Archivio degli autori Alberto Siculella

Social media management o cosa?

Social media management ? Attenti all’improvvisazione, scegli un professionista.

Il social media management cosa è e perchè distinguerlo dal concetto errato di social media marketing ? Il marketing è una materia molto complessa, nell’ultimo ventennio il suo concetto ha subito inflazionismi, abusi e storpiature. Quello che fu descritto da Kotler come un processo, appare sempre più associabile agli strumenti, ai contesti ed ai campi di applicazione.social media managementSpesso accade di sentire o vedere il termine marketing associato ad un prefisso o suffisso che si correla al settore o allo strumento che si utilizza. Nascono dunque le declinazioni più svariate, tra cui: ambush, buzz, direct, guerrilla, non convenzionale, tribal, virale, urban, neuro e geomarketing. Altre sono le varietà di marketing associate al settore, dove quindi, tra le tante, si rintracceranno le voci di marketing: immobiliare, fieristico, legale, turistico, territoriale ed enogastronomico. 

La parola marketing, deriva dall’inglese market (mercato) e la “ing-form” indica l’azione di “fare mercato”. Dalle numerose definizioni dell’AMA (american marketing association) nel 1985 si legge « Una funzione organizzativa ed un insieme di processi volti a creare, comunicare e trasmettere valore ai clienti, ed a gestire i rapporti con essi in modo che diano benefici all’impresa ed ai suoi portatori di interesse. »     social media management

L’evoluzione più significativa di tale definizione arriva nel 2013: “Il Marketing è l’attività, insieme di istituzioni e processi per creare, comunicare, offrire e scambiare le offerte che hanno valore per i clienti, partner e la società in generale”. social media managementLo stesso Kotler ha più volte sostenuto che si può parlare di marketing se c’è “l’individuazione e soddisfacimento dei bisogni umani e sociali”, definendolo in modo più completo come: “processo sociale attraverso il quale gli individui e i gruppi ottengono ciò di cui hanno bisogno attraverso la creazione, l’offerta e lo scambio di prodotti, di servizi e di valori.”Appare dunque legittimo sostenere che il marketing sia un processo. Questo processo si compone di una parte strategica ed una operativa. Queste due parti vedono svilupparsi nelle fasi di:

  • Analisi
  • Strategie e pianificazione
  • Operatività
  • Modifiche o implementazione
  • Monitoring

E’ necessario creare una linea di demarcazione tra il marketing e i presunti marketing. social media managementIl social media management non può essere definito tale se non risponde a quella complessità di scenario a cui il marketing risponde. I social media sono uno strumento di marketing, un’operatività delle attività di comunicazione e senza un piano di analisi, obiettivi chiari, individuazione di target e strategia restano tali. Ancora meno appropriato è l’uso del termine “facebook marketing”, concetto che riduce la complessità del marketing ad una mera funzione di advertising tramite un unico strumento social. Ben altre considerazioni possono essere fatte sulle applicazioni ed i settori. Fermo restando che non esiste marketing senza strategia,web marketing come marketing territoriale, sono concetti che facilitano l’individuazione del campo di applicazione e pertanto accettabili.

E’ più opportuno ritenere adeguate in assenza delle componenti che costituiscono il marketing, definizioni quali “social media management” piuttosto che promuoversi strateghi della comunicazione, geni del marketing al confine tra un nerd o uno smanettone tanto social quantoimprovvisato, vendendo attività di inesistenti “facebook marketing” o “instagram marketing”. La riprova di tale approssimazione è la sufficienza con cui profili di aziende, tanto quanto di celebrità e politici siano utilizzati senza alcun criterio di marketing dando a questi strumenti l’unica funzione possibile in tal senso: estemporanea visibilità dannosa.

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Comunicazione politica efficace (forse). Le 10 frasi più usate dai politici italiani

Comunicazione politica tra frasi fatte e slogan: ecco la top ten del politichese di oggi.

La ridondanza di termini, le frasi spot, la sintesi dei concetti attraverso hashtag e slogan, rappresentano un must della comunicazione politica di oggi. Efficace? Bel punto di domanda!

