica al marketing elettorale.

Il ruolo del consulente politico è notevolmente cambiato nel corso degli anni. Tecniche di comunicazione politica, marketing, managerialità e professionalità nella gestione delle comunicazioni dei partiti, sono di recente affermazione. Jacques Séguéla celebre pubblicitario le cui teorie e strategie si sono espresse nella comunicazione politica già nel 1992, mentre ancora in Italia la politica parlava un linguaggio poco commerciale e incline ai vecchi standard propagandistici, scriveva una vera e propria bibbia della comunicazione in politica.“Eltsin lava più bianco” racconta “l’immagine dell’uomo politico in dieci comandamenti”. Dopo aver incontrato il leader del partito socialista Mitterrand e seguito svariate campagne nell’est europeo dopo la caduta dell’unione sovietica, Séguéla propone un modello nuovo per la comunicazione politica, un modello che ad oggi appare ancora molto valido e che consegnerà alla Francia e al mondo intero il “mago delle elezioni”.

I dieci comandamenti sono:

  • Nutri la tua leggenda
  • Fuggi la precipitazione
  • Sii psicologo, non politico
  • Diffida degli intermediari
  • Fomenta il pettegolezzo: vale qualsiasi pubblicità
  • Sii il destino del tuo Paese
  • Sii un uomo, non un’ideologia
  • Impara a diventare star
  • Prometti la speranza, non un programma
  • Diventa ciò che sei

Appare evidente che il consulente politico, leggendo questi comandamenti di più di venti anni fa che sembrano mostrare le principali figure e cariche politiche del mondo, debba avere dei capi saldi nello svolgere le proprie attività di comunicazione.

consulente politico Anna Maria Testa, parlando di pubblicità e propaganda, sottolinea come nella comunicazione politica delle democrazie contemporanee “i toni imperativi tendono a cancellarsi, sostituiti da argomenti di carattere più seduttivo”. La propaganda quindi, dalla forma più tradizionale, intraprende la via della comunicazione politica, che tiene conto di uno stile che si avvicina sempre di più ai toni pubblicitari.

Questa evoluzione si è verificata per il cambio del contesto; l’evoluzione degli strumenti, la crescita delle ICT, l’aumento esponenziale di opinioni maggiormente formate culturalmente e socialmente coscienti, sono tra i motivi che hanno portato la propaganda ad evolversi.

La televisione, il web , una nuova retorica basata sulle emozioni, il passaggio dall’ottica della paura a quella della positività e speranza, dal nemico unico all’amico preferito, dai toni imperativi del “tu devi” a “noi possiamo”.Lo scenario in Italia cambia con l’arrivo di Silvio Berlusconi in politica, l’imprenditore della tv commerciale italiana,che in virtù dei cambiamenti sopra descritti, seppe parlare con un nuovo linguaggio agli italiani. Dal 1994 inizia una nuova era per la comunicazione politica. A modificare notevolmente il mercato dell’offerta televisiva italiana, negli anni ’90 è Mediaset. Azienda facente parte della famiglia Fininvest, inaugura le sue reti nel 1993 e da il via ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’informazione. Nasce il più aggiornato concetto di consulente politico.

Per la prima volta, la spettacolarizzazione delle notizie, l’informazione più allineata ai modelli americani, i format più utilizzati nell’ambito commerciale, invadono le famiglie italiane, che cambieranno modo di informarsi ed intrattenersi. Tutta l’informazione si allinea su standard commerciali. Messaggi veloci, toni scelti, parole chiave, elenchi puntati, video e grafiche semplici e coinvolgenti, spot da trenta secondi: la comunicazione politica ,come tutti gli ambiti in cui la comunicazione si applica,  cambia volto. La tv diventa elemento centrale per informazione e intrattenimento, le case italiane iniziano a conformarsi intorno allo schermo, disponendo tavole, divani, poltrone, intorno ad esso.

