Archivio mensile Aprile 2020

Lettera aperta di una partita IVA a Conte.

No caro Presidente non ci siamo proprio. Noi italiani eravamo abituati a veder fare le corna e raccontare barzellette nei meeting europei. Siamo stati abituati a sentire invettive lanciate contro l’Europa comodamente seduti nel salone di Porta a Porta e a Bruxelles poi si andava col pannolone. No Presidente, lei ci parla di 600,00 euro esentasse e di prestiti garantiti dallo Stato, noi siamo abituati ad avere promesse di mila euro a fondo perduto, anche se fino ad oggi l’impresa galleggiava nei debiti, eludeva ed evadeva fisco, tasse, imposte. Caro Presidente, lei non sa quanto sia faticoso, per colpa di una minoranza, non avere coperture per un welfare esteso a tutte le P.IVA. Eppure tra tutte le P.IVA oneste e serie, ci sono quelle che trovano sistematicamente un meccanismo con il quale fregare lo Stato. Le provano tutte, impiegano risorse in nero o a metà. Hanno pensato di non adattarsi mai al cambiamento, e l’e-commerce lo snobbano, il social media manager lo schifano. Preferiscono rimanere ancorati alla logica patriarcale restando lontani dalla logica manageriale, dove merito, competenza, specificità e strategia sono costi, non investimenti, che oggi gli avrebbero salvato la pelle. Oggi sono proprio quelli che vivono di espedienti a fare la voce grossa, e lei non comprenderà mai quanto a gente come me, a tutte le P.IVA che conoscono il rischio d’impresa, il guadagno e le perdite, il risparmio e l’investimento, l’innovazione ed il mercato, sentire tanta polemica infastidisca. Tutti assistenzialisti con i contributi degli altri. L’Europa non funziona per nulla, perché chi ha collaborato alla sua configurazione si è venduto l’anima pur di preservare poltrone, reti di interesse. I nostri precedenti governi hanno votato le peggiori porcate, dal MES (2011-2012) al Trattato di Dublino, e oggi voi fate solo un breve cenno alle responsabilità del passato? La sanità divorata per interessi dei privati, il welfare mangiato da corruzione, grandi opere in mano alle mafie, e oggi lei pensa solo al futuro? No, no, no. Noi siamo nostalgici, ci dobbiamo piangere addosso e scagliarci contro qualcuno, ci ripensi, farebbe comodo anche a lei.

No caro Giuseppe, lei da Barbara D’Urso è andato a parlare di attività politiche e iniziative governative, ma neanche un piccolo cenno al nome del suo cagnolino, alle coccole del gattino o a come e chi cucina in casa?
Lei è in continuo ritardo con le sue conferenze stampa, dove mai si è visto che un Premier prima si confronti con tavoli tecnici, gruppi parlamentari e uffici? Gli italiani muoiono di fame oggi, ma anche a cinque giorni dalla chiusura delle attività, gli italiani muoiono di fame sempre, e poco importa se alcuni di questi poi guidano SUV, parlano con Iphone 5mila, e vivono di viaggi e sfarzi quotidiani. E il suo governo di incapaci cosa fa? Mette il reddito di cittadinanza per dare cibo, pagare affitti e bollette agli indigenti, ed il problema non sono i furbi che tentano di approfittarsene, ma voi incompetenti che erogate questo sussidio. A proposito di reddito di cittadinanza, di questi tempi sarebbe utile, ma non lo dica a nessuno, non voglio passare per parassita.

Caro Presidente, lei si sta prendendo una responsabilità. Lei ci sta facendo pensare che è possibile governare bene un Paese in un’emergenza senza precedenti, in una situazione straordinaria, quando per decenni non abbiamo saputo governare l’ordinario? Ci vorrebbe dire che in meno di 3 anni ha garantito continuità di governo in un Paese abituato ad avere le elezioni ogni 20 mesi? Ma si beva un mojito, è un bell’uomo si diverta. Senta Presidente, noi siamo stanchi del suo stile pacato, della sua diplomazia, del suo capello sistemato e dell’abito impeccabile, se non fa il bunga bunga a cosa serve? Se non se ne approfitta per creare una rete di potere che bisogno ha di fare tutto questo? Presidente le teniamo il fiato sul collo, abbiamo già il nomignolo per sfotterla: “Giuseppi”, non abbiamo trovato nulla di più avvelenato che riutilizzare la pronuncia sbagliata di Trump, ma sappiamo quanto sia infastidito nel sentirsi chiamare Giuseppi.

Presidente ora la smetta, non siamo abituati a tutto questo. Si involgarisca, ci racconti che la luna è nel pozzo, basta con “criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità“, ci faccia sognare, ci dica che tutto finisce subito, che avremo un sacco di soldi, che le nostre imprese ripartiranno senza debiti, che vivremo un’Italia migliore, ma lo faccia in modo eclatante, perché siamo abituati a chi racconta favole, non a chi crede nei sogni.

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