Anche la comunicazione politica, come tutte le forme di comunicazione volte al consenso, vede nella ripetitività di alcuni concetti, la possibilità di essere assorbiti e ricordati presso il target (in questo caso elettorato). Spesso però si possono trasformare in veri e propri boomerang, cavalli di battaglia che identificano un personaggio politico non certo per aspetti positivi. Chi studia la comunicazione politica potrà quindi affermare che non è concesso dare adito ad equivoci, ambivalenze o concedere il fianco a possibili distorsioni. Celebri sono i casi del senatore Razzi con le sue frasi “confidenziali”, le metafore di Bersani (rese celebre da Maurizio Crozza) e gli aforismi di Di Pietro.

Nella comunicazione politica vanno preferite frasi semplici, inequivocabili, ripetute su un certo tema e non spalmate su qualunque argomento. Vediamo ora alcune delle frasi che nel 2015 si sono ripetute più volte, in maniera del tutto approssimativa, che hanno appesantito concetti e personaggi che le hanno espresse.

 

1- ‘ non ci stiamo alla politica del tanto meglio tanto peggio. ‘ slogan politici

Un must per Gasparri e simili, cosa significhi ancora non si è capito.

2- ‘ siamo per la politica del cambiamento

Come il prezzemolo, ovunque. Certo che cambia, tutto cambia ma cambiamento non è sinonimo di miglioramento e allora?

3- ‘ la luce infondo al tunnel

Chiunque sia in maggioranza e vuole dispensare ottimismo ripete il mantra: “la luce si inizia a vedere”, che sia la luce della fine di un tunnel  o quella del treno che ci viene contro non è dato saperlo.

4- ‘ la volta buona

È l’hashtag di battaglia di Matteo Renzi , anche qui il vago orizzonte ci obbliga ad una domanda: la volta buona strategia politicaper cosa? Nonostante uno staff che cura ottimamente la comunicazione politica di Renzi, sarebbe consigliabile maggiore cura verso le concretezze a cui l’emisfero emozionale (mosso da concetti come “la volta buona”) deve rispondere.

5- ‘ l’Italia cambia verso

Pay-off di matrice renziana, se fosse vero credo si riferisca della famosa posizione 69 , come la cambi…

6- ‘ bisogna fare appello ad un senso di responsabilità

Forse non è chiaro, essere Parlamentari della Repubblica Italiana è LResponsabilità, peccato ogni tanto facciano l’appello; evidentemente qualcuno è assente.

7- ‘ il Presidente/politico (ecc) deve avere il senso delle istituzionicomunicazione politica

Direi che prima è meglio che abbia un senso, poi se è quello istituzionale speriamo sia delle istituzioni come dovrebbero essere e non come sono. In comunicazione politica questo è un errore tipico dei partiti più radicati e tradizionali. Il cittadino ha smarrito da tempo il senso delle istituzioni (sempre che ne abbia avuto uno), e spesso i comportamenti degli stessi membri delle istituzioni hanno assegnato un senso assolutamente negativo.

8- ‘ basta dire che i politici sono tutti uguali

No, ce ne sono anche di peggio. Dietro questo campagna pubblicitaria pro-politico quelli che se la godono sono proprio i disonesti che, per smarcarsi , tirano fuori la frase ad effetto.

9- ‘ non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B

Infatti esistono anche quelli di Lega Pro e minori. Non riconoscere che ci siano cittadini trattati in maniera assolutamente impari è la cosa più assurda che si possa pensare di dire. Ed è il motivo per cui continueranno ad esserci cittadini di serie A, B e oltre. Più opportuno sarebbe affermare la volontà di aiutare i cittadini di B e minori a raggiungere un livello omogeneo in una società da serie A.

10- ‘ il meglio deve ancora venire

Pensa te! Cosa ancora dovrà accadere? Non è una frase detta ma vedrete che lo sarà tra 16-18 mesi se questo Governo reggerà. Sarà il mantra delle prossime elezioni; grazie ad una ripresa economica figlia di azioni artificiose, che ci riporterà in una crisi  parziale continua, (ci esploderà tra le mani tra una decina di anni) la maggioranza sarà in grado di esercitare il fascino “berlusconiano” del “abbiamo fatto e faremo sempre di più”.

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Il ruolo del consulente politico nell’evoluzione da Séguéla ai guru del web, come cambia la ricerca del consenso.

Il consulente politico: dalla comunicazione politica al marketing elettorale.

