Archivio degli autori Alberto Siculella

Natale 2015, 5 motivi per cui è bello non credere a Babbo Natale.

Natale 2015 : noi alle favole degli altri non ci crediamo.

 

Natale si avvicina, arrivano le giornate in famiglia, le chiese straripanti, i centri delle città e le case addobbate a festa. Code in autostrada e ai supermercati. Cucine accese h 24 e panico da regalo non fatto. Il Natale è un momento importante per chiunque, al di la del credo; si festeggia qualcosa di profondo, qualcosa che permette di scambiarsi un dono, un sorriso, un incontro.  Il Natale da qualunque prospettiva lo si veda è una giornata speciale, unica, lo è ancor di più se non credi al Babbo.

Ci sono delle buone ragioni per cui non crederci può renderti più felice :

1- Se non esiste lui, i doni te li fa qualcuno in carne ed ossa. Sapere che qualcuno ti abbia pensato, solo per un augurio, per una cartolina o per un cesto di prodotti tipici, ti regala una gioia unica.

2-Se non credi al Babbo devi credere nelle persone, dicevo, grazie ad ognuno di noi si concretizza lo spirito natalizio, il clima, il calore familiare, il sorriso di un bambino, lo sguardo dolce del proprio partner, l’abbraccio di un amico, familiare e parente.

3- Non credere a Babbo Natale significa sapere che a rendere una giornata unica non è lui, ma chi ti ama, chi ti pensa e se ci riesce un giorno lo può fare tutto l’anno; sapere che il Babbo non esiste aumenta l’autostima, perchè con il tuo tempo, con il tuo affetto e con i tuoi sacrifici, ti sei permesso di regalare gioia a chi ti sta vicino.

4- perchè di questi tempi se ti entra in casa un vecchio, rosso, con le gote da alcolizzato, potresti spararlo in nome della legittima difesa, tranquillo non esiste, rilassati.

5- Sin da piccolo dovrebbero spiegarti che Babbo Natale non esiste perchè è grazie ai propri genitori, amici e parenti, al loro pensiero, al loro sforzo, al loro amore, tu nasci, cresci e già questo è un dono che nessun Babbo Natale ti può regalare.

Dal 23 al 27 dicembre siamo chiusi perchè a Babbo Natale non crediamo e ai regali ed a passare del tempo con i nostri cari, con le nostre famiglie, non mandiamo avanti nessuno, ci pensiamo noi.

Natale

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Comunicazione politica : le origini e la propaganda.

Estratto da ‘ Marketing 2.0 e social media, nuovi strumenti e strategie per il consenso politico’ di Alberto Siculella.

Comunicazione politica: dalle origini alla propaganda, i primi passi del comunicare per avere consenso.

 

Comunicazione politica concettualmente nasce con l’idea stessa di politica, comunicare significa fare politica, fare politica significa comunicare. Dall’età greca, nella quale si colloca la nascita del concetto di politica, derivante dal termine πόλις, città, assistiamo nel corso dei secoli ad un continuo sviluppo in parallelo dei concetti di politica e comunicazione. Indissolubilmente legata da un rapporto interdipendente, la comunicazione è l’anima della politica, con essa si coltivano relazioni istituzionali, si fondano le basi per il coinvolgimento della cittadinanza e si cerca il voto, dunque il consenso, tradotto in scelta, nomina, elezione.comunicazione politica I greci, per i quali la politica doveva essere e rappresentare la soluzione alla gestione delle città, già discutevano sulle armi di “persuasione” capaci di attirare il consenso, per assegnare, agli eletti, il potere di legiferare, amministrare e governare la collettività.Fu Aristotele il primo a scrivere di “retorica” nella sua opera ad essa dedicata. Retorica intesa come capacità di persuadere l’uditore. Opera, quella di Aristotele, che segna un percorso di studi, lungo, intenso, che proporrà un’evoluzione incessante e vedrà nel lavoro del filosofo greco, discepolo di Platone, la base più importante degli studi di comunicazione, associati al consenso politico.

La cultura greca e quella romana entrano in contatto nel primo secolo a.C. influenzandosi a vicenda. La retorica si modella su nuove basi e concezioni; le piazze, il contatto diretto e nuovi modelli di gestione della “cosa pubblica” inducono a concentrarsi sull’oratoria, cioè l’arte del parlare in pubblico. Valida per il “cursus honorum” l’oratoria latina, di cui uno dei maggiori esponenti fu Marco Tullio Cicerone, venne politicamente messa alla prova, nei discorsi pronunciati presso il Senato. Cicerone oltre a sostenere che la comunicazione debba: probare, delectare, flectere, fu il primo ad utilizzare la tecnica associativa, cioè procedere nell’orazione, associando agli argomenti un luogo che conosceva, in modo da scomporre in modo ordinato i temi, ricordarli ed enunciarli in maniera sistematica tenendo a memoria l’intero discorso.

