Archivio mensile Gennaio 2020

La propaganda secondo Matteo.

Ma quale “bestia” ? La comunicazione politica di Matteo Salvini, alla pari di Matteo Renzi, si basa sulle solide fondamenta della propaganda. Aggiornata e coerente con strumenti e linguaggio coerente con target e media utilizzato, i Matteo hanno alzato la posta in gioco, da qualche tempo presidiano il web con una grande pressione in termini di contenuti ed investimento.

Nessuna “bestia”, si tratta di competenze di staff e di investimenti economici. Un rigoroso piano editoriale, aggiornato su temi trend topic, interpretazioni sociali, eventi pubblici, che vengono seguite passo passo dallo staff e dai diretti interessati, spesso in prima persona. 

Quali sono allora le basi della propaganda sui cui si fonda la narrativa dei Matteo? Sono regole essenziali sempre valide, di cui qui ne parlo con completezza.

Partiamo dalla personificazione, la “trasfusione” del mio al tuo. Per dare un punto di vista vivido all’elettore occorre angolare la prospettiva, allora se sono condannato o sotto inchiesta, il rischio è anche tuo, perché se la giustizia non funziona è un problema anche tuo.

Altra tecnica che funziona molto bene è la narrativa dicotomica. Semplificare le categorie di bene vs male, buoni contro cattivi, per addurre al pensiero scegli da che parte stare, è la forma basica e più rapida per creare una linea di divisione tra te ed il tuo nemico. Come ad esempio 

Alle fondamenta della narrativa propagandistica ci sono delle figure retoriche come l’iperbole o quelle tautologiche, ovvero l’affermazione dell’ovvio. La tautologia, posta sotto forma di domanda, assume ancora più forza, perché lì dove ovvia la risposta, appare più ridicolo l’avversario che non affronta tanta ovvietà. Il Re indiscusso è lui, Salvini.

Infine il nemico unico, che negli ultimi anni è stato utilizzato spesso da Berlusconi, attaccando comunisti e giudici. Poi è toccato ai Matteo, che al posto dei comunisti ci hanno messo i populisti, all’occorrenza sovranisti, lasciando comunque i giudici nel focus (evidentemente qualche problema con i giudici ce l’hanno davvero). Spesso l’accanimento contro il nemico unico può essere un boomerang, ed infatti Renzi ne ha abusato, mentre Salvini ha preferito fare buon viso a cattivo gioco. Ecco perché Salvini è riuscito ad erodere consenso dal Movimento, accaparrandosi la simpatia degli “amici” dei 5 stelle (così richiamati sempre da Salvini), mentre Renzi, nonostante il fiume in piena, è riuscito ad isolarsi in un partito dell’8-12%. Ecco qui qualche video esemplificativo.

Personificazione/trasfusione
Dicotomia
Il trionfo dell’ovvio
Nemico unico, ma occhio a non esagerare.
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Il Movimento 5 Stelle e la scissione tecnica: minaccia o opportunità?

Quanto accade in questi giorni è frutto di scelte lontane. Le più recenti risalgono al 2018, quando la base davanti alle parlamentarie scricchiolò fortemente. Tanti frontman sostituirono attivisti di lungo corso, ed il Movimento imbarcò personaggi carismatici, mediatici e cavalli di Troia. Dal comandante De Falco a Fioramonti, passando per Paragone, e questi sono solo alcuni dei più celebri. 

Il Movimento è un organismo atipico, unico nel suo genere: in soli 10 anni è passato dalla piazza al Governo del Paese. Come ogni cosa, il tempo, e diverse condizioni, impressero direzioni differenti che imposero delle fisiologiche mutazioni. Abbandonati legittimamente alcuni dogmi, sfatati alcuni miti, lasciato troppo in fretta alcuni assiomi, oggi il Movimento è differente (non peggiore o migliore, ma differente) da come lo si è inteso fino a poco tempo fa. Gli accordi di Governo si sono rilevati tremendamente incisivi all’interno del gruppo, e da ago della bilancia il Movimento è passato ad essere piatto della bilancia, su cui pesare i poli e le frange orientate da una o dall’altra parte. Fagocitati dall’accordo con la Lega Nord (ahimè prevista come al mio solito con abbondante anticipo) , snaturati dall’accordo col PD, oggi il Movimento necessità di scelte strategiche fondamentali. Una crescita così rapida non è stata interpretata e governata con doveroso anticipo, ed oggi si fa la conta dei danni, un elettorato eroso di almeno 1/3 rispetto al 2018, così come la rappresentanza parlamentare.

Sbagliato imbarcare tanti personaggi esterni al Movimento, in un momento in cui ancora il Movimento non aveva i giusti anticorpi al suo interno. Sbagliato espellerli quando forniti di un forte alibi, come nel caso della linea sulle banche. Sbagliato pensare che Paragone, uomo fortemente legato al Carroccio, potesse non rappresentare una voce autorevole, mediaticamente forte, che avrebbe potuto tuonare, anche legittimamente, dall’interno. 

Il Movimento è a un bivio, formalizzare processi e ruoli, realizzare modifiche statutarie in coerenza e continuità con la propria essenza, ma alla luce delle dinamiche di un movimento di Governo, o pilotare una scissione interna, nella quale garantire lo spazio necessario a due anime sempre più evidenti e su cui non c’è nulla da nascondere. 

Il primo processo necessita di tempi rapidi e una struttura organica, il secondo è una tecnica utilizzata spesso in politica con cui si decide di marciare sperati per colpire uniti. 

Vista la mancata capacità di inserire la legge elettorale al centro degli accordi, visto l’abbandono di inserire modalità simili al vincolo di mandato, o comunque elementi ostativi al cambio di casacca per convenienza, il Movimento non ha altre scelte: o strutturarsi in tempi brevissimi, formalizzando processi e ruoli, o destrutturarsi, fortificando meet-up, e aprendo una linea parallela e complementare. 

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