Il ruolo del consulente politico è notevolmente cambiato nel corso degli anni. Tecniche di comunicazione politica, marketing, managerialità e professionalità nella gestione delle comunicazioni dei partiti, sono di recente affermazione. Jacques Séguéla celebre pubblicitario le cui teorie e strategie si sono espresse nella comunicazione politica già nel 1992, mentre ancora in Italia la politica parlava un linguaggio poco commerciale e incline ai vecchi standard propagandistici, scriveva una vera e propria bibbia della comunicazione in politica.“Eltsin lava più bianco” racconta “l’immagine dell’uomo politico in dieci comandamenti”. Dopo aver incontrato il leader del partito socialista Mitterrand e seguito svariate campagne nell’est europeo dopo la caduta dell’unione sovietica, Séguéla propone un modello nuovo per la comunicazione politica, un modello che ad oggi appare ancora molto valido e che consegnerà alla Francia e al mondo intero il “mago delle elezioni”.

I dieci comandamenti sono:

  • Nutri la tua leggenda
  • Fuggi la precipitazione
  • Sii psicologo, non politico
  • Diffida degli intermediari
  • Fomenta il pettegolezzo: vale qualsiasi pubblicità
  • Sii il destino del tuo Paese
  • Sii un uomo, non un’ideologia
  • Impara a diventare star
  • Prometti la speranza, non un programma
  • Diventa ciò che sei

Appare evidente che il consulente politico, leggendo questi comandamenti di più di venti anni fa che sembrano mostrare le principali figure e cariche politiche del mondo, debba avere dei capi saldi nello svolgere le proprie attività di comunicazione.

consulente politico Anna Maria Testa, parlando di pubblicità e propaganda, sottolinea come nella comunicazione politica delle democrazie contemporanee “i toni imperativi tendono a cancellarsi, sostituiti da argomenti di carattere più seduttivo”. La propaganda quindi, dalla forma più tradizionale, intraprende la via della comunicazione politica, che tiene conto di uno stile che si avvicina sempre di più ai toni pubblicitari.

Questa evoluzione si è verificata per il cambio del contesto; l’evoluzione degli strumenti, la crescita delle ICT, l’aumento esponenziale di opinioni maggiormente formate culturalmente e socialmente coscienti, sono tra i motivi che hanno portato la propaganda ad evolversi.

La televisione, il web , una nuova retorica basata sulle emozioni, il passaggio dall’ottica della paura a quella della positività e speranza, dal nemico unico all’amico preferito, dai toni imperativi del “tu devi” a “noi possiamo”.Lo scenario in Italia cambia con l’arrivo di Silvio Berlusconi in politica, l’imprenditore della tv commerciale italiana,che in virtù dei cambiamenti sopra descritti, seppe parlare con un nuovo linguaggio agli italiani. Dal 1994 inizia una nuova era per la comunicazione politica. A modificare notevolmente il mercato dell’offerta televisiva italiana, negli anni ’90 è Mediaset. Azienda facente parte della famiglia Fininvest, inaugura le sue reti nel 1993 e da il via ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’informazione. Nasce il più aggiornato concetto di consulente politico.

Per la prima volta, la spettacolarizzazione delle notizie, l’informazione più allineata ai modelli americani, i format più utilizzati nell’ambito commerciale, invadono le famiglie italiane, che cambieranno modo di informarsi ed intrattenersi. Tutta l’informazione si allinea su standard commerciali. Messaggi veloci, toni scelti, parole chiave, elenchi puntati, video e grafiche semplici e coinvolgenti, spot da trenta secondi: la comunicazione politica ,come tutti gli ambiti in cui la comunicazione si applica,  cambia volto. La tv diventa elemento centrale per informazione e intrattenimento, le case italiane iniziano a conformarsi intorno allo schermo, disponendo tavole, divani, poltrone, intorno ad esso.

Negli stessi anni, esattamente nel 1991, presso il CERN di Ginevra, dal protocollo http nasce il linguaggio del web. Il primo browser, che renderà internet accessibile e noto a tutti sarà “mosaic” nel 1993.Un momento storico destinato a cambiare la vita di miliardi di persone nel mondo. Gli anni ’90 vedono un progresso continuo ed incessante, i contenuti si iniziano a pubblicare e scambiare nelle chat e nei forum.

consulente politico

Gli anni 2000 sono gli anni di internet. Web e internet diventano concettualmente una cosa sola. Il consulente politico deve aggiornarsi e orientarsi al web. Nascono i colossi della rete, i messaggi diventano contenuti, la comunicazione politica si trasforma ma prima di essa il mondo delle imprese inizia a capire la portata della rivoluzione che sta avvenendo, i format cambiano, la rete diventa un nuovo luogo di condivisione. La politica, ben distante dall’essere un campo innovativo, resta a guardare, non comprendendo il cambiamento in atto, invece di governarne le pratiche ne rimarrà travolta.  Nascono e si evolvono nuovi sistemi di accesso, dal 2008 in poi conosceremo il termine “banda larga”, tecnologie per un accesso sempre più rapido alla rete. Da qui a poco la comunicazione politica scoprirà l’impatto della rete e dei social network.