Negli stessi anni, esattamente nel 1991, presso il CERN di Ginevra, dal protocollo http nasce il linguaggio del web. Il primo browser, che renderà internet accessibile e noto a tutti sarà “mosaic” nel 1993.Un momento storico destinato a cambiare la vita di miliardi di persone nel mondo. Gli anni ’90 vedono un progresso continuo ed incessante, i contenuti si iniziano a pubblicare e scambiare nelle chat e nei forum.

consulente politico

Gli anni 2000 sono gli anni di internet. Web e internet diventano concettualmente una cosa sola. Il consulente politico deve aggiornarsi e orientarsi al web. Nascono i colossi della rete, i messaggi diventano contenuti, la comunicazione politica si trasforma ma prima di essa il mondo delle imprese inizia a capire la portata della rivoluzione che sta avvenendo, i format cambiano, la rete diventa un nuovo luogo di condivisione. La politica, ben distante dall’essere un campo innovativo, resta a guardare, non comprendendo il cambiamento in atto, invece di governarne le pratiche ne rimarrà travolta.  Nascono e si evolvono nuovi sistemi di accesso, dal 2008 in poi conosceremo il termine “banda larga”, tecnologie per un accesso sempre più rapido alla rete. Da qui a poco la comunicazione politica scoprirà l’impatto della rete e dei social network.

2007: inizio della crisi economica negli Stati Uniti, parte tutto dal settore immobiliare e la bolla dei subprime. Falliscono i primi colossi del credito, con ripercussioni in tutto il globo. Il sistema capitalistico sembra vacillare, il rapporto debito-credito tiene in scacco popolazioni e governanti. Nascono movimenti di protesta contro una classe politica e dirigenziale accusata di essere quel 20% del pianeta che possiede l’80% delle risorse o comunque di fare cattiva amministrazione e di favorirne la mancata distribuzione a vantaggio di speculatori e lobbisti. I politici in grave calo di consenso subiscono il peso dei social network. La rete si dimostra un aggregatore eccezionale per i movimenti di protesta. Da Occupy Wall Street agli indignati spagnoli, passando per il popolo viola italiano e i gruppi estremisti di mezza Europa, vengono tutti accomunati dalla capacità di fare network. Si riempiono i blog, ci si incontra su facebook, si rilancia l’ultima ora su twitter e nel giro di breve tempo le piazze, quelle reali, sono stracolme.consulente politico In Italia inizia il V-day ,(8 settembre 2007) dapprima una giornata di mobilitazione per una proposta di legge d’iniziativa popolare che si propone di cambiare i requisiti di candidabilità ed eleggibilità, (“no condannati in parlamento”) abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e numero massimo di mandati. I partiti tradizionali, quelli definibili della seconda repubblica, sono spiazzati.

consulente politicoIl consulente politico in questi anni in Italia non sembra essere aggiornato, formato e attento alle nuove dinamiche. Il mancato presidio dei social network e la scarsa propensione alle ICT da parte della politica, crea uno spazio virtuale sgombro da qualsiasi controllo. Le prime strategie di comunicazione in tal senso, da parte della classe politica, riguardano le attività dei vari uffici stampa che rilasciano comunicati dove si parla di “deriva populista” ed una esile campagna di immagine che ci permetterà di vedere alcuni politici alle prese con delle passerelle televisive muniti di tablet e smartphone. Il marketing in politica ormai è realtà ma si è soffermato a recuperare il tempo perso, con strategie di naming, branding, riposizionamento, targeting e tutte le basi su cui la politica arrivò in ritardo. La comunicazione politica viaggia verso il marketing politico-elettorale che secondo Bongrand è “un insieme di tecniche che tendono a favorire l’adeguamento di un candidato al suo elettorato potenziale, farlo conoscere, creare la differenza con i concorrenti e ottimizzare il numero di suffragi che occorre guadagnare nel corso della campagna”. E’ ora, è questo il tempo del marketing in politica? Non più, non solo. Come cambierà la comunicazione politica da qui ai prossimi anni? Viviamo quello che può essere definito la fase 2.0, il marketing trasformato da transazionale a relazionale o addirittura come molti sostengono siamo già nell’era del 3.0, dello storytelling, del marketing emozionale.

Potrebbe non essere questo il tempo, il luogo, per definire che tempo e luogo viviamo e cosa serva fare per migliorare la nostra vita ma un’idea io l’avrei: marketing 4.0.

Ti stai candidando in una competizione politica elettorale? Il tuo partito-movimento ha bisogno di un consulente strategico che segua tutti gli aspetti della comunicazione e della strategia politico-elettorale? Ti lascio i miei contatti CLICCA QUI E CONTATTAMI

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