Per tutto il medioevo nel rapporto tra politica e comunicazione subentra una variabile non da poco: la Chiesa. Appare dunque fondamentale considerare l’operato politico come filo diretto con il volere di Dio, la comunicazione vincente è quella che fa appello a quest’ultimo. Superando il medioevo appare una frattura evidenziata da Machiavelli, la cui opera di straordinaria portata storica e sociale, “il Principe”, slega l’operato politico da una visione divina.“Auctoritas, non veritas, facit legem, veritas non auctoritas facit jus” espressione de “Il Leviatano” di Thomas Hobbes, esprime il concetto per cui esiste una ragione di Stato, esiste un’autorità prevalente che fa le leggi in nome della stessa autorità.

Arrivando ai tempi più recenti, il dibattito ottocentesco si polarizza su due versanti ben diversi: la visione liberale e quella socialista. Di questo periodo sono eccelsi elaborati come “Ricchezza delle nazioni” di Adam Smith e “l’individuo e lo Stato” di Spencer. Le forme di governo, gli schemi macro economici, i sistemi sovranazionali iniziano ad avere concretezza in un contesto molto dinamico e ricco di svolte epocali, come le rivoluzioni industriali, che ci portano nel ‘900. In questo secolo la politica, segnata dalla ricerca ossessiva della realizzazione di nazionalismi, adotta una comunicazione basata sulla propaganda di regime. Mimica e toni solenni, parole scandite e semplici, oratore posizionato in alto rispetto alle folle e parole chiave all’insegna dell’appartenenza nazionale, che tocca le corde del patriottismo e del riguardo verso lo Stato.

Dopo questo excursus storico, possiamo sostenere che la politica, mediante le arti oratorie, ha sempre visto nella comunicazione la possibilità di attirare il consenso, valido per governare. Ciò si traduce più facilmente con il termine propaganda, che Treccani spiega essere: “ azione che tende a influire sull’opinione pubblica e i mezzi con cui viene svolta (…) al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto”. Viene spiegato in oltre che la propaganda “ utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali e accesso ai mezzi di comunicazione, specialmente ai mass media”.E’ dunque chiaro che la comunicazione, dalle forme di pubblicità commerciale, alla propaganda, passando per la comunicazione politica e tutte le altre forme di comunicazione, serva per tanti scopi.

comunicazione politicaQuando l’obiettivo è il consenso, ad acquistare tanto quanto a votare, la comunicazione è di tipo persuasivo.

La comunicazione politica in tal senso può essere osservata già nei suoi primi passi tramite il concetto di propaganda.

Nel 1950, Jean-Marie Domenach, scrive il testo “La propaganda politica”, nel quale, in poco più di cento pagine, oltre a trattare degli esempi, elenca delle regole generali, che appaiono più attuali che mai:

 

  • Regola di semplificazione e nemico unico
  • Regola dell’esagerazione e della deformazione
  • Regola dell’orchestrazione
  • Regola della trasfusione
  •  Regola di unanimità e contagio

 

Il giornalista francese ci consegna dunque una propaganda basata su una comunicazione semplice, definita in pochi punti con un nemico unico, per far si che ci sia sempre un duello, una partita tra una parte a cui ci si aggrappa e l’altra che si odia. Una notizia esagerata entra più facilmente nella mente delle persone, la sua deformazione quindi la possibilità di offrire una realtà distorta non è un rischio ma un’opportunità. L’orchestrazione invece è un processo che si basa sulla ripetizione continua e sul coinvolgimento intorno a questa ripetizione di tutti gli attori coinvolgibili. A tal proposito, Joseph Goebbels, ministro della propaganda del terzo reich, scrisse “La Chiesa cattolica resiste perché ripete le stesse cose da duemila anni. Lo Stato nazionalsocialista dovrà fare altrettanto”. Il concetto di trasfusione poi, segue la regola per cui non si possa fare propaganda, costruire un percorso, dare valore alla propria tesi partendo dal nulla. Infine unanimità e contagio sono regole complementari, secondo le quali, dare l’impressione di unanimità rende ulteriormente estendibile per contagio l’opinione.