2007: inizio della crisi economica negli Stati Uniti, parte tutto dal settore immobiliare e la bolla dei subprime. Falliscono i primi colossi del credito, con ripercussioni in tutto il globo. Il sistema capitalistico sembra vacillare, il rapporto debito-credito tiene in scacco popolazioni e governanti. Nascono movimenti di protesta contro una classe politica e dirigenziale accusata di essere quel 20% del pianeta che possiede l’80% delle risorse o comunque di fare cattiva amministrazione e di favorirne la mancata distribuzione a vantaggio di speculatori e lobbisti. I politici in grave calo di consenso subiscono il peso dei social network. La rete si dimostra un aggregatore eccezionale per i movimenti di protesta. Da Occupy Wall Street agli indignati spagnoli, passando per il popolo viola italiano e i gruppi estremisti di mezza Europa, vengono tutti accomunati dalla capacità di fare network. Si riempiono i blog, ci si incontra su facebook, si rilancia l’ultima ora su twitter e nel giro di breve tempo le piazze, quelle reali, sono stracolme.consulente politico In Italia inizia il V-day ,(8 settembre 2007) dapprima una giornata di mobilitazione per una proposta di legge d’iniziativa popolare che si propone di cambiare i requisiti di candidabilità ed eleggibilità, (“no condannati in parlamento”) abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e numero massimo di mandati. I partiti tradizionali, quelli definibili della seconda repubblica, sono spiazzati.

consulente politicoIl consulente politico in questi anni in Italia non sembra essere aggiornato, formato e attento alle nuove dinamiche. Il mancato presidio dei social network e la scarsa propensione alle ICT da parte della politica, crea uno spazio virtuale sgombro da qualsiasi controllo. Le prime strategie di comunicazione in tal senso, da parte della classe politica, riguardano le attività dei vari uffici stampa che rilasciano comunicati dove si parla di “deriva populista” ed una esile campagna di immagine che ci permetterà di vedere alcuni politici alle prese con delle passerelle televisive muniti di tablet e smartphone. Il marketing in politica ormai è realtà ma si è soffermato a recuperare il tempo perso, con strategie di naming, branding, riposizionamento, targeting e tutte le basi su cui la politica arrivò in ritardo. La comunicazione politica viaggia verso il marketing politico-elettorale che secondo Bongrand è “un insieme di tecniche che tendono a favorire l’adeguamento di un candidato al suo elettorato potenziale, farlo conoscere, creare la differenza con i concorrenti e ottimizzare il numero di suffragi che occorre guadagnare nel corso della campagna”. E’ ora, è questo il tempo del marketing in politica? Non più, non solo. Come cambierà la comunicazione politica da qui ai prossimi anni? Viviamo quello che può essere definito la fase 2.0, il marketing trasformato da transazionale a relazionale o addirittura come molti sostengono siamo già nell’era del 3.0, dello storytelling, del marketing emozionale.

Potrebbe non essere questo il tempo, il luogo, per definire che tempo e luogo viviamo e cosa serva fare per migliorare la nostra vita ma un’idea io l’avrei: marketing 4.0.

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Engagement con i social network: quali contenuti aiutano ad ottenerlo.

Engagement, una vera e propria parola d’ordine per tutti gli operatori della comunicazione. Che sia per un sito personale o per un blog aziendale, la comunicazione 2.0 corre sui binari del dialogo, per ottenere e concretizzare percorsi partecipativi con i propri interlocutori, costruire un rapporto saldo e duraturo. Usare i social significa di fatto tenere in considerazione l’obbiettivo principale: l’ engagement.socialmediamarketing

Engagement , a dirlo ci vuole poco, a concretizzarlo ci vuole molto più di un semplice sforzo. Professionalità, costanza, qualità e predisposizione al 2.0 sono la base per intraprendere questo percorso.

Analizzando i post con maggiore ritorno in termini di engagement ho notato con grande interesse che alcuni hanno maggiore seguito di altri. L’analisi è nata dall’obbiettivo di riconoscere quali siano le azioni di social media posting più valide. Ecco qui di seguito 5 modi per rendere il proprio post più performante rispetto al lungo e tortuoso percorso verso l’engagement.

FOTO. In un web sempre più saturo di informazioni scritte, l’occhio, che sul display si affatica molto più che su un supporto cartaceo, sarà piacevolmente coinvolto dalle immagini. E’ consigliabile qualità, piacevolezza e attinenza/coerenza massima a temi e valori.

social media

DOMANDE. Coinvolgere spesso è una vera impresa. Proporre delle domande (su temi che suscitano interesse tra i propri follower) può essere un buon modo per creare i presupposti di dialogo.

Engagement

CONTEST.  Prevede un sforzo organizzativo maggiore ma la sua riuscita permette di raggiungere grandi obbiettivi. Alcuni contest possono essere occasione per raggiungere più scopi. Che sia fotografico, o che si richieda una vera e propria collaborazione a costruire qualcosa per il brand questo dipende dal montepremi in ballo e dalla capacità attrattiva di chi promuove il contest.

ENIGMA. Giocare è sempre un buon metodo, la leggerezza è sempre gradita. Frasi da completare, domande a cui rispondere e indovinelli sono una mossa astuta e ha il potenziale di creare una partecipazione attiva e divertita, in alcuni casi anche virale.

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social network

CONSIGLI. Suggerimenti e news specifiche sono visti come un occhio di riguardo e ciò farà sempre piacere a chi si sente considerato. Molto efficaci ad esempio quelli proposti da Barilla o altri marchi del food & beverage che supportano i propri consumatori con tutorial, ricette, corsi on line e suggerimenti per fare bella figura ai fornelli.

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25 Aprile, settanta anni di storia mai imparata.

#70anni dalla #liberazione e non accorgersene.

Correva l’anno 1919, era un’Italia distrutta dalla prima guerra mondiale. Un’Italia che contava 650 mila morti e più di 1 milione tra feriti gravi e mutilati. Macerie, tante.  E’ in questo contesto che si affacciavano sulla scena politica i nomi che cambiarono la storia del nostro Paese; c’era un giovanissimo Benito Mussolini. C’era però una legge elettorale, per la prima volta proporzionale, con la quale gli italiani dettero una batosta impressionante a Mussolini, il quale, in seguito proprio a questo colpo basso, pensò di lasciare la carriera politica appena intrapresa.

Ma la classe politica eletta continuò a denigrare le opposizioni, rimanendo convinta che l’economia post guerra sarebbe decollata nel giro di qualche anno. Ne passò di tempo e la situazione economica rimase disastrosa, la popolazione era stanca, depressa, stremata. La criminalità organizzata iniziò ad assumere connotati governativi in alcune zone del sud. Saccheggi, stupri, e devastazioni Piemontesi, in nome della tanto apprezzata unità d’Italia, ridussero in miseria l’allora zona più fertile e ricca d’Italia, solo 50 anni prima. Le criminalità locali iniziavano ad avere il sopravvento su uno Stato assente, distrutto, e iniziarono a crearsi delle vere e proprie gestioni di potere parallele, nate dalle macerie, dalla miseria e dal disorientamento.

Paradossalmente queste forme di potere parallelo garantivano la sicurezza minima, la gestione proficua degli affari locali e la distribuzione di reddito derivante da lavori in favore degli stati più alti delle organizzazioni mafiose. Per gestire l’ordine pubblico e aumentare la presenza sul territorio, il fascismo usò abilmente i camorristi al fine di controllare la delinquenza comune in cambio di cariche e posizioni di garanzia. Proprio a Napoli si tenne un congresso di 40mila camicie nere che inneggiarono alla marcia su Roma.

Vittorio Emanule III per evitare un ulteriore bagno di sangue vietò l’intervento di contrasto all’eventuale colpo di Stato, favorendo di fatto la scalata al potere di Mussolini che a soli 39 anni fu incaricato di creare la nuova squadra di Governo.