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Barcellona-Roma ed il risultato che rende lo sport ancora più virale

L’effetto virale sui social si scatena sui temi di grande diffusione, lo sport è uno di questi.

Barcellona-Roma la partita di martedì 24 novembre valida per la fase a gironi di Champions League era, come tutti gli eventi sportivi di portata continentale, uno dei topic sui social.

Il roboante risultato di 6 a 1 in favore della squadra di casa ha reso ancora più potente l’effetto virale,  propagatosi con molta ironia sulla rete.

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L’ironia, l’umorismo, sono un elemento per rendere virale un contenuto, che esso sia un post, una semplice foto, un video o qualsiasi altro documento. L’ironia riesce a suscitare un effetto gradevole che sollecita la condivisione e il consenso da parte degli utenti, anche dalla parte “lesa”.

Cosa rende virale un contenuto? Ecco qui 5 modi per rendere più virale il tuo sforzo online.

1- Umorismo– Il caso Barcellona Roma è sufficientemente esplicativo. Anche con i temi più difficili, vedi la situazione attuale del terrorismo dell’ISIS, l’uomirsmo è sempre gradito. Attenzione però a non sconfinare in sarcasmo macabro o in forzature che potrebbero tornarti contro.

2- Temi condivisi– Il calcio, un programma tv, una seria, un film, un evento, o una data condivisa (festività, giornata dedicata) sono sempre di dominio molto esteso, dire la propria su questi temi, in maniera coerente con il proprio brand, proporre una visione originale, svelare curiosità e informazioni specifiche, permette al tuo contenuto una più agevole diffusione virale.

3- Nostalgia e ricordi– Le generazioni vengono aggregate da un ricordo che dal passato emerge e si fa presente. Gli esempi di “classe ’70”, “generazione ’80”, “quelli nati negli anni ’90”, sono un evidente campo di applicazione. Sollecitare ricordi di un passato che manca appare essere una leva molto importante nei settori più disparati come la politica finendo al food, esempio supremo il grande successo di Algida con Winner Taco

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4- Diritti umani e civiltà – Mai forzare la mano, sono temi delicati ma di grande impatto. Usare coerenza e rispetto per diffondere valori condivisibili e possibilmente in continuità con un pensiero che si intende rendere di dominio pubblico.

5- Autenticità e originalità – Il copia ed incolla spesso viene penalizzato, la capacità di postare documenti autentici e originali premia sempre, nonostante sia difficile, provarci è doveroso.

Io ho trovato ottimo il post qui linkato, e tu hai consigli utili per rendere i contenuti virali? Benvenuto

 

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Propaganda: Isis e comunicazione, la guerra passa anche da qui.

La propaganda jihadista e la comunicazione politica dell’ISIS

propaganda jihadistaLa propaganda jihadista è il cuore di una guerra che si può vincere solo con l’intelligenza. Un esercito iper frammentato in piccolissime cellule, tenute vive qui e lì da finanziamenti illeciti, coordinate da un network di cui ormai si conoscono i dettagliNel corso degli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere la parola ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), la sua nascita si deve storicamente all’invasione americana dell’Iraq. L’ISIS infatti nasce come movimento di opposizione all’occupazione americana ed al governo sciita sostenuto dagli stessi USA. Nel corso del tempo, per vicende politiche e militari che non riguardano gli obbiettivi di questo post, il gruppo iracheno interviene in Siria nella guerra civile. Questa premessa ci aiuta a capire qualcosa in più circa la formazione, l’alba del fenomeno ISIS di cui oggi noi tutti drammaticamente sentiamo parlare, e che probabilmente conosciamo troppo poco. Per approfondire ritengo abbastanza adeguata e neutrale la pagina di Wikipedia dedicata all’ISIS . Analizzati i motivi, i modi della nascita del gruppo, la cui missione era opporsi all’invasione americana, scopriamo insieme come e quanto abbia inciso la propaganda jihadista nella diffusione dell’ISIS.

Molti consulenti politici vedono nella propaganda alcune regole fisse, le quali determinano le linee guida per la riuscita di un piano di comunicazione politica volta al consenso. L’ISIS evidenzia come la sua lotta al nemico americano, derivi da una profonda conoscenza del nemico stesso. Ne acquisisce informazioni, strumenti, risorse, nozioni, e spesso l’alunno supera il maestro.