Così come con la camorra, il partito fascista avvicinò a se influenti capi clan di cosa nostra. La commistione tra potere e mafia era definitiva, in virtù di una situazione grave e da molti punti di vista irrecuperabile, l’efficienza imprenditoriale delle mafie era vista come unica opportunità di sviluppo immediato dell’economia e così lo Stato si fece mafia e la mafia si fece Stato. Ad eccezione di qualche abile mossa politica ed una dose massiccia di propaganda, il duce non riuscì comunque a ridare all’Italia una situazione economica degna delle aspettative, a tal punto da dirottare le attenzioni del Governo su politiche forti (e scellerate) che portò il nostro Paese negli anni ’30 a vedere una messa appunto di piani di bonifiche e opere pubbliche (che sul fronte interno aumentò la forza del duce) e che facilitò l’accettazione dei piani tragici di politica estera.

Tanta storia non può certo essere riassunta in un post, ne tanto meno i dettagli possono essere solo vagamente immaginati. Una cosa è certa, l’Italia, sulle macerie di una guerra, scivolò in un massacro. Sulla scia della miseria e del disorientamento, abili manovratori unirono le forze marce del Paese che vennero viste, da un popolo in ginocchio, come ultima possibilità. Particolare attenzione merita anche la legge elettorale. Di fatto Mussolini fu bocciato dalla stragrande maggioranza degli italiani, e solo dopo il colpo di Stato, in vista delle elezioni del 6 aprile 1924, venne approvata una nuova legge elettorale, la legge Acerbo. Con questa legge si inseriva un premio di maggioranza che dava 2/3 dei seggi a chi otteneva più del 25% dei voti: “per garantire la governabilità”, si diceva. In nome di una “governabilità” il Paese fu consegnato ad una commistione di mafia e potere grezzo, ignorante, di cui ancora oggi paghiamo conseguenze.

La festa del 25 aprile è quindi un’occasione per fermarci a riflettere. Se c’è un’azione che elevò il nostro Paese a democrazia fu la Costituzione, anche essa compirà 70 anni il 22 dicembre del 2017. Essa rappresenta il vero e proprio DNA, l’ossatura di uno Stato che si fonda sul lavoro e tutela rappresentanza politica, pace e pari dignità per ogni sesso, razza, religione. In barba a tutto ciò, l’attuale Parlamento, che mette mano alle riforme costituzionali, è un parlamento illegittimo, nato e cresciuto in una crisi che ha prodotto, in 5 anni, 5 milioni di disoccupati e una perdita in termini di ricchezza pari al 9% del PIL pari a circa 140 miliardi di euro (stessa percentuale-con stime ovviamente diverse- venne persa durante la seconda guerra mondiale). Come in quel lontano 1919 siamo tra le macerie, macerie diverse, perchè contesti diversi. Non si è combattuta una guerra con le armi (ed in qualche caso anche) ma con i numeri, con i poteri occulti, le lobby e le multinazionali. Come in quel lontano periodo: corruzione, mafia, e parte marcia della società, hanno avuto modo di garantire il loro apporto in cambio di rappresentanza, bandi, affari, opere pubbliche. Come in quel periodo a Roma c’era l’esposizione universale, oggi a Milano c’è l’Expo. Come in quel periodaccio qualcuno, non eletto, cerca di cambiare le regole del gioco, forte di un consenso popolare mai espresso, figlio di pigrizia, miseria economica e culturale, cavalcata dal “non c’è alternativa”,e  con una legge, come quella Acerbi, vuole assegnare un netto premio di maggioranza, dando al Paese un Parlamento di nominati e non di eletti, come in quel famoso 1924.

Allora auguri a tutti gli italiani, a quelli che hanno la possibilità di scrivere un post, di condividere un file, di dire la propria opinione. Auguri a tutti quelli che riconoscono nella libertà la più ampia e difficile opportunità di democrazia, ed in essa credono, non per questo cedendo al ricatto di mafie, poteri marci e corruzione. Uno Stato corrotto non sarà mai libero. La libertà non conosce compromessi.

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#Regionali2015 buon voto e che perda il peggiore.

Domenica 31 maggio 23 milioni di italiani chiamati al voto, ma il ponte alimenterà l’astensionismo.

Questa volta nessuno si è sbilanciato. L’ultima volta era in occasione delle elezioni europee. I sondaggi davano un testa a testa tra PD e Movimento 5 Stelle, 28% il primo, 25% il secondo, si diceva.