La propaganda necessità di:

1- Nemico unico – L’America ed in essa si ritrovano tutte le sfumature legate al mondo occidentale (religione differente, capitalismo, tradizioni ecc.)

2- Venerazione del leader – in questo caso oltre ai fondatori si parla di una venerazione religiosa, nel nome di Allah tutto è lecito, nulla è escluso.

3- Bastone e carota – Chi si oppone alla venerazione del leader, chi non si schiera dalla parte “giusta”, viene punito senza pietà, chi abbraccia la mission del gruppo viene premiato, agevolato.

4- Orchestrazione – La comunicazione deve essere ripetitiva e ben gestita in tutti i suoi aspetti, poche parole chiave ripetute all’infinito, ed amplificate da tutti gli strumenti disponibili. Il ministro della propaganda del terzo reich, Joseph Paul Goebbels, che in quanto a comunicazione politica e propaganda evidentemente ne sapeva qualcosa, sosteneva che la Chiesa è in piedi da duemila anni perchè ripete da due millenni le stesse cose, ovunque e tramite qualunque struemento disponibile.

5- Unanimità e contagio – Scene trionfali, applausi, immagini di gloria e vittoria, l’esaltazione positiva degli aspetti proposti politicamente, permettono di rendere l’immagine vincente.

Queste 5 regole fondamentali della propaganda sono facilmente riscontrabili nell’ottima analisi, esposta in una puntata speciale, di Piazza Pulita dal titolo “Stato islamico, la nascita di un format” -un’attenta analisi del format della propaganda jihadista.

E’ evidente che il tema è molto più complesso, e che in questa sede si ritiene opportuno astenersi dalle valutazioni socio-politiche. La propaganda resta però uno strumento utilizzato dall’ISIS per espandersi e rafforzarsi. Sul piano della comunicazione, resti ben inteso, scindendo completamente dalle scelte strategiche e dall’autorevolezza delle istituzioni nazionali ed internazionali, come erodere il consenso di questo gruppo terroristico con cellule sparse ovunque ?

Limitare l’impatto comunicativo – Nella guerra che si sta affrontando il profilo psicologico è molto rilevante, al di la delle presunte droghe assunte dai terroristi, è evidente che solo un profilo malato possa muovere una persona a farsi saltare in aria. Video diffusi ovunque, speciali tv, radio e giornali, alimentano l’ego malato di persone in via di compiere il “gesto estremo”. La conta dei morti, il momento di gloria del terrorista, l’essersi reso martire in nome di Allah, sono benzina sul fuoco narcisista di tali soggetti.  propaganda contrariaBannare i profili sui social, interrompere la capacità trasmissiva dei messaggi nella rete è un dovere delle istituzioni oltre che una soluzione più facile (tecnicamente) di quanto si possa pensare, evitare gli speciali un po meno.

Carota e carota – Resti ancora ben inteso, solo comunicativamente parlando, deve passare il messaggio che l’odiato occidente ti premia, non ti emargina, ti da una possibilità di riscatto, di vita in libertà. Comunicare odio, repulsione, rabbia, voglia di rivincita sviluppa una reazione emotiva uguale e contraria.

Campagna di coinvolgimento comunità islamica – Diciamoci la verità, la comunità islamica ha fatto ben poco; è ora di comunicare in maniera massiccia e coinvolgente a tutta la popolazione islamica che è tempo di dichiarare la sua totale estraneità al concetto di guerra santa, scomunicando, emarginando le frange più estreme. Insomma, una contro-propaganda.

 

Insomma, questa è una guerra che va combattuta con armi diverse, una fra tutte l’intelligenza. Guarda qui la puntata del TG LEONARDO in cui si riassume la necessità dell’impiego di risorse intellettuali nella guerra al terrorismo.

 

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Total digital audience, quanti, chi e come hanno usato la rete a settembre.

Tratto da audiweb

Parlare di digital audience è importante per scoprire alcune dinamiche della rete.

Chi, come, quando e quanto ci si collega al web?

La digital audience nel mese di settembre è rappresentata da 28,8 milioni di utenti unici, il 52% degli italiani dai 2 anni in su, collegati complessivamente per 45 ore e 23 minutiper persona. Nel giorno medio sono stati 21,6 milioni gli utenti unici totali, online in media per 2 ore per persona.
L’audience di internet da dispositivi mobili (smartphone e tablet) è rappresentata da 20,7 milioni di utenti unici mensili, il 47% degli italiani tra i 18 e i 74 anni.