Sappiamo come andò a finire: il M5S passò il post elezioni ad ingurgitare Malox e a maledire scelte strategiche sbagliate, come l’effetto bandwagon cercato con il #vinciamonoi , che ovviamente si rivelò un boomerang. La Lega si mostrò nettamente in crescita rispetto ad un’ormai collassata Forza Italia. Il PD, trascinato dall’effetto 80 euro e dal clima luna di miele di Renzi, dominò la sfida che seppe mettere sul piano di un derby “rabbia contro speranza” e se loro erano la speranza, qualcuno indossò (altro errore clamoroso) la maglia della rabbia.

Questa volta le cose sono leggermente cambiate. Intanto il Movimento ha rivisto la sua strategia (mai troppo tardi) e la TV viene vista come strumento da saper utilizzare per comunicare con un target ancora troppo lontano. La Lega ha avuto vita facile. Una pressione media di 3 ore al giorno in TV di Matteo Salvini e l’allestimento ad hoc del ring (temi unici che Salvini può e sa trattare: immigrazione, pensioni, anti-renzismo-europeismo) lo ha avvantaggiato e produrrà sicuramente un effetto escalation nelle urne.

Berlusconi è resuscitato giusto in tempo per fallire insieme al suo partito. Probabilmente FI riprenderà qualche voto con il candidato di spicco Toti e poco più, ma l’immagine più sintomatica è quella dellacaduta dal palco di nonno Silvio

Ma quali saranno i fattori critici di successo per queste elezioni?

Il PD in difficoltà con l’elettorato di sinistra si rifugia in alleanze con il centro e parla un linguaggio generalista, di quelli che come la metti può andar bene a tutti (se chiami una legge ” la buona scuola ” come si fa a dire che è cattiva?). Il tema è sempre uno solo: #cambiamento , ma nessuno si è chiesto se coincida con miglioramento.renziRenzi è in calo di consensi, il suo Partito però terrà colpo. Nomi già conosciuti (purtroppo anche dalla giustizia) impresentabili, una comunicazione molto professionale, studiata e mirata sui singoli territori, rappresentano la garanzia di una buona prestazione.       La Lega salirà nei consensi,  merito della ripetitiva omelia salviniana e del servilismo becero e mascherato di molti giornalisti. Pochi argomenti ma sentiti dal popolo, quel popolo tra i 60 e i 75 anni, che segue Studio Aperto e per il 70% ha una licenza media/elementare (Dati raccolti qui). Il M5S ha spolverato con sempre più frequenza i suoi elementi più televisivi e lo ha fatto con grande successo, come nel caso di Di Maio . Rimane un grande problema. Il Movimento ha ancora un gap con i partiti tradizionali sul target over 55, anche se la TV sta aiutando ad accorciare le distanze. Lo stesso problema lo ha con il suo core target, i giovani dai 18 ai 35 anni, è proprio in questa fascia infatti che l’astensionismo risulta avere dei picchi impressionanti.

Quindi chi vincerà? Tutti, o almeno così soterranno.

Vincerà la Lega che prenderà i dati sulla crescita percentuale. Vincerà il PD che manterrà un buon consenso e si aggiudicherà metà o più delle Regioni. Vincerà il Movimento che partendo da zero in tutte le Regioni potrà esultare per aver inserito i suoi candidati nelle assemblee. Vincerà Forza Italia che sosterrà “ci davano per morti” invece sono solo in coma.

In realtà perderanno tutti, perderà l’Italia. Perderanno gli elettori che con hanno ricevuto 50 euro per un voto, o una promessa di lavoroSalvini. Perderà l’Italia che avrà ancora una volta l’astensionismo superiore al 40%. Perderanno tutti quegli italiani che aspettano che la commissione antimafia faccia un’operazione di facciata, elencando i nomi degli impresentabili, come se cambiasse qualcosa a 24 ore dal voto; il problema non è avere una lista di impresentabili ma avere degli impresentabili in lista. Perderanno tutti quelli che volevano le liste pulite ed invece si trovano una marea di indagati, condannati, prescritti e via dicendo. Perderanno tutti quelli che razzolano bene e parlano male, quelli che se Saviano parla di Mafia quando il centro destra è al Governo è un mito ma se parla di De Luca e del PD in Campania non lo si vede più neanche per 30″ su teleondaegabbiani. Perderemo tutti, perchè votare per qualcuno che nel 2015 indossa felpe per promuoversi in 2/3 dei territori che ha sempre definito “terronia” è una sconfitta per l’onestà intellettuale di tutti noi.

Buon voto e che perda il peggiore.

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