Nel giorno medio risultano online da mobile 17,5 milioni di utenti collegati per 1 ora e 47 minuti per persona.
La fruizione di internet da PC è rappresentata da 26,6 milioni di utenti nel mese, il 48,2% degli italiani dai 2 anni in su), e 12 milioni nel giorno medio online per 1 ora.

total_digital_audience_settembre2015

A settembre erano online nel giorno medio il 40,3% degli uomini (11 milioni di uomini dai 2 anni in su), il 37,7% delle donne (10,5 milioni) e oltre il 60% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, rispettivamente il 63% dei 18-24enni (2,7 milioni) e il 64,2% dei 25-34enni (4,5 milioni).

Erano online il 38,3% degli abitanti dell’area Nord Ovest (4,3 milioni), il 37,9% del Nord Est(2,8 milioni), il 33,4% del Centro (2,3 milioni) e il 31,6% dell’area Sud e Isole (5,6 milioni).

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L’utilità sociale dei social media

Social media : c’è un motivo in più per attivarsi in iniziative di impatto sociale.

I social media hanno cambiato l’impatto sociale delle iniziative pubbliche e private,  Expo 2015 si avvia alla conclusione, la manifestazione internazionale ha avuto come tema “nutrire il pianeta”. Un tema di grande valore sociale, veicolato come mai prima sui social media. Tante le iniziative, la più importante è stata sicuramente la redazione della carta di Milano , un documento con il quale ci si propone di agire con nuove politiche mirate allo sviluppo sostenibile e alla diffusione di strategie mirate a “nutrire il pianeta”, appunto.

Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Come al solito ciò che permette veramente di cambiare il mondo è la cittadinanza comune, l’iniziativa del singolo. Gesti piccoli, quasi insignificanti ma concreti.

Da qualche tempo a questa parte, una forma di comunicazione sociale è quella messa in atto dalle imprese che operano nel campo del food. Ristoranti, bar, alimentari, forni, sono impegnate  a diffondere una cultura volta ad evitare lo spreco in favore di banchetti sociali, dove acquistare a prezzi stracciati o addirittura regalare il cibo in avanzo per evitare di gettarlo.

Da questo punto di vista i social media sono un importante vetrina di comunicazione, con essi le singole iniziative diventano uno strumento di promozione di valori sociali e di diffusione di una cultura più responsabile. A volte per legge, come nel caso dei supermercati francesi, a volte per iniziativa di responsabilità sociale, assistiamo da qualche anno all’incremento di operazioni di grande impatto sociale, che assumono grande risonanza tramite i social media.

E’ così che in Spagna un ristorante offre il cibo in eccedenza, già pronto da portare via.

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Un’iniziativa che in Spagna è stata accolta nel migliore dei modi e che è valsa la diffusione virale del nome del ristorante. Iniziativa questa che si sta diffondendo in tutta Europa e in Italia, dove un forno del Salento mette a disposizione del pane per i più bisognosi .

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Sicuramente l’idea non schiva l’autopromozione ma davanti ad un’iniziativa sociale, con propositi così validi, certo non si può celebrare solo lo spirito pubblicitario dell’operazione che comunque appare evidente.

La comunicazione sociale d’impresa di fatto ha sempre la difficoltà di collocarsi in un limbo in cui la promozione di valori etici diventa un veicolo di promozione commerciale. I social media hanno permesso di ingigantirne la portata e di rendere un piccolo gesto, come quello di mettere a disposizione del cibo altrimenti da buttare, un’ azione virale e di grande impatto positivo per l’impresa.

Instagram, Facebook e Twitter vengono in questo caso utilizzate e in automatico rilanciate da utenti comuni come da testate locali e nazionali.

Non sono certamente le prime attività sociali e non saranno neanche le ultime ma sicuramente rappresentano ottime best practice da prendere ad esempio. A tal proposito un articolo della redazione di SkyTg24 raccoglieva alcune delle iniziative più rilevanti in un pezzo intitolato ” Cibo, quando il web aiuta a non sprecarlo “.

Ad essere critici ci si potrebbe chiede perchè anche senza i social quest’attività non sia spontanea e dovuta, ad essere ottimisti, invece,  meglio tardi che mai. In attesa che la carta di Milano, come tutte le iniziative governative, non aspettino campagne pubblicitarie o grandi eventi per parlarne ma dettino le linee guida, con regolamenti e leggi, per una gestione migliore del food e della sostenibilità nella produzione e nella diffusione degli alimenti.

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